lunedì 3 settembre 2007

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Laura e le sue sorelle


Una notizia scovata girovagando sul web che mi ha colpita in modo particolare e che riguarda un tema che considero aberrante: l’abuso sessuale.

Nonostante la quasi totalita’ dei maschi con i quali intrattengo un rapporto dialettico siano convinti che tale comportamento sia solo di pochi e che non riguardi in modo massiccio il genere maschile, e’ mia opinione che la presenza di uomini all’interno di una qualsiasi comunita’ femminile, sia essa laica o religiosa, crei una condizione di rischio costante per le donne ivi presenti, anche allorquando gli interlocutori sono determinati alla tenuta di un comportamento rispettoso.

La pulsione sessuale (spesso incontrollata), la convinzione che la donna non e’ altro che un essere inferiore relegato al ruolo di mero oggetto di piacere e la consapevolezza di possedere nella comunita' un’inattaccabile posizione di prestigio, creano nelle menti maschili le condizioni per l’abuso sessuale, del quale la donna e' doppiamente vittima; prima dell’atto stesso gia’ di per se’ traumatizzante poi, allorquando decidesse di denunciarlo, del comportamento ipocrita ed iniquo di chi dovrebbe essere preposto a far rispettare la legalita’.

Per questo motivo, nella mia utopia e nella mia citta’ invisibile, la presenza maschile deve essere accuratamente evitata. Purtroppo il CdA, che da 3000 anni ha preso possesso della gestione della vita su questo pianeta e che non ha alcuna intenzione di rimettere il mandato, ha sede in fortezze inespugnabili se non con lunghi e faticosi assedi.

Riporto dal blog di Don Vitaliano:


Oltre il muro di molti conventi in Africa, la vita per le suore non è per niente serena. Soprattutto quando i pericoli arrivano da sacerdoti e vescovi. E la Chiesa preferisce chiudere un occhio, quando non addirittura due di Emanuele Quaranta. Questa è la storia di Laura e delle sue tante, abusate, sorelle. Una storia triste e violenta, avvenuta per lunghi anni nel più tetro silenzio, in quel buio fitto in cui le vittime non hanno mai avuto voce. E quando hanno tentato di riprendersela e di alzarla, protestando e denunciando i crimini cui sono state sottoposte, non sono state ascoltate da chi avrebbe dovuto proteggerle.

Laura aveva 17 anni quando si è fatta suora. Ne aveva 27 quando è stata violentata da un prete. E ne aveva qualcuno più di 30 quando ha avuto il coraggio, per la prima volta, di parlare pubblicamente di ciò che le era successo, sconvolgendole - anzi distruggendole - la vita. Laura è un nome fittizio, ma il resto del suo racconto è oro colato. La sua storia ha come fondale un paese dell’Africa occidentale sconvolto dalla pandemia dell’Aids, forse la Nigeria o il Ghana o la Sierra Leone, o chissà quale altro. E ha come contesto una Chiesa cattolica che, in quel continente, non ha mai nascosto troppo bene la sua indifferenza verso uno dei precetti morali che in Vaticano ritengono obbligatori: il voto di castità e l’obbligo del celibato sacerdotale.

