mercoledì 31 ottobre 2007

14
comments
Io e Olga (IV parte) - Albicocca


Ci sono persone che inseguono priorita’ sensoriali lontane dalle mie e tralasciano quelle che invece ritengo fondamentali.

La vista, per esempio, e’ estranea al mio modo di “sentire”.

“Come sei bella, che bei capelli, che occhi stupendi” sono frasi che attengono alla sfera visiva che generalmente ogni donna gradisce. Ma la vista e’ un senso involontario; non occorre che la persona voglia vedere; se non ha menomazioni lo fa indipendentemente e l’azione e’ totalmente scollegata dalla volonta’.

Molti uomini hanno il senso della vista come priorita’. Basano il loro giudizio sui dettagli che afferiscono alla gradevolezza estetica. Ci sono poi le volte in cui certe frasi sono di circostanza. Vengono dette anche a chi non ha caratteristiche tali da poterle stimolare ed e’ quindi difficile stabilire il loro grado di sincerita’.

Preferisco quando il discorso cade sull’organolettico. Quando si parla di sapori tutto assume un significato diverso: dato che assaporare, a differenza del vedere, e’ un atto volontario, quando tutto cio’ e’ riferito a me sento una strana eccitazione che si manifesta con un leggero tremolio dentro la pancia che io chiamo “le farfalline”.

Ogni donna ha il suo sapore.

Se la persona con la quale faccio sesso individua il sapore che ho, significa che riesce a compenetrarsi in me quasi totalmente. Dimostra di possedere una sensibilita’ molto simile a quella che ho io. Evita le banalita’ nei momenti in cui i sensi prendono il sopravvento e si abbandona all’estasi totale. Nell’assaggiarmi mi rende sua.


Albicocca… Mi svegliai con il sapore di albicocca in bocca.

Il sole inondava la stanza. Ci misi un po’ per entrare in sintonia con la realta’. Allungai la mano cercando. Sentii il lenzuolo ancora intriso del suo calore. Annusai l’aria. C’era ancora il suo odore: sesso misto ad aromi speziati del suo profumo. Ed albicocca.

Restai distesa con gli occhi chiusi e cercai di mettere a fuoco gli eventi. Era accaduto in un momento in cui i nostri volti si erano avvicinati. Sapevamo che sarebbe successo. Solo attendevamo l’attimo giusto per rompere il ghiaccio. E quello era stato l’attimo. Succhiai voracemente la sua lingua dissetandomi con la sua saliva e lei fece altrettanto con la mia. Sapeva di albicocca. Albicocca matura e succosa. Lo dissi mormorandolo fra le nostre lingue.

Quando lui si uni’ al gioco i sapori si mischiarono come i nostri corpi. Sono certa che il biblico albero del bene e del male fosse un albicocco. Cogliemmo da esso frutti per tutta la notte fino a quando crollammo, e di noi restarono solo i noccioli.

Non si era verificato quello che avevo temuto. Lui aveva fatto sesso con entrambe ma aveva fatto l’amore solo con me. Olga aveva partecipato a quel menage mettendoci passione. Con lui aveva recitato il ruolo da escort, ma a me aveva dedicato un’attenzione totale.

Ero stata al centro dell’Universo. Ero stata il collante che per una notte ci aveva uniti. Ricordo di essere rimasta nel mezzo, abbracciata ad entrambi fino a quando il sonno non aveva preso il sopravvento.

Adesso mi trovavo li’ sola nel grande letto. Rumore di acqua che scrosciava. Qualcuno stava facendosi la doccia. Aprii gli occhi. Mi alzai sedendomi sul bordo del letto. Il lenzuolo ed i cuscini erano macchiati del nostro piacere. Guardai l’ora: quasi mezzogiorno. I vestiti di lui non c’erano mentre quelli di Olga erano sparsi in giro.

Entrai nel bagno. Era bellissima ed i suoi occhi mi sorrisero appena mi videro.

“Dobroie utro, ti karasho spal?” *

“Da, Olga, ochen karasho, spasibo” **

Entrai anche io sotto la doccia insieme a lei e giocammo a lavarci reciprocamente con i corpi insaponati. Ci baciammo ancora ed iniziai a sentire “le farfalline”, ma gli accordi non erano quelli. Lui non c’era in quel momento e cio’ mi pareva come una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Avevamo fatto un patto: Olga era il nostro giocattolo. Un giocattolo condiviso e nessuno dei due avrebbe dovuto reclamarne la proprieta’ esclusiva. Mi ritirai quindi controvoglia da quella situazione. Mi sentivo leggermente in colpa.

