lunedì 30 aprile 2007

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Second Life


Ebbene si', alla fine anche io mi sono iscritta a "Second Life". Ho scaricato il programma ed e' tutto il pomeriggio che me ne vado in giro in questo mondo virtuale.

La parte piu' divertente e' stata quella della creazione dell'avatar. Poi mi sono fatta una foto (quella che vedete) e adesso sto cercando di capire come funziona il tutto.

Sono curiosa ed ho paura che crei un po' d'assuefazione come tutte le nuove cose che solitamente mi interessano.

Sarebbe divertente incontrare qualcuno di voi in quella dimensione...

Non diro' con che nome mi sono iscritta per lasciare la sorpresa a chi vorra' cercarmi. :-)

domenica 29 aprile 2007

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I consigli


A volte resto basita per i comportamenti di alcuni che mi leggono sul Blog, e che hanno una conoscenza di me legata solo a cio' che appare qui, e quindi VIRTUALE.

Costoro credono (forse perche' ritengono di essere uomini esperti di vita) di avere a che fare con una bimba e pretendono di darmi consigli su come dovrei comportarmi.

Divertente, no?

Piu' che divertente direi ridicolo.

Infatti oltre a non avere "parametri" per poter giudicare il senso dei miei comportamenti, non hanno neppure alcun diritto ne' di giudicarmi ne' di darmi consigli senza che io li abbia richiesti.

Ora, dato che si sta ragionando scrivendo su una tastiera, e di fronte ad uno schermo di un PC, soprassiedo, ma vorrei che fosse chiara una cosa: io non ho affrontato i bordelli di Calcutta e la mia avventura per arrivare a farmi dire da un perfetto sconosciuto cosa, secondo lui, dovrei fare o non fare, dire o non dire, pensare o non pensare per essere "giusta".

L'ultimo che nella vita reale ci ha provato sta ancora cercando l'uscita dal luogo oscuro in cui l'ho mandato.


PS: Accetto consigli e spesso li seguo, ma a darmeli deve essere chi reputo persona degna d'attenzione e che stimo. Il problema in internet e' che tutti ritengono di poter pretendere attenzione e stima sulla base del NULLA. A volte ad alcuni basta una sola chat per sentirsi in diritto di poter esprimere questa loro bramosia. Per avere la mia attenzione e la mia stima ci vuole ben altro che quattro stronzate sparate sul forum, sul blog o in chat ed a volte non bastano mesi... o anni. Io sono molto selettiva.

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La vita e la morte


C'è solo una cosa chiara nella vita:la morte.

Presa com'ero dal leggere tutta quanta la divagazione sul tema "traditori e fedifraghi", mi ero persa questa perla di saggezza, questo aforisma degno di un Milan Kundera.

La potrei (dato che siamo in argomento "collezionismo") mettere insieme a tutti gli aforismi che ho raccolto quando mi ingozzavo di Baci Perugina.
Ricordo i tempi in cui, quando ero nuova a certi dolciumi tipicamente italici, rischiai addirittura di perdere il contratto di modella a causa dell'aumento di peso (1 kg.) che ebbi per questa mia passione "cioccolatosa".
Fortunatamente fui capace di mettermi a dieta e in breve scesi al peso adeguato.

I miei dolci favoriti, che a quei tempi al mio Paese non esistevano, erano la Nutella (della quale feci indigestione e per anni non ho piu' mangiato) ed i Baci Perugina.

Oggi certi dolciumi non rappresentano piu' una novita' e non ne vado piu' matta, ma ricordo la storia degli aforismi e, se devo essere sincera, a pensarci mi viene da ridere.
Cavolo, credo di aver perfezionato il mio italico idioma su quei bugiardini. Scartavo i cioccolatini uno dietro l'altro e leggevo i foglietti con un forte accento gutturale.

Nel leggere pero' il pensiero sulla vita e sulla morte del nostro caro amico, degno da essere declamato dal "replicante" di Blade Runner tanto e' intenso e (soprattutto) non banale, mi verrebbe quasi da inchinarmi a cotanta sagacia, ma essendo notoriamente una rompipalle preferisco contestarlo.

Non e' vero che c'è solo una cosa chiara nella vita e che questa e' la morte.

Ad essere precisi va individuato prima il significato del termine "chiara".
Se per "chiara" si intende il contrario di "scura" in senso cromatico, beh, va da se' che la morte non ha un colore e che quindi non puo' essere ne' chiara ne' scura. Quindi mi viene da pensare che il termine "chiara" si riferisca invece al contrario di "insicura".

Come dire: "l'unica cosa SICURA nella vita e' la morte".

A parte che, biologicamente, si inizia a morire nell'istante esatto in cui si nasce, ma questo riguarda l'aspetto entropico della nostra natura. Per cui piu che chiara questa affermazione mi pare un'ovvieta' che rasenta il banale... pero'... pero'...

Se per un essere umano vivere significa ESISTERE, esistere significa cosa?

Mica sempre la "morte" intesa come fine del ciclo biologico vitale significa forzatamente "fine dell'esistenza".

Io credo che l'essere umano abbia gia' da tempo sconfitto la morte ma non se ne renda conto, quindi questa paventata "morte" di cui parla il nostro "filosofo de noantri" mica e' tanto chiara.

A volte mi domando se in termini di esistenza viva piu' un barbone, vecchio e solo di cui nessuno si prende cura, di cui nessuno ricorda il nome e che quando il suo ciclo biologico avra' termine non lascera' niente al di fuori di un mucchietto di ossa, oppure se viva di piu' Ulisse nonostante nessuno sappia se e' esistito...

Chi e' piu' vivo intorno a noi? Un grigio impiegato che conduce la sua vita "normale" senza alcun barlume di genialita' semplicemente spendendo il suo stipendio drogandosi di cocaina, alcol o donzelle (e che se sparisse nessuno si accorgerebbe) oppure Gesu' Cristo o Maometto o Marx, che anche se sono scomparsi biologicamente da secoli hanno lasciato il mondo impregnato della loro filosofia sulla quale ancora gli uomini vivono e si uccidono?

Chi e' piu' vivo e soprattutto chi sara' piu' vivo fra 500 anni? Emilio Fede o Michelangelo?

Io credo che ci siano persone morte anche se loro pensano di essere vive. Un mondo popolato da "zombie" che si dichiarano vivi ma in realta' non sono mai nati.

Mentre i miti, i filosofi e gli artisti non moriranno mai.

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Non per tutti


“…E vissero felici e contenti.”

Cosi’ si concludono quasi tutte le fiabe in cui ci sia la realizzazione di un sogno, di un’unione, quasi sempre fra una Principessa ed un Principe Azzurro.

Della Principessa e del Principe, da quel momento, non se ne sa piu’ nulla. Se poi abbiano avuto problemi o no, ai fini della fiaba e’ del tutto irrilevante ed a nessuno e’ dato di saperlo.

E se una Principessa si fosse stancata del suo principe dopo pochi mesi dalla fine della fiaba che sarebbe accaduto? L'avrebbe tradito con lo stalliere di corte? oppure sarebbe fuggita di nuovo nel bosco in mezzo ai lupi cattivi?
Anche se oggi, essendo cambiati i tempi, una Principessa emancipata potrebbe comportarsi in modo assai diverso.

Da bimba ho sempre creduto che i Principi Azzurri fossero personaggi straordinari, con dei saldi principi morali, incapaci di mentire, sempre coraggiosi e pronti a prendersi le loro responsabilita’ anche a costo del sacrificio della propria vita. Li ho talmente ammirati che da grande li ho trasformati nell'archetipo dell’uomo perfetto.

Da piu’ parti mi e’ stato detto “attenta che non esistono… sono solo fiabe”, e facendo una certa professione mi sono in effetti resa conto che nella sua vita una donna incontra soventemente orchi e lupi cattivi ed i Principi Azzurri paiono quasi una leggenda metropolitana.
Pero’ mi sono anche detta “se esistono i primi devono per forza esistere anche i secondi”.

E se i Principi Azzurri esistessero andrebbero a puttane?
Intendo dire non quando sono Principi single, in quanto comprendo che un uomo che non abbia relazioni di alcun genere possa anche voler provare certe esperienze, ma una volta che uno si prende la briga di fare il Principe Azzurro e che quindi incontra Biancaneve puo' aver desiderio di tradirla?

Insomma, io non lo immagino un Principe che indossa il suo mantello azzurro, esce di notte dal castello, ove vive con Biancaneve avuta in sposa dopo aver superato mille peripezie, e si reca in incognito in un bordello al villaggio li' vicino.
Pero’ se anche non lo immagino molte persone mi dicono che “i Principi Azzurri sono uomini come tutti gli altri” e che quindi anche a loro piace la gnocca…

Ok, dico io, ma anche Biancaneve e’ gnocca!
Perche’ mai un principe deve faticare tanto per salvarla, averla, sposarla e portarla nel castello? Solo per farle cucinare gli spiedini?

Se i Principi Azzurri sono uomini come tutti gli altri perche' Biancaneve dovrebbe scegliere di farsi impalmare proprio da uno di questi invece di accompagnarsi al maniscalco del villaggio, magari fisicamente piu’ tosto e dotato?

Inoltre, se i Principi Azzurri sono uomini qualsiasi e quindi con gli stessi pregi e difetti di tutti, perche’ mai dovrebbero essere colorati d’azzurro e non di color “cacarella”?
Insomma se sono azzurri una ragione che li distingue da quelli color “cacarella” deve esserci, e non ditemi che la ragione e’ il portafogli perche’ ne ho conosciuti di “cacarella” che erano si’ un po’ bassi di statura, ma avevano dei portafogli talmente gonfi che se solo ci salivano sopra raggiungevano la mia altezza quando porto i tacchi!

Ecco, allora mi metto nei panni di Biancaneve e mi chiedo “se scoprissi il mio Principe Azzurro che di notte esce dal letto e si reca nel bordello del villaggio che cosa farei? Come mi sentirei?"

Credo che mi sentirei una “cacarella” ed a quel punto me ne andrei in ricerca dei miei simili.

Ma io so che i Principi Azzurri non possono tradire. Di notte non escono dal letto per recarsi nei bordelli e per amore di Biancaneve sono pronti a sacrificare la loro vita.

Tutti gli altri, anche quelli che si dichiarano azzurri ma che di azzurro hanno solo un sottile strato superficiale dal quale traspare il color “cacarella”, non sono veri Principi e non avranno mai Biancaneve.

Perche’ Biancaneve non e’ per tutti.

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Il livore


Ricevo questo messaggio e non so cosa pensare:

"Ringrazio l'iddio che esistano le donzelle pertanto mai avrò livore nei confronti di chi esercita codesto servizio pubblico. Sai il piacere di entrare in un locale e poter scegliere chi mettere a 90° per alesarle il retrobottega, per qualche stupido pezzo di carta?"

