domenica 25 marzo 2007

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Vacanze sulla neve (Parte X)


Oggi, ennesima giornata pesante. Ma sarò io a essere ormai stanco di tutto? No è stata proprio pesante di suo. Resa fibrillante dall’imminente afflusso di personalità giunte qui a Roma per il cinquantennale del Trattato della Comunità Europea. Organizzazione di scorte, monitoraggi, prevenzione, analisi e infoscreening.
Materiali, veline, telefonate infinite, briefing… Madonna mia che stanchezza!

Adesso che la tensione si è sciolta un po’ e che mi accingo a raccattare le mie cose e a girare la prua del mio scooter verso casa, un cellulare squilla.
È quello criptato.

“Pronto Dottore?”
“Sì?”
“Connessione da linea protetta e sicura. Volevo solo informarla che sono arrivato all’aeroporto di Budapest. Durante il volo ho tentato il contatto. Purtroppo il soggetto ha buttato via il biglietto da visita con il marcatore satellitare che le avevo passato…”
“Cioè? Fammi capire… hai avuto la geniale idea di mettere il marcatore satellitare su un biglietto da visita che è stato (come avviene al 90% dei biglietti da visita) cestinato? Questo vuol dire che il nostro soggetto adesso si infilerà nelle visceri dell’Ungheria senza che noi sappiamo come tracciarne i movimenti?”
“A meno che io non noleggi una macchina e la segua, in un pedinamento convenzionale, sì è così”
“Uei pedinamento convenzionale, se mi stai chiedendo un’autorizzazione di spesa per il noleggio di un’auto e per permanenza, vitto e alloggio l’autorizzazione è accordata, ma cerca di non abusare. Invece, se mi stai dicendo tutto ciò solo per ammorbidirmi in vista di quello che ti farò al tuo rientro nella malaugurata ipotesi in cui ti lasci sfuggire il soggetto, comincia a preparare il tuo culo… e ricordati che il tuo sponsor alle ultime elezioni non ce l’ha fatta…”.
“Ricevuto Dottore…”

Chiudo il telefono e mi immagino la scena di questo simpatico ometto che ci ritroviamo in organico solo in virtù di una potente raccomandazione di un politico in auge nella precedente legislatura. Un astuto calabrese che è stato prelevato pari pari e messo fuori ruolo dal Corpo Forestale dello Stato. Astuto e leccaculo quanto basta, ha saputo collocarsi strategicamente e ingraziarsi le persone giuste.
Me lo vedo lì a fare il cascamorto, forte del fascino virile della sua calabresità, appresso a quel gran pezzo di figliola che è il nostro soggetto…
E lei, me la immagino pure: anche la cordiale nonchalance con la quale il nostro soggetto deve aver rifilato un amabile due di picche al nostro focoso agente in missione oltre cortina…
Beh mi sa tanto che siamo davvero degli agenti da operetta, come ci rappresenta Siggy.
Massì… le microspie… i segnalatori satellitari… Tutte stronzate…
Se penso a tutto quello che sta venendo fuori da tutta la vicenda del Tiger Team e della Security di Telecom e Pirelli…
Che tristezza…
Tristezza soprattutto quando rifletto su me stesso fresco di laurea e appena entrato in servizio, assegnato in prima nomina alla mia prima sede: ero così pieno di ideali…

Ricordo ancora quel posto assurdo: un commissariato di frontiera, lontano dalla mia calda soleggiata terra, in un buco nel profondo nordest, pieno di neve.

Poi, solo la mia personale passione e propensione per le lingue, studiate da autodidatta mi aveva fatto notare dal questore del luogo. Amavo leggere di tutto e possibilmente in lingua originale. A quell’età avevo raggiunto una soddisfacente e contemporanea conoscenza di inglese, francese, tedesco e spagnolo. Questo sembrò una rarità al mio superiore che mi segnalò a chi di dovere.

L’esito felice dei controlli retrospettivi sulla mia esistenza e qualche esamino da poco mi trasse e mi salvò da altri inverni innevati (che come sapete, io non gradisco). Venni infilato in un toboga di percorsi formativi e burocratici ed eccomi qui a fare quello che non si può dire mai …

In quel momento entra un dipendente con della corrispondenza interna appena arrivata.

“Buonasera Dottore…”
“Inspectòr kapò, prego…” replico io cercando di imitare voce e accento di Peter Sellers nella celebre serie della Pantera Rosa.
“Come scusi?”
mi risponde spiazzato il collaboratore.
“Inspectòr Kapò Clusò” rispondo facendo il verso ancor più tenacemente al celebre ispettore Clouseau
“mi dia questo mansàjo…”

Finalmente l’agente capisce che sto solo coglioneggiando un po’, così prendo la mia giacca, e aggiungo “adesso me ne vado nella mia stonza e spengo le telefòn”.
Ridiamo e mi allontano.
Passo davanti ad un laboratorio informatico e vedo uno dei tecnici particolarmente preso in qualcosa che mi sfugge cosa esattamente sia.