Mentre mi asciugavo indossando l’accappatoio domandai di lui, ma quando era uscito dalla stanza lei ancora stava dormendo. Disse che al suo risveglio era rimasta ad osservarmi nel sonno ed aveva sfiorato la mia guancia con il naso; odoravo di albicocca anche io.

“Ti ho detto che siamo simili!” aggiunsi ridendo.

“Simili si’ ma non uguali – rispose lei – a te piacciono anche gli uomini”

Ridemmo ancora ricordando la situazione in cui ci eravamo conosciute la sera prima, la proposta, il principe, i due francesi in cerca di escort, i grasshopper.

Quando fummo pronte lo chiamai al cellulare. Ci aspettava per andare a pranzo. “A colazione!” corressi io.


Scegliemmo una brasserie in place Casino. Olga chiese specificatamente della marmellata di albicocche ed inizio’, di fronte a me, una pantomima mangiandola con le dita mentre mi fissava. Riuscii a restare composta e seria anche quando cerco’ di farmela assaggiare dalle sue labbra.

Non sapevo quanto questo suo atteggiamento a lui seccasse. Dopotutto Olga si era inserita nella nostra esistenza a causa di una futile scommessa. Avevo scommesso che l’avrei portata nel nostro letto gratuitamente e lui aveva accettato la sfida. Il gioco stava ormai concludendosi ed io avrei potuto ritirare il premio che mi spettava.

Ancora poche ore ed Olga sarebbe andata via. Di lei non avremmo saputo piu’ niente. Avrebbe continuato la sua vita di studentessa-escort fra Sankt Peterburg e Monaco mentre noi saremmo tornati alla nostra complice e mondana ricerca d’avventura.

La osservai mentre mangiava il gelato. I capelli biondi raccolti. Teneva lo sguardo basso concentrata sul grande bicchierone ricolmo di panna. Ogni tanto alzava gli occhi e mi guardava languidamente. Mi ricordai di altri occhi con quella luce nello sguardo. Occhi con lo stesso taglio; occhi di una Pentesilea mai piu’ incontrata. Una Pentesilea che odorava di albicocca.

Qualcosa di malinconico sali’ dal profondo dei miei ricordi e decisi che non avrei piu’ giocato. Guardai lui che guardava lei che guardava me. Sentivo che quella non sarebbe stata una fine ma un nuovo inizio. Chiesi di pagare il conto ed uscimmo.


L’accompagnammo all'hotel. Era gia’ pomeriggio inoltrato. Lei sarebbe partita la mattina dopo, io e lui, invece, avremmo ripreso il nostro viaggio la sera stessa.

Odio gli addii. Porterei tutti quanti con me. Come una zingara riempirei il carrozzone trainato da cavalli e girerei per il mondo con la mia troupe di saltimbanchi, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e clowns. Monterei le tende del mio circo negli angoli piu’ remoti ai confini del sogno e darei spettacoli ai quali assisterebbero tutti i bimbi che dentro di noi son prigionieri.

La baciai ancora una volta. Ci scambiammo i numeri di telefono. Ci promettemmo di sentirci presto e di ritrovarci alla prima occasione. Lui ci osservava in silenzio con aria quasi divertita, sorniona, come un papa’ che osservava la propria figlia mentre salutava l’amichetta alla fine della vacanza estiva.

Quando fummo soli gli domandai il perche’ di quella sua aria divertita, visto che aveva perso la scommessa.

“Tesoro – mi disse – perche’ dici di aver vinto una scommessa che in realta’ hai perso?”

Lo guardai con aria stupefatta.

“Come perso? Avevamo stabilito che l’avrei portata nel nostro letto gratis e mi pare di esserci riuscita. O no?”

Sempre con aria sorniona mi guardo’, mi abbraccio’ e fissandomi da una distanza di dieci centimetri mi disse:

“Di’ la verita’… Temevi che fossi io a perdere la testa per Olga e invece mi pare che…”

“Ma che c’entra questo? La scommessa non era su questo” replicai io, alterata forse piu’ per aver compreso il senso della sua allusione che per altro motivo.

“Infatti la tua cotta per lei non c’entra nulla… – concluse sorridendo cinicamente – solo che ieri al bar le hai offerto due grasshopper. E li hai pagati tu!”