Non comprendo se il tizio che mi scrive cotanta saggezza sia sincero o no, e cioe' se realmente non provi del livore, ma ho dei dubbi in merito. Questo voler puntualizzare all'inizio che non prova livore fa da contrasto con i termini che usa dopo.

C'e' un accanimento nel termine "alesare il retrobottega" che denota (almeno questa e' la mia sensazione) una certa rabbia.

Poi alla fine giustifica il tutto con "in cambio di qualche stupido pezzo di carta".

Ecco mettendo in relazione questi tre concetti: livore, alesare il retrobottega e stupido pezzo di carta, cio' mi fa pensare a chi, a tutti i costi, vuol sentirsi comunque "superiore" ad una certa dipendenza che ha e che gli brucia dentro.

Ma non sono una psicologa, quindi potrei sbagliare il mio giudizio.

Comunque una cosa voglio dirla: ci sono dei livelli di prezzo tale che gli "stupidi pezzi di carta" assumono la dimensione di reali macigni...

Durante la mia avventura ho visto sudare piu' di uno spavaldo al quale e' stato "alesato" prima il portafogli e poi prosciugato il conto in banca.

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Sputare nel piatto in cui si mangia


Solo una breve riflessione: ma uno spacciatore e' obbligatorio che si droghi? Cioe', voglio dire, io non sono pratica di certi ambienti perche' nella droga non ci ho mai trovato effettivamente niente di appetibile o di stimolante, tuttavia mi domandavo se possano esistere degli spacciatori che si limitano a spacciare rifiutando categoricamente di assumere le sostanze che spacciano.

Cio' mi fa venire in mente anche un'altra domanda: ma i grandi azionisti di McDonalds mangeranno le loro "prelibatezze"? Oppure con i dividendi scaturiti dagli ottimi affari fatti potranno permettersi ristoranti di diversa qualita'?

In definitiva, uno spacciatore che non assume droga o l'amministratore delegato di Mac Donalds che si rifiuta di mangiare i suoi stessi prodotti sputano nel piatto dove mangiano?

Allora, in tal caso, anche il chirurgo estetico che non si sottopone lui stesso ad intervento sputa nel piatto in cui mangia...

Anche un bancario che ha un conto corrente in una banca diversa dalla propria sputa nel piatto in cui mangia...

Anche un ministro italiano che compra titoli di stato tedeschi sputa nel piatto in cui mangia...

Insomma, questo mondo e' pieno di sputatori.

Perche' allora fa tanto scandalo una prostituta che ha una visione della relazione affettiva privata completamente opposta a quella dei suoi clienti?

sabato 28 aprile 2007

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Il collezionista - II parte


Le poltrone in pelle nera ben legano con la boiserie in noce, e la luce bassa e’ compensata da quella delle candele sui tavoli. L’atmosfera e’ intrigante ed e' perfetta per incontri di questo tipo.

Gli uomini che sono in “libera uscita” spesso amano trascorrere una serata all’insegna di cio’ che, normalmente, loro manca: romanticismo... sesso… o tutti e due.
Lui ha detto di non avere legami sentimentali e quindi di non essere in “libera uscita”, ma potrebbe aver mentito. Lo fanno in molti. Specialmente per apparire disponibili ed interessanti, nella speranza che la devochka si senta piu’ libera di accettare le loro avances.
Quante volte mi sono trovata a dover fissare degli occhi a pesce lesso che mi scrutavano nell’affannoso tentativo (dicevano loro) di toccare la mia anima?
Ma quale anima? L’anima di una escort? Che sciocchezza!
A volte sembra proprio che il genere maschile viva nutrendosi d’illusione. E’ perennemente proiettato ad adulare cio’ che non e’ vero. Per delle mere illusioni e’ disposto a tirar fuori cifre da capogiro e tanto piu’ una e' falsa e costruita, tanto piu’ gli uomini la credono reale.
Forse e’ per questo motivo che, in modo speculare, cercano di atteggiarsi comportandosi allo stesso modo, mostrando di loro stessi tutto fuorche’ cio’ che realmente sono.
Con le escort questo comportamento e’ ancor piu’ palese perche’ i clienti possono “recitare” senza intoppi la loro parte da “uomini denim” senza correre il rischio di fare brutte figure.

Di solito il mio atteggiamento e’ tale che chi mette in atto taluni ridicoli metodi seduttivi, alla fine, crede veramente di aver toccato la mia anima, ma non sa che dentro di me sorrido quando lo guardo spaziare nelle mie iridi artificiosamente colorate dalle lenti a contatto, nella vana ricerca di qualcosa che non trovera' mai.

“Regola numero due: una devochka non deve mai mostrare dettagli, come gli occhi, che possano far intravedere emozioni. "Gli occhi sono lo specchio dell'anima", dice uno scontato luogo comune. Forse e' solo una diceria ma e' sempre meglio non rischiare. Deve quindi adoperarsi affinche’ questi siano sempre mascherati. Cio’ le permettera' di dare ai clienti solo il minimo indispensabile per il quale hanno pagato.”

E’ seguendo questa regola che a casa ho una vera collezione di lenti colorate. Gli occhi chiari mi permettono qualsiasi tono cromatico senza alterarlo. Cio' crea fra me ed il cliente una specie di barriera, come una maschera.
In questo momento, pero’, provo disagio.
Lui non mi osserva cercando di catturare la mia anima, ma sento che mi sta leggendo comunque dentro, e contro questa sua capacita’ a niente valgono le lenti colorate.

Il suo comportamento e’ perfetto ed anche gli argomenti, che con maestria propone, sono interessanti e creano in me quel desiderio autentico e non recitato di seguirlo in ogni suo ragionamento.
Non mi interroga come se fossi un fenomeno da baraccone oppure una disturbata con gravi problemi esistenziali o con ancestrali turbe infantili, e questo suo modo di fare mi incoraggia ad aprirmi… a raccontarmi.
Forse un giorno mi pentiro’ di cio’ che gli sto dicendo, ma adesso non mi importa.

L’atmosfera e’ impregnata di messaggi subliminali che arrivano diretti dove non dovrebbero mai arrivare ed alcuni mi permeano il cuore in modo talmente intenso che mi scende una lacrima…
So che che certe cose, ad una devochka, non devono mai accadere.

"Regola numero tre: per nessuna ragione una devochka deve mostrare le sue debolezze. Cio’ potrebbe indurre l’interlocutore ad approfittarsi di lei, portandola a prendere decisioni, o a compiere atti, dei quali potrebbe pentirsi. Quando questo avviene deve immediatamente interrompere l’incontro adducendo una scusa banale e, tornata a casa, farsi una bella doccia fredda.”

“Scusami un attimo…”

Senza dire altro mi alzo e mi dirigo in bagno. Questa volta non vado a fare il controllo dei soldi nella busta. I miei pensieri sono presi da tutt’altro... le sue parole frullano in testa come una girandola.
Mi guardo allo specchio ed asciugo l’umidita’ che trasuda dagli occhi ma non basta. Sento bruciore. Devo togliermi le lenti.

Quando torno al tavolo mi sento come “nuda”.
Sto infrangendo tutte quante le regole che mi sono imposta ed ancora non ho chiesto al Maître di chiamare un taxi per farmi accompagnare a casa.
Ma perche’ rimango? A volte mi chiedo se, sotto sotto, sono masochista!

Mi fissa con dolcezza ed io cerco di distogliere lo sguardo, ma non riesco. I miei occhi vengono catturati dai suoi come un pezzo di ferro viene catturato da una calamita.

“Belli! Veramente notevoli, devo dire. Mi domandavo, infatti, perche’ ti ostinassi a tenerli nascosti dietro due lenti che, ovviamente, di fronte a tuoi due gioielli valgono meno di semplice bigiotteria, ma posso immaginare il motivo…”

Cerco di tenere un aria spavalda ma dal tono della mia voce capisco che e’ un'impresa vana.

“Mi piace cambiare spesso look! Me le sono tolte perche’ mi bruciano gli occhi. Sono un po’ rossi ma adesso passa”

“Sai una cosa? – dice lui – Magari anche il nome con il quale ti presenti e’ una questione di look che ti piace cambiare... e scommetto che il tuo vero e’ assai piu’ bello…”

“Regola numero quattro: il nome vero e’ l’ultimo baluardo prima del baratro. Nonostante un nome valga l’altro, e chi recita dovrebbe avere la capacita’ di far apparire qualsiasi nome inventato come vero, una devochka che desidera rivelare ad un estraneo il suo vero nome, e che quindi non voglia mentirgli, nel mettersi a nudo di fronte a lui, in ogni sua parte sia esteriore che interiore, creera’ i presupposti per un futuro sicuramente non felice.”

Nonostante cio' gli dico il mio nome e mi tolgo di dosso l’ultimo velo.
Stranamente non sento ne’ vergogna ne’ fastidio, anzi provo un senso di liberta’, come quando sulla spiaggia mi libero di tutti gli indumenti e corro fino al mare e poi mi tuffo nell’acqua calda e cristallina.

“Ancor piu’ bello di quanto immaginassi – dice lui ripetendolo due volte – ha un suono magico… quasi ipnotico. Non l’ho mai sentito prima. Credo che tu sia l'unica a portarlo”.

“Si’, anche io lo credo. Chissa’, forse un giorno, nel futuro, ci sara’ qualche altra bambina alla quale verra’ dato questo bizzarro nome... e’ stato coniato da mia madre mischiandone due che le piacevano. L’importante, affinché mi portasse fortuna, era che contenesse almeno una delle lettere che lei ritiene magiche”.

Dicendogli anche questo mio segreto inizio a rendermi conto che, non avendo piu’ veli da togliermi, inizio un po’ alla volta a strapparmi via l’intimita’ come se fosse la pelle.
Continuo a farlo fino a quando so che quest’uomo puo’ avere di me cio’ che solo pochi altri hanno avuto… se lui lo vorra’.

“Allora hai deciso per il dopocena oppure sono troppo noiosa e malinconica per essere annoverata fra le tue emozioni da collezionare?”

E’ combattuto, e prima di rispondermi lascia trascorrere qualche secondo. Poi mi prende la mano. Un brivido sottile mi pervade la schiena, ma sento che non mi vorra’.

“Indubbiamente collezionero’ questa serata, ma non nel modo in cui pensavo. Credo che se adesso ti portassi a letto, pagando, come altri hanno fatto, e come anche io ho fatto con altre donne, in noi resterebbe un ricordo… forse di un orgasmo… o forse anche di altro, chi puo’ dirlo? Una notte che sarebbe presto dimenticata… oppure impossibile da dimenticare… talmente impossibile da desiderarla ancora mille volte. La prima ipotesi non mi spaventa… la seconda si’! Preferisco salvare questo file nel mio HD, cosi’ com’e’ e con tutto cio’ che mi hai donato, per catalogarlo, insieme ai tuoi occhi ed al tuo nome, come il pezzo piu’ raro della mia collezione”.

