venerdì 13 aprile 2007

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Il curioso


“Scusa, vado a farmi una doccia”

Era sempre cosi’… iniziavo con una doccia e con una doccia finivo. Quello era il segnale che l’incontro era terminato e che qualsiasi “voglia residua” non sarebbe stata soddisfatta fino alla volta successiva.

Se avesse voluto ancora pagare il mio rate, sarei stata nuovamente la sua “amante” ad ore… ma c’erano delle regole da rispettare. Le mie regole.

D’altronde non era stata neanche una bella esperienza di letto. Comprendevo bene che i clienti non erano tenuti a darsi, dopo tutto erano loro che cacciavano i babki, pero’ a volte s’incontravano persone che oltre a pagare erano anche in grado di rilassarmi. Erano rarissime ma qualche volta poteva capitare…

Quello invece era uno al quale piaceva far “faticare” la donna.

Non che mi fossi aspettata l’orgasmo. Gia’ sapevo in partenza che quello era escluso, bastava guardarlo in faccia.
Certi uomini non erano minimamente in grado di "manipolare" un corpo di donna. Comprendevo quindi molto bene perche’ dovessero ricorrere al sesso “pagato”: in tal modo evitavano la brutta figura.

Ma tanto che mi fregava? Il clitoride io l’ho sempre avuto sul polpastrello del dito pollice, ed il mio piacere lo ricevevo gia’ nel momento in cui contavo le banconote che trovavo nella busta… e di solito quello era un “rito” che eseguivo sempre prima di togliermi un qualsiasi indumento.
Quando entravo nel letto ero quindi gia’ soddisfatta e potevo dedicarmi a ricambiare l’orgasmo che avevo ricevuto.

Non credo che qualcuno si sia mai lamentato di me e di come esercitavo la mia professione… a parte, forse, per il rate, ma quello, lo so per esperienza, avrebbe “morso” anche se fosse stato la meta’: gli uomini, mal accettano il fatto che ci sia una contropartita in denaro. Ne va del loro orgoglio maschile e lo comprendo benissimo, ma io che ci potevo fare? Il problema era loro, non mio!

A me andava benissimo cosi’. Alla fine li ringraziavo del regalo con un grosso bacio, facevo credere loro che erano stati la “scopata” piu’ bella di tutta la mia vita e loro se ne andavano via contenti… forse illusi di aver lasciato “un segno”.

Mi docciai ben bene, fino a togliermi di dosso ogni residuo fisico ed organolettico, poi con l’accappatoio rientrai in camera per rivestirmi.

Fu sorpreso.

“Che stai facendo con la mia borsa? – chiesi mentre la sua faccia diventava paonazza – che stai cercando?”

Aveva in mano il mio documento e la faccia di chi non avrebbe potuto neanche arrampicarsi sugli specchi.
Dalla bocca gli usci' solo un balbettante “Ah no scusa scusa scusa… non volevo…scusa”.

“Scusa cosa? Molla la mia borsa… che cercavi? Dimmi?... volevi curiosare nelle mie cose? Allora cos’hai scoperto? Hai sbirciato il mio documento?”

Ero visibilmente alterata. Giudicavo quel gesto un’intrusione gravissima, peggiore che se mi avesse rubato i soldi.

Di solito con me portavo sempre il passaporto. Cio’ impediva ai curiosi di scoprire il mio indirizzo di residenza, che nel passaporto non e’ indicato. Se qualcuno avesse sbirciato avrebbe visto solo nome e cognome, fra l’altro impronunciabili e difficilmente ricordabili.
Ero certa che qualcuno dei miei tanti clienti gia’ lo aveva fatto, magari nel momento in cui consegnava i documenti di entrambi al receptionist, ma scoprirne uno, preso con le mani nel sacco ed in evidente imbarazzo mi rese furiosa.

Continuava a balbettare “scusa scusa” mentre io mi rivestivo velocemente.
Se volevo, quando ero calma riuscivo a rivestirmi in 30 secondi. Non portavo quasi mai biancheria intima ed i vestiti erano sempre velocissimi da indossare, cosi’ come lo erano da togliere.
A meno che non mi venisse richiesto da qualche cliente particolarmente appassionato per lo strip tease, tendevo ad essere una “caramella” scartabile velocemente e senza intoppi.

Ma mi tremavano le mani dalla rabbia ed avevo problemi ad infilarmi le autoreggenti. In quel momento lo odiavo.
Lui evitava di incrociare il mio sguardo che era diventato tagliente come quello di una lama e questo contrastava con l’immagine di escort carina ed accondiscendente che avevo avuto fino ad un attimo prima.

Avrei voluto staccagli quelle mani e con esse farmi due amuleti anti-sfiga… anzi no, con una ci avrei ricavato un portachiavi e l’altra gliela avrei infilata sapete dove.

“Io vorrei capire che cazzo avete in testa! – dissi imbestialita – Non vi basta cio’ che avete? Dovete per forza ficcare quel vostro naso dappertutto? Non ammettete che ci sia una sola parte di noi inviolata?”

Quando sono incavolata nera ho il pessimo vizio di rivolgermi con il “voi”. So benissimo che non e’ un gesto di cortesia e che il mio atteggiamento sottende una generalizzazione del genere maschile, ma non riesco proprio ad essere lucida in determinate circostanze. In tali momenti do il peggio di me stessa, questo lo so, ma a volte ritengo che chi e’ oggetto dei miei strali in fondo un po’ se lo meriti.
I miei amici, quelli che mi conoscono nella realta’, dicono che preferirebbero affrontare un caimano piuttosto che avermi di fronte quando sono arrabbiata.

Indossai le scarpe e mi alzai pronta ad uscire. Lui a quel punto tento’ un disperato atto riparatore: tolse dal suo portafogli due banconote da cento e me le porse. Sentii il polpastrello del pollice che inizio’ a formicolare, ma l’arrabbiatura vinse…
Certi uomini non sapevano proprio come “manipolare” una donna.

Sibilai un “fanculo!” e sbattendo la porta uscii per sempre dalla sua vita.

3 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

personalmente se c’è una categoria di persone che detesto sono gli impiccioni. Ho usato l’espressione impiccioni perche io sono abbastanza curioso. Credo che la differenza stia nel modo leale con cui si chiedono le informazioni ad una persona e dell’uso che se ne fa.

Una delle cose che mi ha sempre stupito quando andavo con le escort è che all’inizio la maggior parte mi guardava con sospetto; quando gli chiedevo il perché mi dicevano che pensavano che fossi un agente della polizia: perché ero un (sia ben chiaro che riporto quello che dicevano loro) uomo bello, elegante e profumato. Comunque dopo alcune volte che le frequentavo diventavamo amici, anche perché oltre al prezzo pattuito io ho sempre fatto a tutte dei bei regali. A volte mi capitava che parlando con una di esse mi dicesse che la sua amica era stata contenta dei fiori che le avevo mandato: faccio notare che in questi casi, involontariamente, molto spesso, diceva il vero nome dell’altra e io (facendo il finto tonto) le dicevo: forse ti sei sbagliata volevi dire …..

Quando poi andavo con l’altra mi guardavo bene dal raccontargli che la sua amica, per sbaglio, mi aveva detto il suo vero nome.

Comunque ho notato che se mi comportavo bene dopo un po’ riuscivo a meritare la loro fiducia e alcune (soprattutto ragazze rumene) mi hanno raccontato tante cose delle loro vita: sono certo che chi ascolta i loro racconti non può non ammirare ed apprezzare queste ragazze.


Tanti saluti dal tuo Davide

guggenheim ha detto...

Che brutte persone che girano in questo mondo........

Ciao Gu

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Che brutte persone che girano in questo mondo

Pensa che c'e' addirittura Emilio Fede!!! :))))

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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