martedì 18 dicembre 2007

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Storia di Vlada - IV parte (Kak sneg)


Sarebbero arrivati i tempi in cui una persona poteva cadere a terra esanime senza che qualcuno le desse aiuto. Sguardi volontariamente distratti non si sarebbero posati neanche su un cadavere e le orecchie sarebbero state sorde ai colpi di un AK47, ma ancora, in quella citta’ in oriente, esisteva attenzione per episodi che turbavano l’ordine pubblico. Se solo un ubriaco avesse sbraitato sarebbero apparsi dal nulla gendarmi pronti a rimuovere quel problema imprevisto, lasciando sul selciato tracce di sangue e vomito che sarebbero state presto ricoperte dalla neve.

Eri stremata e non avesti il tempo di capire, sentisti solo mani forti che ti sollevavano. Ti rannicchiasti nel grigio calore dello shinel del poliziotto. L’ultima immagine che vedesti prima di abbandonarti completamente, fu la stella rossa fregiata d’oro con al centro il simbolo del regime sul suo ushanka.

Nel piccolo ufficio dove ti adagiarono restasti sola con tre uomini, uno dei quali sarebbe diventato importante nella tua vita, ma ancora non lo sapevi. Ti osservava con quegli occhi scuri e severi nei quali avresti imparato in seguito a scorgere anche una sporadica dolcezza.

Eri impaurita. Non ne fosti attratta subito, ma lui lo fu da te. Non puo’ essere altrimenti oppure adesso non sarei qui a raccontare la tua storia, ad incastrare le tessere di puzzle che mi hai mostrato in quelle lunghe notti passate insieme. I tuoi racconti che come gocce di rugiada colavano lente e scendevano dalla foglia dissetando il mio fiore.

Vyacheslav era il suo nome. A causa della sua forza lo chiamavano Medved, ma si presento' come Slavik. Dal tono che uso’ per congedare il poliziotto che lo aveva aiutato a portarti li’, capisti che aveva autorita’ fra quelle mura.

A quel tempo negli hotel in cui venivano fatti alloggiare gli stranieri, all’entrata stazionava un poliziotto che controllava chi accedeva ed all’interno era sempre attivo un ufficio dei servizi di sicurezza dello Stato al quale il personale dell’hotel si doveva rivolgere per segnalare qualsiasi anomalia non il linea con lo standard imposto dal sistema.

Gli ufficiali erano quattro, sempre gli stessi e si alternavano a coppie. Avevano autorita’ su tutto cio’ che si svolgeva nell'hotel. Persino il direttore doveva attenersi ai loro “suggerimenti”. Erano loro che decidevano chi poteva varcare la porta d’entrata e chi no.

Tu non avresti dovuto essere li’ come non dovevano esserlo le ragazze che intrattenevano gli ospiti e che erano presenti al bar, ma fintanto non ci fossero state ispezioni superiori, Medved ed i suoi colleghi avrebbero continuato ricevere valuta pregiata in cambio della loro informale accondiscendenza.

Subisti un blando interrogatorio, come da regolamento, e dato che non eri una di quelle devochki che, come spesso avveniva, tentavano d’intrufolarsi agganciando qualche cliente fuori dall’hotel, si limitarono a chiederti il nome e la tua provenienza. La complicita’ con il collega permise a Slavik di glissare sul fatto che non avevi documenti e si accordo' per avere cura di te.

Ti fece riposare al caldo, ti fece bere del buon tchai, cerco’ di rassicurare le tue ansie. Era la sera di un 31 dicembre in cui la neve era scesa copiosa. Quella che stavi vivendo non era certo una fiaba, ma a te bastava un luogo sicuro dove poter riparare il tuo cuore. Lui te l’offri’ in quell’appartamento in una krushovka di Sokolniki e tu lo ricambiasti con una kurinaia lapsha preparata con cio’ che trovasti nel frigorifero ed offrendogli il tuo corpo. Devota.

Neanche a te stessa hai mai confessato se lo hai amato oppure se gli sei stata solo sinceramente grata. Tu mi hai insegnato che l’amore e’ un sentimento bizzarro. Si dissolve in fretta e diventa fango come la neve sotto la pioggia, oppure resta avvinghiato all’anima come ghiaccio in una tormenta, stretto nella morsa del gelido vento che odora di Moscova e che d’inverno scivola giu’ dai Carpazi fin dentro la mia stanza. Messaggero che mi parla di te.

(Continua e si conclude QUI)

Per leggere la storia dall'inizio, clicca QUI

2 commenti :

gullich ha detto...

"Tu mi hai insegnato che l’amore e’ un sentimento bizzarro. Si dissolve in fretta e diventa fango come la neve sotto la pioggia, oppure resta avvinghiato all’anima come ghiaccio in una tormenta, stretto nella morsa del gelido vento che odora di Moscova e che d’inverno scivola giu’ dai Carpazi fin dentro la mia stanza... "

bello... hai, ogni tanto, la capacità di colpire in profondità "semplicmente" scrivendo.

wgul

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

hai, ogni tanto, la capacità di colpire in profondità "semplicmente" scrivendo

Grazie :-)

Solo "ogni tanto"? :-))

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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