mercoledì 29 agosto 2007

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Mi perdonera' Artemisia


Era qualche giorno che non andavo a leggere il blog di Artemisia. Oggi ho dato un'occhiata ed ho trovato un bellissimo post sull'Asperger che non conoscevo.

Il meccanismo legato alla virtualita', e quindi all'apparente protezione che il mascheramento del nickname permette, agisce da innesco in certe personalita' particolarmente disturbate, e le porta a deflagrare in comportamenti patologici come quelli del Cyberstalking o (appunto) dell'Asperger.

Vorrei anch'io riportare integralmente il testo dell'articolo scritto da Romeo Lucioni, in modo che l'informazione riguardo a questa patologia possa essere diffusa quanto piu' possibile in modo che' chi relaziona in comunita' virtuali o blog possa rendersi conto che certi individui, che sempre piu' frequentemente appaiono in detti luoghi, non sono altro che persone con rilevanti disturbi comportamentali. Mi perdonera' Artemisia se in qualche modo le copio il post, ma di questi tempi, fra hackers e blog che spariscono, e' sempre meglio tenere una ruota di scorta.


ASPERGER: genialità o psicopatologia?

Il tema dell’Asperger sembra quasi diventare sempre più importante e meritevole di essere portato continuamente alla ribalta perché viene presentato come il problema dei nostri giovani, superdotati intellettivamente, ma emarginati da una società insensibile ai loro problemi. Questi ragazzi si sentono”diversi” dai cosiddetti “neurotipici” (i normali).
Quasi a voler spiegare il fenomeno, è stato raccontato che molti personaggi della cultura universale erano Asperger e ha spesso generato discussioni l’idea che A. Einstein e I. Newton fossero in realtà autistici di tipo Asperger.

L’incidenza della sindrome sembra in notevole aumento nelle statistiche (forse a causa di una maggior precisione nella diagnosi), ma soprattutto si stanno registrando situazioni difficili da controllare: gli Asperger hanno approntato un sito internet www.neurodiversity.com che serve per diffondere le loro idee di diversità; è stato creato un istituto specializzato con sede a Catskill Mountains a mezz’ora da New York; è stato fondato in Inghilterra la Autistic Liberation Front che dovrebbe difendere la dignità dei cittadini autistici.

L’Asperger è anche chiamato “autismo ad alto funzionamento” che ha una leggera preminenza tra i maschi e si sta pensando di creare una scuola speciale che, attraverso programmi fortemente strutturati, dovrebbe riuscire ad aiutarli, tenendo conto delle loro peculiarità personologiche ed anche di apprendere.

Le ricerche più nuove non riconoscono più il carattere autistico della sindrome Asperger, proprio perché in questa mancano le caratteristiche più specifiche dell’Autismo di Kanner (che è quello tipico) e che riguardano: autismo di Kanner Sindrome di Asperger.

-Grave isolamento sociale con crisi di aggressività e di distruttività se qualcuno si avvicina;
- comparsa a partire dai due anni;
- mancata organizzazione degli oggetti interni ed esterni, sia animati che inanimati;
- formazione di un sistema rappresentazionale personalistico e non condivisibile;
- mal funzionamento della coscienza ed un pensiero fondamentalmente di tipo concreto (la percezione prende il posto del pensiero);
- gravi difficoltà nel funzionamento della teoria della mente;
- l’affettività è fortemente destrutturata, spesso sostituita da forti sentimenti riparativi e, quindi, da comportamenti controfobici (paura di crescere);
- tendenza all’isolamento come atto di difesa di fronte alle difficoltà personali nel rapporto interpersonale;
- buona organizzazione degli oggetti animati ed inanimati che, tuttavia, risultano poco investiti affettivamente (facilmente perdibili);
- buon funzionamento della coscienza e del pensiero che ha raggiunto il livello simbolico;
- forte mentalizzazione che induce un senso di superiorità che conduce alla svalorizzazione degli oggetti interni;
- nessun oggetto vale la pena di essere salvato e le relazioni interpersonali sono fragili e facilmente frantumate da acting out;
- la figura femminile, svalorizzata, suscita desideri incontenibili (innamoramenti) proprio insieme a sensi di frustrazione proprio per le capacità relazionali che mancano al soggetto e che sostengono i sentimenti della diversità.