Il coming out di Laura è avvenuto nell’aprile 2001, quando ha rilasciato una lunga intervista al settimanale americano National Catholic Reporter. Ma per una Laura che riesce finalmente a liberarsi dalla paura e a denunciare il fenomeno sulla stampa, ce ne sono altre cento, mille, che rimangono in un muto terrore e continuano a subire le violenze e le molestie sessuali di sacerdoti e vescovi. La storia di Laura è semplice e, a suo modo, sui generis. Perché lei è una ragazza ingenua e piena di fede, ma anche più colta e di posizione sociale più elevata rispetto a tante sue consorelle. Appena entrata in convento comincia a subire le richieste pressanti di preti e religiosi cattolici, che magari dovrebbero essere padri spirituali e confessori, perché ceda loro le sue grazie. Forte di una non comune solidità di carattere, rifiuta e rifiuta ancora. E la cosa non è affatto semplice: le piccole congregazioni femminili come la sua, in Africa, dipendono totalmente – economicamente e spiritualmente - dal vescovo e dai sacerdoti delle diocesi. Senza la loro benevolenza, non ci sono soldi, non ci sono incarichi pastorali, non c’è neppure la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro, dato che le automobili sono merce troppo costosa per un modesto convento di suore. Molte sue consorelle cedono. Anche perché in Africa il prete è quasi un Dio: un capo religioso indiscutibile, un uomo colto e potente, a cui è quasi impossibile dire di no. Ma Laura, nonostante tutto, non molla. Fino a che il caso non la mette nelle mani del suo carnefice: un viaggio verso un piccolo villaggio rurale insieme a un sacerdote; la pioggia che li costringe a fare tappa in un luogo isolato; infine lo stupro, contro cui Laura si ribella e combatte con tutte le sue forze, ma che egualmente non gli evita il suo destino.

Una volta rientrata al convento, Laura denuncia l’accaduto, ne parla con i superiori e il vescovo. Ma ottiene l’opposto del risultato sperato: viene emarginata, derisa, messa lei stessa sul banco degli accusati. Fino a che, esasperata e sull’orlo di una crisi nervosa, viene tratta in salvo dalla sua facoltosa famiglia, che la manda a studiare negli Stati Uniti. Dove infine raccoglie le forze, riuscendo a lasciare la sua congregazione religiosa e a ricostruire i pezzi della sua vita. Esistono diversi rapporti, più o meno segreti, che fotografano "il problema degli abusi". La vicenda di Laura potrebbe sembrare, agli occhi di tanti bravi fedeli cattolici italiani, una storia orrenda, ma certo non comune, un caso isolato, un raro fenomeno di devianza all’interno di un generale e consolidato rispetto della norma. Invece no, decisamente no. E a testimoniarlo sono una serie di rapporti e di indagini svolte, ai massimi livelli, dalle stesse congregazioni religiose a livello internazionale e dal Vaticano stesso.

Rapporti segreti stilati in un arco di tempo che va dal 1994 al 2000, presentati da suor Maura O’Donohue, medico e missionaria, che per sei anni ha svolto indagini sul tema dei religiosi e l’Aids in Africa, e da padre Robert Vitillo, direttore della Caritas internazionale, che durante un seminario a porte chiuse con esperti e leader religiosi cattolici di tutto il mondo al Boston College ha tenuto una dettagliata relazione su Le sfide teologiche poste dalla pandemia dell’Aids. Il terzo rapporto segreto risale al 1998, si intitola Il problema di abusi sessuali di religiose africane in Africa e a Roma e viene presentato da suor Marie Mc Donald in occasione di un incontro del consiglio dei 16, un organismo che riunisce periodicamente i rappresentanti dei superiori generali delle congregazioni religiose maschili, di quelle femminili, e della Congregazione vaticana che controlla e supervisiona la vita degli ordini religiosi cattolici. L’ultimo documento, infine, è del 2000 e ne è autrice una monaca che è anche psicologa, suor Esther Fangman, che lo illustra con dovizia di particolari al congresso internazionale dei 250 abati e badesse benedettine di tutto il mondo.

Tutti e quattro i documenti, venuti alla luce grazie al National Catholic Reporter e all’agenzia di stampa italiana Adista, sono di una concretezza e di una sincerità da far accapponare la pelle. Vi vengono documentati migliaia di stupri, violenze e molestie sessuali subite da suore e per mano di sacerdoti. Ventitré paesi toccati da casi del genere, in tutti e cinque i continenti. Tristemente, però, è l’Africa l’area in cui si registra il maggior numero di abusi.

