mercoledì 10 ottobre 2007

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La danza di Sàlome

 
“Sàlome… Tanz für mich!”

Non era tedesca ma nel paese dov’era nata il Tedesco era come una seconda lingua. Tutti lo conoscevano ed a scuola era obbligatorio come in occidente lo era l’Inglese.

“Sàlome… Tanz für mich!“

Lo ripeteva sibilandolo e canticchiandolo sulle note di Strauss mentre si truccava davanti allo specchio. Se il trucco era importante per un’attrice, lo era ancor di piu’ per chi, come lei, “entrava in scena” per rappresentare un sogno estetico.

Anche Tündér aveva conosciuto quello che lei avrebbe poi scoperto essere “l’effetto Sàlome”. Lo aveva conosciuto nello sguardo rapito di chi l’aveva vista muoversi dentro la gabbia di uno Zoo… Ma Tündér ancora non lo poteva sapere. Era troppo ingenua. Meno ingenua era stata Irina. La sua “Erodiade slava” le dava sempre chiare istruzioni, esattamente come la vera Erodiade le aveva date a sua figlia. Adesso pero’ non era piu’ Tündér e non era piu’ neanche Irina. Adesso vedeva attraverso lo specchio, era nel paese delle meraviglie e portava un altro nome. Come Sàlome sapeva che Erode avrebbe ceduto l’anima pur di assistere alla sua danza ed il compenso questa volta non sarebbe stato un dono per Erodiade, ma qualcosa di piu’ tangibile.

Ricordava la scena vista a teatro e da quella volta aveva amato Oscar Wilde.

Un salto indietro nel tempo… E' nella reggia di Erode a Gerusalemme. Il banchetto e’ in corso ed il paggio di Erodiade mette in guardia Narraboth dal lasciarsi stregare dal fascino di Sàlome . Fin dalle prime battute s'ingenera un’ambigua analogia che mette a confronto la seducente bellezza di Sàlome e l'ammaliante parvenza lunare. Al contempo viene messo in risalto il pericolo insito nella contemplazione di entrambe per quanti soggiacciono all'amoroso incantamento. La voce lontana del profeta Joakanaan, tenuto prigioniero in una cisterna, annuncia l’arrivo del Messia. Erode chiede a Sàlome di danzare per lui promettendole in cambio qualsiasi cosa desideri… Anche meta’ del suo regno. Poi la danza dei sette veli, sinuosa e sensuale ed Erode cede alla richiesta della ragazza di avere la testa mozzata del profeta su un piatto d’argento.

Certo e' che all'immortalità della Sàlome di Wilde aveva dato un apporto decisivo anche il dramma musicale in tedesco di Richard Strauss. Per quel motivo, per le esigenze di lingua teutonica, quel nome mitico lo pronunciava con l'accento sulla A, ben sapendo che era sbagliato ma tale era la forza di Strauss che non avrebbe mai potuto dire, filologicamente, Salòme o Salome’.

“Ma questa sera sono triste. Dunque, danza per me. Danza per me, Sàlome, te ne supplico. Se tu danzi per me potrai chiedermi tutto quello che vorrai, e io te lo donero’. Si’, danza per me, Sàlome, ed io ti donero’ tutto cio’ che mi chiederai, fosse anche la meta’ del mio regno”, implorava il tetrarca Erode.

Una scena carica di significato nella quale era palese la debolezza maschile nei confronti della sensualita’ femminile. Fin dai tempi della Genesi la donna continuava a portare l’uomo sull’orlo del baratro del peccato. Un frutto proibito o una danza non cambiava molto. Cio’ che invece era determinante era l’incapacita’ maschile a non cadere dentro alla voragine.

Quella donna aveva ispirato nei secoli pittori, scultori, musicisti ed artisti di ogni genere. Nonostante fosse una figura “negativa”, Sàlome aveva saputo esercitare il suo fascino lunare anche oltre la durata della sua vita terrena, divenendo un mito, una figura leggendaria, l’archetipo della donna sensuale, una femme fatale che Oscar Wilde aveva caricato di valenze molteplici che ne sfumavano i contorni nitidi ereditati dal mito evangelico per inserirla nello spazio ambiguo dell’universo poetico. La stessa ambiguita’ di quelle figure cinematografiche di cui era progenitrice: da Greta Garbo che danzava Mata Hari, fino alle molteplici "donne del peccato" che nei loro giochi rituali di seduzione distruggevano l’altro nella vertigine inconsulta dell’apparenza.