La caratteristica dell’Asperger riguarda il rapporto con la figura paterna, vissuta come aggressiva, violatoria e persecutoria, ma anche onnipotente ed invincibile per cui ne deriva una forte tendenza di sudditanza e di sottomissione. L’Asperger non può staccarsi dalla figura paterna interiorizzata che impedisce (pena la distruzione e la morte) di essere se stessi; di godere della felicità del rapporto con gli altri; inoltre il confronto con una figura vissuta tanto onnipotente, costringe il soggetto a ritenersi incapace, inadatto ed inadeguato al compito, soprattutto riferito al rapporto interpersonale.

Il rapporto con la figura femminile è particolarmente complesso e difficile perché, seppure svalorizzato (come qualsiasi altro oggetto delle realtà) è agognato, malvissuto come irraggiungibile proprio perché è la donna dell’Altro-onnipotente e castrante.
Queste caratteristiche psicopatologiche avvicinano moltissimo l’Asperger alla Sindrome Borderline (schizofrenia pseudo-nevrotica di C. Cazzullo) tanto da poterle sovrapporre, sebbene la prima abbia il suo esordio (inizio subdolo) ai tre anni, mentre il borderline viene diagnosticato intorno ai venti anni (quando diventano più pressanti le necessità relazionali (vedi le ragazze) ed anche le richieste della vita sia scolastica che sociale). Resta però da segnalare che nei borderline il trattrattamento psicoanalitico porta facilmente a scoprire screzi della malattia a partire dai tre anni

Come si vivono gli Asperger?

1. questi ragazzi si sentono mentalmente superiori (mentalizzazione) proprio perché si vivono più furbi degli Altri:
- non si lasciano accalappiare da un mondo perverso, inutile e degenerato;
- non accettano mai compromessi perché potrebbero portare a dover ricambiare un piacere ricevuto o accettare una situazione che in realtà è odiata;
- è ossessivo il desiderio di libertà e di immortalità;
- la furbizia sta nel fatto di “poter vivere con poco”, il sufficiente per “non morire”, mentre agli altri piace il superfluo, senza capire che questo è un compromesso che, poco a poco, spinge a dover accettare tutta una società che deve essere rifiutata completamente;
- fondamentale diventa quindi non essere riconoscenti perché se qualcuno regala qualcosa deve sapere che lo fa perché lo vuole (il soggetto dice chiaramente di non aver bisogno di nulla, tantoméno di un regalo) e perciò non deve assolutamente sperare di essere contraccambiato, neppure con un favore o con un ringraziamento;
- l’Asperger è al contrario (solo a volte) generoso con chi non conosce, anche perché è il modo di autoconvincersi del proprio potere, della propria superiorità;
- la generosità è quasi donare un qualcosa di cui non si ha bisogno e, soprattutto, che non comporta nessun sacrifico (non vuole essere ricompensato).

2. sono anche estremamente convinti che la loro superiorità sta nel “conoscere tutto”. Per questo troviamo ragazzi che leggono tutto di tutto (per es. anche varie enciclopedie). Questo atteggiamento è molto caratteristico ed indica la paura di dimostrare di non sapere qualcosa. Il loro non poter essere onnipotenti (come il famoso padre che sa e può tutto) li porta ad una emulazione ossessiva che, però, non serve a risolvere il problema di non sentirsi padroni della verità, di poter essere messi in ridicolo anche per solo una inezia. Questa paura induce a non proporre mai una propria idea, durante una discussione o una semplice conversazione, perché “… è troppo pericoloso”. Sta di fatto poi che un Asperger non sa partecipare perché, in fondo, l’Altro è solo un ignorante (svalorizzazione) che non sa nulla e, dunque, è solo tempo perso parlare con lui.

