sabato 31 marzo 2007

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Un nick di successo - I parte


Il post in cui spiego i motivi per i quali ho scelto il personaggio di Chiara di Notte come nick e avatar, mi ha fatto riflettere su un altro aspetto del mondo virtuale legato alla creazione di personalita’: perche’ alcuni hanno successo ed altri invece sono destinati a scomparire nello spazio di breve tempo? E’ solo una questione legata all’intelligenza, alla cultura, all’immagine fisica di chi pensiamo stia dietro ad un nickname oppure e’ qualcosa che coinvolge una piu' ampia gamma di fattori?

Frequentando il mondo dei gruppi, delle chat e dei forum dal 1999 posso dire di aver visto nascere, crescere e morire un’infinita’ di nickname. Alcuni per un certo periodo sono stati anche famosissimi (come spesso avviene anche per certe personalita’ del mondo dello sport e dello spettacolo) ma poi hanno dovuto lasciare il passo ad altri, piu’ nuovi, piu’ divertenti, piu’ freschi, che li hanno con il tempo soppiantati.

Accadra' anche a me? Puo’ darsi, ma se accadra’ non me ne faro’ certo un cruccio, in quanto quest’esperienza virtuale e cerebrale (come gia’ lo e’ stata quella mia basata invece totalmente sulla fisicita’ e sulla sessualita’) non avra’ fatto altro che accrescere la mia conoscenza, soddisfacendo in parte quella curiosita’ che non riesco mai a placare… come una ninfomane che non riesce a placare la sua sete di godimento.

Difficilmente, pero’, i personaggi virtuali riescono a resistere a lungo all’usura del tempo ed al cambiamento delle condizioni. Molto spesso prendono la via del “riciclo” e cioe’ chi li gestisce sceglie di farli morire per crearne altri diversi che siano piu’ attinenti ad una determinata realta’.

Non sono molti infatti i nickname che sono sopravvissuti in questi ultimi 8 anni. Possono essere sopravvissuti i burattinai , che sono certa sono piu’ o meno gli stessi di sempre con l'aggiunta progressiva di “nuovi arrivi”, ma i nickname, i personaggi virtuali originali che vivevano la loro “vita” 7-8 anni fa son quasi tutti scomparsi.

Potrei citarne qualcuno: Eagleman, Ken Shiro, Strider, Tropico, Lredio, Luiswave, Azetafi ed altri, ma sono veramente pochi e soprattutto sono pochissimo attivi ormai e quasi nessuno dei miei lettori, che non erano presenti ai tempi di cui parlo, possono ricordare.

In ambiente internazionale ricordo due grandi recensori di C69, che tutti conoscevano e che rappresentavano dei veri e propri guru dell’escortismo: Banker of the Road e Russianfan (uno francese che si rivolgeva solo alle top-escort e l’altro inglese che "collezionava" solo ragazze dell'est) che furono in auge allorquando quel sito (Captain69 appunto) era seguito moltissimo anche dai punter italiani.

Io invece, nonostante gli anni, le peripezie, gli infiniti ban e le esclusioni che mi hanno costretta ad uscire da quasi tutti i forum, sono ancora qui a rompervi gli zebedei. Perche'?

Perche’ sono intelligente? Perche' sono erudita? Perche' la gente mi immagina di aspetto “strabiliante? Perche’ sono ostinata? Perche’ ho tanto tempo da dedicare al web?

Io non credo che siano le sole ragioni, ma ho delle idee su come dovrebbe essere “gestito” un nickname per avere successo e voglio condividerle con voi in modo che possiate per prima cosa comprendere il perche’ delle mie scelte (per esempio l’avere un solo nickname e non frammentarmi in una miriade di nullita’ alternative), secondariamente, se avrete voglia, seguire le mie indicazioni per la creazione di un personaggio che vi servira’ negli anni per capire meglio sia questo fantastico mondo di fantasia che e’ internet, sia voi stessi, usandolo come esploratore all’interno della vostra anima.

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A proposito del nickname e dell'avatar



Perche’ il mio nickname ed il mio avatar?

Devo essere sincera, qui non si tratta di stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina, cioe’ se io abbia prima scelto il nick e di conseguenza l’avatar o viceversa. Fu un tutto uno e adesso vi racconto come nacque l’idea di accostarmi a quel personaggio dei fumetti che tutti conoscono con il nome di Chiara di Notte.

SULL’AVATAR

C’era un tempo in cui, molto tempo fa, anche io come la nostra amica del fumetto esercitavo l’antico mestiere.

Oh si, certamente ero su un piano diverso rispetto a lei. Lei e’ una stradale. Il suo palcoscenico sono le strade ed i lampioni, mentre il mio erano le stanze e le suite dei grandi alberghi. I suoi abiti di scena erano strettissimi corsetti, minigonne, mentre i miei erano completi e tailleur di Armani, Mugler o Versace, ma a parte queste differenze, piu’ formali che sostanziali, trovai il personaggio veramente affine a cio’ che era l’immagine che io avevo di me stessa. I clienti stessi di Chiara erano cosi’ tipicamente VERI che spesso in loro ne riconoscevo qualcuno dei miei.

E poi l’ironia del personaggio, quel disincanto, quel rapportarsi alla “vita” (intesa anche come “mestiere”) non con le paure dei pregiudizi “morali” o con i dubbi tipici che affliggono le donne non convinte di cio’ che fanno, bensi’ con quella gioiosa tranquillità di chi e’ “consapevole” di dominare la propria esistenza e non di esserne dominata.

L’immagine stessa dell’icona cosi’ somigliante alla sottoscritta anche fisicamente (porta anche quei classici orecchini a cerchio cosi’ comuni fra noi ragazze dell’est), una volta indussero un amico, con il quale in quel momento stavo leggendo il fumetto e con lui ridendo delle battute esilaranti, a dirmi “Ehi… ma questa sei tu!”

Fu un amore a prima vista… una folgorazione… non per lui, per lei!

Presi quindi la decisione di interpretarla nei forum secondo il mio stile. Uno stile che mettesse in luce quell’aspetto scanzonato del personaggio ma che fosse calato in un contesto piu’ attinente a quella che ero io: prostituta d’alto bordo.


Scelsi come primo avatar, quello di una Chiara inginocchiata, in una posa che io spesso ho quando ascolto chi mi sta di fronte. La mano sotto al mento.

Volevo infatti pormi come interlocutrice il cui intento era quello di far riflettere il mondo maschile, fruitore a volte compulsivo di un determinato servizio, su cio’ che spesso passava nella mente di chi, in quel momento e da piu’ parti, era ritenuta dotata di sola fisicita’ e di scarsa cerebralita’.

Esordii quindi nel lontano 2000 intervenendo con tono canzonatorio in un 3D in cui i “maschietti” si vantavano delle loro “misure”… creai un putiferio!

Solo da poco piu' di un anno ho cambiato l’avatar sostituendolo con quello attuale. Ritengo, durante il mio percorso di vita di questi ultimi anni, di essere cambiata. Presa coscienza di questo fatto ho scelto una nuova immagine che corrispondesse maggiormente a cio’ che sentivo e che sento di essere. Mi sono elevata dalla posa di sottomessa concubina, mi sono spogliata di quel fiocco nei capelli che mi faceva apparire tanto ingenua ed ho deciso di indossare un corpetto in latex e di “ammiccare” in modo esplicito a chi avra’ desiderio di cogliere il mio messaggio.


SUL NICKNAME

L’ossimoro creato dal nome tradotto in italiano “chiara di notte” (in magiaro, in ceko ed in slovacco questo ossimoro non esiste in quanto e’ conosciuta semplicemente come Klára), si e’ prestato molte volte alle interpretazioni piu’ diverse, dando modo di esprimermi secondo cio’ che io ritengo sia uno dei lati piu’ curiosi del mio carattere: la ricerca degli estremi fino a giungere alla linea di confine in cui questi si uniscono chiudendosi a cerchio.

Sono sempre stata affascinata da questo aspetto. Apprezzo cio’ che e’ posto agli estremi di una determinata scala e non tanto cio’ che vi sta nel mezzo.

Le persone banali apprezzano cio’ che non e’ ne’ carne ne’ pesce, la scala di grigio anonima ed insapore, un po’ di questo ed un po’ di quello, credendo in questo modo di avere un po’ di tutto… In realta’ non hanno ne’ la carne ne’ il pesce… non hanno niente e saranno grigi come grigie saranno le loro scelte di vita, grigi i loro abiti, grigie le loro auto, grigi/e i/le loro partner…

Negli estremi della scala sta invece, secondo me, la vera essenza di cio’ che io ritengo sia degno di essere vissuto. Vedo gia’ troppo grigio con i miei occhi per desiderare di vederlo anche dentro la mia anima, ed i colori che non potro’ mai vedere se non sottoforma di tonalita’ di grigio, li ricreo dentro ai miei sogni fino ad estremizzarli ai due lati della scala. Non saro’ mai grigia, mediocre, banale… voglio esplorare tutti i colori in modo cosi' deciso da raggiungere gli estremi della gamma, dove il bianco puo’ fondersi con il nero ma mai nel grigio.

Mi spoglio delle convenzioni, del peso dei pregiudizi, rimango nuda ed esploro le mie sensazioni ondeggiando fra gli estremi: caldo e freddo, dolce e amaro, forte e debole… piacere e dolore.

Chi mi ha conosciuta, non solo virtualmente, sa di questa mia passione spinta dalla curiosita’ che e’ un’altra caratteristica che credo di possedere.

Sono quindi chiara e scura, luminosa anche nell'oscurita'... Chiara di Notte.

Il nickname e l’avatar si attagliano a me in modo perfetto, unendo il tutto in un qualcosa di simbiotico e di indivisibile a cui credo di essere ormai indissolubilmente legata.

venerdì 30 marzo 2007

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Dedicato a me


Il mio ego e' enormemente stimolato quando leggo post su altri blog che sono dedicati a me.

Mi rendo conto che cio' che ho fatto e scritto in tutti questi anni non e' andato perduto come lacrime nella pioggia, ma e' rimasto sedimentato dentro l'immaginario collettivo di coloro che navigano i mari del web.

Una cosa voglio assicurare: non e' vero che il viaggio e' infinito. Qualcuno e' riuscito a raggiungermi e ad incontrarmi... navigando in acque perigliose, lungo la rotta che passa sotto all'arcobaleno.


"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a riconoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva a un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita." (Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine)

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Cara Maddalena


Mi erano piaciuti i tuoi racconti. Sono sincera. Mi avevano donato emozione e mai mi sarei attesa la tua richiesta perentoria ed immotivata. Ne sono dispiaciuta, ed anche in questo sono sincera. Avrei gradito che tu avessi avuto la cortesia di spiegarmi, ma non l’hai fatto. Adesso ho delle domande e dei dubbi ai quali non so dare risposta… a meno che la risposta non sia l’unica plausibile, e cioe’ che tu voglia sottilmente comunicarmi, in modo gentile, che non intendi essere collegata con i tuoi racconti ad un blog di una ex prostituta.

Spero che tu non abbia niente contro una determinata categoria di donne che gia’ devono subire da parte dell’uomo mediocre questo marchio di non accettabilita’ sociale. Spero che tu avresti fatto la stessa richiesta di rimozione dei link anche se questo blog avesse trattato argomenti meno "borderline" o fosse stato il prodotto di una piu’ “stimata” personalita’, che a quanto pare non mi riconosci. Comprendo che la sottoscritta non possa essere annoverata fra le “stimate personalita’” che tu frequenti, ma confido che tu non abbia usato un differente metro di giudizio solo in relazione al mio passato.

