lunedì 26 marzo 2007

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Vacanze sulla neve (Parte XII)


Atterro a Linate con un normale volo di linea Alitalia. Ho solo bagaglio a mano e quindi supero la folla di passeggeri che si accalca ai nastri per il ritiro del bagaglio.

Infilo la porta scorrevole senza guardare i finanzieri che pigramente la presidiano. Riconosco agli arrivi uno dei nostri, che mi consegna la chiave di un’auto e mi saluta velocemente dicendomi dove troverò l’auto.

Salgo a bordo di questa BMW serie 3 a nolo nuova di pacca, inserisco Piazzale Bacone sul navigatore e vado.

“Bitte fahren sie zu geplann route“ dice la signorina del navigatore. Cazzo è impostata la lingua tedesca! Smanetto un po’ per capire da quale menu si imposti la lingua italiana. Ci arrivo, ma ecco che la voce di quella che pare un’albanese appena sbarcata da un gommone scandisce: “prosegui-re lun-go la ro-ta pro-gramaa-taa”.

Porca miseria… era decisamente meglio il tedesco… ma lasciamo andare va… proseguo lungo la rotta programmata. Mi squilla il cellulare.

“Dottore, qui è la centrale operativa. Abbiamo un report sui cellulari dei soggetti che ci aveva segnalato. Gli apparecchi sono agganciati. Seguiamo gli spostamenti cella a cella”.

“Grazie… avvisatemi se si muovono o sono in avvicinamento verso piazzale Bacone a Milano…”

Proseguo la mia corsa verso Piazzale Bacone… penso tra me che dev’essere tutta una gran fesseria e una gran perdita di tempo.

Altro squillo di cellulare.

“Dottore … eeeh… dunqueee… Connessione da linea protetta e sicuraaa. Maaa… volevo solo informarla che temo di avere perso definitivamente il contatto con il soggetto… cioeeh con una manovra diversiva… eeeh…” (mugolio con voce femminile in sottofondo)

“Eeeeh… mi sa tanto che te ne torni in Calabria a fare la guardia forestale! Rientra immediatamente in sede e provvedi a fornirmi ogni giustificativo di spesa. Fossero anche gli 80 centesimi del caffè… CHIARO???”

Gli sbatto il telefono in faccia. Richiamo la centrale operativa “dei quattro numeri che vi ho fornito la mappatura che ci dice? C’è il primo che mi interessa sapere se è agganciato alla rete italiana o se è in roaming dall’estero… Ah… è in Italia? A Milano?? Grazie…”

Chiudo il telefono e penso “Chiara è tornata fulmineamente in Italia… ma come cavolo ha fatto? Ha preso il primo volo della mattina?”

Arrivo finalmente in Piazzale Bacone. Riesco a trovare miracolosamente un parcheggio e faccio una ricognizione del posto. Individuo rapidamente la famigerata sala da tè. A quest’ora è chiusa, quindi mi cerco un bar e mangio un panino.

Aspetto pazientemente il pomeriggio ma intanto mi arriva una telefonata.

“Qui è la centrale operativa, Dottore”

“Sì… che succede?”

“Volevo avvisare che nel fare l’analisi di linea su quei numeri agganciati abbiamo scoperto che era in corso un tentativo di intrusione su quelle linee…”

“Cosa??”

“Sì … un tentativo di hacking via server… è complicato da spiegare ma qualcuno è riuscito a inserirsi nella rete dei provider di telefonia ed è entrato nei database degli sms…”

“ E si è capito chi è?”

“ Ci stiamo risalendo… le mandiamo via email una scheda con i dati raccolti”


Mi accendo l’ennesima sigaretta quando il “bip” sul palmare mi avvisa della email ricevuta. Apro la mail. Mi compaiono le schede di due personaggi, uno dei quali noto come una specie di hacker della domenica, con il nickname di Zwallyz (cio l’esecutore materiale del cracking) e l’altro risponde al nickname di “Illustre1966”, in evidente combutta con il primo personaggio. Nella mail ci sono anche le foto dei due, ricavate da chissà quale banca dati. Non vengono qualificati come pericolosi, ma di sicuro sono coinvolti nel giro dei gaudenti cultori dell’escorting…

Richiamo la centrale operativa e chiedo che anche i cellulari di questi due vengano agganciati nella ricerca cella a cella. Poi chiamo uno dei miei collaboratori più stretti e gli chiedo se ci sono informazioni di rilievo su questo locale, la Teiera eclettica.

Dopo una buona mezz’ora mi arriva una chiamata dalla centrale operativa in cui mi si avvisa che i sei portatili agganciati sono tutti in movimento verso piazzale Bacone.

Intanto il mio collaboratore mi avverte che il posto è un vero bordello, di quelli sul genere extralusso, mimetizzato da sala da tè.

Entro nella toilette del bar, mi sciacquo velocemente la faccia e dalla borsa tiro fuori un finto pizzetto di colore rossiccio, come i miei capelli tagliati a spazzola. Me lo incollo sul muso, indosso un cappellino americano e gli occhiali da sole, dopodiché scivolo via.

Mi apposto e li vedo arrivare. Prima Zwallyz e Illustre, poi dopo un po’ Siggy e Ugo che sbavano dietro due magnifiche puledre, una bionda, una mora… Sono loro!

Intanto anche Illustre e Zwallyz si muovono verso la sala da tè.

Devo farmi venire un’idea… C’è bisogno di un diversivo. In queste condizioni non potrei avere un contatto con Chiara… così prendo il cellulare e chiamo la sede. Chiedo al mio assistente di allertare la questura di Milano, dicendo che ci è pervenuta una informativa circa la presenza di minorenni in quella specie di postribolo e che è necessario intervenire con urgenza.

Cerco di tenere d’occhio l’uscita antincendio di quel posto, facendo su e giù da una posizione dalla quale posso anche vedere l’ingresso principale.

Dopo circa venti minuti quattro o cinque volanti arrivano a sirene spiegate e sei o sette agenti si fiondano all’interno del locale con le armi in pugno, mentre gli altri attendono fuori, nel frattempo arrivano altre pantere della squadra volante.

Esattamente in quest'istante la porta a scatto dell’uscita di sicurezza si apre e due figure femminili scivolano dentro una mercedes dai vetri scuri che si allontana spedita, ma senza chiasso.

Arriva anche un’ambulanza e qualche minuto dopo un agente si affaccia sul portone principale tenendo per le braccia Siggy e Ugo, palesemente inebetiti e vestiti in guepiere e calze a rete, con due ridicole parrucche. Poco più in là gli agenti in uniforme ficcano Illustre, Zwallyz e i camerieri del locale a viva forza nelle volanti. Illustre e Zwallyz insistono vanamente che possono spiegare tutto…

Ugo e Siggy vengono accompagnati verso l’ambulanza. “Sono fatti come cavalli” dice l’agente consegnando i due all’infermiere che li fa sedere sulle panchine del mezzo per prendergli la pressione e fare i primi accertamenti per vedere se i due hanno necessità di ricovero.

Intanto nel caos generale di luci lampeggianti, agenti che perquisiscono e tutto il resto, approfittando della confusione, indossato un distintivo della polizia al collo, mi avvicino all’ambulanza. Siggy e Ugo ancora non hanno riacquistato lucidità. Li prendo per le braccia.

“Questi li prendo in consegna io se avete finito!”

“Sì sì tutto a posto, potete portarli via”
dice l’infermiere.

Ci allontaniamo alla chetichella. Li porto verso l’hotel Galles.

“Vi consiglio di sparire alla svelta… e di dimenticare tutto…”

I due mi guardano facendo la faccia della mucca quando passa il treno.

“Fuori dalle palle! Ora!!”

Finalmente si scuotono e cominciarono a sgambettare che sembrano Tony Curtis e Jack Lemmon in “A qualcuno piace caldo”.

Intanto mi strappo la barba e i baffi finti, tolgo il berrettino e rivolto il giubbotto double face. Faccio il giro largo per tornare alla macchina che ho lasciato dalla parte opposta verso via Farneti. Mentre cammino lungo Via Plinio sento il clacson di una macchina alle mie spalle.

“Hei, poliziotto!”

L’esperienza mi ha insegnato ormai che quando qualcuno ti chiama, magari con nome e cognome, l’ultima cosa da fare è voltarsi. Nell’ordine e se possibile, occorre vedere magari attraverso il riflesso di una vetrina chi è che chiama, se è armato, e poi che vie di fuga ci sono. Solo come ultima opzione ci si gira verso chi ha chiamato, ma preferibilmente impugnando un’arma carica e senza sicura.

In questo caso so di non avere bisogno di fare tutto ciò. La voce con un avvertibile accento gutturale dell’est, e' quella di Chiara.

Mi volto piano, sorridendo a mezza bocca. Faccio in tempo a cogliere il suo sorriso malandrino e ad afferrare al volo la bustina di tè che mi lancia, poi la Mercedes scompare nel traffico…

Blackbird


Pare che questo racconto scritto a piu' mani, che era iniziato come uno scherzo, stia mettendo in evidenza una notevole capacita' narrativa da parte di tutti coloro che hanno avuto la gentilezza di partecipare. Grazie...

Vediamo che accade e fin dove puo' arrivare la fantasia :)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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