3. sentirsi onnipotente diventa una ossessione, ma l’onnipotenza del padre annichilisce la propria e, quindi, questi ragazzi si sentono sempre degli inferiori, anche se dicono di “… essere dei geni come Einstein!”.
Questi meccanismi sono sempre espressione di funzionamenti “intrapsichici” che nulla hanno a che vedere con le esperienze reali e, quindi, risulta molto complesso mantenere una buona relazione con le esperienze reali e, quindi, risulta molto complesso mantenere una buona relazione con loro. Un ragazzo commentava la figura del padre come di un “mostro perverso” perché non aveva mai voluto portarlo allo stadio allo stadio a vedere la partita di calcio. Quando però si è andati ad analizzare la situazione, con un senso di totale semplicità e normalità, spiegava di non aver mai espresso il suo desiderio, ma proprio in questo era il carattere perverso: “…anche se io non lo chiedevo, lui sapeva (onnipotenza) e non voleva farmi felice (perversione)”. È evidente che con queste dinamiche intrapsichiche nessuno può immaginare cosa stia passando nella testa di un Asperger e, quindi, non deve stupire che dopo espressioni di grande gioia possano seguire commenti come se “… sia stata la più dolorosa e struggente esperienza mai vissuta!”.

4. Quando gli Asperger riescono a trovare un lavoro (difficilmente perché sovente non riescono a terminare gli studi) non si trovano mai bene, gli altri sono sempre dei persecutori. Parleranno sempre malissimo dell’ambiente di lavoro, dei compagni, dei dirigenti anche se molto difficilmente riusciranno a cambiare lavoro perché andare a chiedere a chi non capisce da solo quanto siano bravi e validi è sempre un gravissimo problema.

5. un Asperger si trova sempre di fronte ad un dilemma (le fatidiche due porte) e non può mai scegliere, non riesce a decidersi e si moltiplicano le “discussioni interne”, le tergiversazioni non espresse che portano inevitabilmente a disorganizzare tutti i rapporti. Per questo diventa utopico pensare di poter risolvere il problema con un atteggiamento conciliante, accomodante, accogliente. Non è mai possibile soddisfare delle esigenze non espresse e non esprimibili perché, in realtà, sarebbero una specie di resa, un tradire la propria onnipotenza. Ogni volta che si riprende un dialogo l’Asperger non si accorge delle sfumature che sono intervenute, per lui è sempre imprescindibile sentire che “… sei tu che non riesci a capirmi!”. Si parla di ipersensibilità sensoriale ed emotiva, ma in realtà è un problema di disorganizzazione affettiva: per lui l’altro non vale assolutamente nulla, non potrà mai essere capito da chi … non ne ha le capacità! E queste superano lo stretto ambito intellettivo perché il paziente si fida ciecamente del suo intuito, della sua furbizia, delle sue convinzioni che sono una specie di … divinizzazione delle proprie capacità “singolari”.

6. il senso di onnipotenza porta l’Asperger a vivere sentimenti di immortalità e di perfezione fisica per cui:
- il tempo passa solo per gli altri, non per lui che si sente sempre giovane e che ha tutto il tempo davanti a sé;
- la gioventù è anche quella che investe i sentimenti per cui è solamente lui che si scopre etico e che sa captare nell’altro la perfezione perché “.. è quasi come me; la pensa come me”. Questo proiettare nell’altro la propria immagine è disastroso perché porta ad innamoramenti folli per una persona alla quale non è stata magari mai rivolta neppure una parola, ma che “… lui sa che è la persona giusta, fatta a sua immagine, perfetta ed etica …” l’Altro rischia sempre per essere preso per un “debosciato” proprio perché “vecchio” e non più giovane, bello, morale, etico, libero ecc. ecc. come è lui (immortale ed egocentrico). Nelle ragazze Asperger questo è un tema importante perché implica una ossessiva difesa di una immagine “… acqua e sapone” e a dover affrontare crisi di angoscia quando compare il primo capello bianco.

7. Si potrebbe dire che in questa situazione il modello migliore per stabilire una buona relazione pedagogica potrebbe essere quello di “offrire un ambito didattico fortemente strutturato”, ma non è del tutto vero perché sono facilissimi gli acting-out e, soprattutto, la rottura di qualsiasi tipo di relazione spesso si verifica proprio nel momento in cui si stava profilando una situazione di miglioramento. È proprio in questi momenti che bisogna prestare maggior attenzione perché se tutto va troppo bene bisogna aspettarsi il peggio, forse perché si sta raggiungendo una situazione vissuta come di “troppa dipendenza”, di esagerata compromissione e … si potrebbe pensare di “troppo forte legame”. Questo accade facilmente nella psicoterapia e così ogni trattamento risulta difficilissimo: il legame terapeutico viene interrotto in qualsiasi momento e spesso proprio quando sembrerebbe di essere sulla buona via per risolvere “il caso”.