Quando ho scovato i tuoi racconti mi sono rivolta a te con un sentimento di sincera ammirazione perche' credevo che dietro alla sensibilita' che traspariva ci fosse una donna altrettanto sensibile e coraggiosa. Permettimi di dirti che, poi, sono rimasta delusa. Non riesco piu’ a vedere ne' coraggio ne' "sensibilita"; rileggendo i racconti alla luce della tua richiesta non provo piu’ quell’emozione e quella sensazione empatica che mi aveva motivata. Vi leggo solo “costruzione” ortografica; sintatticamente perfetta ma insapore. Come un prodotto preconfezionato, ordinariamente casalingo che, per esigenze di “mercato”, e’ trattato chimicamente per la conservazione nel frigorifero. Si’ “frigorifero” e’ la parola giusta e mi da’ una sensazione di freddo. Di freddo e di vuoto.

Ho rimosso i link, come mi hai richiesto,e devo dirti che non l’ho fatto a malincuore. Credo che una scrittrice, oltre alla padronanza della lingua, debba possedere qualcosa di speciale: un’anima. Ti auguro percio' una felice vita e tanta fortuna, lontana dalle persone “socialmente sconvenienti” come me. E perdonami per la mia breve ed inopportuna intrusione nella tua tranquilla esistenza.

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Devirtualizzazione


Ritengo ormai di essere fuori posto nella tua vita.

Come per Melquíades il mio tempo e' finito.

Hai scelto. Hai sancito la fine dell'adolescenza. Sei cresciuto e mi hai lasciata indietro, in un luogo dal quale non posso piu' raggiungerti.

Io non voglio crescere. Voglio ancora vivere questa eta’. L'eta' dell'innamoramento e non dell'amore...

Non penso che, se ti seguissi, sarei piu' felice. Non lo penso, no. Preferisco restare nel mondo della fantasia.

Continuero’ a credere alla magia, mentre tu affronterai la realta’. Vivro’ nell'isola che non c'e', mentre tu percorrerai le strade dell'esistenza. Restero’ bambina mentre tu vivrai da adulto.

Quando l'affronterai, la realta', capirai. Il meccanismo innescato non ti permettera’ di retrocedere neanche piu’ di un secondo mentre io viaggero’ nel tempo e nello spazio che per me non avranno confini.

Avevi modo di beffarti della natura. Potevi restare bambino per sempre, ma sei caduto nell’inganno ed hai voluto aprire la porta che avrebbe dovuto restare chiusa.

Crescendo dimenticherai questa eta’. La piu' bella. L’eta’ in cui, se lo desideri, puoi anche volare.

Come ricorderai i momenti passati con me? Non li ricorderai con nostalgia?

Ti avevo avvertito ma non mi hai ascoltata.

Io ero Melquíades, io ero Peter Pan, io potevo esistere solo nel mondo fatato degli adolescenti.

Ti ho insegnato a volare, a combattere contro i pirati… ti ho mostrato il segreto della pietra filosofale che tramuta il vile metallo in oro. Per te sono stata Peter Pan, sono stata Melquíades.

Le adolescenti come me sono sempre innamorate ma non amano mai.

Me ne andro’, da sola, alla ricerca di Aureliano Buendia, di Campanellino e di Capitan Uncino.

Se un giorno li trovero', li salutero' per te.

Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquíades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquíades. "Le cose hanno vita propria" proclamava lo zingaro con aspro accento, "si tratta soltanto di risvegliargli l'anima." (Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine)

mercoledì 28 marzo 2007

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Luoghi comuni e leggende metropolitane

  • Le donne dell’est son tutte bionde
  • Gli uomini dell’est son tutti ubriaconi
  • Le donne dell’est son tutte puttane
  • Gli uomini dell’est sono violenti e picchiano le donne
  • Con una valigia di calze di nylon trombi da Praga a Vladivostok
  • Gli italiani son grandi scopatori (aggiunto da Davide)
  • Le italiane sono le donne piu' belle del mondo (aggiunto da Davide)
  • Le donne ungheresi sono frigoriferi (aggiunto da WineHunter)
  • Gli Italiani, spaghetti, mandolino, baffi neri! (aggiunto da Robert)

Ok, chi ne sa altre che le inseriamo?

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La nuova (et)era

 
I ruoli stanno mutando, gli uomini si sentono minacciati, le donne prendono sicurezza e si appropriano della loro indipendenza. Questo avviene ormai da decenni nonostante lo starnazzare continuo e fastidioso di coloro che non accettano questo mutamento. Tutto cio’ lo si nota anche nel rapporto che per secoli ha legato il cliente alla prostituta.

Chi dovrebbe sentirsi superiore rispetto alla sua controparte, in quanto “acquirente” che “paga e pretende” (anche perche’ abituato da secoli ad imporre la sua visione della realta’), oggi non puo’ far altro che prendere atto che tale superiorita’ e’ ormai solo apparente e destinata a ribaltarsi…

Anche se in quasi tutti i campi le donne vengono considerate (e trattate economicamente) un gradino sotto a quello del maschio, esiste un settore in cui questa regola e’ invertita: moltissime prostitute oggi guadagnano piu' dei loro clienti e possono permettersi un tenore di vita di gran lunga superiore a quello delle famiglie dei loro clienti.

Non si tratta della disgraziata tisica di “vittoriana” memoria, e neanche dell’immigrata schiavizzata dal protettore, ma di una nuova figura che si toglie di dosso le incrostazioni sedimentate da secoli di “pregiudizio” moralista dei “benpensanti”: la escort che si ispira alla geisha, all'etera o alla cortigiana rinascimentale.

Tale figura crea, nei discendenti della cultura latina-romana, oltre a sentimenti di invidia, anche frustrazione. Dalla frustrazione alla paura, e poi al panico per il timore di veder messo in discussione il proprio ruolo sociale, il passo e’ breve.

Chi credeva di rappresentare un punto di riferimento, l'appiglio economico e culturale al quale la femmina doveva aggrapparsi per poter sopravvivere e poter accedere alla societa’ passando per la porta dell’accettazione in quanto “stimata compagna di un uomo”, oggi deve fare i conti con una nuova realta’… per lui non certo piacevole, suppongo.

Domande sarcastiche del tipo “le escort oltre alla f… possiedono ANCHE il cervello?”, assumono un significato piu’ ridicolo che misogino: certe escort oggi possiedono molto piu’ del cervello. Possiedono indipendenza, denaro e bellezza, tutte cose che danno loro la possibilita’ di scegliere come, dove e con chi vivere. E scelta e’ liberta’...

"Grande è la reputazione della donna di cui, per lodarla o biasimarla, si parla il meno possibile tra gli uomini"
TUCIDIDE (Storie II, 45)

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Vacanze sulla neve (Parte XV)


Sono appena uscito dall’ufficio del Capocentro di Bologna e mi sono infilato nella vettura di servizio. Abbiamo discusso delle solite cose: nuove strutture del terrorismo rosso e dell’eversione di sinistra; situazione delle connivenze e contiguità con la sinistra antagonista e infiltrazione nel mondo sindacale. Le solite palle.

Appena in macchina, mentre ci dirigiamo verso la tangenziale per poi indirizzarci verso la capitale arriva una chiamata da uno dei miei.

“Dottò, visto che ci aveva chiesto priorità le devo fare un piccolo report su quella situazione là” mi dice con marcato accento partenope un giovane e particolarmente sveglio componente della mia squadra.

“Fuori il rospo, ma veloce che ho la testa piena per oggi”

“Eeeh mi dispiace dottò, ma mi sa tanto che gliela devo riempire ancora di più…”

“Minchia… che succede ancora?”

“Allora: quei due che ci aveva fatto agganciare, se li ricorda? Beh sono stati rilasciati: colpa di un ispettore del Commissariato di Fatebenefratelli che, diciamo è dell’altra sponda”

“Va bene, ma insomma, non potevamo aspettarci che li sbattessero in galera per essere trovati in un bordello in qualità di clienti, no? E poi ci serviva solo metterli fuori gioco per un po’…”

“Sì ma la notizia vera è che questi qua fanno parte di una specie di club organizzato di puttane e puttanieri…”

“Se è così li fottiamo per sfruttamento o favoreggiamento, no?”

“No no, dottore… questi non sfruttano proprio niente: si organizzano tra loro, fanno cene e trombano come disperati!”

“Ah… beati a loro… e a noi che ci cresce sta cosa?”

“Che sono tutti una cosa… e che hanno tutti la fissa del nostro soggetto… vogliono morbosamente capire chi è, conoscerla e possibilmente trombarsela come fosse un rarissimo pezzo da collezione…”

“Quindi siamo destinati a ritrovarceli tra i cabbasisi vita natural durante? O fino a che non li sbattiamo in qualche galera fetente? Ma porca mignotta… è il caso di dire… Scusa … ma tu come le hai avute queste belle informazioni?”

“Ho scoperto che tra i punti di contatto c’è uno del gruppo di puttanieri che era dei nostri, qualche anno fa e adesso è dormiente perché è una persona affermata a Milano, quindi si è defilato, ma i rapporti sono buoni… e lei dottore lo conosce pure perché avete lavorato fianco a fianco per un po’ di tempo al CESIS nel ’93…”

“Non mi dire che stai parlando di … “

“Proprio di lui dottore…”

“Ma pensa te… senti… contattalo che faccio rotta a Milano subito… voglio vederlo e parlarci…”


Mi rivolsi al mio autista: “Vai in direzione Milano, metti il lampeggiatore e vola come un fulmine!”

Ed è così che per la prima volta in vita mia mi sono cagato veramente sotto: voliamo a duecento all’ora sulla corsia di emergenza passando a un millimetro dal cassone dei tir e del guard rail.

Vedo la mia carnagione, costituzionalmente chiara, assumere una tonalità che vira sul grigio metallizzato.

Riprendo colore solo quando scendo dalla macchina, con le ginocchia di gelatina, mormorando al mio collaboratore: “Bravo, hai volato davvero… però al ritorno guido io…”

L’uomo è seduto al tavolino del bar e legge una copia del “Corriere”. Lo riconosco subito, nonostante gli anni e nonostante i chili in eccesso. Un giovane “cumenda”. Sì, tutto sommato giovane.

Quando mi vede spalanca gli occhi da dietro gli occhiali da sole e tradendo le sue origini siciliane esclama: “Un ci pozzu cridiri! U ‘Rlandisi!!”

Mi chiama proprio così: “l’irlandese”. Un nomignolo che non sentivo da decenni. In siciliano, poi…

“A fissa ‘i tò mà… chi mminchia ci trasi tu ‘nta sta facinna ‘i buttani i buttanieri???”

Rispondo a tono, giusto per rammentargli le comuni radici sicule.

Dopo un po’ di convenevoli entriamo nel merito.