Dentro al taxi che mi riporta a casa penso che domani il Mondo non sara’ piu’ lo stesso. Domani cadranno certezze e simboli di un periodo che ormai appartiene al passato e forse un giorno, quando mi ricordero’ di questa emozione, di questa fotografia di un attimo della mia vita, la tirero’ fuori dalla collezione che gelosamente custodisco nel mio computer e la riesaminero’ con il senno di poi.

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Il collezionista - I parte


“Niente male… veramente niente male!” penso mentre lo vedo arrivare, ma ancora non credo che possa essere lui.

“Ciao…- gli dico sorridendo – adesso per cortesia fai uscire dal nascondiglio tuo fratello maggiore!”

Lui mi guarda stupefatto. Ha la faccia che non mostra segni del tempo tanto e’ giovane e priva di rughe. Al telefono mi aveva detto l’eta’ ma il volto ed il fisico non corrispondono a quelli di un quarantasettenne.
Mi attendevo il solito “cumenda”, come tanti ne ho incontrati, allergico alla palestra e con palesi problemi tricologici, invece chi ho di fronte dimostra al massimo 40 anni, bel volto, occhi espressivi, mani curatissime, fisico asciutto e palestrato al punto giusto, alto quanto basta per non sfigurare accanto a me che porto i tacchi.
Non e’ Brad Pitt, ma rispetto alla media dei miei incontri posso ritenerlo sicuramente un “top”… sempre che sia lui e di questo non sono ancora sicura.

“Quale fratello?” – mi fa lui con la faccia sorpresa.

“Quello di quarantasette anni… fallo venire fuori dai. Dov’e’? Mi sta guardando da lontano ed ha mandato te in avanscoperta?”

“No no, guarda, stai sbagliando. Sono solo io. Non ci sono altre persone ed e' con me che hai appuntamento”.

Sapere che e’ lui il cliente mi da’ un senso di euforia e di sgomento allo stesso tempo.

“Ok, non mi dirai che sei stato tu a chiamarmi?!? – proseguo con la recita sgranando gli occhi – Sei tu???”

Lui annuisce e tutta la mia tecnica adulatoria, che solitamente uso quando incontro un cliente, entra in crisi.
Come faccio adesso a dirgli la consueta frase “tu non hai bisogno di andare con le escort, chissa’ quante donne avrai”???
Dal suo aspetto sono certissima che le occasioni non gli manchino… a meno che non abbia qualche “piccolo problemino”, ma in tal caso saro’ lieta di verificarlo nel dopocena!

Ci dirigiamo con la sua auto verso il ristorante che ho prenotato.
Mentre guida lo osservo in silenzio. Lui mi racconta qualcosa di se’: divorziato, senza figli, libero sentimentalmente, in viaggio d’affari e curioso di conoscere questa escort di cui tanto si parla sul web".

“Ah, sei un collezionista – dico pungolandolo – e a che punto sei della collezione? Ti manca molto a finirla?”

“Un collezionista… si’, in un certo senso lo sono… dopotutto non c'e' niente di male, non credi? C’e’ chi colleziona fotografie, attimi rubati alla vita di qualcun altro. Io invece colleziono le emozioni… colleziono gli attimi che possano, un giorno, essere ricordati… e li ripongo qui – dice toccandosi la tempia con il dito indice – nel mio album”.

“Mmmhhh, interessante… un album nella tua testa... come nella memoria di un computer. Immagini e sensazioni scannerizzate dalla realta’ e riposte in un luogo sicuro da dove puoi ripescarle quando desideri… e quante donne ci sono adesso nel tuo HD?”

“Ecco, sapevo di non essermi spiegato bene – prosegue lui – in realta’ non colleziono donne o escort o incontri… colleziono, come ti ho detto, emozioni, sensazioni, momenti di vita. I miei!Esattamente come fossero fotografie. Tu stasera non sei… cioe', non sarai l’ennesima donna o escort di questa mia collezione, poiche’ non e’ cio’ che vado cercando… pago per conoscerti ma e' solo un preludio. Se l’incontro lascera’ in me sensazioni o emozioni che meriteranno di essere collezionate allora le riporro’ nel mio album per poterle riguardare quando e se ne avro’ voglia. Ovviamente il fatto che tu sia la piu’ cara di Milano e’ stato un parametro decisivo nella mia scelta… ti sembra strano o per caso ti senti offesa?”

“No, per carita’… solo che mi sento un po’ in imbarazzo, ecco… cioe’ e’ la prima volta che mi capita di essere... insomma non so che dire... ehm... questo stimola la mia curiosita’… inoltre sento di avere un ruolo importante in questa tua… ehm…fotografia… pensavi di fotografarmi dopo cena?”

“Mi sento davvero uno stupido stasera – dice ridendo mentre si accinge a parcheggiare nei pressi di “San Babel” - non riesco a spiegarmi come vorrei, mi sento un po’ impacciato… il fatto e’ che se non ci sara’ un’emozione da fotografare prima, dubito che ci sara’ un dopocena”.

In fin dei conti ciascun cliente paga per cio’ che che piu' lo intriga. Ne ho visti tanti, da quelli che non dicono una parola e si fiondano subito a letto addirittura senza togliersi le calze a quelli che amano essere trattati come delle "pezze da piedi". Se lui vuole passare una serata “fotografando” le sue emozioni chi sono io per criticarlo? Una volta ricevuta la busta posso essere tutto cio’ che vuole: la sua puttana, la sua psicanalista, la sua amica, la sua padrona, la sua modella o, come desidera lui, una comparsa nella sua fotografia da collezionare. Sicuramente non saro' la sua schiava dato che non mi piace sottomettermi.
Se fosse un altro tipo di cliente sarei quasi soddisfatta della possibilita’ di incassare il mio rate senza l’impegno di dover proseguire l’incontro fra le lenzuola in un hotel… anzi, se fosse il solito cliente rompipalle farei di tutto per non dargli l’emozione che desidera, cosi' da farmi rispedire a casa dopocena. Se voglio sono brava anche a fare la scostante, ma chissa’ perche’ questo fatto del “dopocena non sicuro” mi infastidisce… che strano!

Prima di scendere dall’auto mi da’ la busta.

“Ecco, questo e’ cio' che hai chiesto sia per la cena che per la notte… comunque senti… in un caso o nell’altro, in qualunque modo vada la serata, questo incontro sara’ unico e non ti richiamero’ mai piu’. Non colleziono pezzi doppi!”

Metto in borsa la busta e ci incamminiamo verso il ristorante. Lui e’ silenzioso ed io pure ma non mi sento a disagio come quando, di solito, passeggio con un cliente completamente disarmonico, anzi la sua presenza mi da’ come un senso di protezione. Sara’ il suo modo di muoversi e di guardarmi. Ha degli splendidi occhi ed una bocca da mordere.

“Regola numero uno: una devochka che si lascia andare alle emozioni lo fa a suo rischio e pericolo e di sicuro compromettera’ il rapporto con il cliente in modo irreparabile, se non rovinera' addirittura la propria esistenza. Ogni piccola emozione che porti verso tale direzione va bloccata sul nascere e contrastata fino al suo completo annullamento; se cio’ non fosse possibile si deve inventare una scusa ed andarsene.”

Mi viene in mente questa mia regola mentre da “Montenapo” svoltiamo in via S.Andrea.
Lui non ha fretta. E’ una bella serata settembrina e passeggiare e’ anche un’occasione per relazionare: il modo di camminare indica molto della personalita’ di qualcuno ed inoltre e’ possibile capirne i gusti osservando da quali vetrine e' attratta la sua attenzione.

Ebbene si’ lo confesso, sono affascinata da quest’uomo e cio’ non accade tanto spesso, anzi l’ultima volta che e’ accaduto non ero “in servizio” e si trattava di un incontro extralavoro.
Mi sento turbata. Forse dovrei restituirgli i soldi e fuggirmene via come dice la “regola numero uno”… ma non lo faccio. Che mi accade?

Arrivati all’altezza di via S.Andrea ove questa incrocia via della Spiga ci fermiamo. Un giorno, in questo punto esatto, ci sara’ un negozio di Prada, ma adesso c’e’ ancora il ristorante in cui, normalmente, porto i clienti quando mi pregano di riservare per la cena.
Entriamo ed il Maître mi accoglie con il consueto “buonasera signora Schiller”.

Ci accomodiamo al tavolo. Sento che sta per accadere qualcosa ed io non voglio… non voglio… non voglio…


(Continua?...)

venerdì 27 aprile 2007

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"... chissa' quante ragazze!"


La frase “ma uno come te non ha bisogno di andare con le escort… chissa’ quante ragazze avrai che ti faranno il filo…” e’ tipica ed e’ una delle piu’ usate insieme a “ahhhh, si' si' ancora... sto venendo!”

E’ risaputo quanto gli uomini siano “galletti”, ed anche in presenza di una devochka, quindi di una donna che per soldi e’ disposta non solo a “fare” ma soprattutto a “dire”, si comportano ne’ piu’ ne’ meno seguendo la loro “pulsione” naturale di "maschietti Casanova" e cioe’ cercando di millantare una bella “coda di pavone” per “conquistare” la donzella di turno, anche quando la “conquista”, in realta’ e’ gia’ bella che assicurata perche’ preventivamente acquistata a suon di soldini.

Quando la usavo io (ai tempi in cui frequentavo ancora assiduamente i bordelli di Calcutta), i clienti non mi rispondevano “ma che donne? Ma chi mi vuole? Non vedi come sono sfigato? Guarda qua che pancia e che faccia da pirla che ho… Qui se non pago mica batto chiodo!”
No no, non mi rispondevano cosi’, anzi, se devo essere sincera (mi ricordo bene l’espressione che assumevano a meta’ fra il seduttivo ed il misterioso, che spesso dovevo trattenermi per non ridere loro in faccia), cercavano quasi di farmi tacitamente intendere che quel “chissa’ quante donne avrai…” era riduttivo, in quanto LORO (di donne) ne avevano assai di piu’!

Il metodo di adulare il cliente e’ una tecnica che si impara frequentando il “corso base della perfetta devochka” e lo conoscono persino le stradali ancor prima d’imparare le prime elementari frasi tipo “trenta euro bocca-figa!” e “tu dai a me soldi prima!”

Cio’ che invece per me rappresenta un mistero e’ come facciano i clienti che frequentano abitualmente le prostitute a CREDERCI ANCORA! Sono allibita.
Quando la dicevo temevo che qualcuno mi rispondesse: “ebbasta! Sei la trentesima che me lo dice! Non sono per niente figo e non ho nessuna donna a parte QUELLE CHE PAGO!”
Invece nulla! Ci credevano davvero vi assicuro, e tutti assumevano quell’espressione “idiota” che li faceva tanto assomigliare a dei polli d’allevamento che attendono il loro turno, in fila per essere spennati.


PS: sono certa che adesso qualcuno interverra’ nei commenti dicendo che lui, a quella frase, NON CI HA MAI CREDUTO… :-)))

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Il Matto... o la Matta?

 
Il Matto e' il ventiduesimo Arcano Maggiore dei Tarocchi, privo di numero, e puo' essere indifferentemente considerato l'ultimo o il primo del mazzo; infatti, se esaminato esclusivamente da un punto di vista superficiale, il suo ruolo non conta nulla.
Il Matto e' l'essere irresponsabile, incosciente e passivo, che sembra trascinarsi attraverso l'esistenza assecondando impulsi razionali. L'abito variopinto, dove compaiono, oltre al verde, i tre colori fondamentali, rosso, blu e giallo, corredato dal berretto a sonagli, tipico copricapo dei buffoni di corte, vuole indicare le molteplici e incoerenti influenze che lo sospingono qua e la', con il fagottello penzoloni sulle spalle, pieno dei suoi inconsistenti tesori.
Il Matto ci fa comprendere quanto buon senso sia necessario per non uscire dal campo della ragione, da cui troppo facilmente si sconfina ogni volta che si tenta di abbordare cio' che è troppo grande: l'infinito.
Un animale selvatico, emblema della lucidita' e del rimorso, lo addenta, spingendolo, anziche' trattenerlo, verso l'ineluttabile.
Ma in questa noncuranza del pericolo, del dolore, in questa ricerca dell'infinito, e' racchiusa la grande lezione del Matto, che ha rinunciato alla materia e all'ambizione in vista di un'evoluzione esclusivamente interiore e che ha conseguito la vera saggezza. Quella del filosofo, del diverso che ha finalmente trovato il coraggio di andare controcorrente, muovendosi all'interno di se stesso, lungo le strade del cuore.
Questa carta, simbolo dell'anticonformismo e dell'imprevedibilita', rappresenta quindi il sognatore, l'idealista, il mistico o colui (colei) che desidera fare grandi cose, e la sua presenza puo' indicare l'ispirazione geniale o il colpo di testa che fa precipitare nel baratro.

Mi ci riconosco.
Non per niente QUALCHE SANO che frequenta in MODO SANO un AMBIENTE SANO, tipo l'immondezzaio (ma scommetto che si trova li' solo per cazzeggiare…lungi da lui l’idea di essere un compratore di sesso), mi appella proprio in questo modo: la Matta.
Forse spera, con tale termine, di affibbiarmi una valenza negativa ma, ahime, nella sua grettezza zoticona, non si rende conto quanto, chi si riconosce in tale carta, possa muoversi con disinvoltura in questo mondo della virtualita' che sembra creato apposta per chi possiede le suddette qualita'.
Fra l'altro "Matto" e' anche il nome della mossa che conclude, con la vittoria, una partita a scacchi.

giovedì 26 aprile 2007

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Deriva forumistica? No grazie!



Sono contenta perche’ i commenti sono aumentati di numero e mi da' la misura di come gli argomenti che affronto interessino coloro che leggono, fino al punto di stimolarli ad esternare le loro opinioni.

Molte volte i commentatori discutono sui fatti. Questo atteggiamento aggiunge "carne al fuoco" che, se cucinata alla giusta maniera, puo' rendere il "pasto" ancor piu' ricco e gustoso.

Discutere SOLO di CIO' che le persone scrivono e' il comportamento giusto che dovrebbe essere tenuto non solo in un Blog (come questo) ma in ogni SANA comunita' virtuale.

Accade di sovente, pero', che certi argomenti o certi commenti siano cosi' "vicini" all’intimita' di qualcuno che, a livello incoscio, possano provocare fastidio. Questo e' lo scotto che si deve pagare allorquando si partecipa ad una comunita' virtuale. In tutti i casi, pero', qualunque sia l'argomento, mai si dovrebbe condurre un attacco AD PERSONAM.

Se qualcuno ritiene che alcuni argomenti siano trattati in modo (e qui metto un po' di aggettivi) cattivo, imbecille, stronzo, fetente, idiota, non sensato, o quant’altro, ha solo due metodi che puo' utilizzare per contrastarli: ARGOMENTANDO oppure EVITANDO di leggerli.

Partecipare ad una comunita’ virtuale non e’ obbligatorio, se ne puo’ fare benissimo a meno, ma se si partecipa MAI, MAI, MAI e dico MAI si devono attaccare le PERSONE che esprimono le opinioni.

Se cio’ avviene si costringe il moderatore, o la moderatrice, ad intervenire, e se cio’ puo’ essere una cosa normale in un forum, non lo e’ in un Blog… soprattutto in QUESTO Blog.

Posso anche pensare che alcuni FRUSTRATI godano nell'esercitare l'effimero potere moderatorio, dato che (suppongo) esso sara' l'unico modo che hanno di riscattarsi da un mondo in cui nessuno li caga, ma per quanto riguarda me, che vorrei utilizzare il mio tempo libero non "arbitrando" le contese ma scrivendo questo diario, vi assicuro che un’eventuale "deriva forumistica", stile immondezzaio, sarebbe fastidiosa anzicheno'.

Se avessi voluto fondare un forum, invece di un blog, l'avrei fatto. Se ho scelto questa forma e' perche' non avevo alcuna voglia di continuare a frequentare certi ambienti "rissosi".

Spero che gradiate questo modo che ho di portare avanti l'utopia rappresentata da cio' che trovate sullo schermo ogni volta che vi collegate questo URL e che, anzi, mi aiutiate ad evitare i litigi dovuti, spesso, a piccole incomprensioni.

mercoledì 25 aprile 2007

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Sabina... L'insostenibile leggerezza del virtuale


Tornando sul tema del libro di Kundera, la figura che trovo piu' affine al mio carattere e che mi ha conquistata, tanto da stimolarmi un processo imitativo, e' Sabina.

"Per Sabina vivere nella verita', non mentire ne' a se stessi ne' agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di cio' che facciamo ha più verita'. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna"

Se per "pubblico" si intende quello formato da persone reali, io stessa, pur rivolgendomi a centinaia di persone che giornalmente seguono questo blog, "vivo senza pubblico".
Come quando mi osservo allo specchio in assenza di persone intorno a me, posso "gesticolare e fare smorfie", anche ridicole, perche' in realta' NESSUNO puo' vedermi.
Sono quindi VERA, non ho bisogno mentire ne' a me stessa ne' agli altri e posso vivere nella verita'.

"Sabina aveva attorno a se' il vuoto. E se quel vuoto fosse stato la meta di tutti i suoi tradimenti? Fino ad allora, naturalmente, non se ne era resa conto e cio' era comprensibile: la meta che l'uomo persegue e' sempre velata. La ragazza che desidera il matrimonio desidera qualcosa di cui non sa nulla. Il giovane che brama la gloria non ha alcuna idea di cosa sia questa gloria. Cio' che da' un senso al nostro comportamento e' sempre qualcosa che ci è totalmente sconosciuto. Anche Sabine non sa quale sia la meta che sta dietro il suo desiderio di tradire. L'insostenibile leggerezza dell'essere, e' questa la meta?"

Kundera parla di "tradimenti" ma sono poi veri tradimenti quelli di Sabina? O sono piuttosto dei modi per "conoscere" cio' che le e' totalmente sconosciuto?
Forse e' atteggiamento comune di tutte le donne curiose, per scoprire quale sia la meta che sta dietro al loro desiderio, quello di lasciare tale desiderio libero di esprimersi a briglia sciolta...
Soprattutto se Einmal ist Keinmal, cioe' quel che capita soltanto una volta puo' benissimo non essere mai capitato del tutto...

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Milan


“Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita varieta' del mondo femminile oggettivo.

L’ossessione dei primi e' lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perche' l’ideale, com’e' noto, e' cio' che non e' mai possibile trovare. Poiche' la delusione che li spinge da una donna all’altra da' alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia.


L’altra ossessione e' un’ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, percio' ogni cosa lo interessa e nulla puo' deluderlo. E proprio questa incapacita' di rimanere delusi ha in se' qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione).

Poiche' il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perche' non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome. Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici si allontanano sempre di più dalla bellezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosita'.”


(Nesnesitelná lehkost bytí - Milan Kundera - 1984)


Si' lo so che dal titolo vi attendevate un post "calcistico", ma come sapete sono refrattaria a qualsiasi gioco in cui vi sia una palla che rotola.

L'unico Milan che invece mi piace, e che consiglio a tutti di leggere, e' questo straordinario scrittore.

In certi Paesi le ragazze della mia generazione sono cresciute amando le pagine del suo libro piu' famoso, distribuito quasi clandestinamente a mezzo pagine fotocopiate in modo grossolano che, silenziosamente, passavano di mano in mano.

Quelle pagine, intrise anche del sudore e dei pensieri di persone che non ho mai conosciuto, e forse non conoscero' mai, le conservo gelosamente, un po' sgualcite ed un po'macchiate del te' che bevevo e che distrattamente mi cadeva mentre le leggevo.

martedì 24 aprile 2007

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I motivi

 
Qualcuno mi chiedeva per quale ragione, dopo essermi tolta i sassetti dalle scarpe con la storia del “goccia a goccia”, io continui a portare avanti questo blog.

Ebbene i motivi sono principalmente quattro:
  • a) usare questo spazio come “diario” per ripercorrere un periodo della mia vita trascorso, forse, troppo in fretta.
  • b) esprimere il mio incommensurabile narcisismo mostrando a chi mi legge (fra cui moltissimi detrattori) come si “comunica” senza cadere nel banale.
  • c) dare una lezione a coloro che il 17 gennaio scorso hanno crackato il blog, nella speranza che siano cosi’ sciocchi da tentare nuovamente a farlo cosi’ da bastonarli ben bene. Stavolta son state prese le dovute precauzioni, anche di natura legale, ed attendo solo il momento che uno di questi idioti ci riprovi per mandarlo davanti ad un magistrato.
  • d) un progetto del quale, per il momento, non intendo parlare.
Ringrazio ancora una volta gli amici che mi seguono e mi supportano in questa mia "utopia".

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True lies


"Dire ai clienti quello che loro vogliono sentirsi dire cosi’ da farli sentire a posto per quello che stanno facendo ed allo stesso tempo prendere in giro anche noi stesse?
Mi sono sentita in colpa e mi vergogno, per aver detto a volte in modo un po’ pomposo: “In un normale rapporto, quando finisce, tutti ne escono con un danno, ma se frequentate delle escort non farete del male a nessuno perche’ e’ solo un contratto. I soldi cambiano di mano e tutto cio’ non implica alcuna emozione”.
Com’e’ facile per una escort giustificare tutto in questo modo!
Ma diciamo le cose come stanno. Io sono una escort. Una prostituta. Fornisco un servizio (lasciando fuori le emozioni) e tu, cliente, mi paghi.
Come poi facciamo i conti con noi stesse e’ una questione che riguarda solo il demone con il quale dobbiamo convivere, ma dire una schifezza come quella sopra ad un cliente e’ scorretto e insulta la sua intelligenza.
Vuoi sesso? Mi chiami. Io te lo do. Tu paghi. Te ne vai.
Accantoniamo i sentimenti melensi e lasciamoli alle ex-puttane che scrivono quei libri terribili e raccontano tutte quelle sciocchezze”


Questa e’ la riflessione con la quale puo' essere affrontato l’argomento riguardo al comportamento che una devochka dovrebbe tenere nei confronti dei clienti: parlare chiaro oppure “mentire” per farli “sentire” bene?

