giovedì 20 settembre 2007

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Storia di Vlada - III parte (Devochka so spichkami)



Si sopravvive a tutto…

Eri giunta nella Kurskij vogsal con un treno partito dal sud. Non avevi soldi e la valigia in cui tenevi i vestiti ed i tuoi ricordi, povere cose appartenute al passato e qualche fotografia sbiadita di una vita che avevi lasciato, fini’ nelle mani di un ladruncolo durante il viaggio. Pensasti che una volta gettati via quei quattro stracci, l’avrebbe potuta usare per farne una culla… Come nella fiaba.

In quegli anni una devochka non poteva proporsi nei luoghi pubblici senza rischiare di essere arrestata dalla polizia. Quelle che potevano lavorare negli hotel, e che erano raccomandate dagli uomini della sicurezza, erano privilegiate, ma tu dovevi stare attenta… dovevi scegliere le persone giuste e sperare che non ti denunciassero. Fino a quel giorno ti era andata bene ed avevi comprato cibo e vodka, ma i soldi erano finiti.

In quella sera dell’ultimo giorno di dicembre camminavi infreddolita. Le scarpe non erano adatte alla neve e sentivi i piedi gelati. Per tutto il giorno non eri riuscita a "vendere". Eri avvilita. Dovevi assolutamente trovare qualcuno che potesse darti rifugio ed un po' di soldi.

Ti fermasti davanti a quell'hotel. Le luci brillavano dietro i vetri e dal suo interno si spandeva una piacevole atmosfera. Rannicchiasti il tuo cuore dentro ad un ricordo e ritornasti indietro al tempo in cui festeggiavi il tuoi ultimi dell’anno a Khotyn. Sapevi che non ci saresti piu’ tornata.

Il tuo sguardo color del mare d’Azov si fece lucido mentre mi raccontavi la tua malinconia. Ancora una volta assistevo alla scena come se mi fossi trovata nel mezzo di un film… Era come se fossi sospesa nel tempo e nello spazio. Ti osservavo, Vlada. Eri li’ immobile dove Manezhnaya incontra Tverskaya. I fiocchi di neve scendevano e si posavano sui tuoi capelli color di miele. Io ero accanto a te ma tu non mi vedevi. Sentivo il freddo e la tua disperazione. Avrei voluto toccarti, stringerti, prenderti e trascinarti via con me, ma le mie mani attraversavano il tuo corpo come quelle di un fantasma.

Devochka so spichkami*, come nella fiaba che ti raccontava la nonna quando eri bambina. Come lei eri sola, ma non avevi fiammiferi da vendere. Avevi solo il tuo corpo, se qualcuno l’avesse desiderato.

Eri stremata ed avevi le mani gelate. Se tu avessi avuto i fiammiferi sono certa che ti saresti seduta ed avresti iniziato ad accenderne uno. Lo avresti sfilato dal mazzetto e lo avresti sfregato contro il muro... Avresti visto scintillare la sua fiamma calda e chiara come quella di una candela e ne saresti rimasta ipnotizzata. D’incanto avresti immaginato di essere davanti ad una grande stufa con i pomelli in ottone. Avresti allungato i piedi per scaldarli ma a quel punto il fiammifero si sarebbe spento, facendo scomparire la stufa e riportandoti alla realta’.

Ne avresti acceso un altro, e con quello avresti sognato una tavola imbandita con tovaglia bianca e vasellame di porcellana, piena di ogni leccornia. Avresti allungato le mani per agguantare una prelibatezza... Ma anche quel fiammifero si sarebbe spento...

Poi ne avresti acceso un altro ed un altro ancora, fino a quando tutti i fiammiferi sarebbero stati usati e ti avrebbero ritrovata, come nella fiaba, circondata da legnetti bruciacchiati e con il dolce sorriso gelato sul volto.

Ma tu non avevi fiammiferi. Avevi solo della vodka, e la vodka puo’ riscaldare piu’ di mille fiammiferi. Ne bevesti un sorso sperando di immaginare il calore della stufa e poi un altro cercando di sognare la fragranza del cibo, ma non accadde niente di tutto cio’. Accadde invece…

Il tuo racconto s’interruppe e come se la fiammella dell’ultimo fiammifero si fosse spenta venni riportata alla realta’, strappata via dalla scena alla quale avevo assistito.

E allora? – ti pregai di continuare – Cosa accadde?

Irina – mi sussurrasti con voce rotta dall’emozione – un giorno comprenderai anche tu quanto sia difficile raccontare il proprio passato”.

Sfiorai la tua guancia con una carezza e mi persi nel profondo dei tuoi occhi di smeraldo. Non dissi niente e tu capisti che avrei atteso il momento in cui ti saresti sentita pronta a raccontare ancora la tua fiaba.

(Continua QUI)


* Девочка со спичками - bimba con i fiammiferi

Per leggere la storia dall'inizio, clicca QUI

4 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

come ti ho detto più volte per me i tuoi racconti sono poesie: e le poesie si vivono non si commentano (comunque poesia molto toccante e profonda).

Tanti saluti dal tuo Davide

Bibi ha detto...

Belle le fiabe, mi sono sempre

piaciute. Conosci quella di

"sneguruska"? Penso che si scriva

così, sai che io vado ad orecchio

con il russo...Beh..cmq tradotto

dovrebbe essere "fiocco di neve".

Le fiabe russe però non sempre

finiscono a tarallucci e vino come

le nostre. Un giorno la riscrivo..

a.y.s. Bibi

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

@ Bibi: "fiocco di neve" si traduce in "snezhinka".
"Snegurochka" invece e' una fiaba molto raccontata ai bimbi... magari un giorno l'adatto a qualche mia storia :-)

Bibi ha detto...

Eh..stessa idea....

a.y.s. Bibi

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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