“Mah sai, sono entrato in questa community un po’ per noia, un po’ per gioco… è gente simpatica… un po’ cazzoni e sfaccendati… ma simpatici… prendi Ugo per esempio… è un tipo troppo divertente… ogni volta che abbiamo fatto cene insieme…”

“Ascolta. Io non è di Ugo o di Siggy che voglio sapere cose. Abbiamo informazioni tali da putiricci cuntari i pili n’tu culu. Voglio sapere qualcosa di questo Zwallyz e anche di Illustre.
In particolare Zwallyz non mi convince per niente. È stato capace di entrare nei sistemi e di intercettare sms. Il che non è cosa che un principiante può sapere fare. Inoltre, la vuoi sapere una cosa? Mentre su Illustre tutto quadra, sul piano delle varie anagrafi, su Zwallyz non quadra una minchia di niente. Ci sono un sacco di dati che non tornano, dall’archivio della leva al distretto, all’anagrafe tributaria, all’anagrafe comunale… niente… Per cui o è stato così abile da alterare le informazioni nei vari pubblici registri (ma ci dovrebbe essere una ragione per cui uno si sbatte a fare un’operazione del genere) o è una persona finta. Cioè, una personalità costruita a tavolino. Insomma un nickname anche nella vita reale, preparato dai servizi di qualche paese straniero…”

“Mah senti… l’unica cosa che so è che…”


Improvvisamente il mio interlocutore si blocca… lo sguardo è sbarrato, poi il volto assume una smorfia e le labbra si fanno a cuoricino, poi la voce strozzata in gola assume un’inspiegabile tonalità in falsetto

”… ma lo sai che sei proprio un uomo affascinante con quegli occhini azzurri e i tuoi capelli rossi come la passione, caro il mio irlandese?”

Dopo un attimo di sorpresa, capisco cosa sta succedendo: riconosco gli effetti devastanti di una nuova variante del polonio, che nell’ambiente abbiamo scherzosamente definito “culonio”. Cioè una variante del famigerato isotopo che, ingerita in quantità minuscole determina uno stato di omosessualità che permane per un lungo periodo se non si interviene con una pronta disintossicazione.

Mi alzo di scatto dal tavolino e mi allontano precipitosamente mentre il mio interlocutore si accascia mugolando “hmmm… fammi tuo… prendimi ora…” e un rivolo di bava biancastra esce dalle labbra.

Chiamo immediatamente il nucleo emergenze NBC (Nucleare Batteriologica e Chimica) e mi allontano dal posto guardandomi intorno e tenendo una mano sulla fondina… Qui il gioco comincia a farsi duro davvero…


Blackbird

martedì 27 marzo 2007

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Ragazze da poco


Perche' per gli occidentali e' difficile, al di la' del buonismo ipocrita, uscire dalla logica: donna dell'est=mignotta?

Quanti, alcuni anni fa, sono partiti (e forse partono tuttora) per i paesi dell'Est con le valige cariche di calze di nylon o di regalini di poco conto?

Perche' quando andavano in Francia invece delle calze portavano le carte di credito ben cariche e non sempre erano sicuri se avrebbero scopato?

Ecco, oggi si puo' scrivere di tutto "noi siam bravi, siam buoni, siam belli" pero' da una ragazza dell'est ci si attende che sia quanto meno puttana... ma soprattutto poco esigente.

Una ragazza da poco... cosi' da poco che si puo' averla a dei prezzi stracciati.

Stessa logica che hanno certi imprenditori che acquistano per due soldi fabbrichette dismesse in zone depresse di certi Paesi, in cui, insieme ai locali, ai capannoni e alle attrezzature, divengono proprietari anche degli operai (e le operaie) abitanti del vicino borgo, in una sorta di neo servilismo della gleba di stampo medievale.

Cosi' possono essere competitivi sul Mercato, pagandoli 100 euro al mese… mentre loro girano in Lamborghini.

E se una ragazza abitante nel borgo e' carina ed ha bisogno di lavorare, in quel centone ci scappa anche qualcosa di extra.

Che le calze se le compri con il suo salario!

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Vacanze sulla neve (Parte XIV)





"la prossima volta che m'inviti a prendere un te' informati prima su che marche hanno, mi sa che quello che ci hanno dato non era molto buono"

ho la bocca impastata e biascico a mala pena le parole. siggy non sta molto meglio, eppoi la parrucca e le calze sfilate gli danno un tocco molto diverso da come appare normalmente.

"dai,che lo scherzo che ci hanno fatto e stato grandioso"

cerco di tirarlo su di morale, ma lo vedo giu di corda, a lui non dev'essere piaciuto molto.

"su, ho sentito zwall e illustre a telefono, li hanno rilasciati, quindi possiamo andare a cena con loro, cosi ci raccontano com'e andata"

dopo esserci lavati e ripresi, scendiamo.

"sai che hanno promesso a un poliziotto un festino con la matta?"

"mi sa che la matta glielo fa a lui il festino se lo incontra"

"comunque ho un idea, ricompattiamo il club... ci sarebbero il doc e 6matt a torino, a milano possiamo chiamare zanna e il gruppo lady cleo, alexia e brenda, a bologna abbiamo l'infallibile angie, sulla riviera adriatica c'e alfuccio, a roma toradol e raul che potrebbe dare un occhio anche a genova, in sardegna ci sono hank62 e topogigioca, a napoli glonoinum e kainus e la sicilia e coperta da nero d'avola, a reggio c'e il pezzente e a bergamo il bidone. il problema e che dovremmo incaricare due playboy di alto livello per costruire una trappola coi fiocchi..."

"e a chi hai pensato?
- dice siggy, poi vedo il suo volto che s'illumina - vecchio furbacchione e vero, abbiamo i due personaggi piu forti del mondo in questo campo, ce l'invidiano in tutto il mondo e dire che sono infallibili e dire poco"

sorrido anche io, lo sapevo che ci sarebbe arrivato.

"eh si, quei due sono una vera forza della natura e quando partono sono praticamente irresistibili"

natralmente sto parlando di: keith e devas!!!!!!!!!

Ugosugo55

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Le recensioni


Ho al mio attivo un primato: sono stata la escort (adesso ex) piu' bannata di tutta la storia dei forum e dei gruppi di discussione che hanno come argomento la prostituzione.

Da sempre la mia presenza ha rappresentato, per alcuni personaggi venati da una palese misoginia, qualcosa di insopportabile, ed anche se mi limitavo nella scrittura dei post, ero comunque tirata in ballo per vie traverse con continue provocazioni il cui unico scopo era quello di irritarmi in modo tale da avere poi il pretesto per un “giusto” allontanamento…

Queste persone vivevano la loro esistenza in funzione di me, di cio’ che pensavo, di cio’ che dicevo, di cio’ che facevo. Erano talmente distanti dalla mia realta’ da non comprendere che ero (e sono) talmente libera ed emancipata da poter “esistere” anche al di fuori dei "gruppi" per loro cosi’ importanti.

Notavo spesso che i personaggi presenti un po’ ovunque erano sempre gli stessi, nonostante usassero il trucco di cambiare nick in modo continuativo.

Coloro che mi criticavano perche’ ero attiva sul web, nonostante avessi chiuso con il mestiere, erano poi gli stessi che costantemente dichiaravano di volersene andare dal virtuale, ma che comunque vi restavano agganciati in modo ossessivo. Costoro erano i "puttanieri incalliti".

Devo essere sincera, non ho mai smesso di leggere cio’ che viene scritto nell’immondezzaio. Alcuni post mi stimolano riflessioni, che poi estrapolo qui nel mio blog. Non rubo niente; quel forum si puo' liberamente leggere ed io ne approfitto. La maggior parte degli interventi riguarda il “racconto” delle proprie “prodezze” sessuali… fatte ovviamente “a pagamento”.

Da sempre mi sono posta la domanda su cosa possa spingere una persona sedicente equilibrata a raccontare i cavoli propri davanti ad una platea di sconosciuti borderline, molti dei quali pronti ad utilizzare tali informazioni per scopi non sempre amichevoli.

Esibizionismo? Gioco? Malattia?

Bah! In effetti credo che ci sia abbastanza di patologico nello spifferare in giro su argomenti cosi’ privati che riguardano non solo la propria sfera sessuale ma anche e soprattutto quella emotiva.

Sono contraria alle recensioni. Le ritengo di cattivo gusto e decisamente un prodotto di menti che “soffrono” deficienze esistenziali non da poco.

Ho sempre pensato che, anche trattandosi di lavoro, il rapporto fra una escort, loft o battona di strada ed un cliente dovesse restare, com'era una volta prima dell’avvento di questo stile di vita modello “reality”, PRIVATO.

Da quando sono comparsi i gruppi di discussione, i forum, eccetera, tutto e’ diventato “costruito”, finto, esasperato al solo autoincensamento finalizzato ad ottenere visibilita’ all’interno di un branco.

A volte mi e’ parso di essere in presenza di una comunita’ di alcolisti che “si raccontavano” nelle loro debolezze. In effetti il parallelismo fra “sesso compulsivo” ed alcolismo (o tabagismo o altri tipi di problematiche legate alla dipendenza) e’ molto forte ed io ho sempre avuto questa idea fin da quando, in un mio vecchio post, paragonai il “puttaniere incallito” al Giocatore di Dostoevskij

L’alibi del raccontare al fine di aiutare la comunita’ a non prendere fregature, cioe’ l’alibi del “puttaniere incallito”, non regge assolutamente. Il comportamento logico di chi incontra una “ragazza meravigliosa” dovrebbe essere quello della “non condivisione”, mentre il comportamento equilibrato di chi invece riceve una fregatura NON dovrebbe essere quello della “spietata vendetta”. Quindi la recensione va contro ogni logica e contro ogni equilibrio.

Prezzi, prestazioni, qualita’, quantita' sono termini che si addicono piu’ ad elettrodomestici che non a persone e tutto questo gergo sminuisce l’incontro ad un prodotto preconfezionato dentro un involucro di plastica asettica. Tutto e' stabilito, catalogato, testato fino alla nausea. Eppoi i clienti restano insoddisfatti se non trovano piu' nella ragazza cio' che loro ricercano e che una volta dava quel sapore di “scoperta” e di avventura.

A meno che le recensioni siano di fatto uno strumento utile ad una sola categoria di persone: le ragazze ed i loro "sponsor" che devono promuovere la "propria" merce e denigrare quella della concorrenza.

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Vacanze sulla neve (Parte XIII)


“Agente, NON SIAMO DEI PERVERTITI!!!… Almeno io no! Ecco lui già un pochino di più: s’immagini che si fa chiamare ZWALLYZ… la sente l’assonanza? ZWALL… SWALL… ha capito?… slip slap…capito?….Un pochino pervertito lo è, ma tutta roba naturale… cioè… quasi... insomma…uff…”

Mi sentivo su una vetrata liscia cosparsa d’olio: Zwall era ancora sotto shock! La visione di ugo e siggy in guepiere che ci guardavano vogliosi non era una scena facile da dimenticare, se poi ci mettete l’irruzione della polizia… capite? Sembravamo i Village People!!!

La storia era così lunga e complessa da spiegare che manco io stesso ci avrei creduto!

“Allora: spiegatemelo come fossi un bambino? Che stavate facendo in quel “retrobottega” (chiamiamolo così) in mutande con due (all’apparenza seri professionisti) drogati ed in guepiere?? Perché, qualche idea ce l’avrei in merito… ma non oso nemmeno pensarci!”

Zwall sembrava assorto nei suoi pensieri… quando all’improvviso recupera verve e sfrontatezza e sbotta: “MA INSOMMA!!!! Di cosa ci state accusando??? Che facevamo di male!!! CI PIACE IL TRENINO E ALLORA??? Vi dispiace che non vi avevamo invitato alla festa???”

Pensai: ecco ci danno l’ergastolo e la pubblica gogna per un mese sul sagrato del duomo! Rovinati!!!!

Ed invece… come al solito il diavolaccio aveva studiato il nostro inquisitore: ed in effetti dal bordo dei suoi pantaloni (me lo ha rivelato dopo zwall) spuntava il filo di un perizomino rosa...

L’agente chiude la porta e cambia tono: “Sì gioia, mi dispiace… io li so tutti i giri in città, ma questo non l’avevo mai scoperto: poi… lo sai... vedere due fusti come voi in boxer… mmm sono ancora tutto un bollore… non potremmo organizzare una festa di pasqua dove esco dall’uovo vestito da blue bell cantando “mi vendo” e poi la festa la fate voi a me??”