Lo spazio di manovra è sempre molto stretto perché non c’è molta separazione tra bene e male, tra amore e odio e così ad un momento molto positivo può seguire, in un attimo, un quadro del tutto negativo, insanabile e che solo porta alla distruzione del legame.
Con questi ragazzi bisogna sempre essere disponibili ad andarli a cercare, ma attenzione: non bisogna mai chiedere cosa sia successo perché l’unica risposta sarà “… non riesci proprio a capirmi!”.
Ecco perché Paola Emilia Cicerone dice “… a volte tra normalità e disagio c’è un confine sottile” che porta a negare ogni possibile psicopatologia: tutto è riferito ad una “diversità” che è accettata dal soggetto come caratteristica che non può essere cambiata.
L’Asperger è portato a dire “io sono fatto così e non posso cambiare”, “il mio problema viene dal fatto che per me il mondo è solamente una montagna di spazzatura, un ambiente senza etica e senza morale e non c’è proprio nulla da fare perché “… il mondo è insalvabile …”

Ancora una volta le due porte diventano la metafora esistenziale e sostengono espressioni come “… è difficile dire se siano le nostre fissazioni a rendere difficili le relazioni interpersonali o se siano le difficoltà a comunicare che generano l’atteggiamento compulsivo a fuggire, o a ritirarsi.
Qualcuno parla di un “diverso stile cognitivo” per giustificare le difficoltà che sembrerebbero riferite alla comprensione delle situazioni. In realtà il problema è profondamente affettivo, nel senso che se l’Asperger non può dare valore a nulla, né agli oggetti (non vuole regali anche se si tratta di un oggetto desiderato), né a persone, è evidente che può disfarsene in qualsiasi momento, senza rimpianti, ma anzi con la sensazione di aver scampato il pericolo di lasciarsi prendere dal gioco perverso dell’amore, della vicinanza, della reciprocità.

8. Il problema dell’Asperger è che di solito si tratta di ragazzi intellettualmente ben dotati, anche se spesso queste doti restano nascoste, indecifrabili anche con i test mentali perché il “… tanto non serve a nulla” porta per lo più a rifiuti, a minimizzazioni, a mancanza di impegno. Questi ragazzi a volte sembrano anche molto più dotati di quello che in realtà riescono a dimostrare nell’applicazione pratica, nelle esercitazioni di problem solving, ma, soprattutto, per la mancanza di tenuta, di volontà e di forza vitale. Sono sempre poco affidabili; non accettano né consigli, né critiche e neppure riconoscimenti; per lo più, le loro ossessioni, le fobie, le irrequietezze ed i “fantasmi che occupano le loro menti” rendono difficili anche le più aperte e generose attitudini.

9. In questa situazione di problematica intrapsichica, risulta difficile impostare una qualsiasi terapia che, per altro, viene sdegnosamente rifiutata perché “… io non sono matto”. È inutile pensare ad un trattamento farmacologico perché il disturbo è del tutto psichico (anche se spesso si sente parlare di presunti e particolari disequilibri dei neuro-trasmettitori). Di fronte a questi ragazzi che vivono angosce e tribolazioni anche intense, non dobbiamo dimenticare che i problemi psichici vengono da una origine lontana, che ha fatto il suo esordio tra i tre ed i dieci anni.

COMMENTO E CONCLUSIONI

Il rapporto tra psicopatologia e società varia in continuazione e per lo più non possiamo trovarne una giustificazione plausibile. Al tempo di Freud la “malattia” di moda, o comunque di gran lunga più frequente, era l’isteria che portava con sé tutte le problematiche narcisistiche, personalistiche e, soprattutto, legate alla sessualità ed alle abitudini troppo restrittive e repressive che caratterizzavano la cultura dell’ottocento.
Successivamente, il quadro psicopatologico più evidente venne riferito ad una “stanchezza nervosa” e, quindi, la maggior incidenza era assunta dall’ “esaurimento nervoso”. Questo quadro, sebbene non ben definibile scientificamente, veniva accettato come caratteristica conseguenza delle difficoltà della specie umana nell’adattarsi ad una società sempre più complessa e ad una tecnologia che, in rapida evoluzione, creava ampie sacche di disadattati o nevrastenici.

