domenica 12 agosto 2007

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Rumble mouses


Tokaj-Ungheria. Terzo millennio. I tempi dei forum sono passati, ma non il loro mito. “Keyboard girl” una giovane irrequieta e vitalissima, scarsa negli studi ma capo di una piccola banda di hackers coetanee, implicata in risse virtuali e sfide a colpi di mouse, cerca di farli rivivere sulla propria pelle, in nome dell'affetto-ammirazione per la sorella maggiore che nel passato e’ stata una leader e che ancor oggi perpetua la sua leggenda in Second Life e sulle pagine del web, nota a tutti come “Chiara di Notte”.
Proprio in una prospettiva di tensione imitativa Keyboard girl, disancorata da una serena situazione familiare, cerca di delinearsi a sua volta come fenomeno virtuale, esibisce una caricata scrittura da spaccona, accetta scontri violenti di supremazia-verifica personale. Quando pero’ Chiara di Notte fa ritorno da un lungo viaggio, ovviamente "mitico" (Calcutta), Keyboard girl rientra nel suo ruolo di sorella minore idolatrante e segue come un'ombra la sua impenetrabile eroina: sintomaticamente abulica, distaccata per contingenze fisiche dalle atmosfere del reale (e’ daltonica, soffre di un principio di sordita’ e probabilmente di una qualche turba mentale), Chiara di Notte e’ pure isolata, forse per intime disillusioni giovanili, dal flusso sociale della nuova generazione ("ha recitato una parte sbagliata nella commedia della vita" dice di lei la madre). Il suo unico interesse sembrano dei piccoli topi combattenti (rumble mouses), sempre pronti ad attaccare i loro simili e perfino la propria immagine riflessa: "non combatterebbero se fossero liberi, se avessero spazio sufficiente" ripete assorta con animo da biologa Chiara davanti al terrario del negozio di animali.
La conclusione non puo’ essere che quella di osare la trasgressione, saccheggiando il negozio e liberando i topi.
Chiara di Notte paghera’ il suo gesto con la vita, ma anche Keyboard girl seguira’ la sua strada liberando i topi alla periferia di Calcutta.
La metafora su cui si regge il film fa riferimento ai topi nel terrario: la loro reclusione li rende aggressivi sino all'autodistruzione (quando vedono la loro immagine riflessa nello specchio) come la giovane Keyboard girl, ingabbiata nel “terrario del web” e condannata ad un'esistenza sbandata e violenta a colpi di mouse.
Calcutta, che Keyboard girl raggiunge nel finale, e’ il simbolo di una liberta’ da conquistare, di una maturita’ oltre la fase adolescenziale di un ribellismo sterile e del mito della violenza nel web.
La sorella e’ l'incarnazione della coscienza autocritica di Keyboard girl, una specie di alter ego, piu’ matura e consapevole, che le indica una possibile via di fuga. Solo diventando la sorella, prendendone il posto, Keyboard girl puo' superare il complesso d'inferiorita’ nei suoi confronti e capire il senso del suo sacrificio finale.
Il lavoro cinematografico e’ degno di nota per lo stile. E’ interamente girato in bianco e nero con alto contrasto. Questo per evidenziare il daltonismo di Chiara di Notte. Ma vi sono degli inserti in colore rosso, come ad esempio il vestito da sposa in un sogno che Chiara fa nel film.
Buona visione.

4 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Ah! ... se ti dedicassi meno agli "infami" ed ai "fetenti" ..."

Provando le forti emozioni che la lettura del tuo racconto mi ha dato, mi è venuta in mente la frase che l'amico Duval disse, a suo tempo, a proposito dei noti fetenti.

Effettivamente il contrasto fra la bellezza dei tuoi racconti (soprattutto se onirici) e gli articoli che purtroppo (non per colpa tua) dedichi ai pisquani insignificanti e ritardati è davvero stridente.

Spero solo che i pisquani commettano veramente tutte le infrazioni alle leggi che hanno annunciato sui loro blog. Forse è la volta buona che qualcuno li toglie dalla circolazione per sempre.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Grazie ma non e' un racconto... e' piu' una "parodia". :-)

duval ha detto...

Ho visto un film
“Com’era?”
Non lo so
“Ecco, ci risiamo”
E’ che non era una storia finta, come tutti i film, era una finta storia; c’era una unica interprete che giocava tre ruoli: passato, presente e futuro; ma credo che recitasse sé stessa, non secondo copione come nei film veri; la parte di una donna virtuale in un film, che è già per sua natura una rappresentazione virtuale; un virtuale nel virtuale; sediamoci che te ne parlo

Era l’ora dell’aria grassa e ferma, l’ora delle sussurrate confidenze segrete sulla consunta panchina, l’ora degli eterni dilemmi affidati temporaneamente al veloce volo dei rondoni attorno alla torre antica; l’ora in cui Chiara-al-Tramonto, amabile castellana, invita gli ospiti alla cena virtuale.

A tavola si guardano le tette (virtuali) di Chiara-di-Sera e si parla d’arte.