Ero ad un passo dai conati di vomito, ma avevo compreso la strategia di zwall: aveva colto la debolezza dell’inquisitore e ci faceva leva… di lì a poco saremmo stati fuori di sicuro.

“Zwall, cos’è che gli hai dato in cambio della libertà?”

“Ma niente, gli ho promesso un festino per il prossimo mese a Torino e gli ho dato il numero di una famosissima drag queen della zona, un tal sedicente 6matt6…”


In quell’ultimo nome zwall assunse le sembianze di sir biss… pieno di s sibilanti e dall’aspetto mellifluo: io vedevo le fiamme dell’inferno dietro di lui, ma tant’è… era riuscito a tirarci fuori da una situazione davvero imbarazzante!!!
Il ghigno che aveva sul volto la diceva lunga su che dettagli aveva promesso all’agente sul conto di 6matt…

“E mo’? Io direi di lasciare perdere: qui il gioco si fa troppo duro.”

“E noi iniziamo a giocare! Innanzitutto voglio capire chi era quello con quella barba e baffi posticci che ha tirato fuori a braccia ugo e siggy: sotto quelle false sembianze mi è sembrato di riconoscerlo, ma non ne sono sicuro… ma se è lui… gli restituisco la sorpresa con gli interessi!!”

“Non pensi che sia stata Chiara ad organizzare tutto? Per sputtanarci, pensaci… ci faceva passare in una botta sola per culattoni tu, io, ugo e siggy… Tutte recensioni inventate le nostre!!! Che sputtanamento!!!”

“Illu: si vede che non hai esperienza. Quella è una puttana: e una puttana non chiama mai la pula, al limite ci gioca… Devo andare sul mio database delle foto delle cene: mi sa che se applico un po’ di baffi e barba posticci scopriamo chi era quel tipo: da lì ripartiamo…”


La faccia di zwall non prometteva nulla di buono: ma forse era solo uno scherzo che la natura aveva fatto giocando con la sua fisiognomica... io però lo vedevo sempre più simile al suo avatar...

Illustre1966


Illu, ma che hai fatto? Un corso di cabaret? :)))) Mi sa che da tutta 'sta storia tiriamo fuori un capolavoro umoristico :))))

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Vacanze sulla neve (secondo interludio)


L’auto si muove agile in mezzo al traffico Milanese. Al mio fianco c’e’ Alice. I suoi grandi occhi mi guardano sorpresi.

“Ma chi era quello?”

“Nessuno, Alice, nessuno che tu conosca”

“Si ma tu l’hai chiamato poliziotto… perche’? Non e’ che mi hai infilata in qualcosa di losco? Doveva essere solo uno scherzo mi avevi detto… che cosa c’entra la polizia?”

“Ma no… fidati… le cose sono precipitate ma non c’e’ niente di cui preoccuparsi. Non mi sarei mai attesa di veder sbucare quel tizio quella sera da Talvo.

La notte che tu sei stata con il dentista… cioe’ che HAI PELATO il dentista, ricordi?”

“Certo! C’eravamo messe d’accordo per giocare il tiro mancino a quei due… la scena del bacon e’ stata fenomenale ahahah! Questi come scemi sono arrivati come pivelli nella nostra rete attratti come falene dalla luce. Sono riuscita a conquistare (oltre ai soldi) anche la fiducia del dentista… sono stata io che gli ho inoculato (con la “o”) l’idea che alla sala da tea-dungeon avremmo fatto cose speciali… di quelle che abbiamo imparato a Calcutta… tipo la kukaracha… ovviamente se avesse portato con se’ anche il suo amico!”

“Eh si’… ed inoltre quella notte hai ripreso tutta la scena con il telefonino… cosa che abbiamo fatto anche oggi quando li abbiamo conciati in quel modo. Adesso possediamo tanto di quel materiale compromettente che l’agenzia Corona’s ci fa un baffo di ragioniere! E se lo postiamo, un pezzetto per volta sul blog, facendoci pagare da chi vuol vedere, possiamo ricavare tanto di quel denaro da farci la nostra vacanza in un luogo esotico...”

“A Fuerteventura?”

“Naaaaa!... in quel posto da sfigati e da scafisti albanesi? Ma sei matta? Li’ ci sono soltanto case di riposo per pseudo-avventurieri-ex-gigolo’ disperati ai quali piace imitare l’idioma di Pablo Escobar. Come minimo andiamo in uno di quei posti da V.I.P.s tipo… tipo quelli in cui va la Sabrinona per intenderci!

“A Zanzibar?
– mi fa Alice con la faccia un po’ schifata – magari in un bel villaggio del Ventaglio pieno di pensionati in vacanza! Ma sei scema? Io non ci vengo!”

“Eh certo… in quei posti da "vacanze organizzate" lasciamoci andare la romana, che tanto parte con il gommone appresso… eppoi il nome… “Zanzibar”… se e’ onomatopeico, mi sa tanto che dovremmo portarci dietro quintali di piastrine antizanzare come quella volta a Birds Island, ricordi? Meglio la Polinesia oppure la Micronesia… o i Caraibi o, se preferisci le Seychelles, ce ne andiamo a La Digue, che ne dici?”

“Siiii, fighissimo!… voglio tornare a La Digue… ma anche a Bora Bora… e a Los Roques… e a Palau… e a…”

“Eccheccavolo! -
la interrompo - E perche’ non il giro del mondo? Dai Alice, va bene che ricaveremo della grana ma mica milioni. Al massimo possiamo andare in un posto carino per un mesetto, non di piu’… a meno che… a meno che…”

Mi balena improvvisa un’idea… chissa’ che non sia la giusta occasione per farci davvero il giro del mondo. Certo dovrei ricontattare il poliziotto… potrei manovrarlo nel giusto modo e…

“Ok allora decideremo dopo… mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Pero’ mi assicuri che non stiamo facendo niente di tremendamente illegale?”

“Ma no, ma no… stai tranquilla eppoi... -
sorrido sadicamente - eppoi tutta la colpa ricadra’, come al solito, su Zwallyz!"

lunedì 26 marzo 2007

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Vacanze sulla neve (Parte XII)


Atterro a Linate con un normale volo di linea Alitalia. Ho solo bagaglio a mano e quindi supero la folla di passeggeri che si accalca ai nastri per il ritiro del bagaglio.

Infilo la porta scorrevole senza guardare i finanzieri che pigramente la presidiano. Riconosco agli arrivi uno dei nostri, che mi consegna la chiave di un’auto e mi saluta velocemente dicendomi dove troverò l’auto.

Salgo a bordo di questa BMW serie 3 a nolo nuova di pacca, inserisco Piazzale Bacone sul navigatore e vado.

“Bitte fahren sie zu geplann route“ dice la signorina del navigatore. Cazzo è impostata la lingua tedesca! Smanetto un po’ per capire da quale menu si imposti la lingua italiana. Ci arrivo, ma ecco che la voce di quella che pare un’albanese appena sbarcata da un gommone scandisce: “prosegui-re lun-go la ro-ta pro-gramaa-taa”.

Porca miseria… era decisamente meglio il tedesco… ma lasciamo andare va… proseguo lungo la rotta programmata. Mi squilla il cellulare.

“Dottore, qui è la centrale operativa. Abbiamo un report sui cellulari dei soggetti che ci aveva segnalato. Gli apparecchi sono agganciati. Seguiamo gli spostamenti cella a cella”.

“Grazie… avvisatemi se si muovono o sono in avvicinamento verso piazzale Bacone a Milano…”

Proseguo la mia corsa verso Piazzale Bacone… penso tra me che dev’essere tutta una gran fesseria e una gran perdita di tempo.

Altro squillo di cellulare.

“Dottore … eeeh… dunqueee… Connessione da linea protetta e sicuraaa. Maaa… volevo solo informarla che temo di avere perso definitivamente il contatto con il soggetto… cioeeh con una manovra diversiva… eeeh…” (mugolio con voce femminile in sottofondo)

“Eeeeh… mi sa tanto che te ne torni in Calabria a fare la guardia forestale! Rientra immediatamente in sede e provvedi a fornirmi ogni giustificativo di spesa. Fossero anche gli 80 centesimi del caffè… CHIARO???”

Gli sbatto il telefono in faccia. Richiamo la centrale operativa “dei quattro numeri che vi ho fornito la mappatura che ci dice? C’è il primo che mi interessa sapere se è agganciato alla rete italiana o se è in roaming dall’estero… Ah… è in Italia? A Milano?? Grazie…”

Chiudo il telefono e penso “Chiara è tornata fulmineamente in Italia… ma come cavolo ha fatto? Ha preso il primo volo della mattina?”

Arrivo finalmente in Piazzale Bacone. Riesco a trovare miracolosamente un parcheggio e faccio una ricognizione del posto. Individuo rapidamente la famigerata sala da tè. A quest’ora è chiusa, quindi mi cerco un bar e mangio un panino.

Aspetto pazientemente il pomeriggio ma intanto mi arriva una telefonata.

“Qui è la centrale operativa, Dottore”

“Sì… che succede?”

“Volevo avvisare che nel fare l’analisi di linea su quei numeri agganciati abbiamo scoperto che era in corso un tentativo di intrusione su quelle linee…”

“Cosa??”

“Sì … un tentativo di hacking via server… è complicato da spiegare ma qualcuno è riuscito a inserirsi nella rete dei provider di telefonia ed è entrato nei database degli sms…”

“ E si è capito chi è?”

“ Ci stiamo risalendo… le mandiamo via email una scheda con i dati raccolti”


Mi accendo l’ennesima sigaretta quando il “bip” sul palmare mi avvisa della email ricevuta. Apro la mail. Mi compaiono le schede di due personaggi, uno dei quali noto come una specie di hacker della domenica, con il nickname di Zwallyz (cio l’esecutore materiale del cracking) e l’altro risponde al nickname di “Illustre1966”, in evidente combutta con il primo personaggio. Nella mail ci sono anche le foto dei due, ricavate da chissà quale banca dati. Non vengono qualificati come pericolosi, ma di sicuro sono coinvolti nel giro dei gaudenti cultori dell’escorting…

Richiamo la centrale operativa e chiedo che anche i cellulari di questi due vengano agganciati nella ricerca cella a cella. Poi chiamo uno dei miei collaboratori più stretti e gli chiedo se ci sono informazioni di rilievo su questo locale, la Teiera eclettica.

Dopo una buona mezz’ora mi arriva una chiamata dalla centrale operativa in cui mi si avvisa che i sei portatili agganciati sono tutti in movimento verso piazzale Bacone.

Intanto il mio collaboratore mi avverte che il posto è un vero bordello, di quelli sul genere extralusso, mimetizzato da sala da tè.

Entro nella toilette del bar, mi sciacquo velocemente la faccia e dalla borsa tiro fuori un finto pizzetto di colore rossiccio, come i miei capelli tagliati a spazzola. Me lo incollo sul muso, indosso un cappellino americano e gli occhiali da sole, dopodiché scivolo via.

Mi apposto e li vedo arrivare. Prima Zwallyz e Illustre, poi dopo un po’ Siggy e Ugo che sbavano dietro due magnifiche puledre, una bionda, una mora… Sono loro!

Intanto anche Illustre e Zwallyz si muovono verso la sala da tè.

Devo farmi venire un’idea… C’è bisogno di un diversivo. In queste condizioni non potrei avere un contatto con Chiara… così prendo il cellulare e chiamo la sede. Chiedo al mio assistente di allertare la questura di Milano, dicendo che ci è pervenuta una informativa circa la presenza di minorenni in quella specie di postribolo e che è necessario intervenire con urgenza.