Di queste “malattie” oggi quasi non si parla più e i riferimenti più significativi vengono fatti su una sindrome misteriosa e poco chiarita: il borderline.
Questo particolare quadro psico-patologico è stato considerato come qualcosa di non specificamente descrivibile proprio perché non poteva essere annoverato tra le nevrosi, ma neppure tra le psicosi che, per la loro gravità, venivano ancora indicate come le forme di malattia psichica dalla quale era poco probabile poter uscire.

È interessante ricordare come il borderline possa essere messo in stretto rapporto con la schizofrenia, tanto che C.L. Cazzullo creò, negli anni sessanta, la denominazione di “schizofrenia pseudo-nevrotica”. Questo quadro tanto nevrotico, quanto psicotico, che ha in sé aspetti isterico-narcisistici quanto difficoltà che inducono alienazioni sociali, è, quindi, il disturbo che è maggiormente individuabile nella società attuale che ne vede il continuo aumento anche magari sotto la denominazione di sindrome di Asperger.

Non farà certo piacere agli Asperger questo accostamento con un quadro psichico ritenuto dagli psichiatri decisamente patologico, ma anche la psichiatria ortodossa comincia ad accettare che non tutto ciò che capita nel suo ambito può essere chiamato malattia. Abbiamo tutti i quadri di disturbo dello sviluppo psico-mentale (psico-affettivo e psico-cognitivo) che stentano ad entrare nell’alveo delle malattie psichiatriche. Ricordiamo tutti i problemi che vengono affrontati come “disabilità psichica” e che, per lo più sono riferiti ad una patogenesi multipla: genetica, familiare, relazionale, sociale, ecc.

Non dimentichiamo che le cosiddette neuroscienze ed in particolare gli studi sulle alterazioni della modulazione dei neurotrasmettitori o dei neuropeptidi sta prendendo il sopravvento per quanto riguarda i cosiddetti disturbi della sfera psico-mentale: emotiva-affettiva-relazionale-sociale. È sicuramente dimostrativo il fatto che il sito internet più o meno ufficiale che rappresenta i soggetti con disturbi o qualità particolari di funzionamento mentale abbia scelto la denominazione di www.neurodiversity.com.
La diversità neurofunzionale sarebbe invocata dagli Asperger per sentirsi accettati definitivamente come “diversi” anche se genitori, terapeuti ed educatori pensano strenuamente alla possibilità di farli rientrare nell’alveo della cosiddetta normalità.
Questa però può risultare ed essere accettata come un obiettivo da raggiungere quando la sua negazione dona vantaggi di tutti i tipi, non ultimo quello di essere considerati novelli Einstein o redivivi Newton con potenzialità nascoste, con genialità misconosciute, ma pur sempre “sognabili”?


Tratto da QUI

10 commenti :

siggy ha detto...

'ngiorno.
Interessante questo articolo, a parte qualche leggero strafalcione tipo: "L’Asperger"... "che ha una leggera preminenza tra i maschi".
Noto che hai subito sottolineato questo renversement de perspective, ma temo che sia un semplice errore dell'autore o del traduttore, dove in realtà sono i maschi ad essere prevalenti tra gli Asperger.
In ogni caso, personalmente, riconoscerei le caratteristiche psicopatologiche qui descritte in pochissimi tra i frequentatori del cosiddetto immondezzaio.
Lo stesso autore riconosce agli asperger una sorta di "dignità patologica".
Mentre, al contrario, ai vari "crackers" non concederei dignità alcuna.
Bye....

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

E' stato interessante anche per me leggerlo in quanto non conoscevo tale fenomeno. Ho fatto una specie di analisi introspettiva e mi sono preoccupata allorquando ho letto dell'angoscia derivante dal primo capello bianco, che fortunatamente ancora non ho ma che gia' inizia ad impensierirmi :-)

Sono d'accordo sul discorso della dignita' patologica, a meno che in internet il fenomeno dell'onnipotenza non vada di pari passo con la pretesa di voler a tutti i costi "crackare" i blog, la posta elettronica, i messaggi personali nei forum. In tal caso avremmo un asperger-cracker con tutto cio' che ne conseguirebbe.

Alcuni nomi mi vengono in mente ma preferisco non alimentare la polemica.

davide ha detto...