Questo, spiegano i redattori dei diversi rapporti, per due motivi: in primo luogo perché nella Chiesa cattolica locale - e dunque anche nel clero autoctono - celibato e castità non sono sentiti come un valore, anzi contrastano con la concezione tipicamente africana che unisce saldamente l’autorevolezza del maschio con la sua fecondità sessuale. Il secondo fattore è l’enorme diffusione del virus dell’Aids, che nel continente sta sterminando un’intera generazione. A causa del terrore del contagio, i sacerdoti attivi sessualmente - la grande maggioranza, stando agli estensori dei documenti riservati - se in precedenza si rivolgevano per lo più alle prostitute, con il tempo sono andati alla ricerca di face di popolazione femminile "non a rischio", in particolare ragazze giovanissime, ma soprattutto suore e monache.

Suor Maura O’ Donohue, nel 1995, ha l’occasione di illustrare il suo rapporto direttamente al cardinale Martinez Somalo, prefetto della Congregazione per i religiosi. E non gli risparmia i particolari. Racconta, ad esempio, di un caso eclatante avvenuto in Malawi: il vescovo di una diocesi costringe alle dimissioni le superiori locali perché queste si erano rivolte a lui per denunciare che 29 suore dei loro conventi erano state messe incinte da un gruppo di preti. Oppure racconta di quell’altra tragedia nella quale un prete violenta una suora, la mette incinta e poi la costringe ad abortire. Durante l’intervento, piuttosto artigianale, la religiosa muore e, qualche giorno dopo, il sacerdote ne celebra la messa funebre. Insomma, spiega dal canto suo suor Mc Donald nel suo rapporto, "le molestie sessuali e anche lo stupro di suore da parte di preti e vescovi è - a quanto ci risulta - evento comune.

E talvolta, quando una religiosa resta incinta, il prete insiste perché abortisca". Se il fatto viene alla luce, aggiunge suor Mc Donald, la donna che ne è vittima "viene punita con l’espulsione dall’ordine, mentre il prete per lo più viene soltanto trasferito in un’altra parrocchia oppure inviato all’estero a studiare". Anche la relazione di padre Vitillo è assai esplicita e coraggiosa nella denuncia. "Alcuni preti", afferma, "raccomandano alle suore di assumere anticoncezionali, e approfittano della loro ingenuità facendo loro credere che la pillola impedisce la trasmissione del virus dell’Hiv. Altri hanno incoraggiato le suore con cui hanno avuto relazioni ad abortire. Alcuni medici che lavorano in ospedali cattolici locali mi hanno raccontato di aver ricevuto forti pressioni da parte di sacerdoti perché facessero abortire delle suore". Per decenni, su questo tragico fenomeno, "c’è stata una cospirazione del silenzio", afferma suor Mc Donald nel suo rapporto, "Ma soltanto se cominceremo a guardare in faccia la realtà onestamente, saremo in grado di trovare delle soluzioni". Eppure nonostante la forza di tali denunce, poco o niente è stato fatto. Nel 2001, quando quei quattro documenti su cui era stampigliato strettamente confidenziale arrivarono sulla stampa, il Vaticano - tramite la sala stampa - si trincerò dietro un asciutto "no comment". Soltanto un "officiale" della Congregazione per i religiosi, nascosto dietro l’anonimato, si concesse la libertà di dichiarare a un giornale che "la vicenda è a conoscenza della Santa Sede, che sta prendendo le misure del caso".