Cerco di tenere d’occhio l’uscita antincendio di quel posto, facendo su e giù da una posizione dalla quale posso anche vedere l’ingresso principale.

Dopo circa venti minuti quattro o cinque volanti arrivano a sirene spiegate e sei o sette agenti si fiondano all’interno del locale con le armi in pugno, mentre gli altri attendono fuori, nel frattempo arrivano altre pantere della squadra volante.

Esattamente in quest'istante la porta a scatto dell’uscita di sicurezza si apre e due figure femminili scivolano dentro una mercedes dai vetri scuri che si allontana spedita, ma senza chiasso.

Arriva anche un’ambulanza e qualche minuto dopo un agente si affaccia sul portone principale tenendo per le braccia Siggy e Ugo, palesemente inebetiti e vestiti in guepiere e calze a rete, con due ridicole parrucche. Poco più in là gli agenti in uniforme ficcano Illustre, Zwallyz e i camerieri del locale a viva forza nelle volanti. Illustre e Zwallyz insistono vanamente che possono spiegare tutto…

Ugo e Siggy vengono accompagnati verso l’ambulanza. “Sono fatti come cavalli” dice l’agente consegnando i due all’infermiere che li fa sedere sulle panchine del mezzo per prendergli la pressione e fare i primi accertamenti per vedere se i due hanno necessità di ricovero.

Intanto nel caos generale di luci lampeggianti, agenti che perquisiscono e tutto il resto, approfittando della confusione, indossato un distintivo della polizia al collo, mi avvicino all’ambulanza. Siggy e Ugo ancora non hanno riacquistato lucidità. Li prendo per le braccia.

“Questi li prendo in consegna io se avete finito!”

“Sì sì tutto a posto, potete portarli via”
dice l’infermiere.

Ci allontaniamo alla chetichella. Li porto verso l’hotel Galles.

“Vi consiglio di sparire alla svelta… e di dimenticare tutto…”

I due mi guardano facendo la faccia della mucca quando passa il treno.

“Fuori dalle palle! Ora!!”

Finalmente si scuotono e cominciarono a sgambettare che sembrano Tony Curtis e Jack Lemmon in “A qualcuno piace caldo”.

Intanto mi strappo la barba e i baffi finti, tolgo il berrettino e rivolto il giubbotto double face. Faccio il giro largo per tornare alla macchina che ho lasciato dalla parte opposta verso via Farneti. Mentre cammino lungo Via Plinio sento il clacson di una macchina alle mie spalle.

“Hei, poliziotto!”

L’esperienza mi ha insegnato ormai che quando qualcuno ti chiama, magari con nome e cognome, l’ultima cosa da fare è voltarsi. Nell’ordine e se possibile, occorre vedere magari attraverso il riflesso di una vetrina chi è che chiama, se è armato, e poi che vie di fuga ci sono. Solo come ultima opzione ci si gira verso chi ha chiamato, ma preferibilmente impugnando un’arma carica e senza sicura.

In questo caso so di non avere bisogno di fare tutto ciò. La voce con un avvertibile accento gutturale dell’est, e' quella di Chiara.

Mi volto piano, sorridendo a mezza bocca. Faccio in tempo a cogliere il suo sorriso malandrino e ad afferrare al volo la bustina di tè che mi lancia, poi la Mercedes scompare nel traffico…

Blackbird


Pare che questo racconto scritto a piu' mani, che era iniziato come uno scherzo, stia mettendo in evidenza una notevole capacita' narrativa da parte di tutti coloro che hanno avuto la gentilezza di partecipare. Grazie...

Vediamo che accade e fin dove puo' arrivare la fantasia :)

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Vacanze sulla neve (Parte XI)


Piazzale Bacone: anche stavolta siggy non si era sbagliato, in effetti chi avrebbe mai immaginato cosa nascondeva quell’innocente sala da the ???

Zwall ed il sottoscritto eravamo già là ad aspettare tutti.

Come facevamo a saperlo? Semplice: il mefistofelico dopo i pm si era specializzato in sms, e li aveva intercettati tutti!!!

“Attento zwall! Eccole!!! Non possono essere che loro!”

Ci sfilano davanti ste due stangone, una mora ed una bionda… Non ci potrei giurare, ma la mora con la coda dell’occhio ci ha sgamato.

Poco dopo eccola la “strana coppia”: ugo e siggy

“Zwall, zwall guarda che ci vedono: mimetizziamoci in questo gruppo di fotomodelli!!!”

Sento siggy che si lamenta con ugo di tutte le spese sostenute dopo la, a suo dire, strumentale ed un po’ terrona, smagnetizzazione di tutte le carte di credito di ugo…

Ugo lo squadra dal basso in alto…

“Siggy sei proprio un pitocco…. Mo’ con la rece del quartetto che ci faremo con chiara ed alice diventeremo ricchi e famosi: la metteremo on line solo dietro a continui bonifici sul conto che abbiamo aperto in svizzera!!! Un pezzettino alla volta, e se vorranno sapere, dovranno pagare!!”

Neanche ulisse fu tanto convincente coi suoi uomini!! Siggy sembrava rinato: “una rece con me e chiara??...” (era il sogno inconfessabile della sua vita, ugo aveva pigiato il tasto giusto: siggy avrebbe coperto tutte le spese da lì all’eternità!!)

Entrano tronfi anche loro nel locale questi moderni Don Chisciotte e Sancho Pancia.

Finalmente io e zwall possiamo uscire allo scoperto: gli chiedo lumi “E mo’ che famo?”

Zwall è tranquillo: lo vedo che oramai ha la preda nel mirino…”Adesso gli facciamo una bella improvvisata: te la immagini la faccia di siggy quando ci vede?? Secondo me stavolta ce lo giochiamo…”

Chissà perché quando zwall fa così ha sempre un che di diavolesco: l’unica immagine che ci potrebbe descrivere è tratta dall’avvocato del diavolo: Al Pacino e Keanu Reeves... ;-)

Spalanchiamo con sicurezza la porta del locale: ma dentro, ai tavoli, non c’è nessuno!!!

Guardo zwall un po’ interdetto: e vedo che sta rimuginando…”Ho capito cosa voleva dire quell’ultimo sms!!!” mi fa con la faccia infervorata… “Vieni, ci penso io…” e ci avviciniamo al bancone…

Zwall squadra il barman e sicuro gli fa: "Una leaena multas dorcades non timet!"

Il barista guarda il collega e strizzandogli l’occhio e gli fa: “Uè… oggi fanno quattro a due…mi sembravano debolucci i primi due...” con risatina d’intesa… “Prego signori imboccate quella porta con scritto PRIVATO e seguite il sentiero luminoso…”

Io e zwall imbocchiamo quella porta oramai sicuri di aver fatto centro: certo chi se l’aspettava che Ugo e siggy erano già andati a punti… ma tant’è, oramai toccava a noi stupire tutti…

Il corridoio era lungo e stretto con pochissima luce, strani quadri poco visibili alle pareti, musica soffusa… in fondo una porta: sopra c’era una scritta poco invitante.

LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CHE ENTRATE


“Azz zwall… che famo? A me, anche se fosse, di ritrovarmi direttamente in una gangbang in cui ci sono siggy e ugo mica mi va…”

Zwall era ispirato: sembrava aver capito tutto, forse stava rimettendo insieme tutti i pezzi di sms intercettati in questi giorni: “Ho capito illu: chiara aveva capito che io leggevo i suoi sms con l’amica e ci ha portati fin qui. Sa che quando c’è da fare sul serio mica può contare su gente come siggy o ugo… ha voluto il meglio: cioè ME (e te perché sei mio amico)”

“Zwall: a parte che ci sarebbe da discutere su chi in realtà volesse tra me e te, ma ugo e siggy che c’entravano??”

“Oooh illu: sarai bellino, ma non capisci mai una fava! Le piace fare sti giochetti, chissà dove li ha fatti finire a quest’ora, probabilmente in una stanza sadomaso con tre master cazzuti!…”

Apre la porta e mi dice: “Allora pensi ancora che mi sbaglio?”

In effetti la scena lasciava pochi dubbi: una stanza bellissima finemente arredata, in fondo alla quale brillava la luce di un caminetto, davanti al quale da un gigantesco divano in pelle nera vedevamo di spalle una bionda ed una mora in posa molto lasciva e lussuriosa…

Zwall perdeva bava ed io non credevo ai miei occhi: ci stavano davvero aspettando…

Spogliandoci un indumento alla volta ci avviamo sicuri verso il divano…

CHIARA CE L’AVEVA FATTA UN’ALTRA VOLTA…

Sul divano con due penose parrucche c’erano drogati e stralunati da una stranissima marca di the abbandonata sul tavolino davanti, ugo e siggy, entrambe in guepiere e calze a rete, che ci guardavano con occhioni invitanti e un po’ dilatatati…

Uno sguardo di terrore puro tra me e zwall: “E MO’ CHI E’ CHE SI FA SIGGY????”

Illustre1966

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Provocazione


Mi sono sempre chiesta il motivo per il quale post seri, argomentati, attenti, cortesi non riescono a suscitare lo stesso interesse di altri piu’ rissosi e meno politicamente corretti.

Per esperienza sono certa che se scrivessi del Duomo di Orvieto non riuscirei ad ottenere la stessa attenzione che invece otterrei se raccontassi della mia guepiere.

Perche' Striscia la notizia ha spesso piu’ successo dello Speciale TG1? Perche' trasmissioni come il Grande Fratello sono diventate dei cult e superano in ascolti persino quelle dell’ottimo Piero Angela? Ed infine perche' Emilio Fede ha un pubblico che lo segue a discapito di cio’ che invece indicherebbe il buon senso?

Che a suscitare interesse non sia tanto il contenuto della notizia quanto il "modo" in cui la notizia viene diffusa?

Non voglio dilungarmi sul livello culturale ed intellettuale dell'italiano medio, altrimenti potrei essere fraintesa e qualcuno si offenderebbe (anche perche’ il fenomeno non e’ limitato alla sola area geografica italiana), quindi mi atterro' ad esprimere un concetto che, in passato, ho piu’ volte ipotizzato: la capacita' comunicativa e' direttamente proporzionale alla vena provocatoria e politicamente scorretta che si possiede.

Quindi e’ la provocazione che fa scoop ed e' alla base della forza comunicativa. Tanto piu' si provoca in modo forte, deciso, fastidioso, cinico e "trash", tanto piu' si riesce ad ottenere l'attenzione di un pubblico sonnecchiante e passivo.

A questo gia’ s’ispirava Carmelo Bene, il quale in un suo spettacolo sputava addirittura sul suo pubblico. Ovviamente era di cattivo gusto ma ancor oggi se ne discute.

Non scrivero’ quindi del Duomo d’Orvieto e del suo famoso “rosone” ma di me e di cio’ che, credo, interessi a chi mi legge, viste anche le domande ricorrenti che mi giungono ed in cui mi si chiede di esprimere un giudizio sul mio passato, quasi credendo che quelle domande abbiano il potere di mettermi in imbarazzo.

Del mio antico mestiere non ne faccio certo mistero. Mantengo addirittura lo stesso nick di sempre e questo indica che non sento l’esigenza di nascondermi tra le pieghe del completo anonimato. Chi mi ha conosciuta sa che nome portavo come escort e sa che quella escort oggi scrive con il nick “Chiara di Notte”.

Ebbene si, ho fatto la puttana.