* Dobroie utro, ti karasho spal? – Buon giorno, dormito bene?
** Da, ochen karasho, spasibo – Si, molto bene, grazie

14 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

davvero affascinante questo racconto; ti confesso che ho provato forti emozioni nel leggerlo. Molto intelligente il discorso sulla vista e il gusto, perchè dimostra quanto è profondo l'animo femminile. Ogni volta che leggo i tuoi racconti penso a quello che disse l'amico Duval: perchè a volte sprechi il tuo prezioso tempo per parlare dei fetenti e dei pisquani?

Tanti saluti dal tuo Davide

duval ha detto...

Davide ha scritto:
molto intelligente il discorso sulla vista e il gusto, perchè dimostra quanto è profondo l'animo femminile.

Mah! Quoque tu Davide!
Anche sissy ha attribuito al genere femminile (e non al genere umano) alcune peculiarità positive.

Per evitare fraintendimenti non sarebbe stato più consono un "... perchè dimostra quanto è profondo il tuo animo."?

Magari l'animo di Giuliana Sgrena è un pò meno profondo, pur essendo essa femmina.

guggenheim ha detto...

Chiara@:

"Odio gli addii. Porterei tutti quanti con me. Come una zingara riempirei il carrozzone trainato da cavalli e girerei per il mondo con la mia troupe di saltimbanchi, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e clowns. Monterei le tende del mio circo negli angoli piu’ remoti ai confini del sogno e darei spettacoli ai quali assisterebbero tutti i bimbi che dentro di noi son prigionieri."

Belle parole che mi hanno colpito.

Grazie
Gu

davide ha detto...

Caro Duval,

"Per evitare fraintendimenti non sarebbe stato più consono un "... perchè dimostra quanto è profondo il tuo animo."?"

Certamente generalizzare è sempre sbagliato, però credo che nella maggioranza dei casi le donne hanno qualcosa, sentimentalmente, in più degli uomini.


"Magari l'animo di Giuliana Sgrena è un pò meno profondo, pur essendo essa femmina."

Berlusconi e Fini hanno fatto di tutto per far liberare la Sgrena. Lei come ringraziamento li ha presi a pesci fetenti in faccia.

Saluti Davide

duval ha detto...

Toh! Anche guggenheim ... le stesse parole!

Chiara, supponiamo che io intendessi scriverti un messaggio privato con questo mezzo e che tu intendessi rispondermi, sempre in privato; dove potrei leggere la tua risposta?

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

duval ha detto...

Chiara, supponiamo che io intendessi scriverti un messaggio privato con questo mezzo e che tu intendessi rispondermi, sempre in privato; dove potrei leggere la tua risposta?


OT - Buongiorno duval. Se tu intendessi inviarmi un messaggio privato e volessi una risposta dovresti includere un indirizzo email ove io potrei inviarla.
Ovviamente non e' detto che quella risposta ti arriverebbe ed in caso ti arrivasse sarebbe tramite un anonimizzatore.
Tu ormai sai bene che ho separato nettamente la mia persona reale da quella virtuale e che quella reale vive la sua vita autonoma seguendo delle rigide regole quasi "monastiche".

Solitamente non rispondo a richieste di incontro o di contatto telefonco o altro che vadano oltre cio' che offre questo blog... almeno per il momento.
Poi in futuro chissa'.
Per questo motivo non butto via gli indirizzi email ed i numeri di telefono che qualcuno mi invia.

Buona giornata.

Jakala ha detto...

Devo ancora capire bene la storia: chi era che manipolava Olga o il suo cavaliere?

Chi dei due ha messo alla prova il legame che li univa?

Soprattutto perché mettere alla prova qualcosa di bello (o almeno così io interpreto il rapporto fra i due), solo per il senso della sfida o per altro?
Ricerca di certezze in ogni dove?

Jak

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Jakala: Scusa ma non ho capito cosa non hai capito.

Per me la vicenda e' cosi' chiara...

Potresti cortesemente spiegare meglio? :-)

Jakala ha detto...

Non tutte le cose Chiare sono comprensibili...

Tieni conto che partiamo da due punti di vista differenti tu sei la scrittrice, io invece il lettore potremmo vedere cose differenti nelle stesse parole.
E nessuno dei due magari ha torto.

Era un gioco che spesso facevamo e che ci divertiva. Una specie partita di scacchi cerebrale in cui non venivano mossi pezzi su una scacchiera, ma venivano usate frasi ed atteggiamenti che entrambi sapevamo essere parte della strategia.

