martedì 12 giugno 2007

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Una comunita' di sole donne


Case basse, tinte di blu, azzurro, viola, verde, sono disposte in due file parallele lungo un’ampia strada sterrata. Dietro la porta di ingresso, un’aia acciottolata e, in fondo, il pollaio. E’ la struttura tipica dei “siebenburgen”, i sette borghi della Transilvania, fondati e abitati per otto secoli dai Sassoni. Oggi questo territorio è una sorta di paradiso perduto, un pezzo di Medioevo arrivato sino a noi, abitato da rumeni, sassoni, ungheresi e rom.

Nei villaggi i telefoni cellulari non funzionano e non ci sono auto: solo carri trainati da cavalli, bambini, vecchi, cani, gatti, branchi di oche. E silenzio. E’ qui che si producono artigianalmente ottime confetture, fatte con la frutta dell’orto o con le bacche selvatiche raccolte nei dintorni. Le confetture più interessanti sono quelle di rabarbaro, rosa canina, mirabelle, visciole, fragole di bosco, mirtilli e di mele e cannella.

Le donne preparano questa straordinaria varietà di confetture per la famiglia, diversificando le ricette ogni mese per usare tutto quanto offre il frutteto di casa, senza sprecare nulla. Le ricette sono semplici e si basano su frutta, zucchero, in alcuni casi una piccola aggiunta di pectina naturale, ottenuta dalle mele acerbe, e cotture a fuoco lento non troppo prolungate, per preservare il sapore e il profumo della frutta fresca.

Il Presidio Slow Food dà una nuova fonte di reddito alla realtà locale, che vive di agricoltura e di allevamento. Il progetto è nato grazie alla collaborazione di Slow Food con la Fondazione ADEPT, che opera in Romania da diversi anni e che ha aperto recentemente un punto informazioni presso uno dei villaggi. Nei primi mesi del 2006, ADEPT ha organizzato un corso sull’igiene per una ventina di donne. Ora, un gruppo di queste ha iniziato a lavorare per produrre le confetture del Presidio. Le produttrici migliori e le tipologie di confettura sono state selezionate grazie ad una serie di degustazioni realizzate da esperti Slow Food nel 2005 e nel 2006.


(Tratto da QUI)

7 commenti :

guggenheim ha detto...

In un secolo si sono estinte trecentomila varietà vegetali e continuano a estinguersi, al ritmo di una ogni sei ore.

Un terzo delle razze autoctone bovine, ovine e suine è estinto o in via di estinzione.

Il 75% delle riserve di pesce del pianeta, se non si interviene rapidamente, rischia di scomparire.

D'inverno la lattuga viaggia dalla California a Londra e le carote raggiungono la Svezia dal Sud Africa. Negli USA il percorso medio di ogni prodotto per raggiungere un supermercato è di 1288 km.

Questa è la follia di un'agricoltura iperproduttiva che ha clamorosamente fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato, ha cancellato identità culturali di interi popoli e ha drasticamente ridotto la diversità.

Per questo Slow Food Ë impegnato in una battaglia per uníagricoltura sostenibile e di qualità. Per questo Ë nata la Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

Quest'anno il mio 5 per mille va a slow food: Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS - C.F. 94105130481

prosit
gugge

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Purtroppo ho un difetto...

Non amo gli "intermediari".

Per cui tutto il mio rispetto per le persone che "senza fini di lucro" si occupano di fare da portavoce di certe problematiche, ma l'esperienza mi ha insegnato che e' preferibile "agire direttamente".

Kamavirya ha detto...

Trovo molto interessante questo progetto sia perchè rivolto all'imprenditorialità femminile, sia perchè volto a rivalutare metodi di produzione agro-alimentare e tradizioni che con il tempo rischierebbero inesorabilmente di scomparire.

Chissà perchè ma mi sono fatto l'idea (molto personale) che l'imprenditore-DONNA sia decisamente meno "squalo" dell'imprenditore-UOMO e nello specifico progetto il binomio con la TERRA (la madre
terra
) potrebbe essere davvero vincente, in virtù di quella che a mio avviso è una spontanea armonia che meno frequentemente si trova nel rapporto che l'UOMO (maschio) ha con la TERRA.

Leggendo questo articolo non posso però fare a meno di pensare anche ad un individuo: Muhammad YUNUS. Quest'UOMO, originario del Bangladesh (uno dei paesi più poveri e disastrati del mondo) è stato insignito del Nobel per la Pace nel 2006, grazie al suo costante impegno per lo sviluppo delle popolazioni più povere, attraverso la Grameen Bank.

La cosa che mi ha colpito di più è che fino ad oggi (grossomodo) la banca ha concesso micro-prestiti (spesso le cifre si aggirano intorno al centinaio di dollari) per iniziative "imprenditoriali" a più di 2 milioni di persone....di cui il 94% sono DONNE! E indovinate un po'? Il 98% dei prestiti viene REGOLARMENTE ONORATO!!!

Significheranno qualcosa questi dati o rappresentano una mera statistica??? Io propendo per la prima! ;-)

KAM

Baudelaire999 ha detto...

la battaglia di slow food ha una sua importanza.

ma con slow food non sfami 6 miliardi di persone mantenendo il prezzo del cibo antro certi limiti.

siamo tanti a questo mondo. aggiungo che il petrolio sta finendo e in molte parti del mondo si producono cereali per trasformarli in combustibile con il risultato che c'è ancora meno cibo.

va bene l'iniziativa di slow food ma non facciamola passare per la soluzione universale contro fame e degrado ambientale.

guggenheim ha detto...

Ti serve il mio c.f.?
Aggià tu non fai la denuncia dei redditi.

;-)

Prosit
Gugge

davide ha detto...

Cara Chiara,

molto bella la descrizione di quelle donne che praticano un tipo di agricoltura naturale.

Purtroppo queste esperienze sono rare e difficili da imitare.

Ha ragione l'amico Guggenheim quando dice "Questa è la follia di un'agricoltura iperproduttiva che ha clamorosamente fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato, ha cancellato identità culturali di interi popoli e ha drasticamente ridotto la diversità."

Io ho letto parecchi articoli su questo argomento e la cosa che emerge chiaramente è che ogni anno la situazione peggiora costantemente.

Io sono molto pessimista sul fatto che si possa fare qualcosa per evitare il baratro verso cui ci stiamo dirigendo. Forse solo la tua utopia, al punto in cui siamo, potrebbe salvarci.

Tanti saluti dal tuo Davide

guggenheim ha detto...

Non lo dico io........ ho solo riportato quanto sostiene slow food

prosit
gugge

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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