Credo di essere stata una puttana di alto bordo, che non tutti erano in grado di potersi permettere, ma ero pur sempre una puttana.

Ho fatto sesso e mi sono fatta pagare dagli uomini… e gli uomini pagavano. E come se pagavano! Tanti soldi… che io ovviamente mettevo in saccoccia.

Rischio di esercizio uguale a zero, nessuna rimanenza di magazzino, nessun costo di amministrazione, nessun insoluto, nessun ammortamento e, ovviamente grazie alle leggi esistenti in Italia, nessuna imposta sul reddito.

Niente male, vero?

Anche perche’ per esercitare bene il mestiere, e fare bene la puttana, un po' puttana si deve essere davvero… dentro. E sicuramente io lo sono. Per tale motivo ho un discreto successo anche in cio' che sto facendo adesso. Non ci credereste mai, ma avendo provato entrambe le dimensioni esistenziali, devo dire che nella mia attuale "normalita'" a volte mi scopro essere ancor piu' puttana di quanto lo sia stata in passato...

Voglio dire... Non so se capita anche a voi nel vostro quotidiano ma... non vi sembra che "leccare il culo" a qualcuno solo per avere dei piccoli vantaggi nella carriera o per uno stipendio che basta a malapena ad arrivare alla fine del mese sia molto piu' umiliante che leccarlo per 2.000, 3.000 o 5.000 euro a botta?

Se non altro volete mettere la soddisfazione che si prova nel vedere la faccia di quelli che sono costretti a tirare fuori la grana?

La tirano fuori sempre controvoglia ma si sa... La carne e' debole. E sono i deboli che devono sentirsi in imbarazzo e non una semplice puttana.

Preferivate che parlassi del Duomo d’Orvieto?

domenica 25 marzo 2007

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Vacanze sulla neve (Parte X)


Oggi, ennesima giornata pesante. Ma sarò io a essere ormai stanco di tutto? No è stata proprio pesante di suo. Resa fibrillante dall’imminente afflusso di personalità giunte qui a Roma per il cinquantennale del Trattato della Comunità Europea. Organizzazione di scorte, monitoraggi, prevenzione, analisi e infoscreening.
Materiali, veline, telefonate infinite, briefing… Madonna mia che stanchezza!

Adesso che la tensione si è sciolta un po’ e che mi accingo a raccattare le mie cose e a girare la prua del mio scooter verso casa, un cellulare squilla.
È quello criptato.

“Pronto Dottore?”
“Sì?”
“Connessione da linea protetta e sicura. Volevo solo informarla che sono arrivato all’aeroporto di Budapest. Durante il volo ho tentato il contatto. Purtroppo il soggetto ha buttato via il biglietto da visita con il marcatore satellitare che le avevo passato…”
“Cioè? Fammi capire… hai avuto la geniale idea di mettere il marcatore satellitare su un biglietto da visita che è stato (come avviene al 90% dei biglietti da visita) cestinato? Questo vuol dire che il nostro soggetto adesso si infilerà nelle visceri dell’Ungheria senza che noi sappiamo come tracciarne i movimenti?”
“A meno che io non noleggi una macchina e la segua, in un pedinamento convenzionale, sì è così”
“Uei pedinamento convenzionale, se mi stai chiedendo un’autorizzazione di spesa per il noleggio di un’auto e per permanenza, vitto e alloggio l’autorizzazione è accordata, ma cerca di non abusare. Invece, se mi stai dicendo tutto ciò solo per ammorbidirmi in vista di quello che ti farò al tuo rientro nella malaugurata ipotesi in cui ti lasci sfuggire il soggetto, comincia a preparare il tuo culo… e ricordati che il tuo sponsor alle ultime elezioni non ce l’ha fatta…”.
“Ricevuto Dottore…”

Chiudo il telefono e mi immagino la scena di questo simpatico ometto che ci ritroviamo in organico solo in virtù di una potente raccomandazione di un politico in auge nella precedente legislatura. Un astuto calabrese che è stato prelevato pari pari e messo fuori ruolo dal Corpo Forestale dello Stato. Astuto e leccaculo quanto basta, ha saputo collocarsi strategicamente e ingraziarsi le persone giuste.
Me lo vedo lì a fare il cascamorto, forte del fascino virile della sua calabresità, appresso a quel gran pezzo di figliola che è il nostro soggetto…
E lei, me la immagino pure: anche la cordiale nonchalance con la quale il nostro soggetto deve aver rifilato un amabile due di picche al nostro focoso agente in missione oltre cortina…
Beh mi sa tanto che siamo davvero degli agenti da operetta, come ci rappresenta Siggy.
Massì… le microspie… i segnalatori satellitari… Tutte stronzate…
Se penso a tutto quello che sta venendo fuori da tutta la vicenda del Tiger Team e della Security di Telecom e Pirelli…
Che tristezza…
Tristezza soprattutto quando rifletto su me stesso fresco di laurea e appena entrato in servizio, assegnato in prima nomina alla mia prima sede: ero così pieno di ideali…

Ricordo ancora quel posto assurdo: un commissariato di frontiera, lontano dalla mia calda soleggiata terra, in un buco nel profondo nordest, pieno di neve.

Poi, solo la mia personale passione e propensione per le lingue, studiate da autodidatta mi aveva fatto notare dal questore del luogo. Amavo leggere di tutto e possibilmente in lingua originale. A quell’età avevo raggiunto una soddisfacente e contemporanea conoscenza di inglese, francese, tedesco e spagnolo. Questo sembrò una rarità al mio superiore che mi segnalò a chi di dovere.

L’esito felice dei controlli retrospettivi sulla mia esistenza e qualche esamino da poco mi trasse e mi salvò da altri inverni innevati (che come sapete, io non gradisco). Venni infilato in un toboga di percorsi formativi e burocratici ed eccomi qui a fare quello che non si può dire mai …

In quel momento entra un dipendente con della corrispondenza interna appena arrivata.

“Buonasera Dottore…”
“Inspectòr kapò, prego…” replico io cercando di imitare voce e accento di Peter Sellers nella celebre serie della Pantera Rosa.
“Come scusi?”
mi risponde spiazzato il collaboratore.
“Inspectòr Kapò Clusò” rispondo facendo il verso ancor più tenacemente al celebre ispettore Clouseau
“mi dia questo mansàjo…”

Finalmente l’agente capisce che sto solo coglioneggiando un po’, così prendo la mia giacca, e aggiungo “adesso me ne vado nella mia stonza e spengo le telefòn”.
Ridiamo e mi allontano.
Passo davanti ad un laboratorio informatico e vedo uno dei tecnici particolarmente preso in qualcosa che mi sfugge cosa esattamente sia.

Vedo un pc con il case aperto, poi fili e cablaggi sparsi come le interiora di un cadavere appena sventrato. Contro ogni divieto antitabagistico, il tecnico ha una sigaretta che gli pende dal labbro e un posacenere trabocca di cicche.

È talmente preso che manco si accorge che mi sono affacciato sulla porta del laboratorio. Così appena mi avvicino un po’ fa un balzo sulla poltrona girevole, preso alla sprovvista.

“Ma si può sapere che cazzo stai combinando che sei così concentrato? O è coperto dal segreto di Stato?”
“No, ehm … Dottore… cioè… sì insomma… per la verità stavo cercando di trovare il modo per ricaricare la chiavetta della macchinetta del caffè…”
“Porcozìo… il delitto del secolo… abbiamo truffa e peculato, con l’aggravante dei motivi abietti e futili… anzi è pluriaggravato: quella cravatta che hai addosso è un vero scandalo…“

Mentre sono lì ripenso che lo scherzo che ho tirato a quei due personaggi a Sankt Moritz forse non se lo meritavano… c’avevano pure la faccia simpatica alla fine… così mi rivolgo al tecnico:

“Senti hai presente quell’ordine di aggancio e blocco delle carte di credito che ti ho dato quando stavo in Svizzera?”
“Sì dottore…”
“Allora, mantieni l’aggancio, ma sbloccale… li abbiamo fatti soffrire abbastanza direi…”
“Va bene dottore…”
“Beh, buona serata… io vado a fare l’imbecille là fuori. Qui dentro l’ho fatto quanto basta per oggi…”

Esco dal 194 di via Lanza e per un attimo mi verrebbe voglia di andare a visitare San Pietro in Vincoli, non lontano da qui, per lasciarmi prendere dallo stordimento della sindrome di Stendhal mentre contemplo il Mosè di Michelangelo.

Poi penso che farei un ingiustificato torto al Cenacolo vinciano: sono stato a Milano tante di quelle volte e ho sistematicamente, accuratamente saltato quella tappa…

Prendo lo scooter e mi dirigo verso Via Cavour, per fare rotta verso il mio appartamento in Trastevere.

Maledizione. La lunga doccia non scaccia via i mille pensieri che affollano il mio cranio. In particolare quello sguardo, ritrovato dopo tanto tempo. Cosa diavolo è che mi è esploso dentro? Cos’è che ha elevato di rango questa che dovrebbe essere una missione di routine o quasi? Che cosa se non quello sguardo e il bisogno di colmare un vuoto di anni, e forse di anni luce?

Il destino ha voluto rimettermi sulla strada un intero universo racchiuso nella scheggia infinitesimale di un battito di ciglia, di uno sguardo inutilmente indugiante, un sogno nitido ed evanescente al tempo stesso…

E se Siggy avesse ragione? Se Chiara avesse voluto davvero darmi una sponda e darmi un tacito appuntamento in Piazzale Bacone a Milano?

MI guardo allo specchio: “Ma finiscila: vuoi solo avere una scusa per tornare a Milano e per eludere l’ordine di restare in attesa e agganciarla…”

Accendo una sigaretta. Ci penso… poi sospiro.

“Beh così sia! Nella peggiore delle ipotesi conoscerò quei due buffi personaggi… Ugo e Siggy… magari riesco pure a fargli passare i pregiudizi sulle barbe finte…”

Comincio a preparami il piccolo trolley e chiamo la mia assistente.

“Sono io. Sì scusa l’ora e scusa se ti chiamo al portatile. No, nessuna emergenza. Però io domani parto di nuovo per Milano. Mi serve attrezzatura in loco, un biglietto di linea e la stampa urgente di nuovi bigliettini da visita… non quelli scemi sì domani mattina presto passo dall’ufficio e facciamo tutto al volo. Vorrei prendere il primo aereo che posso… sì prendi servizio un po’ prima per favore… grazie, a domani”

Chiudo il telefono e mi immagino la faccia di quei due in paziente attesa in piazzale Bacone a Milano, quando mi vedranno.

Intanto penso a come sarà il mio nuovo biglietto da visita:

“Berto De Nigris

Cercatore di sguardi e malintesi
e truvature ‘e sole”



Blackbird

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La cantastorie


Credo di avere molto in comune con lei. Di sicuro gli stessi capelli e gli stessi occhi e, spero, anche un po' della sua fantasia. Sicurament, sarebbe stata perfetta nella parte di una Sheherazade solcata dai segni del tempo. Aveva una capacita' unica di far sognare i bambini che, le sere d’estate sotto le stelle, si riunivano nello spazio antistante la casa, illuminato solo dal fuoco che vi veniva acceso.

Un’immagine e' impressa nel mio ricordo come una fotografia: sedevamo su un muretto che ci pareva altissimo, perche’ non toccavamo terra con i piedi, piccoli e avidi di storie magiche, quando ancora la realta’ della vita era lontana dal nostro quotidiano.
Dietro la sua silhouette, come il fondale di un palcoscenico, c’era il pozzo e sullo sfondo, lontano in mezzo alle colline, il fiume Tisza che nelle notti serene luccicava riflettendo la luce della Luna. I fari di scena erano le stelle ed il fuoco che ardeva.

Lei raccontava...

Partecipava alla storia mimando, sia con le mani che con le espressioni del volto, le emozioni di quelli che erano i protagonisti. A volte si alzava e gesticolando s'infervorava a tal punto che pareva un'attrice che recitava davanti ad una platea attenta.

Molte le fiabe dei Fratelli Grimm, che lei abilmente modificava in modo da renderle sempre nuove. Le atmosfere a volte si tingevano di gotico ed i protagonisti diventavano lupi mannari e vampiri.

Biancaneve era una delle favole piu' belle.

Era particolarmente brava a raccontarla, specialmente quando interpretava la parte della Regina che parla allo specchio oppure quando (travestita da vecchia) offre la mela avvelenata. Ricordo che i suoi occhi balenavano fiamme in quell’istante e tutti i bambini avevano paura… io per prima.

Anticipando il momento cruciale, mi coprivo gli occhi con le mani, ma lasciavo aperte le dita perche’, curiosa, volevo assistere alla scena. La bocca aperta in una smorfia di stupore…

Ricordo di aver ascoltato quella fiaba decine di volte, ma ogni volta lei la raccontava in modo diverso. Riusciva a modificare le situazioni in modo tale che i personaggi si scambiavano i ruoli e non sempre la Regina era cattiva. A volte la cattiva era Biancaneve oppure il Principe Azzurro.

***

Adesso mi siedo sul muretto appoggiando bene i piedi sul terreno. Esiste sempre il pozzo ed in lontananza, in mezzo alle colline, scorre sempre il Tisza, ma non c’e’ piu’ il fuoco, non ci sono piu’ i bambini che si coprono gli occhi per la paura… e non c’e’ piu’ lei.

Anche se, nelle notti stellate, sento sempre il suono della sua voce che mi racconta fiabe che nessuno ha mai sentito.

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Soldi prima o dopo?


Credo che a tutti sia capitato di acquistare una rivista sigillata in busta di plastica oppure di acquistare il biglietto per uno spettacolo teatrale o cinematografico.
Capita spesso di pagare in anticipo per qualcosa della quale non si ha nessuna conoscenza se attraverso l'immagine proposta sulla copertina o sulla locandina.
A volte si rimane soddisfatti, altre si rimpiange il prezzo pagato.
D'altronde non si puo' pretendere di entrare a Disneyland, provare tutte le attrazioni e poi pagare alla fine del percorso. Cio' non e' previsto ne' accettato: se vuoi entrare, devi pagare.
Da sempre esistono beni o servizi che vanno pagati in anticipo e se poi non si resta soddisfatti non si puo' pretendere la restituizione dei soldi.

Una volta che il sigillo alla busta contenente la rivista e' stato rotto oppure il film e' stato visto, non si puo' richiedere indietro il prezzo pagato adducendo il motivo che la lettura o lo spettacolo non sono stati soddisfacienti.
Io credo che questa regola valga anche e soprattutto per i servizi sessuali, che non sono beni di prima necessita' ne' fanno parte del paniere ISTAT.

sabato 24 marzo 2007

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Vacanze sulla neve (Parte IX)


"mannaggia a sti' svizzeri!!!!!!! m'hanno bloccato tutte le carte di credito!!!!!!!"

"ti sei svegliato finalmente
- dice siggy mentre fissa la strada - ma che hai fatto stanotte?"

"siggy....... maronna e che femmena!!!!!!!"


"ma chi?"

"alice, me ro arricreate!!!!!!!!!!!! s'e pigliata 5000 cocozzoni, ma li valeva tutti"


vedo siggy sorridere, lui sa bene come la penso, che' poi e' un po' la filosofia napoletana che dice: dove c'e' gusto non c'e' perdenza.


"abbiamo un mezzo appuntamento, un po' vago, ma ce l'ho, tu piuttosto che hai fatto?"

"niente, ho fatto un po' di ricerche e ho pensato al significato di quel gesto di chiara........"

"senti siggy, ma bacone era quel filosofo del metodo induttivo?"

"yesssss"
(quanto gli piace fare l'americano)

"allora ragioniamo....... il metodo induttivo va dal particolare al generale, ossia: agli animali piace trombare.... ugo e' un animale, a ugo piace trombare!!!!!!!!"

"e la madona ugo ma tu pensi sempre a una cosa"
risponde siggy, ma vedo dal suo sorriso che l'idea non gli dispiace.

"ma che c' entra, era solo un esempio"

" vabbe', continua"

"allora, qui secondo me c'e' qualcosa che collega quel tipo dei servizi segreti con chiara e alice e qualcosa che collega chiara e alice con noi. il te' dovrebbe essere un segno di riconoscimento, ma quel tipo, a proposito,come si chiamava?"

"Gustavo Dandolo"

"ah, allora l'altro doveva essere il suo compagno: Felice Prendendolo"

"ugo, posso dirti una cosa in napoletano? ma perche fai semp' o' strunz'?"


ugo


Grazie Ugosugo per il tuo simpatico contributo.

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Vacanze sulla neve (Parte VIII)



Un altro pezzo della storia. Questa volta scritto da Siggy che ringrazio :))))


Cerchiamo di fare il punto della situazione.

La spia che venne dal caldo

Per quanto riguarda l’uomo di Forte Braschi (o di via Lanza, non s’è capito bene) si tratta evidentemente di una spia che si è talmente calata nel ruolo da divenire un vero e proprio Zelig.

A se stesso, nello specchio, appare in un modo… a me appare in un altro… chissà come appare a Ugo, ad Alice, a Chiara…

Certo, che come agente, più undercover di così…


Ugo

Questa mattina non riesco proprio a capirlo… Lo chiamo al cellulare per sollecitare la nostra partenza per Milano e lo sento parlare sottecchi con una donna… ero certo che non potesse essere altri che la cameriera, ed invece ora comincio ad avere dei seri dubbi.

Lo incontro alla reception che discute con l’addetto al check out e percepisco la sua irritazione.

Il tipo in divisa grigia gli sta dicendo che la sua carta di credito è bloccata. Lui afferma che ciò è impossibile e l’altro gli ribatte che risultano prelievi notturni in dodici teller machine della zona tra St Moritz e Pontresina per un totale di 8.000 franchi svizzeri. Così, mentre Ugo comincia a dare in escandescenze estraendo dal portafogli una sfilza di carte di credito, quell’altro brandisce una grande forbice d’argento e le taglia una ad una a metà.

Non mi resta che trascinarlo all’aperto, completamente fuori di senno. Lo faccio sedere in macchina, mi metto al volante ed affronto i primi tornanti del Maloja mentre lui bofonchia qualcosa a proposito di Alice e delle meraviglie. Sono certo che Lewis Carrol non c’entra nulla e continuo a guidare verso Milano.


Chiara

Mentre Ugo si assopisce dopo una notte di follie, io mi sforzo per cercare di capire cosa possa unire lei e quella strana figura di spia. Una bustina di tè… un samovar…

A me il samovar fa solo venire in mente un raffinato baretto-pasticceria di Cervinia dove fanno un bombardino da leccarsi le orecchie…

E poi questa familiarità concentrata in uno sguardo…

Ma se davvero Chiara avesse un passato in comune con quest’uomo… e se davvero si fossero dati un appuntamento alla “Teiera eclettica”…

Forse il mito corre il rischio di essere infranto. Il mistero che aleggia intorno a Chiara potrebbe venire dissolto da un appuntamento dato così ingenuamente…

Mentre guido concentrato nelle gallerie che corrono alte sul lago di Como solo un pensiero mi consola…

Sempre meglio piazzale Bacone di piazzale Cuoco…


Siggy

venerdì 23 marzo 2007

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La "debacle" delle bloggers dell'Est


Elena, Svetlanka e Valeska, tre ragazze che avevo inserito nel mio blog roll, da molto tempo non aggiornano piu' i loro blog.
Elena e' assente da febbraio mentre Svetlanka e Valeska hanno dichiarato di aver perso interesse.
E' un peccato perche' avrei gradito molto avere delle "cuginette" con le quali confrontarmi e condividere esperienze.

giovedì 22 marzo 2007

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Vacanze sulla neve (interludio)


L'immagine di Alice che guarda fuori dal balcone mi ricorda quella di Maddalena Corvaglia fotografata sul calendario di Max.

Osserva pensierosa le montagne innevate ed indossa solo un leggerissimo baby doll.

"Non hai freddo? Se non stai attenta ti prendi un malanno"

Si volta lentamente verso di me con gli occhi ancora socchiusi. Conosco quell'espressione: l'ho distolta da un pensiero che stava inseguendo.

"Oh, non preoccuparti, i popoli del nord non sentono cosi' tanto freddo - mi rassicura sorridendo - Nel mio Paese in inverno si raggiungono normalmente i 20 sotto zero."

"Tu pensi che nel mio invece faccia caldo? Solo faresti bene a chiudere la finestra, non voglio che torni a casa ammalata... raccontami piuttosto com'e' andata stanotte - la incalzo curiosa - tutto ok con quel tizio? Da come s'ingozzava a cena pareva un buon gustaio... uno abituato a godersi la vita."

"Solite cose, che vuoi che ti dica che gia' non sai? L'importante e' che abbia pagato la cifra che ho chiesto... e questa volta sono stata davvero esagerata!... poveretto, se solo immaginasse cio' che abbiamo in mente per lui ed il suo amico... credo che non dormirebbe sonni tranquilli."

Lo dice quasi dispiaciuta e per un attimo temo abbia cambiato idea sul "nostro" piano.

"Alice, ormai i giochi sono andati troppo oltre. I pezzi sono posizionati sulla scacchiera... adesso attendiamo la loro mossa."

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Aggiornamento


So che non interessa a nessuno, ma ho deciso di rientrare il giorno...

No meglio di no... meglio non dirlo. Affollamenti ai gates aeroportuali dei voli in arrivo da certi Paesi dell'Est potrebbero essere fastidiosi.

Certo che mi farebbe comodo qualcuno che mi desse aiuto a trasportare la valigia al ritorno. Non pesera' 28 chili come all'andata ma non crediate che "la mamma" mi lasci ripartire senza avemela prima riempita di:
  • Cetriolini in salamoia. Gia' mi immagino il muso del famoso cane alla dogana e le spiegazioni che dovro' dare.
  • Bottiglie di Tokaji Aszú e di Egri Bikavér.
  • Alcune scatole di caviale di quello che in occidente non si trova.
  • Miele di quello realmente genuino e non raffinato. Una prelibatezza.
  • Una quantita' industriale di "specialita' locali".
Inoltre portero' una nuova tastiera per PC (in cirillico). Ho infatti intenzione di disfarmi della mia vecchia (un po' scassata) . Un amico mi ha detto che potrebbe interessargli come "pezzo da collezione". Se qualcun altro dovesse essere interessato potrei anche metterla all'asta ma prima dovrei risolvere il nodo della mia "virtualita'".

Comunque, se qualcuno vorra' scovarmi, dovra' solo seguire la scia di odore d'aglio che mi lascero' dietro.

sabato 17 marzo 2007

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Schindler's List


La ragazza al check in mi chiede il biglietto ed il passaporto. Mentre controlla sullo schermo del computer mi domanda se preferisco un posto corridoio o finestrino. Alzo la pesante valigia e l’appoggio sul nastro trasportatore che la portera’ al bagagliaio dell’aereo.