Cara Chiara,

"in ogni caso, personalmente, riconoscerei le caratteristiche psicopatologiche qui descritte in pochissimi tra i frequentatori del cosiddetto immondezzaio.
Lo stesso autore riconosce agli asperger una sorta di "dignità patologica".
Mentre, al contrario, ai vari "crackers" non concederei dignità alcuna."

Devo dire che sono d'accordo con l'amico Siggy relativamente alle persone che soffrono la patologia asperger. Non ho capito bene da cosa sia determinato questo disturbo, però chi ne è affetto non ne ha colpa e, inoltre, stenta a rendersi conto (in buona fede) di avere dei disturbi. Mi sembra che il paragone con i pisquani che sguazzano nell'immondezzaio sia infelice, perchè quelli si rendono perfettamente conto di essere dei cialtroncini, ma siccome sono esseri immondi e falsi non hanno il coraggio di ammetterlo.

Tra il resto anch'io ho fatto "un'analisi introspettiva" e penso che qualche disturbo del tipo asperger sia presente (un pochino) in tutti noi.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Non ho capito bene da cosa sia determinato questo disturbo
Il relatore lo descrive qui:

"La caratteristica dell’Asperger riguarda il rapporto con la figura paterna, vissuta come aggressiva, violatoria e persecutoria, ma anche onnipotente ed invincibile per cui ne deriva una forte tendenza di sudditanza e di sottomissione. L’Asperger non può staccarsi dalla figura paterna interiorizzata che impedisce (pena la distruzione e la morte) di essere se stessi; di godere della felicità del rapporto con gli altri; inoltre il confronto con una figura vissuta tanto onnipotente, costringe il soggetto a ritenersi incapace, inadatto ed inadeguato al compito, soprattutto riferito al rapporto interpersonale."

Il problema, quindi, e' il rapporto con il padre.


Mi sembra che il paragone con i pisquani che sguazzano nell'immondezzaio sia infelice, perchè quelli si rendono perfettamente conto

Io non ho fatto "paragoni" con i pisquani. I pisquani sono soltanto "stupidi", cioe' ignoranti, cafoni, privi della minima educazione, mentre l'Asperger e' spesso, anche se non sempre, dotato di buona erudizione o cultura.

Difficilmente l'Aspeger accettera' di essere messo/a sullo stesso piano di un pisquano. Egli (o ella) si ritiene "superiore" a tutti/e, invincibile... il piu' furbo o la piu' furba di tutti/e... anche se poi non e' vero ed e' solo la sua convinzione determinata dalla patologia.

L'articolo che ho riportato (e che ho letto con molta attenzione) ha creato le condizioni per un'introspezione alla quale non mi sono potuta sottrarre.
Forse lo sono anche io, forse no ma indubbiamente allcuni elementi di quelli descritti nell'articolo ci sono.

Secondo me il problema (per chi lo e') non e' essere Asperger, ma il modo in cui questo comportamento sfocia nelle relazioni.
In questo caso (dato che siamo nel web) nel mondo dei forum, dei blog e delle relazioni interpersonali che da tali ambienti scaturiscono.

Se tale comportamento e' teso soltanto alla "dimostrazione" della propria (inconsistente spesso) superiorita' senza che questo vada a ledere la dignita' e la vita privata di alcuno, allora tutto resta circoscritto al mero fatto di avere a che fare con una persona presuntuosa e antipatica. Si puo' evitarla, non leggere i suoi scritti, ignorarla completamente.
Nel caso in cui invece l'Asperger indirizza la propria patologia verso una direzione in cui e' la "distruzione" altrui che determina la propria superiorita', in tal caso ci troviamo di fronte ad una persona pericolosa capace di creare fastidi e situazioni spiacevoli.

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Difficilmente l'Aspeger accettera' di essere messo/a sullo stesso piano di un pisquano. Egli (o ella) si ritiene "superiore" a tutti/e, invincibile... il piu' furbo o la piu' furba di tutti/e... anche se poi non e' vero ed e' solo la sua convinzione determinata dalla patologia.
L'articolo che ho riportato (e che ho letto con molta attenzione) ha creato le condizioni per un'introspezione alla quale non mi sono potuta sottrarre.
Forse lo sono anche io, forse no ma indubbiamente allcuni elementi di quelli descritti nell'articolo ci sono."