Quando ero nel bel mezzo dell’avventura ho sempre adottato la seconda soluzione. Secondo me i clienti si rivolgono ad un certo servizio non solo per avere sesso (come afferma Joanne), ma anche per “vivere” un momento di completa illusione. Almeno ad un certo livello di servizio ove anche il rate giustifica qualcosa di piu’ di una semplice scopata.

Se mi fossi proposta duramente, dicendo loro francamente cio’ che pensavo, credo che dopo pochi giorni mi sarei ritrovata senza piu’ un cliente e questo sarebbe stato disdicevole anzicheno’. Molto meglio "ocheggiare" e lasciare ognuno nella sua pia illusione.

Chi ha avuto modo di leggermi in questi anni sa che quando si e’ trattato di dire chiaramente le cose non ho certo avuto problemi, ma perche’ avrei dovuto dire in quel frangente, in faccia ad un cliente che magari era li’ per passare del tempo in modo piacevole, cio’ che lui non aveva voglia di sentirsi dire? Ero forse la sua psicologa? No, non lo ero!

E soprattutto non ero pagata per esserlo.

lunedì 23 aprile 2007

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E' possibile l'amicizia fra clienti ed escort?


E' la domanda esistenziale del millennio!

Tanto che in ogni forum che ho frequentato, e ne ho frequentati veramente tanti da essere inferiori solo ai letti :-))) , periodicamente c'era qualcuno che se ne usciva con questo 3D nuovissimo ed originalissimo.

E dire che all'inizio rispondevo anche seriamente... intervenivo, portavo avanti le mie argomentazioni... bisticciavo!

Se ci penso adesso mi viene un po' da ridere. Soprattutto perche' ancor oggi pare che questo argomento sia il leitmotiv di molti immondezzai e da piu' parti siano in atto discussioni furiose sull'argomento (oltre naturalmente ad i soliti 3D in cui certuni morti di fame "tossici" si lamentano per i rate troppo alti).

Amicizia si', amicizia no? Questo e' il dilemma! Ed in questo Nuovo Mondo forgiato da Internet questi novelli Amleto si arrovellano il cervello (e si consumano le dita sulla tastiera) per scoprire che cosa e soprattutto perche'?

Nessuno si e' mai chiesto perche? Ebbene io si'.

Quindi andremo ad esaminare PERCHE' si fanno questa domanda in modo da giungere alla risposta definitiva alla loro annosa questione irrisolta.

DUNQUE:

D: perche' ogni due per tre c'e' qualcuno che apre un 3D domandando se sia possibile l'amicizia fra cliente ed escort?

R: perche' l'acqua e' poca e la papera non galleggia piu'.

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Brevi riflessioni


Oggi e' una di quelle giornate che staro' alla finestra ad osservare cio' che accade in giro, rectius* cio' che si dice in giro.

Ogni tanto ci vuole una pausa per raccogliere le idee. Ultimamente mi sono "donata" un po' troppo e non tutto cio' che ho scritto e' stato digerito. Sia da me che da chi mi legge.

Presa da un momento di "narcisismo onnipotente" mi sono improvvisata scrittrice di racconti brevi sperando, con questi, di rielaborare qualcosa dentro me stessa ed allo stesso tempo stimolare anche commenti che potessero aiutarmi a leggere meglio un certo periodo della mia esistenza che ritengo fondamentale per cio' che oggi sono.

La "Storia di Vlada", per esempio, ha lasciato dentro di me una sottile amarezza gia' nel momento in cui la scrivevo e non so se la continuero'.
Per quanto riguarda "Io ed Olga", ho invece scritto anche l'episodio finale, ma desidero "tenerlo" ancora un po' in serbo.

Una considerazione su "Proposta Indecente": di tutto il racconto, che introduceva dei temi per me importanti, l'unica cosa "recepita" chiaramente e' stata la frase di Aniko'... anzi neanche tutta la frase, solo la parola "bastardi", ed e' un peccato perche' ce ne sarebbero state di cose da dire.

Anche su "Il giocatore" ci sarebbero stati spunti di discussione e non per ultimo voglio citare "L'interludio" di "Io ed Olga" che introduceva un tema, a mio parere, assai interessante, cioe' l'omosessualita'.

Leggendo i commenti ho notato che chi mi legge e' piu' interessato/a agli aspetti "formali" dei miei scritti che non ai contenuti sostanziali.
Credo che da me si aspettino racconti erotici dove metto "in piazza" le mie "cose di letto" private. Niente di piu' lontano dalle mie intenzioni.

Chi mi conosce, e mi legge da tempo, sa che per quanto riguarda certi dettagli della mia vita sono sempre stata piuttosto riservata. Inoltre reputo idioti quei racconti che narrano per filo e per segno grossolane scopate e indicano, in modo noioso e ripetitivo, cio' che ecciterebbe, ormai, solo degli adolescenti in erba.

A volte mi e' capitato di leggere qualcuno di questi racconti che si trovano su internet e mi sono chiesta: tutto qui? Dove sta la novita'? L'iter e' sempre il solito: preliminari, sesso orale reciproco, scopata (davanti e di dietro) con cambio di posizioni e grande goduta finale con incommensurabile soddisfazione di tutti i partecipanti. Un po' come i filmini porno: visto uno li hai visti tutti.
Mi meraviglio che ci sia ancora chi li guarda, ma forse io provengo da un'esperienza che non tutti/e hanno avuto modo di vivere, per cui potrei essere io ad aver "mangiato troppo" e quindi essere ormai sazia del solito cibo.

No, non e' il mio stile. A parte la breve parentesi di "Sogno di una notte di mezzo inverno", nel quale sono andata un po' oltre i miei soliti canoni, ritengo che un racconto, un pensiero, un commento, debba far riflettere fino ad innescare, in chi lo legge, una piccola o grande azione di "rimodellamento" mentale.
Solo cosi' si da' valore a cio' che si scrive... altrimenti e' solo noia.


* = termine strausato dagli avvocati che con me hanno sempre voluto fare la figura dei dotti.

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Il limite


Il limite che separa due esistenze e' sottile e non occorre vivere una vita di miseria per superarlo, a volte basta il desiderio di un maggiore benessere oppure la lusinga di sapere che qualcuno e' disposto a pargare molti soldi per averti.
Il mio racconto e' solo un esempio di come una ragazza giovane possa prendere in considerazione la possibilita' di diventare prostituta, pero' leggendo QUESTA NOTIZIA inizio a credere che in fondo, in ogni donna (se non addirittura in ogni persona indipendentemente dal sesso), la pulsione a mercificare il proprio corpo inizi a prescindere.

domenica 22 aprile 2007

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Mascherine in mongolfiera


Oggi sono particolarmente annoiata. Sara' il tempo: meteopaticamente mi mette sonnolenza. Ho poca voglia persino di scrivere post.

Quando sono cosi' divento particolarmente recettiva nel captare quelle strane energie che contraddistinguono alcuni personaggi che si propongono in giro per il web assumendo personalita' differenti... recettiva in taluni casi e' sinonimo di rompipalle.

Non so quanto, per certe persone, questo mascherarsi continuamente sia un gioco e quanto invece sia sintomo di psicopatia, sta di fatto che per me scoprire un multinick e' veramente divertente.

Per esempio immaginiamo che Tizio si proponga con il nick di "James_Bond" in un certo forum assumendo una personalita' da uomo con un vissuto stile agente segreto: "rotto" a tutte le esperienze che sa condurre ogni mezzo, dalla bicicletta al sommergibile passando per la mongolfiera.

Divagazione OT n.1: una volta non ero cosi' esperta ed attenta alle piu' piccole sfumature, ma frequentando certi "manicomi" ho imparato a riconoscere i matti... forse son matta anche io... o forse sono cieca. Avete presente una cieca? Ecco forse lo sono. In fondo osservare questo mondo attraverso lo schermo del PC significa affinare certe percezioni che altrimenti resterebbero allo stato latente. ADESSO, anche dal "modo di respirare" so riconoscere se chi ho di fronte e' un multinick. Ovviamente quando accade mi comporto di conseguenza.

Tornando al nostro amico "agente segreto", ammettiamo per un attimo che in realta' abbia anche degli strani vizietti che non si addicono agli agenti segreti. In tal caso, quando vorra' dar "sfogo" alle sue pulsioni "diverse", usera' un nick "diverso" e se e' bravo a recitare assumera' anche un carattere "diverso" cambiando anche stile nel modo di scrivere.

Divagazione OT n.2: avete mai provato ad ingannare una cieca semplicemente modulando la voce in modo diverso? Quando mi capita di scoprire certe "perle" di idiozia umana mi compiaccio e le annoto con una "tacca" sulla mia tastiera. C'e' chi fa collezione di orologi militari e chi invece colleziona multinick. Dite che e' una passione stupida? Puo' essere ma che ci posso fare? Mi diverto!

Insomma tornando ancora una volta al nostro amico con vizietti strani: nel momento in cui cade la mascherina si scoprono un sacco di cosette interessanti sulla sua personalita' ed allora anche gli strani racconti di James_Bond che conduce biciclette, sommergibili e mongolfiere assumono un atmosfera clownesca.

Se poi e' una persona con la quale in passato ci sono stati screzi di vario genere non e' soltanto una soddisfazione sputtanarlo, e' addirittura un'apoteosi.

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Voglia di raccontarsi


Un'interessante intervista alla mia famosa connazionale Ilona Anna Staller, che si puo' leggere QUI, fa capire come, a volte dietro ad una figura da sempre considerata naif, possa celarsi una personalita' molto piu' complessa di quella che per anni e' stata propinata dai media.
Nel leggerla (ringrazio l'amico che me l'ha segnalata) ho ritrovato molti elementi in comune con i tanti personaggi femminili che popolano i miei racconti, o forse i miei sogni, o forse...

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Provocazione mediatica


Smack My Bitch Up” e’ stato il tredicesimo singolo pubblicato dal gruppo britannico The Prodigy nel novembre 1997 ed era un brano dall'album The Fat of the Land.

E' stato duramente osteggiato e criticato poiche' le parole ed il titolo potevano far pensare ad un incitamento alla violenza verso le donne.
La band ha difeso la canzone dicendo che il testo era stato frainteso e che la canzone significava in realta': “… fare tutto intensamente…”

Il video musicale e' stato diretto da Jonas Åkerlund che si e’ dimostrato essere uno dei registi piu’ discussi e popolari durante quegli anni. Comunque nonostante fosse stato vietato in modo categorico dalla televisione, le moltissime richieste giunte ai media hanno costretto MTV a mostrare una versione censurata del video, ma solo dopo la mezzanotte e dopo un messaggio di avvertimento.

Coloro che hanno osteggiato il video lo hanno criticato per il comportamento del protagonista ritenuto troppo aggressivo e misogino.
Si racconta una notte in giro per la citta' vista da una innovatrice prospettiva in prima persona.
Vengono ritratti vari momenti visti con gli occhi del protagonista che beve, fuma, tira la cocaina, litiga, compie atti di vandalismo e fa sesso.
Alla fine si guarda nello specchio ove viene riflessa un'immagine che crea il colpo di scena.

La versione che trovate QUI e’ quella “non censurata” che contiene tutte le scene ritenute deprecabili, compresa quella tanto controversa del "buco" di eroina.

Secondo il mio personale parere, al di la' di tutto, questo video e' un grande esempio di provocazione mediatica della quale io sono estimatrice.

sabato 21 aprile 2007

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Il godereccio

 
“E la bocca sollevò dal fiero pasto, quel peccator, forbendola a'capelli ...”

Ogni volta che lo vedevo mangiare mi veniva in mente questa “divina” scena.
Forse era il modo in cui addentava l’insalata, tanto che il boccone era a volte troppo grosso per la sua bocca, dalla quale fuoriuscivano ciuffetti sparsi di verdura.

Di solito ci incontravamo a cena. Sempre il solito ristorante, dell’ottimo cibo accompagnato dal vino giusto e poi, dopo, ci rifugiavamo in un Hotel dove passavamo la notte.

Era sposato ma pareva non aver problemi. Mi disse di avere una specie d’accordo con sua moglie: ognuno si faceva gli affari propri ed il loro rapporto funzionava alla perfezione.

“Eh, carissima! La vita e’ talmente breve... non c’e’ tempo per fare tutto cio’ che ci piacerebbe. Io con mia moglie ho un bel rapporto… lei si prende le sue liberta’ ed io le mie. Poi pero’ ci ritroviamo e siamo solo noi due, felici… in realta’ ci fidiamo molto l’uno dell’altra e sappiamo che nessuno dei due si innamorera' mai di un'altra persona. Per noi queste scappatelle non rappresentano tradimenti, ma sfizi”.

“Obbella! – dissi io – Una famiglia allargata! E non vi crea alcun problema emozionale?”

“Perche’ dovrebbe? Basta avere dei patti chiari. Io per esempio posso frequentare altre donne se mi va… certo non vado a dirlo a lei, come lei non viene a raccontare a me se ha qualche storia extra… siamo entrambi abbastanza maturi per non addentrarci in particolari… lo sappiamo e stop… ormai stiamo insieme da molti anni, non abbiamo figli e tutti e due vogliamo goderci la vita”

E lui la vita se la godeva alla grande!
Non sto a dirvi quanto gli costava ogni overnight con me ed immagino non fosse l’unico sfizio che si toglieva.
Era comunque una persona simpaticissima, rideva continuamente e si capiva che era sincero.

“Devi cogliere l’attimo e succhiare fino in fondo il midollo della vita!”

“E' una richiesta? Stai facendomi capire che hai voglia di…?”

Feci ovviamente la battuta e lui si lascio’ andare in una fragorosa risata.
Mi piacciono gli uomini che ridono sinceramente delle mie battute e lo gratificai “cogliendogli l’attimo”… beh, insomma, non proprio… diciamo l’attimino!

Se succhiai fino in fondo “il midollo della vita” questo non lo saprete mai, ma con il tempo entrammo sempre piu’ in confidenza, creando quella pseudoamicizia fra cliente ed escort che rendeva i rapporti piu’ piacevoli da entrambe le parti.
Lui da me otteneva una maggiore GFE ed io ottenevo dei regali aggiuntivi, tipo vestiti, gioielli… insomma tutte quelle belle cosine che non hanno la forma di una banconota ma che fanno felici le donne.
In poche parole: lui mi portava a letto ed io lo portavo da Cartier!

Non era una relazione “seria”. Non eravamo “amanti”. Lui si trastullava con me, mi portava in giro, a far shopping e qualche week end lo passavamo insieme ed io avevo il mio contraccambio.
Era solo un cliente un po’ piu’ “speciale". Non c’era amore, gelosia, ossessione… solo divertimento e godimento.

Mi parlava anche di sua moglie e di come il loro rapporto fosse all’avanguardia rispetto ai rapporti tradizionali. Ne tesseva delle gran lodi e, secondo le sue parole, era anche una donna molto bella e disinibita.

“Scusa ma se hai una compagna cosi’ mi spieghi perche’ vieni con me?”
“Perche’ la vita e’ una sola ed io voglio godermela tutta. Ho la fortuna di poterlo fare… gli uomini sono diversi dalle donne… cerchiamo sempre di variare il menu’. Una volta ci sei tu… una volta un’altra… non posso rinunciare a soddisfare i miei desideri… e credo che anche mia moglie faccia altrettanto”.
In realta’ questa storia della famiglia allargata non mi convinse mai del tutto, ma lui pareva realmente e sinceramente felice. Perche’ contraddirlo?
Io stavo solo facendo il mio lavoro. Lui desiderava un’amica-amante? Opla’! Eccomi qua fantasmagorica!

“Fai benissimo… sai quanti uomini ti invidierebbero? A proposito mi ha telefonato la commessa di Versace… sarebbe arrivata la nuova collezione. Mi accompagni tu?”
Il gioco mi diverti' per alcuni mesi, poi, purtroppo fini’.
Ahime’ gli uomini che colgono l’attimo colgono anche le altre devochki che vedono in giro ed io, dopo un po’ di tempo, non rappresentavo piu’ la novita’.

Non sono mai stata scema ed illusa. Ho sempre saputo come funzionano le cose. Certi tipi devono essere spremuti nei primi mesi che si infatuano, altrimenti se passa troppo tempo trovano un’altra ed a fare acquisti da Cartier, poi, ci portano lei.
Sono quindi sempre stata una fuoriclasse nel saper “dosare” i tempi e riuscivo ad ottenere il massimo risultato nel piu’ breve tempo possibile.

L’ho incontrato nuovamente molto tempo dopo.
Mi telefono’ un giorno d’estate. Sentii squillare il telefono. Era lui.
Mi chiese se ero disponibile ed accettai.
Andammo a cena nel nostro solito ristorante ma lui non appariva piu' cosi’ solare come un tempo. Era triste, grigio, disappetente... Il conte Ugolino era ormai l'ombra di se stesso.

Gli chiesi cosa c’era che non andava e fu a quel punto che mi confesso’ che sua moglie lo aveva lasciato per andare a vivere con un istruttore di palestra molto meno ricco ma anche molto piu’ geloso di lui…
Cercai di consolarlo con qualche battuta sul midollo della vita succhiato ma senza ottenere alcun risultato.

Non andammo piu’ in Hotel. Fini’ la serata piangendomi sulla spalla come un bimbo abbandonato dalla mamma.

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Il giocatore


E’ la storia di un graduale impoverimento morale, il cammino deplorevole di una persona che lentamente, ma in modo inesorabile, resta privo d’interesse nei confronti di tutto cio’ che lo circonda, in nome di una sola passione o, per meglio dire, a causa di una vera e propria malattia: il gioco d'azzardo.

"Il giocatore" e’ uno dei lavori piu’ autobiografici di Dostoevskij ed e’ stato pubblicato nel 1866.

In questo romanzo breve Dostoevskij mette da parte i grandi temi religiosi e filosofici presenti in quasi tutti gli altri suoi lavori e si concentra su questa passione cieca e folle che annulla la ragione e spinge il protagonista a convogliare tutte le sue energie nell’assurda illusione di dominare gli eventi attraverso la fortuna.

Il romanzo, non e’ staccato da un profondo impegno introspettivo, difatti, per mezzo delle vicende di Aleksej Ivanovic (il protagonista), lo scrittore analizza la condizione maniacale di chi e’ affetto dalla compulsivita’ del gioco d'azzardo (ma potrebbe trattarsi di una qualsiasi altra mania).

Ambientato in una cittadina tedesca, forse Baden Baden, il libro prende la sua ispirazione da fatti (forse) realmente vissuti da Dostoevskij, che com'e' noto era ossessionato, come Aleksej Ivanovic, dal demone del gioco, fino ad arrivare a gravarsi di debiti ed a finire la sua vita in miseria.

Il romanzo racconta le vicende di un giovane russo, educatore dei due figli di un vecchio generale caduto in disgrazia, che progressivamente viene rapito dalla passione per il gioco della roulette. Tutto cio’ gli annebbia la mente al punto tale di fargli perdere il ricordo della sua vera passione, cioe’ l'amore per Polina Alexandrovna.

Esattamente come in “Delitto e Castigo” anche in questo lavoro Dostoevskij racconta di un rapporto d’amore assai tormentato. Infatti, il personaggio principale ama follemente Polina Alexandrovna e le manifesta continuamente la sua completa dedizione, ma fino all'ultima pagina del libro e’ convinto dell'aridita’ dei sentimenti della giovane donna nei suoi confronti, ed ignora che anche nel rifiuto piu’ deciso puo' esistere un amore ben nascosto.

"Il giocatore" e’ veramente ricco di spunti di riflessione, soprattutto sull'attualita’ di certi argomenti correlati a questo blog, e descrive in modo perfetto le esatte emozioni di chi e' entrato, almeno una volta nella sua vita, in una situazione nella quale abbia giocato e rischiato.
Credo che chiunque abbia fatto un certo tipo d’esperienza possa riconoscersi nel misero e sciagurato Aleksej.

Sono moltissimi "i giocatori" che si rivolgono alle devochki. Di solito hanno una considerazione del denaro pari a "zero", per cui non si rendono conto quando, come e quanto stanno perdendo. Per questo motivo sono considerati i clienti migliori.
Il banco vince sempre!

venerdì 20 aprile 2007

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Proposta Indecente


Mi chiedevo: “Saro’ davvero capace di farlo? Saro’ davvero capace di accettare quei soldi? Lo so, l’anima, dopotutto, non e’ fatta di carne, e quella nessuno puo’ togliermela, ma davvero saro’ capace di farmi toccare, toccarlo, baciarlo e farmi penetrare come fa Anikó? “

Non so perche’ ripenso a quei momenti. In fin dei conti mica dovevo battere per la strada. Non ero obbligata, nessuno me lo chiedeva. Sarebbe stata una mia decisione!