Eppure, nessun documento ufficiale, nessuna direttiva pubblica è stata emanata nel frattempo. Stessa inazione e disattenzione è stata manifestata in Africa, dalle Conferenze episcopali nazionali. In Nigeria, la reazione alla pubblicazione dei documenti riservati da parte di religiosi e vescovi furono molto irritate. L’Amecea, l’organismo che riunisce gli episcopati dell’Africa orientale, arrivò ad accusare gli estensori dei rapporti di "slealtà". Soltanto la Conferenza episcopale sudafricana, grazie all’impegno del cardinale Wilfried Napier della diocesi di Durban, pubblicò un documento pastorale in cui ammetteva che "le autorità ecclesiastiche sono in difficoltà quando si tratta di affrontare simili casi" e istituiva un protocollo di comportamento, nonché una serie di misure per punire i sacerdoti rei di simili crimini. A distanza di cinque anni dallo scandalo che la pubblicazione dei quattro documenti riservati aveva prodotto nell’opinione pubblica cattolica a livello mondiale, la vicenda delle suore stuprate dai sacerdoti - in Africa e anche altrove - è tornata nel dimenticatoio. Non ci sono tracce che un fenomeno descritto come "comune" sia stato affrontato con decisione e incisività. La congiura del silenzio sembra averla avuta vinta.

Chissà che cosa ne è stato di Laura? Se è riuscita a trovare la sua serenità, dopo quella terribile violenza; se è riuscita a conservare la fede, nonostante lo schifo per le persone che, di quella fede, avrebbero dovuto esserle maestri. E chissà che cosa ne è stato delle sue tante, abusate, sorelle.

9 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

«Essere donna è terribilmente difficile, perchè consiste soprattutto nell'avere a che fare con gli uomini.»

Leggendo il tuo articolo mi è venuto in mente il noto aforismo di Konrad Lorenz. Scherzi a parte le teorie di Lorenz sull'aggressività umana sembrano ricevere una conferma da quanto hai scritto. Semplificando Lorenz sostiene che gli uomini in natura sono delle "bestie" e la civiltà inibisce i loro istinti animali. Ma in situazioni particolari (guerra o caos) gli uomini mostrano la loro vera natura uccidendo e violentando le donne. Porta parecchi esempi di gente normale (impiegati, operai, padri di famiglia ecc.) che in guerra non hanno esitato a violentare le donne (di questi argomenti ne avevamo già parlato in un post precedente).

Per quello che riguarda la chiesa cattolica quello che è preccupante è che -come già era successo con i preti pedofili- anzichè condannare pubblicamente questi fatti, tende a nasconderli o, peggio, a negarli.

Tra il resto io ho parlato con tanti preti della verginità: ne parlano come se fosse la cosa più meravigliosa e bella che esista. Però quando gli chiedo di darmi una spiegazione razionale di ciò sanno dirmi solo un sacco di idiozie senza senso.

Tanti saluti dal tuo Davide

A-Woman A-Man ha detto...

E' il potere più che il genere a corrompere le persone. Anche il genere e la brutalità hanno la loro parte, comunque.

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

E' il potere più che il genere a corrompere le persone

Dato che queste vicende sono sempre a senso unico, e cioe' e' la donna che subisce l'oltraggio sessuale e mai viceversa, significa che tale potere e' ancora SALDAMENTE nelle mani dell'uomo. Nonostante cio' che dicono i vari giubizza & co.

A-Woman A-Man ha detto...

Nelle comunità di genere, anche in quelle esclusivamente femminili, si ripropongono le violenze psicologiche e pure fisiche da parte delle superiori nei confronti delle subalterne.
Questo è un meccanismo presente anche in natura (anche se non ha alcun senso parlare di violenza in questo caso in quanto non c'è una dimensione né di consapevolezza né etica) in cui nel branco ci sono gerarchie decise colla forza e pure con alcuni comportamenti simbolici anche tra gruppi di genere femminile.

Un pastore ti potrà raccontare come, ad esempio, tra le vacche in alpeggio o in stalla ci sia gerachie mantenute diciamo con "vigore" dalla capa.

Una blogger ex monaca di clausura, in scambi epistolari, mi raccontò delle violenze sottili (e meno sottili) subite dalla suora superiora (a scopi sessuali, ma è marginale).

Ad alcune mancanza in termini di violenza bruta il femminile si è evoluto per "eccellere" se così si può scrivere in quella psicologica.

Non penso che visioni manicheistiche concenrnenti i generi possano contribuire ad un evoluzione del genere umano.