Come ti ho detto sopra anche io avevo provato a fare "un'analisi introspettiva" al riguardo. Però ho concluso che, probabilmente, non ho questa patologia. Tra il resto non credo di essermi mai vantato di essere superiore o il più furbo. Anzi ti ho sempre detto che ho un'intelligenza normale o un pochino inferiore alla media. Certo ti ho detto che sono benestante e non posso di sicuro lamentarmi. Però questo non è assolutamente merito mio: ho solo avuto la fortuna di nascere in una famiglia ricca.

Tanti saluti dal tuo Davide

Tundro ha detto...

Come ti ho detto sopra anche io avevo provato a fare "un'analisi introspettiva" al riguardo.

Se provi a leggere una descrizione dei sintomi presentati nelle psicopatologie catalogate in qualche manuale, probabilmente proverai la sensazione di essere soggetto quasi a tutte.

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Se provi a leggere una descrizione dei sintomi presentati nelle psicopatologie catalogate in qualche manuale, probabilmente proverai la sensazione di essere soggetto quasi a tutte.


Di sentire di essere soggettO a me non capita mai, giuro :-)

Comunque questo e' al di la' del "gender". Realmente non mi capita di sentirmi soggetta a QUASI tutte le psicopatologie. per esempio in quella dello "stalking" assolutamente no (tu si'?)

Sono gli (o le)ipocondriaci/he che si riconoscono in tutte le malattie che leggono. Io non ne faccio parte :-)

Non perche' mi senta "particolarmente" sana, in quanto (come ho scritto) mi trovo spesso a fare introspezioni di tal genere. Solo cerco di essere obiettiva, almeno nei confronti di me stessa.

Se lo ero (obiettiva) con le drosofile e con le muffe, posso esserlo nei confronti di una delle cose che mi stanno piu' a cuore, non ti pare?

Tundro ha detto...

Rispondevo all'amico Davide che è maschiettO.

per esempio in quella dello "stalking" assolutamente no (tu si'?)

Vediamo... facciamo il contrario. Mi spieghi perchè io sarei un cyberstalker? Una volta per tutte e dettagliatamente.

Se lo ero (obiettiva) con le drosofile e con le muffe, posso esserlo nei confronti di una delle cose che mi stanno piu' a cuore, non ti pare?

Senti Chiara, io proprio vorrei discutere serenamente con te.

Ma sei davvero convinta di questo?

La mia risposta alla tua domanda è NO. E' per questa ragione, il NON essere capace di farlo, che molti psicoterapeuti consigliano di sospendere la lettetura di argomenti di questo tipo durante la terapia. E che gli stessi psicoterapeuti, durante l'analisi obblogatoria che precede la loro abilitazione professionale, e che dura diversi anni, sono obbligati a evitare la letture di quei testi.

Quindi se vuoi puoi sentirti libera di ritenereti superiore a tutto questo. Oppure poi considerarti l'equivalente intellettuale e psicofisico di una muffa.

Tuttavia dovresti anche valutare che le personalità (i caratteri) si basano su fissazioni e distorsioni della capacità di interpretare la realtà. Esse hanno tantissimi gradi, non è necessario essere degli stalker o Hannibal Lecter. Spesso sono piccole, ma sufficienti a non renderti obbiettiva riguardo te stessa.

Ho detto i "caratteri" delle persone e non loro supposte malattie mentali.

Questo include TE, me e gli altri simpatici commentatori.

Tundro ha detto...

Mi scuso per il miliardo di errori di battitura, dovuti sia alla stanchezza e alla pigrizia che al fatto che non scrivo in modo lineare.

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara, ho letto il tuo post e ti confesso che sono allibita. Non so quale fosse la ragione per cui ti eri interessata alla sindrome di Asperger ma mi sento in dovere di segnalarti che l'articolo di Lucioni NON è affatto la migliore descrizione della problematica. L'Asperger è una diversità neurologica, non un disturbo della personalità o un comportamento deviante assimilabile al Cyberstalking. Potrei proseguire a lungo ma ti linko l'articolo di un'amica che offre uno sguardo più equanime (e corretto) sulla tematica, illustrandola meglio di quanto saprei fare. http://www.molecularlab.it/elaborati/elaborato.asp?n=213

Eleanor A.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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