Nella mia stanza c’e’ odore di gelsomino. Fuori e’ primavera. Scrivo questi ricordi, cercando di riscoprire le sensazioni che provavo.
Mi preparo una tazza di te’ e fisso lo schermo del PC. Mi sento a disagio, non so se sto facendo la cosa giusta.
Leggo e rileggo piu’ volte cio’ che scrivo. Cerco le parole piu’ adatte. Non so se pubblicarlo ma dopotutto e’ un racconto e tutti penseranno ad una storia inventata per il Blog...


Dovevo solo decidere e rispondergli. Con un si’ o con un no perche’ il resto non contava.
Mi rapiva il modo di fare che aveva per farmi sentire a mio agio.
Mi fece l’offerta. Erano moltissimi soldi, piu’ di quanti ne avrei guadagnati danzando nella gabbia per un anno ed io ne avevo davvero bisogno.
Ormai non potevo piu’ gravare sulle finanze di Anikó. Le mie esigenze erano aumentate e volevo viaggiare. Desideravo vedere il mondo: Vienna, Parigi, Roma.
Sentivo che poteva essere la svolta nella mia vita e lui era spuntato quella sera dicendomi “bella”, fra i tanti "bimbi" che affollavano lo Zoo alla ricerca del "pesce rosso" e che mi sfioravano con sguardi pieni di desiderio.

Danzavo nella gabbia. Mi avvertirono che c’era chi voleva conoscermi e che non potevo declinare quell’invito.
Lo raggiunsi al suo tavolo. Disse che mai aveva visto una ragazza piu’ bella di me. Il suo sguardo felino era sincero ed emanava sicurezza.
Mi parlo’ nella sua lingua. Mi confesso' che da giorni mi osservava, colpito dal mio corpo e dai miei occhi incorniciati dai lunghi capelli neri.
Mi attiro’ nel suo gioco e dopo tutte quelle parole imbevute di lusinghe spunto’ l’offerta come un atto dovuto.
La scrisse su un foglio di carta e quel suo gesto mi spavento'.
Mi alzai e corsi via. Avevo le lacrime agli occhi e fuggii. Tornai a casa e sapevo che quel gesto mi sarebbe costato il lavoro.

La notte non riuscii a dormire.
Pensavo: “che stupida, che stupida, che stupida!”
Ero fuggita per paura.
Non l’avevo mai fatto per soldi. Le mie esperienze di sesso erano limitate alle “leggerezze” da adolescente. Mai mi ero lasciata andare oltre.
Ero imbranata e lo sapevo... ed anche lui lo sapeva.
Forse aveva voluto prendermi in giro, conducendomi in un gioco crudele per osservare se davvero sarei stata capace di accettare.
Si’, non poteva essere una proposta reale. Erano troppi soldi per una imbranata come me!
“Stupida, stupida, stupida! Perche’ non hai accettato?”
Continuavo a ripetermelo.
Mi aveva spaventata quell’offerta ma allo stesso tempo mi aveva lusingata e… mi intrigava.
In fondo, a pensarci bene, non ci sarebbe stato nulla di male. Cosa sarebbe cambiato davvero in me?
Era davvero cosi’ labile il confine fra due tipi di esistenza? Un piccolo passo e mi sarei ritrovata in un ruolo che fino ad allora non avevo mai preso in considerazione: quello di prostituta.

Erano tanti soldi e non riuscivo a non pensarci. Mi ripetevo che ero stata stupida e che un'occasione cosi' non si sarebbe piu' ripresentata. Perche' mi ero fatta dei problemi? D'altronde, dopo, tutto sarebbe stato come prima. Chi l’avrebbe saputo? E se poi qualcuno l’avesse saputo che importava? Erano fatti miei… come quelli di Anikó erano fatti suoi e di nessun altro.

Le volte che le chiedevo come si sentiva “dopo”, lei mi rispondeva:
“Bene! Far sesso mi piace… a volte si trovano degli uomini gradevoli… e con gli altri, quelli che non mi piacciono, stacco il cervello… e poi conosci forse un modo piu’ semplice e veloce per far soldi?... E se qualcuno mi dice che sono una troia sai cosa gli rispondo? Che e’ come fare la modella! Cosa c’e’ di diverso? Le modelle non vendono forse il loro corpo? Dove sta la differenza? Nel fatto che mi toccano? Che mi scopano? Sarei meno troia se la dessi facile al primo stronzo che ha la parlantina sciolta e che mi racconta degli asini che volano? Credimi, gli uomini sono dei bastardi… falli pagare e loro ti rispetteranno”.

Ripensai alle mani curiose dei ragazzi con i quali avevo “filato”. Mani audaci che esploravano le mie cosce e che scostavano la bretellina della maglietta per impossessarsi del mio seno acerbo. A pensarci bene, Anikó non aveva tutti i torti.

giovedì 19 aprile 2007

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Non e' bello cio' che e' bello...


Partendo dalla discussione che si e’ sviluppata in questo mio POST, vorrei spiegare cio’ che puo’ attrarmi verso una determinata persona.

Quando ero escort valeva la regola: “non e’ bello cio’ che e’ bello ma e’ bello cio’ che paga!”. Ovviamente era un discorso che non riguardava i miei gusti personali.

La cosa curiosa e’ che ho gusti diversi secondo se mi trovo di fronte ad un uomo o ad una donna.

Cio’ che ricerco in un uomo, e che me lo fa “piacere”, non e’ l’aspetto fisico, ma la sua capacita a relazionarsi nel modo che mi e’ piu’ congeniale.

Non sto qui a spiegare per filo e per segno ogni minima sfumatura che puo’ attrarmi, perche’ ogni uomo (ma anche ogni donna), come ogni musica, pur essendo composto con le stesse “note”, e’ sempre e comunque una diversa melodia, ma a grandi linee posso elencare quanto segue.
Mi crea repulsione anche se il soggetto dovesse essere fisicamente simile ad Apollo:
  • 1) l’ignoranza
  • 2) la stupidita’
  • 3) l’arroganza
  • 4) la saccenteria
  • 5) il moralismo
  • 6) il machismo
  • 7) tutto cio’ che non fa affiorare quella “dolcezza”, propria della parte femminile che si trova in ogni uomo che abbia preso coscienza di se’.
Mi piace chi:

  • a) mi fa ridere con battute intelligenti
  • b) mi sa insegnare cose nuove
  • c) e’ sincero
  • d) sa essere complice
  • e) mi sa sopportare
  • f) tutto cio’ che fa affiorare la sua parte femminile e la sua capacita’ di integrarla con quella maschile
  • g) … sa far sesso!

Essi’, perche’ nonostante che il 99% dei maschietti siano tutti convinti di essere “speciali” e “bravi”, vi posso dire con certezza che ben pochi sono in grado di saper far sesso. Questo non lo dico solo io ma lo dicono anche molte delle mie amiche che poi nelle confidenze fra donne si lasciano andare e vi assicuro che sono veramente pochi coloro che riescono a creare un “feeling” in quel senso.

Solo che, ahime’, trovare un uomo che abbia tutte le caratteristiche che ho descritto non e’ semplice ed ho imparato a diffidare di chi “si propone” come “articolo” da provare.
Quando capita, e cioe’ quando incontro qualcuno che si propone come il “migliore del mondo” quasi fosse un aspirapolvere, resto basita.
Dal modo in cui questi personaggi non si accorgono di essere ridicoli, comprendo il loro “livello cerebrale”, cosicche’ li scarto per mancanza del requisito di cui al n. 2)

Per le donne e’ diverso. Per loro subentra la componente fisica che e’ preponderante, in senso che una stupida molto bella non e’ mai sullo stesso piano di un cretino molto bello e sara' comunque apprezzatissima.
Questo lo ravviso quando conosco una bella ragazza, e presumo che sia la mia parte “maschile” che mi fa dire cio’, ma anche nei miei confronti ho lo stesso tipo di “approccio”: essere intelligente, arguta, sensibile, simpatica eccetera, ha una certa rilevanza ma tutto cio’ si perderebbe se il contenitore fosse un corpo brutto e sgraziato.

mercoledì 18 aprile 2007

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Гриб (Grib)


C’era una volta in Cina, tanto tempo fa, un imperatore molto buono ed amato dal popolo ma che, ahime’, soffriva di una grave malattia allo stomaco.
Nessun medico riusciva a trovare la cura per il suo male e con il tempo si era rassegnato a vivere il resto della sua vita soffrendo.

Un giorno, mentre era nel suo giardino e stava bevendo il solito te’, molto zuccherato, come piaceva a lui, vide una formica che girava intorno alla sua tazza.

La formica era in realta’ l’incarnazione di Buddah che avendo saputo della sofferenza del buon imperatore, volle aiutarlo. Cosi’ gli parlo’:

“Ho tanta sete; se mi farai bere un po’ del tuo te’ io ti guariro’”

L’imperatore lascio’ bere il suo te’ alla formica e questa, quando fini’ di bere, si rivolse di nuovo all’uomo dicendo:

“Questo te’ nel quale ho bevuto, non gettarlo via. Conservalo. Poi, ogni giorno aggiungici gli avanzi del te’ che ancora berrai fino a quando vedrai nascere una medusa. Lascia che la medusa viva nel te’ e nutrila con altro te’ e zucchero e lei lo trasformera’ in medicina. Bevila e guarirai di tutti i tuoi mali”

L’imperatore fece quanto chiesto dalla formica e bevve il liquido in cui viveva la medusa. Lo trovo’ talmente gradevole e corroborante che continuo a berlo anche dopo che fu guarito della sua malattia. Visse in salute fino a 120 anni.



Questa favola racconta le origini del “Grib”.

Il Grib (Fungus japonicus) e’ un organismo con massa gelatinosa di forma circolare, simile a quella dell’ “ombrello” di una medusa, e nasce dal processo simbiotico fra una muffa con una colonia di batteri.

Viene conservato nel suo liquido, in grandi vasi di vetro, e se “nutrito” regolarmente puo’ vivere in eterno.

L’ organismo si nutre delle sostanze contenute nel te’ (tannino, teina, olii essenziali, calcio, sodio, potassio, magnesio, ferro, rame, fosforo, fluoro, vitamine) e di zucchero, e produce come scorie un liquido pieno di sostanze ritenute benefiche da chi ne fa uso.

Questo liquido, conosciuto in oriente come Kombucha, ha un sapore lievemente acidulo, ed in seguito alla fermentazione dello zucchero assume una leggera gradazione alcolica che lo rende gradevole al gusto. E’ da molti considerato l’elisir di lunga vita e dell’eterna giovinezza.

Adesso, con il declino delle tradizioni, sta scomparendo dagli usi della gente, ma fino a pochi anni fa molte famiglie contadine dell'Est, non solo russe, ne possedevano uno.
Se scisso in piu’ parti, ciascuna parte si replica formando un nuovo Grib. C'era infatti la tradizione di regalarlo alla donna che si sposava e creava una nuova famiglia.

martedì 17 aprile 2007

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Roba da Russi!


I russi, sono da sempre "malati" per il gioco d'azzardo. Scommettono praticamente su tutto.