Questi sono i pensieri della protagonista, che prima ho chiamato per sbaglio Olga (ho la scusa del mal di testa).
Lei sembra essere al centro di tutto, si considera al centro di tutto, ma non potrebbe essere stata spinta a conquistare Olga solo perché il compagno ha mostrato interesse per un suo doppio?

Compagno tanto sicuro di se che non teme né di scoprirsi “Sei la piu’ bella donna che io abbia mai avuto in tutta la mia esistenza e sono certo che non ce ne saranno altre come te nella mia vita… “ né di lasciare solo la sua lei ed Olga pur essendo ovvio che loro due sono attratte l'una dall'altra.
Lei che si ferma da avere un rapporto solo sessuale con Olga per non mancare di "rispetto" a lui.
Un lui che è più importante per la sua assenza che per la sua presenza.

E che si permette di rinfacciarlo alla sua compagna.

Ma qual'è la molla che spinge la protagonista alla sfida? A far provare al compagno Olga, cioè un suo possibile surrogato?
Per dimostrare di essere la migliore?
Per provare un legame con il suo compagno? O era il suo compagno a provare il legame visto la bisessualità della donna?

Ora tu ti rivedi nella protagonista (senza voler dire che è una tua copia) quindi dai certe motivazioni alle sue azioni. Io da esterno provo ad indentificarmi nella protagonista dandole altre motivazioni.

Uff, domani senza mal di testa proverò a scrivere meglio ciò che intendo, ora ti saluto

Jak

Jakala ha detto...

Un po' piu' lucido, provo a darmi una spiegazione del comportamento della protagonista (L=protagonista, C=compagno, O=Olga).

L ha una relazione con C, ma nessuno dei due la definisce cosi, tentano di sminuirla chiamandola incontro, gioco o qualcosa del genere.
Probabilmente lui era un pollo da spennare, solo che poi ha messo le ali.

Lei però è abituata a non avere legami, si dice che è temporaneo fino al prossima stagione. Ecco che quando vede O. e l'interesse di C, qualcosa emerge in lei: la voglia di dimostrare di essere lei a dettare le regole, mettendo alla prova sia lui sia lei stessa, anche se inconsciamente.

Il fatto che rifiuti di far sesso con O senza di lui, non è solo rispetto per il gioco, ma anche perché non vuol chiamare con il suo nome un sentimento che prova per C.

Dici che che come critico della minkia posso andare?
Oppure il mal di testa deve passarmi ancora?

Jak

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Dici che che come critico della minkia posso andare?

Credo di si'.

C'e' qualcosa che non ti torna in questa tua analisi?

Jakala ha detto...

Grazie per la tua sensibilità, riesci sempre a mettere a tuo agio i tuoi lettori :)

In realtà non mi torna che tu scrivi una storia cosi "romantica", ma probabilmente sono io che ti vedo dura.

By the way hai ma letto qualcosa del ciclo di Anita Blake? Non so se il genere ti piacerebbe è sul genere horror-fantasy, ma la protagonista è come mi immagino tu sia.

Jak

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Jakala:

In realtà non mi torna che tu scrivi una storia cosi "romantica", ma probabilmente sono io che ti vedo dura.

Acqua e fuoco...

Dura e morbida, amara e dolce, timida e sfrontata, fredda e calda, santa e puttana...

Amo gli estremi. Vedo i colori attraverso le emozioni e per vederli devono essere forti e decise.

Altrimenti e' tutto grigio, non credi?


Anita Blake?

Questa?

http://www.comicsbulletin.com/news/images/0801/AnitaBlakeVHGP09Cover.jpg

No, non ho letto niente. In effetti un po' le assomiglio. A parte gli occhi. :-)

Jakala ha detto...

Altrimenti e' tutto grigio, non credi?

Si, ma esistono le sfumature di grigio, qui si passa dal bianco al nero.
Ma può esserci anche pregiudizio nelle mie parole io ti immagino A e se tu sei B non mi tornano i conti. Cosa che in certo senso indica anche i miei limiti mentali.

Non sapevo avessero fatto un fumetto, io mi ero limitato ai libri, in particolare a questo che ho comprato (che adesso è iperscontato)
http://www.play.com/Books/Books/4-/706448/Anita-Blake-Vampire-Hunter-Omnibus/Product.html#

Più che altro mi riferivo al carattere e ai suoi rapporti con l'altro sesso.
Se vuoi qualcosa di leggero te lo consiglio, senza aspettarti un capolavoro, se voglio fare colpo su una donna cito altri autori ovviamente.

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics