lunedì 2 aprile 2007

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Io e Olga (II parte) - L'approccio


Il profumo di Olga era penetrante.

“Mmmhhh… gardenia e ambra… Crystal Noir di Versace, adoro questa fragranza!… E sulla tua pelle reagisce molto bene, sai?”

Mi rivolsi a lei in Russo senza passare attraverso i soliti convenevoli in Inglese, tanto ero certa della sua provenienza.

“Grazie - rispose con aria cauta ed una bellissima inflessione tipica di una persona istruita – anche tu hai un buon profumo… come fai a sapere che sono russa? Si capisce cosi’ tanto?”

“Ho una certa esperienza… sono un’antropologa. Conosco la Russia. Vi ho vissuto per un certo periodo… dal modo in cui parli dovresti essere di Mosca… o di Peter”

“Di Peter! – disse lei sorpresa della mia azzeccata intuizione – ma davvero sei un’antropologa?”

“Ehm... No... era una bugia! - le sorrisi - Ma qualunque cosa io faccia ha a che fare con lo studio dell’uomo… o almeno lo aveva un tempo… io prendo un grasshopper, ne posso offrire uno anche a te?”

Accetto’ e cosi’ scoprimmo che ad entrambe piaceva il gusto della menta e della crema di cacao. Trovammo altre cose in comune come il fatto che entrambe odiavamo l’odore del fumo di sigaretta oppure che preferivamo la decorazione french sulle unghie, ma soprattutto ci trovammo d'accordo nello stabilire che i piroghi con cavolo cappuccio erano i piu’ buoni.
Io le raccontai qualcosa di me e della mia esperienza nel suo Paese e lei inizio’ a sciogliersi. Dopo un po’ il nostro atteggiamento era quello di due vecchie compagne di liceo che si erano ritrovate; mi disse il suo nome, di essere studentessa in medicina, single di 24 anni che amava viaggiare allo scopo di racimolare un po’ di soldi e mantenersi un buon tenore di vita.

“Si’ ma come fai a venire a Montecarlo cosi’ spesso? Non ci sono delle restrizioni per il visto?”

“In effetti ci sarebbero, ma ho il visto finlandese per motivi di studio: mi sono iscritta all’Universita’ di Helsinki e fintanto riesco a dare gli esami necessari posso mantenerlo. Con questo visto passo il controllo del passaporto alla frontiera finlandese e da li’ posso recarmi in ogni luogo in Europa. Semplice no?”


“E brava Olga! Cosi’ sei riuscita ad aggirare le regole comunitarie! – dissi ridendo mentre ci sorseggiavamo il secondo grasshopper – Sei una ragazza arguta! Il mio ragazzo, quello che vedi seduto laggiu’ in fondo, dice che io e te ci assomigliamo… tu credi che ci assomigliamo?”

“In effetti quando ti ho vista entrare stasera ti ho guardata a lungo… mi sembravi… come dire… familiare… non so come spiegarti. Si', il tuo ragazzo ha ragione... forse un po’ il viso… gli occhi. Anche se non amo essere paragonata, digli che sono lusingata del fatto di assomigliare a te. Sei bella...”

“Sai di esserlo anche tu… ne sei consapevole e forse e’ questa la vera somiglianza che ci unisce… Il mio ragazzo dice che io e te insieme potremmo realizzare il sogno di un principe… pero’ e’ anche convinto che non lo faresti mai gratis… ”


“Il tuo ragazzo e’ veramente intelligente! – rispose con una bellissima risata che mise in risalto i suoi denti bianchi e perfetti – Ha indovinato! Ahahahah!”

Iniziava a piacermi. Forse era l’effetto dell’alcol e di tutti i discorsi sulla somiglianza, ma in lei iniziavo ad intravedere elementi che mi appartenevano: stesso atteggiamento, stessa ironia, stessa determinazione. Difficilmente lui sbagliava nei suoi giudizi. Io e Olga eravamo veramente l’una l’immagine speculare dell’altra. Anche se non lo eravamo dal punto di vista fisico, di sicuro lo eravamo per quegli aspetti nascosti della nostra interiorita’.

“Si’, non sono stolta… gia’ sapevo che lui non si sbagliava sul tuo conto. Solo che lui non sapeva una cosa che invece adesso io so…”

Restai li’ con i puntini di sospensione a mezz’aria. La mia bocca increspo’ un impercettibile sorriso ed attesi di inchiodarle lo sguardo. Due paia di occhi chiari si fissarono per un attimo trasmettendosi informazioni subliminali mentre l’alcol entrava in circolo e rendeva i suoni intorno leggermente ovattati e lontani.

Due tizi in cerca di compagnia si piazzarono vicini e ci domandarono qualcosa in francese… volevano combinare per la serata, ma Olga declino’ dicendo loro che non eravamo li’ per quello.

“Hai mandato via dei clienti… perche’? Non sei qui per lavorare? Forse e’ meglio se ti lascio libera di agire con tranquillita’, non me lo perdonerei se ti rovinassi la serata…”

Feci per andarmene ma lei mi fermo’ sfiorandomi delicatamente la spalla. Aveva mani affusolate, con dita lunghe e ben curate.

“No ti prego, non andartene… non ho voglia di lavorare stasera. Mi piace parlare con te… su dai, continuiamo il nostro discorso. Cosa sai tu che lui non sapeva?”

Era curiosa! O forse aveva veramente voglia di stare con me. Avevamo altre cose in comune.

Le risposi evitando i giri di parole, ma cautamente in modo da non offenderla. In certi casi non si capisce mai bene quale sia il confine fra la confidenza e la maleducazione.

“Io so che a te gli uomini non piacciono… Lo fai con loro per i soldi ma hai gusti differenti, vero?“

“Il tuo ragazzo e’ veramente un mago! – disse Olga con occhi luminosi, quasi felice che io le avessi tolto le castagne dal fuoco – Ha capito fin da subito che io e te siamo uguali!”

“Non proprio uguali… a me piacciono anche gli uomini”

Sorseggiai ancora un po’ dal mio bicchiere e restai ad attendere le sue reazioni. Se eravamo realmente simili sarebbero state quelle che mi aspettavo, altrimenti sarei dovuta tornare da lui ad ammettere la sconfitta. Tutto cio’ sarebbe stato alquanto seccante, ma a scacchi, come in ogni gioco, la vittoria non e’ mai certa ed io quella volta avevo scelto di giocare col nero in segno di sfida e di superbia.
Se dicessi di non avere tutti e sette i vizi capitali non sarei virtuosa… sarei solo bugiarda. Ed in quel caso ero orgogliosa della mia superbia.

“Se vieni al nostro tavolo te lo presento. Anche se e’ un uomo lo troverai molto gradevole. Ha dentro di se’ una spiccata parte femminile. Alcune volte sono io che mi atteggio a maschietto della situazione e prendo le decisioni… fidati”

Le feci capire in quel modo quali sarebbero state le parti che avremmo recitato qualora lei avesse avuto intenzione d'intervenire nella nostra rappresentazione teatrale. Una rappresentazione in cui io sarei stata sia prima attrice, sia regista, sia spettatrice.

Quanto mi piaceva quella situazione!

(Continua...)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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