Ero rimasta alle corse degli scarafaggi e dei topi, ma durante la mia ultima visita a Mosca ho assistito a qualcosa di veramente curioso.

Ero a cena, con alcuni amici, in un ristorante che si trova "dentro" le mura del Cremlino. E' un ristorante alla moda e frequentato principalmente da personaggi che possono permettersi di non farsi mancare niente.

Non so se avete mai assistito ad una cena di nuovi russi. Di solito sono compagnie molto confusionarie e quasi sempre si assiste a dei finali a base di "ubriacature" generali con consueti canti e balli.
Quasi tutti i ristoranti, frequentati da questi "fortunati" del post-comunismo, hanno al loro interno dei gruppi folcloristici (solitamente di gitani) che aiutano a "montare" l'allegria.

Nella stessa saletta dove mi trovavo io, c'era appunto una tavolata di queste persone: 5-6 "imprenditori" accompagnati da ragazze che non potevano essere le legittime consorti.

Le cene in certi locali durano di solito tutta la serata. Sono soprattutto occasioni di divertimento e se si inizia alle 20.00 non ci si alza prima delle 24.00.
Diciamo che il ristorante, e quindi il cibo, e' solo un pretesto per bere e per far baldoria.
Ed e' cio' che e' avvenuto anche quella sera, solo che ad una certa ora quelle persone, anzi gli uomini di quel gruppo, si sono messi a giocare...

Hanno chiamato i camerieri ed hanno fatto togliere tutto dal tavolo, persino la tovaglia, lasciandosi a disposizione solo le bottiglie dalle quali continuavano a versarsi da bere.

Poi, hanno piazzato sotto due gambe del tavolo delle piccole zeppe in modo che questo restasse un po' inclinato. Non molto, solo una leggera inclinazione.
Per valutare che l'inclinazione fosse giusta ci hanno fatto scivolare una piccola sfera, tanto che in un primo momento ho creduto che volessero scommettere giocando a biglie...

Invece no. Ad un certo punto hanno tirato fuori dei telefonini e li hanno piazzati all'estremita' del tavolo che rimaneva piu' alta e poi, con altri telefonini, chiamandoli, li hanno fatti vibrare fino a che questi hanno iniziato a scivolare lungo il tavolo percorrendolo per tutta la lunghezza.

C'erano quelli che non riuscivano a mantenere una traiettoria dritta e che "uscivano di pista" cadendo ai lati del tavolo, ma alla fine qualcuno vinceva arrivando per primo dall'altra parte.

Ho poi saputo che questa e' la nuova moda in fatto di giochi d'azzardo: la corsa dei cellulari. Ci sono addirittura "truccatori" di telefonini, obsoleti come modello, ma adatti a correre piu' veloci degli altri, e dato che su certe cose i Russi ci scommettono mucchi di soldi, possedere un "telefonino da corsa" puo' rappresentare un ottimo affare.

lunedì 16 aprile 2007

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Io e Olga - Interludio

 
“Il lesbismo indica l’omosessualità femminile, episodica o permanente, che si manifesta come attrazione amorosa fra donne. Il nome deriva dall’isola greca di Lesbo, dove viveva la poetessa Saffo, che si dedicava a questo genere d’amore, da cui anche la denominazione di saffismo.
La tradizione vuole che Saffo guidava una raffinata scuola per ragazze in cui si insegnava musica, poesia e comportamenti adeguati alla vita in società.
Nelle relazioni lesbiche si riscontra spesso una divisione dei ruoli: una delle due donne tende ad assumere un ruolo più virile dell’altra (atteggiamenti, abbigliamento, acconciatura).


Alla base del lesbismo ci possono essere varie cause:
un narcisismo esasperato (che porta ad una ricerca della propria identità sessuale attraverso il rispecchiamento nella partner), l’ostilità materna (che impedisce alla figlia l’identificazione in un modello femminile, con accettazione del ruolo), oppure il rifiuto paterno (che induce la figlia rifiutata ad identificarsi con il sesso opposto oppure a provare nei confronti di questo un sentimento di marcata ostilità). Altre cause sono state ricercate nella paura del rapporto eterosessuale e dunque nella ricerca di un surrogato, oppure nell’identificazione della bambina in un modello maschile, per compiacere i genitori che desideravano un maschio.
Insieme a tutto questo, molto dipende anche dagli incontri avuti e dalle iniziazioni ricevute alla vita sessuale.
Il rapporto lesbico sembra interessare le fantasie erotiche più degli uomini che delle donne e per questo viene spesso proposto in filmati pornografici dedicati ad un pubblico maschile.”


"Lesbica narcisista???"

Per poco non soffocai dal ridere. Ero in pizzeria con un'amica e la mia risata fece voltare i nostri vicini di tavolo. Lui, lumacone con faccia da puttaniere, approfitto’ per squadrarci entrambe giustificandosi alla moglie con la classica espressione stile “Che gente!”

Avevo le mie idee riguardo alla bisessualita’ femminile: tutte quante le donne portano in loro un qualche elemento di omosessualita’, poiche' l’Edipo esiste nelle donne nello stesso identico modo in cui esiste negli uomini. E' lo stesso seno materno, fonte di nutrimento e piacere, che attrae sia l'uomo che la donna ed anche se poi le sovrastrutture culturali tendono ad annullare quell’istinto qualcosa resta comunque latente.
Il corpo della donna e’ oggettivamente piu’ bello e piu’ piacevole da accarezzare di quello maschile. Non per niente, da secoli, e' raffigurato come simbolo di grazia e bellezza, ma il termine “lesbica narcisista" mi suonava strano, in quanto ritenevo che il narcisismo fosse una caratteristica prettamente maschile.

“Lesbica narcisista? Che significa?”

“Si’- disse la mia amica – secondo me sei innamorata di te stessa... insomma, sei narcisista… ti piaci talmente tanto, ti coccoli talmente tanto, curi la tua persona ad un tale livello che TI porteresti persino a letto…”

Credetti che volesse discutere di autoerotismo.

“Dici che sono lesbica perche' potrei masturbarmi all’infinito amando colei che giudico la donna piu’ desiderabile del mondo, cioe' me stessa??”

Ridemmo come matte ed ancora una volta i nostri vicini di tavolo si girarono verso di noi. Lei, classica signora che, scommetto, non era mai stata carina neanche a vent'anni, mi guardo’ con occhi gelidi... ed anche un po' invidiosi!
Abbassai la voce ed avvicinando il mio volto a quello della mia amica sussurrai:

“Ma no… odio le pratiche autoerotiche. Meglio la presenza di un partner. Perche’ faticare se qualcun altro puo’ farlo al mio posto? – e strizzandole l’occhio aggiunsi - o qualcun’altra!”

Quando tornai a casa ripensai a quelle parole. Feci una ricerca su Google e quell’articolo fu il primo che mi usci’ nella lista.
Lo lessi e mi colpi’ la frase “Il rapporto lesbico sembra interessare le fantasie erotiche piu' degli uomini che delle donne…”.
Piu’ gli uomini delle donne... interessante!

Forse c’era un motivo in tutto cio’ che avevo imbastito coinvolgendo sia il mio uomo che Olga… Olga che, a momenti, avrebbe bussato alla porta della nostra camera.

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The Naked Sun


E’ scritto forse nelle Tavole della Legge che la “realta’”, per quanto concerne i “rapporti umani”, e’ migliore o comunque piu’ utile o comunque piu’ efficace della virtualita’”?

Quante persone nel reale risultano spiacevoli, sia nell’aspetto sia nel modo di porsi in quanto devono recitare una parte a loro congeniale e funzionale alla loro vita di tutti i giorni?
Non credete che, liberate dalle sovrastrutture e distaccate dalla materialita’ del momento, potrebbero risultare migliori perche’ non piu’ obbligate a confrontarsi sul piano fisico, economico, o sociale, ma solo su quello interiore ed intellettuale?

A chi piace “incontrare” le persone ad un livello diverso che non sia il grufolarsi in un letto, a chi piace ascoltare discorsi che, nonostante le buone intenzioni, non siano sempre e comunque infarciti di una nota seduttiva o di repulsione, a chi non gradisce vedere sguardi da pesce lesso oppure schifati, a chi e’ interessato/a alla scoperta piu’ dell’anima che dell'esteriorita’, credo che niente sia piu’ adatto dell’ambito virtuale.

Certo si puo’ mentire, come anche nel reale, ma e’ un mentire “diverso” che presuppone comunque un tocco artistico molto piu’ raffinato, piuttosto che far girare fra le dita le chiavi dell’auto extralusso o mostrare il seno abbronzato a Zanzibar.

A tutti coloro che credono nella virtualita’ come surrogato della realta’ e non come ambiente relazionale a se’ stante, del tutto diverso ed ancora da esplorare, consiglio la lettura di un classico di Isaac Asimov: Sole Nudo.

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Individui e branchi


Pare che i miei rapporti con chi ha la pazienza di leggere le mie insulse elucubrazioni siano mutati.

Ne parlavo proprio ieri sera con un amico di chat e con lui cercavo di capire i motivi per i quali qui sul Blog provengono commenti quasi sempre educati, argomentati e privi di intenzioni finalizzate al flame, mentre quando partecipavo ai forum, appena scrivevo una qualsiasi cosa (fosse stata anche la previsione del tempo), c’era chi organizzava il linciaggio.

Dopotutto non mi pare di essere cambiata nel modo di esprimermi, anzi negli ultimi tempi credo di esser diventata addirittura piu’ “feroce”.

Eppure, a parte gli insulti iniziali pieni di volgarita' che per breve periodo sono arrivati da UgoPiazza & Co., non ho piu’ avuto bisogno di censurare alcun commento.

Cio’ significa che e’ avvenuto un mutamento nel modo di recepirmi?

Credo che, piu’ o meno, coloro che seguono il Blog, siano le stesse persone di sempre, per cui mi chiedevo: perche’ costoro si comportano qui in un modo diverso da quello in cui si comportavano (e si comportano tuttora prendendo di mira altre interlocutrici) altrove?

L'amico mi ha spiegato che, mentre nei forum i flame si alimentano continuamente in quanto non esiste nessuno che li circoscrive, qui sono io che filtro cio' che puo' passare. Ed un fuoco senza ossigeno si spegne.

Su questo punto ha ragione, ma credo che ci sia anche altro e cioe’ che la platea sia formata principalmente da vigliacchi che non hanno il coraggio di esporsi se non in branco.

L’individuo, che preso da solo e’ pronto a discutere o, al limite, a tacere, se trova il supporto di chi e’ pronto a fare branco, cambia completamente atteggiamento ed esprime un lato del suo carattere che lui stesso, quando torna in se’, ha difficoltà a riconoscere, anzi tendera’ a negarlo attribuendo le responsabilita’ delle crudelta’ commesse ad altri.

Generalizzo troppo se dico che questo modo di fare, tipicamente maschile, e’ alla base di tante “brutture” che esistono al mondo?

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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