“Possibilmente non in coda… se e’ finestrino e’ meglio, grazie”

Accidenti quanto e’ pesante spero di non essermi dimenticata niente di cio’ che ha chiesto mia madre. La settimana prima di tornare ricevo sempre, per email, una lista di cose da comprare e da portare. Lei la chiama la “Schindler's List”.

Faccio un rapido riepilogo mentale: 4 bottiglie di olio d’oliva, di quello toscano, piccante come piace a lei. 2 di vino moscato, dolce, che invece non piace a me. Poi formaggi di tutti i tipi con predilezione per il gorgonzola, sia dolce che forte, parmigiano reggiano in quantita’, da grattugiare e non nei barattoli come quello che si trova in quel Paese. 2 bottiglie di Veuve Clicquot, per festeggiare. 6 (dico sei!) confezioni giganti di Mon Chéries e 6 (ridico sei!) di Pocket Coffee… poi altre cose (sempre commestibili e dolciastre) che contribuiscono a portare il peso della valigia a ben 28 chili!

La ragazza mi dice, imbarazzata, che il limite di peso compreso nel costo del biglietto e’ di 20 chili. Non ho una bilancia a casa e realmente non mi sono resa conto di aver debordato cosi’ tanto. Ma ormai il dado e’ tratto. Non posso certo mettermi li’ a scolarmi le bottiglie di Veuve Clicquot, tanto meno quelle di Moscato. E solo mi azzardassi a farlo con l’olio d’oliva vi lascio immaginare cosa accadrebbe.

“Quanto e’ la differenza che devo pagare?

“Per 8 chili sono 180 euro”

Centottanta euro! Cavolicchio, 22.5 euro al chilo solo per il trasporto del peso extra. Con la cifra pagata per acquistare la roba, piu' questa “piccola” differenza” potrei offrire un pranzo luculliano a 20 persone nel Paese in cui mi sto recando… scommetto che se mi perdono la valigia mi restituiranno si e no 200 euro in totale. Vabbe’, pago la differenza e mi avvio.

Un serpente giallo si snoda sul pavimento e mostra il percorso da fare per giungere al controllo bagagli. Qualcuno, scrupoloso, lo percorre seguendo esattamente anche gli angoli retti.

Ci imbarcano in perfetto orario e per tutto il viaggio un baldo signore (sulla cinquantina) al mio fianco continua a parlarmi dei suoi affari, dei quali mi importa poco meno di una BF. Fingo di dormire.

Quando scendiamo dall’aereo, al ritiro bagagli me lo ritrovo appostato dietro. Mi porge il suo biglietto da visita con il numero di telefono (qualora mi sentissi di accettare un suo invito). Gli faccio un sorriso di circostanza.

“Grazie - dico - se saro’ libera le daro’ un colpo di telefono…”

Sulla testa… penso.

Sollevo dal nastro trasportatore la valigia, che fortunatamente ha le rotelline, e la trascino fin davanti al doganiere… che non fa problemi.

I problemi, pero’, li fa il suo cane!

L’animale abbaia verso di me... e soprattutto verso la mia valigia.

Non mi credono sulla parola quando dico che c’e’ solo del cibo. Me la fanno aprire per trovare il motivo per il quale il cane ha avuto quella reazione.

Troviamo tale motivo nel gorgonzola… quello piccante, del quale il cane pare sia un grande estimatore.

Tutto si risolve brevemente. Richiudo il bagaglio e mi avvio all’uscita mentre il cane, guaendo, mi insegue con gli occhi… e con me vede dissolversi il “suo” gorgonzola.

All’uscita decine di volti tutti in attesa di qualcuno. Non la vedo subito ma poi la riconosco. Mi viene incontro sorridendo. Anche stavolta e’ li' a prendermi con l’auto.

M’abbraccia forte come se ci fossimo lasciate da qualche secolo. Poi mi guarda con occhi critici.

“Sei un po’ dimagrita…”

“Ho solo preso un po’ di sole andando a sciare – la rassicuro – e poi sono stata a dieta sapendo che dopo una settimana passata qui con te avrei sicuramente preso qualche chilo”

“Ho preparato le polpette… quelle con aglio - mi dice con tono complice - hai portato tutto quello che ti ho chiesto?”

“La Schindler's List e’ al completo, mamma!”

Ci avviamo verso l’auto. Tolgo dalla tasca il biglietto da visita di quel tizio e senza neanche guardarlo lo butto in un cestino.

Sono a casa.

venerdì 16 marzo 2007

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Forumisti latinisti


Qualcuna ha scritto:

"per me puo' anche usare la mia immagine da controfigura,non e' questo l'importante,sono solo bambinate tipiche della sua personalita',cio' che piu' era importante l'ho postato,e l'ho fatto anche per voi,e per le ragazze iscritte,verba volant,scripta manem."

Eh si', me l'ha sempre detto mamma: "se vuoi essere una vera escort devi conoscere le lingue ed il latino in particolare..."

Pensate che questa forma di latinismo (manem) e' usata da ben 33 (trentatre) persone in tutto il mondo internettiano. Tutti gli altri (ignoranti) usano "manent"... mah!

E poi CHI SA SCRIVERE veramente (e conosce anche il latino) mette le virgole fra le parole senza interporre spazi.

Pero' certe finezze letterarie ed ortografiche a noi "campagnole" ungheresi ce le potevano insegnare eccheccacchio!

Vabbe', vado a mettermi gli stivaloni bianchi da "zoccolona" di fintapelle plasticata comprati al mercatino cinese e che fanno tanto BDSM immacolata, che' devo uscire per andare a lavorare.

Tanto con 'ste fuoriclasse che ci sono in giro non ho modo per poter aspirare alle alte vette dell'escortismo.

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Risposta a Siggy da parte di Blackbird


Premetto: questo ruolo secondario da ambasciatrice non mi si confa'. Sono da sempre abituata ad essere protagonista ed accentratrice, pero' dato che mi sento un po' in colpa per quanto e' avvenuto (la mancanza di regole e' stata una MIA negligenza ma non credevo che questa iniziativa del racconto scritto a piu' mani durasse piu' di 2-3 post), mi sento in obbligo di risistemare le cose sul giusto binario.
E' giunta la risposta di Blackbird (che era un commento all'obiezione mossa da Siggy). Ho scelto di pubblicarla come post indipendente per poter dare il massimo risalto ad un esperimento che io gradirei continuasse. Magari con una maggiore partecipazione di persone.
A tal proposito ringrazio Ugosugo per aver rimesso in moto il meccanismo trovando una via d'uscita che io reputo geniale.

"Rispondo a Siggy senza spirito polemico, ma per riportare questo interessante esperimento su una linea di coerenza che consenta sviluppi altrettanto interessanti.

Il problema non risiede nella mancanza di regole preventivamente fissate.

Semplicemente è successo che rispetto ad una traccia originaria, qualcuno si è inserito con la propria interpretazione, come in un gioco di ruolo, in cui ognuno recita la sua parte. E qui ognuno ha scelto la sua.

Fin qui chiunque ha il diritto di dare alla storia l’impulso che preferisce.

Esistono poi delle regole interne e immanenti a questo tipo di gioco: una di queste è che non si possono disattendere caratteri ed attributi che il “titolare” di ogni personaggio riferisce allo stesso.

Se scrivo che il mio personaggio è biondo, non è corretto che chi interviene scriva che il personaggio è bruno. Al massimo potrà dire che sospetta che si sia tinto i capelli…

Altra cosa: in generale non posso prendere le redini del personaggio altrui, ma se proprio lo faccio, devo quanto meno rispettare un livello minimo di ragionevole e plausibile condotta.

Cioè, non posso scrivere che il personaggio altrui si è presentato in mutande ad una festa da ballo. Sarà il “conducente” dell’altro personaggio a decidere se non sia il caso di farlo presentare in mutande a quella festa da ballo.

Ora nel concreto, finora io un bigliettino da visita con su scritto “Tenente Colonnello Mario Rossi - Sismi – Le informazioni di questo biglietto da visita sono coperte da segreto di Stato” non solo non l’ho mai visto nella realtà ma mi pare veramente una pataccata neppure degna di B movies come “Una pallottola spuntata 1 e ½”.

E se mi è consentito, il livello di umorismo, drammaticità o azione che intendo imprimere al mozzicone della mia storia vorrei poterlo decidere io.

Che il tono narrativo impiegato da Blackbird scada nell’umorismo e che esso sia per di più del tutto involontario è legittimo pensarlo. La cosa, per la verità fa comodo oltremodo, rispetto a finalità che è bene che colga solo chi è destinato a coglierle…

Poiché nulla vi è di più invisibile di quello che viene lasciato alla pubblica evidenza. Ed è questo uno dei modi classici per occultare certe verità: mescolandole a cose evidentemente false…

Detto questo, io trovo più corretto non esprimere giudizi né sulla qualità narrativa, né sui contenuti espressi da ciascun player. Sarà interessante, se mai, valutare l’esito finale di questo esperimento. In fin dei conti, in ogni evento collettivo c’è lo spiritoso del gruppo, la pupa, il secchione, il playboy.

Se questo prodotto collettaneo si avvicina ad un gioco di ruolo è giusto che si riproducano queste varietà, no?

Per concludere, mi sia consentito, e non solo per dovere d’ufficio, di respingere alcune valutazioni gratuite che non condivido sulle istituzioni informative nazionali.

Innanzitutto di SISMI ha parlato Siggy. Esiste anche il SISDE. E poi di istituzioni, di organi di coordinamento, di articolazioni organizzative che rispondono a sigle e denominazioni e funzioni specifiche differenti ve ne sono molte altre.

Per metodo sono restio ad attribuire appellativi (se non quello di utile o inutile) ad una istituzione, se gli scopi di quella istituzione sono comunque finalizzati ad uno scopo di interesse collettivo. Vero è, d’altronde, che le istituzioni vengono qualificate dalle persone, e quando pensiamo alle persone che compongono certi apparati non si può sfuggire dal pensare a figure discutibili come quella del Generale De Lorenzo, a Santovito, per non parlare di Vito Miceli o di quell’altro galantuomo di Eugenio Henke, fino ad arrivare all’ultimo fenomeno costituito da Pollari.

E tuttavia, è giusto che non sfugga che i servizi informativi italiani sono animati concretamente ed operativamente, ogni giorno da decine si singole persone. La maggior parte di queste persone mettono in campo, in modo il più possibile anonimo (direi per definizione), le migliori qualità, mettono in gioco la propria pelle e talvolta la lasciano sul campo: Calipari è uno di questi e con il sacrificio è divenuto noto ai più. Ma anche il Generale Rajola Pescarini, che, omologo di Calipari ai tempi della missione Ibis in Somalia, ed essendo sfuggito miracolosamente ad un incidente da fuoco amico proprio a Mogadiscio (episodio a dir poco inquietante anche per le specifiche modalità), nei giorni successivi alla strage del Checkpoint Pasta, ovviamente non è salito alla ribalta delle cronache e ne è ignoto il valore di servitore dello Stato.

Ma si sa: fa più baccano un albero che cade che un’intera foresta che cresce…

Conclusivamente, sarò felice di portare avanti il gioco e però mi atterrò a queste semplici regole: scriverò quello che mi pare giusto, “guidando” il mio personaggio ed astenendomi dall’interferire sulla conduzione dei personaggi altrui. Non mi asterrò invece dal reagire se riterrò infrante queste regole in danno dello sviluppo complessivo di questa storia. Se vogliamo stabilire regole alternative parliamone, ma ricordate che questo messaggio si autodistruggerà entro 10 secondi, 9 , 8 , 7…

Blackbird"

... Uff!!! ho fatto in tempo a salvarlo prima che si autodistruggesse :)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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