Vedo un pc con il case aperto, poi fili e cablaggi sparsi come le interiora di un cadavere appena sventrato. Contro ogni divieto antitabagistico, il tecnico ha una sigaretta che gli pende dal labbro e un posacenere trabocca di cicche.

È talmente preso che manco si accorge che mi sono affacciato sulla porta del laboratorio. Così appena mi avvicino un po’ fa un balzo sulla poltrona girevole, preso alla sprovvista.

“Ma si può sapere che cazzo stai combinando che sei così concentrato? O è coperto dal segreto di Stato?”
“No, ehm … Dottore… cioè… sì insomma… per la verità stavo cercando di trovare il modo per ricaricare la chiavetta della macchinetta del caffè…”
“Porcozìo… il delitto del secolo… abbiamo truffa e peculato, con l’aggravante dei motivi abietti e futili… anzi è pluriaggravato: quella cravatta che hai addosso è un vero scandalo…“

Mentre sono lì ripenso che lo scherzo che ho tirato a quei due personaggi a Sankt Moritz forse non se lo meritavano… c’avevano pure la faccia simpatica alla fine… così mi rivolgo al tecnico:

“Senti hai presente quell’ordine di aggancio e blocco delle carte di credito che ti ho dato quando stavo in Svizzera?”
“Sì dottore…”
“Allora, mantieni l’aggancio, ma sbloccale… li abbiamo fatti soffrire abbastanza direi…”
“Va bene dottore…”
“Beh, buona serata… io vado a fare l’imbecille là fuori. Qui dentro l’ho fatto quanto basta per oggi…”

Esco dal 194 di via Lanza e per un attimo mi verrebbe voglia di andare a visitare San Pietro in Vincoli, non lontano da qui, per lasciarmi prendere dallo stordimento della sindrome di Stendhal mentre contemplo il Mosè di Michelangelo.

Poi penso che farei un ingiustificato torto al Cenacolo vinciano: sono stato a Milano tante di quelle volte e ho sistematicamente, accuratamente saltato quella tappa…

Prendo lo scooter e mi dirigo verso Via Cavour, per fare rotta verso il mio appartamento in Trastevere.

Maledizione. La lunga doccia non scaccia via i mille pensieri che affollano il mio cranio. In particolare quello sguardo, ritrovato dopo tanto tempo. Cosa diavolo è che mi è esploso dentro? Cos’è che ha elevato di rango questa che dovrebbe essere una missione di routine o quasi? Che cosa se non quello sguardo e il bisogno di colmare un vuoto di anni, e forse di anni luce?

Il destino ha voluto rimettermi sulla strada un intero universo racchiuso nella scheggia infinitesimale di un battito di ciglia, di uno sguardo inutilmente indugiante, un sogno nitido ed evanescente al tempo stesso…

E se Siggy avesse ragione? Se Chiara avesse voluto davvero darmi una sponda e darmi un tacito appuntamento in Piazzale Bacone a Milano?

MI guardo allo specchio: “Ma finiscila: vuoi solo avere una scusa per tornare a Milano e per eludere l’ordine di restare in attesa e agganciarla…”

Accendo una sigaretta. Ci penso… poi sospiro.

“Beh così sia! Nella peggiore delle ipotesi conoscerò quei due buffi personaggi… Ugo e Siggy… magari riesco pure a fargli passare i pregiudizi sulle barbe finte…”

Comincio a preparami il piccolo trolley e chiamo la mia assistente.

“Sono io. Sì scusa l’ora e scusa se ti chiamo al portatile. No, nessuna emergenza. Però io domani parto di nuovo per Milano. Mi serve attrezzatura in loco, un biglietto di linea e la stampa urgente di nuovi bigliettini da visita… non quelli scemi sì domani mattina presto passo dall’ufficio e facciamo tutto al volo. Vorrei prendere il primo aereo che posso… sì prendi servizio un po’ prima per favore… grazie, a domani”

Chiudo il telefono e mi immagino la faccia di quei due in paziente attesa in piazzale Bacone a Milano, quando mi vedranno.

Intanto penso a come sarà il mio nuovo biglietto da visita:

“Berto De Nigris

Cercatore di sguardi e malintesi
e truvature ‘e sole”



Blackbird

1 commento :

ugosugo55 ha detto...

caro blackbird
ci vediamo alla teiera eclettica.
mi raccomando,pero,tieni la patta dei pantaloni chiusa ,perche a me l'unico uccello che piace e' la femmina del passero:-))))

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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