Una delle più antiche forme d’arte è la rappresentazione della realtà: forma e colore; la forma delineata dal segno, il colore a generare lo spazio. Il segno come contenitore, il colore come contenuto; quando segno e colore si fondono in euritmico gesto di pensiero, nasce l’opera, momento creativo ripetibile nel meccanismo, irripetibile nella sua essenza-unicità. Il segno è facilmente definito e definibile, e il colore? Il colore non esiste senza la luce, il tulipano nero diventa realtà solo in assenza di luce. Allora il colore è una caratteristica intrinseca dell’oggetto o della luce? Dopo secoli di discussioni la fisica quantistica ha dato una risposta. Ma Chiara-di-Giorno è daltonica, come può rivivere l’opera in bianco e nero con inserti in rosso come il vestito della sposa? Chi le fa da medium?

Io, per rispetto all’età, sono a capo tavola e Chiara-la-Castellana, ahimé, all’altro capo, lontana; in mezzo candelabri a tre e sei fiamme. Poiché è tutto virtuale prolungo le braccia sotto al tavolo e pongo le mani sulle sue cosce (virtuali), all’interno, dove la pelle è vellutata e calda. Quante mani reali avranno avuto questo privilegio da Chiara-la-Escort?

Scusa un momento che devo chiedere una cosa a Chiara.
Chiara, ho un dubbio: hai usato nel post il termine “metafora” e nella risposta a Davide il termine “parodia”. C’è una bella differenza.
La parodia è di solito l’imitazione-rielaborazione, prevalentemente a fini burleschi e/o satirici, di qualcosa di reale; affinché abbia “presa” sul fruitore occorre che la “cosa” imitata sia a lui ben nota.
In questo caso a me mancherebbero le colonne portanti: non vedo nulla di burlesco-satirico e, soprattutto, non ho alcuna conoscenza dell’opera parodiata. La metafora è un traslato per dare più forza espressiva ad un concetto. Comunque io lo considero una metafora.


Dunque, le mani sulle cosce ma … cosa hanno i tuoi occhi?
“So che ci sono occhi, i più melanconici,
che non racchiudono affatto segreti preziosi;
scrigni senza gioielli, medaglioni senza reliquie,
più vuoti, più profondi di quanto voi non siete, o Cieli!".”
Sono gli occhi il luogo dove più forte si manifesta l’anima. Non mi pare siano espressione di positività, individuale ed universale, in relazione alla vicenda umana. C’è forse Delusione? Sofferenza? Rabbia? Ricorda, equilibrio è la parola magica, subito, qui; aggancia l’atmosfera magica: domani è un altro giorno; tanto è tutto virtuale.

Ti sei già rotto le palle?
“No, ma … è che non vedo una logica, un filo conduttore, salti di qua e di là …”
Ma Chiara-la-Biologa sa che biologicamente siamo un sistema casuale (Caso) ed imperfetto (Caos), che tende alla normalizzazione. Io sto navigando a Caso nel Caos e, in questa circostanza, non so a cosa tendere. Rilassati e proseguiamo

Si parla di sofferenza, non quella di Chiara-la-Presadimira, ma la sofferenza innocente.
Qui anche un vecchio ottimista non può fidarsi della logica; l’ideale platonico e le religioni forniscono una finalità rassicurante al tortuoso percorso della innocente sofferenza umana; a me non basta e mi affiderei più volentieri ancora alla biologia non per una risposta ma per una soluzione del problema, a patto che essa non sia accecata dalla sua stessa presunzione.

Allora Chiara-di-Notte non sarà più daltonica e saprà che il vestito della sposa è proprio rosso.
Allora Chiara-di-Nuovo, alias Keyboard girl, avrà forse ancora sofferenze, ma non innocenti.
Allora non occorrerà più liberare i topi combattenti perché non sapranno più combattere.
Allora Calcutta non sarà più il simbolo di una libertà da conquistare e non esisteranno più mondi virtuali perché nessuno dovrà più inventarsi un sé stesso migliore.

“Azzo! Che film! Capito poco però mi è piaciuto!”
Eh, è sempre così quando c’è di mezzo il virtuale

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Bel film Duval ma credevo che l'oggetto "parodiato" fosse conosciuto da persone si' colte che mi stanno intorno :-)

Comunque posso dire che un daltonico sa di esserlo e sa dare un'indicazione sui colori che VEDE esattamente come una persona che percepisce SOLO determinate frequenze di suono puo' dare indicazioni su quello che sente.

Nel caso ipotetico della nostra Chiara_del_Film davanti ad una tabella raffigurante tutti i colori lei avrebbe potuto indicare solo una macchia luminosa e visibile ed un numero... mentre le sarebbe stato difficile distinguere il resto se non per tonalita' chiare e scure.

Poi avrebbe chiesto il nome di quella strana macchia diversa dal resto e qualcuno le avrebbe detto "quello e' il colore delle fragole ma anche quei dadetti numerati rappresentano colori che tu non vedrai mai... quello li' con il numero 8, per esempio, e' il colore del cielo"

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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