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Non penso che visioni manicheistiche concenrnenti i generi possano contribuire ad un evoluzione del genere umano.


Hai ragione. Ma a volte mi pare la frase del golpista che poi fa appello alle regole democratiche.

La visione manicheistica e' quella che il genere femminile subisce da sempre, ma per 3000 anni e' stato normale. :-)

La violenza psicologica dici? beh in questa uomini e donne sono pari. Tanto gli uni che le altre possono metterla in atto. Ma cio' non avviene con quella FISICA che e' solo appannaggio maschile.

E poi, suvvia', citare il caso della monaca di clausura per contrastare il mio post che riguarda le GENERALITA' del comportamento maschile in ambito di abusi sessuali, mi pare un po' un esercizio di "mirror climbing".

°°sono qualcuno°° ha detto...

ha un sapore di falsità tutto questo racconto che mi inquieta!

anch'io son informata sugli abusi sessuali ecclesiastici... ma, in questi casi cerco di non prendermela con la psiche del prete violento/pedofilo,piuttosto accuso la Chiesa con le sue 'leggi'... perchè visto che non è attuabile il 'dogma' del sacrificio sessuale e della castità,mi chiedo spesso, perchè ancora esiste?
Meglio essere pastori,piuttosto che preti... Ancora non comprendo Perchè la Fede è legata al Sesso...e forse bisognerebbe partire dallo sconfiggere la verginità prematrimoniale.
...senza considerare l'assunzione di anticonceziali o l'aborto...

mi vengono i brividi a tanta vigliaccheria!
...perchè per quanto potere ci possa essere,ci si potrebbe guardare anche allo specchio e rendersi conto che Dio certe cose non le perdona!
...hai presente l'assassino che prima uccide e poi corre dal prete a confessarsi?
ecco,Chiesa paragonabile all'omicida in questi casi...

...d'altronde, 'fai ciò che ti dico ma non ciò che faccio io' è il motto ecclesiastico,no?!


...non ero sparita,solo troppo occupata per poter leggere tutti i post prima di lasciar traccia...
come stai?
io recupero me stessa e i tuoi scritti ;-))

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

@ °°sono qualcuno°°: Ciao cara. Io sto bene :-)

Comunque cio' che dici e' condivisibile quasi in toto. A parte l'accenno sulla fede, che come sai bene riguarda solo chi crede.

Per il resto vorrei concludere con una domanda che sembra stupida, ma che forse chiarifica meglio il mio pensiero riguardo al CdA: come mai la quasi totalita' delle religioni non ammettono "donne" che abbiano alti incarichi nelle gerarchie ma le ammettono solo come "gregarie" di una classe completamente maschile?

Anche Dio discrimina oppure e' una regola del tutto umana?

°°sono qualcuno°° ha detto...

regola umana direi io,considerando che i culti religiosi son vecchi quanto il mondo e il potere è sempre stato nelle mani maschili.
tu pensi di no invece?

se consideri che Dio potrebbe essere solo leggenda... l'uomo è in grado di raccontarsi tante menzogne,compresa quella di 'stabilire i ruoli'...

Mi sa che diventar 'Papessa' è l'ultima tra le ambizioni femminili... c'è ancora strada da percorrere per livellare i due generi umani!

'notte Bella!

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

c'è ancora strada da percorrere per livellare i due generi umani!


"Livellare" e' il termine giusto e per livellare si deve necessariamente "portare via" da una parte per aggiungere all'altra.

Privilegi di casta e ruoli ormai stabiliti da millenni devono essere tolti a chi li ha sempre avuti affinche' chi ne e' stato defraudato possa (almeno) provare a gestire laddove la gestione e' stata fallimentare.

E dato che il dislivello e' grande, occorreranno non meno di 1.500 in cui necessariamente, nell'opera di livellamento, ci sara' chi (ahime') dovra' "subire" i lavori in corso.

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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