Ecco, ancora una volta era pronta ad entrare in scena.

"E' colpa della luna, quando piu' si avvicina alla terra, rende gli uomini folli" (Shakespeare, Otello, atto 5°, scena II)

5 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

prima di parlare del post che hai scritto devo farti le mie scuse (anche se non sai che fartene). Oggi durante la pausa pranzo ero in un internet caffè (io non uso mai strumenti del mio ufficio per scopi personali, anche se tutti lo fanno negli enti pubblici) e siccome un gruppo di ragazzi facevano un gran casino, mentre facevo i saluti all'amica Lexi per sbaglio ho scritto il "tuo" Davide.
Te l'ho detto (anche se so che non te ne frega niente) perchè io rimarrò sempre di tua esclusiva proprietà.

Scherzi a parte ho notatato che nel Nuovo Testamento a donne dotate di una grande personalità, fanno riscontro uomini ambigui e vili: Erode "sbava" per Sàlome, però poi ha paura a prendersi le sue responsabilità quando deve far decapitare Giovanni il Battista. Pilato appare un uomo vile che pensa solo a "lavarsi le mani". Non parlimo poi dei sommi sacerdoti Ana e Caifa.

Per contro le donne appaiono dotate di grande spessore. Anche un personaggio negativo (faccio notare che è uno dei rari casi di personaggi negativi femminili del Nuovo Testamento, perchè in genere i personaggi femminili sono quasi sempre positivi) come Sàlome fa pensare, perchè per una questione di principio rinuncia a grandi ricchezze (anche la metà del regno di Erode) pur di far mozzare la testa al profeta Giovanni, che aveva offeso lei e sua madre.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

faccio notare che è uno dei rari casi di personaggi negativi femminili del Nuovo Testamento, perchè in genere i personaggi femminili sono quasi sempre positivi)

Non e' la sola. Ancora piu' negativo e' il personaggio di Erodiade, non credi?

Comunque hai ragione. In effetti le donne sono generalmente viste di buon occhio nei Vangeli... Molto piu' che nei forum dei pisquani :-))

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Non e' la sola. Ancora piu' negativo e' il personaggio di Erodiade, non credi?"

Sì è vero; però Erodiade e Salome vengono trattate come una coppia molto unita nel difendere i propri interessi: difficile dire chi è la più cattiva (a quei tempi le donne di potere, come gli uomini, dovevano essere senza scrupoli se volevano conservare il potere). In ogni caso è stato Erode che ha ordinato di tagliare la testa al profeta Giovanni.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

@ davide: Erode non fa altro che obbedire a cio' che per il cane di Pavlov era l'irresistibile desiderio di cibarsi.

Salome non e' altro che una luce che si accende ed in lui si mettono in moto tuttiquei meccanismi che lo portano a "salivare".

Erodiade invece e' la regista vera ed indiscutibile della storia. Lei sceglie gli attori ed il copine e sa quando e' il momento di accendere la luce.

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Erodiade invece e' la regista vera ed indiscutibile della storia. Lei sceglie gli attori ed il copine e sa quando e' il momento di accendere la luce."

Sono d'accordo con quanto hai detto. Però, secondo me, Erodiane non è un personaggio solo negativo.
In fondo era Giovanni il Battista che andava in giro per le piazze dandogli dell'adultera (a quel tempo le adultere venivano lapidate); lei non aveva fatto assolutamente niente contro di lui. Per lei mettere a tacere il profeta Giovanni era questione di vita o di morte. Gesù non ha mai detto una parola contro Erodiane e lei non ha mai fatto niente contro di lui. Ai giorni nostri lei potrebbe dire al Battista che sono cazzi suoi con quale Erode va a letto.

Tanti saluti dal tuo Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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