venerdì 2 marzo 2007

16
comments
Lo zoo

 
Veniva chiamato “lo zoo”.

I “cubi” erano delle finte gabbie e Tündér si muoveva sinuosa al tempo della musica, fasciata nel suo costume.

Aveva diversi costumi: uno zebrato, uno con le piume, un altro raffigurante la pelle di un serpente, ma quello che preferiva era tigrato.

Costretta in una gabbia era pagata per dar spettacolo muovendo il suo corpo.

Di fronte a lei, nell’altra “gabbia”, c’era Anikó… quando non era al tavolo di qualcuno bisognoso di compagnia.

Lo spettacolo era ogni sera lo stesso: ballare, ballare, ballare… intervallo… bevuta al bar, due chiacchiere e poi di nuovo nella gabbia.

Il lavoro non era male. Le piaceva la musica ed i soldi che guadagnava le bastavano per arrivare alla fine del mese. Se avesse desiderato di piu' avrebbe potuto fare come faceva Anikó, ma era ancora troppo giovane per quello.

Con Anikó divideva la camera e le spese dell’affitto. Anikó non tornava quasi mai a dormire. Spesso la notte si fermava con qualcuno, ma era generosa e sempre, quando al mattino ritornava, portava dei regali: vestiti, dolci e libri. E se il cliente era stato particolarmente generoso si assumeva tutte le spese mensili per il cibo.

In fondo alla grande sala c’era Rezsö dietro la sua “consolle” da Disc Jockey, con il suo inconfondibile berretto nero. Era un regalo che lui portava sempre da quando Tündér lo aveva acquistato in un mercatino che vendeva roba militare usata: un vero berretto da Spetnatz.

Quasi tutte le sere, durante la pausa di riposo, Tündér gli si accoccolava vicino e con lui sceglieva la musica. Piu’ di una volta, quando Rezsö per qualche motivo non c’era, era toccato a lei di sostituirlo.

Le luci ed i colori rendevano il tutto simile ad un quadro su cui era dipinto un circo: clowns, animali e domatori… cerchi di fuoco da attraversare. Ed il pubblico ammirava estasiato lo spettacolo.

Spesso le rivolgevano la parola, le facevano richieste, cercavano un cenno d’assenso, ma Tündér non rispondeva… una tigre puo’ solo ruggire.

Non erano cacciatori… solo spettatori.

Come bimbi in uno zoo entravano e guardavano gli animali. Spesso offrivano le noccioline alle scimmie e dopo aver fatto tutto il percorso uscivano illusi di aver passato un attimo della loro vita nella giungla.

Qualche “bimbo” riusciva anche a portarsi a casa il souvenir: un pesce rosso ben confezionato nel sacchetto di plastica che, immancabilmente moriva al mattino seguente.

Ma quella non era la giungla.

Nella giungla ci sono i veri pericoli, i veri predatori, i veri cacciatori. Li’ invece erano solo “bimbi” che desideravano un “pesce rosso”, quello che di solito nei Luna Park viene dato in premio a chi centra il vaso con la pallina e che alla fine, per essere ottenuto, doveva essere comprato.

La giungla era un’altra cosa. Anche se Tündér non ci era ancora mai stata, sapeva che la vita della giungla non poteva essere “quella”.

Li' nello zoo aveva da vivere, aveva chi si occupava di lei e se avesse voluto avrebbe anche potuto mordere qualche “debole” preda… tanto per provare il gusto del sangue.

No, vivere in cattivita’ non faceva per lei. Si sentiva proprio come una tigre costretta in una gabbia. Attendeva solo il momento giusto per fuggire via… nella giungla. Nella giungla ci sarebbero stati i veri colori, avrebbe sentito i veri profumi ed ascoltato i veri rumori. Niente piu’ gabbie, ne' domatori, ne' bimbi con i pesci rossi... solo la vita... quella vera, quella che lei sognava, quella in cui avrebbe incontrato i suoi simili: felini come lei, uomini che incarnassero i suoi desideri e che le avrebbero fatto vivere l’avventura.

Uomini…

Non ne aveva conosciuti molti. Il piu’ intimo era stato Rezsö, ma non era un vero felino. Era troppo dolce per esserlo e lei, a volte, aveva avuto l’impressione che, se lo avesse desiderato, avrebbe potuto sbranarlo. Avrebbe potuto affondargli i denti nella gola fino a che gli incisivi superiori non avessero toccato gli inferiori…

A quel punto lui sarebbe morto e lei avrebbe pianto per questo.

Puo’ un felino voler bene ad una preda? Puo’ una tigre cambiare fino al punto di rinunciare alla propria natura predatrice? Si’, forse puo’ ma in quel momento Tündér non voleva… non ancora almeno.

Non prima di aver provato a vivere nella giungla.

16 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara


E’ molto affascinante il paragone fra la bella Tünder e la feroce tigre.

E’ la rappresentazione di una donna indomabile e misteriosa che eccita e seduce l’animo maschile.

Il contrasto fra questa “tigre” e gli uomini bambini che la desiderano ardentemente è, in qualche modo, inquietante.

Io mi chiedo, chi di noi non ha mai provato la passione, l’emozione e l’angoscia di desiderare una donna, sentendo che non sarà mai “veramente” sua.

Saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Nessuna donna sara' mai di qualcuno, come non lo sara' nessun uomo.

A meno che non sia una persona "debole" e plagiabile.

Chi si arrende incondizionatamente a qualcun altro avra' indietro solo "disinteresse" se non addirittura disprezzo.

davide ha detto...

Cara Chiara

Quando usavo il termine "sua" o "suo" naturalmente mi riferivo all'amore, non certo ad altre cose.

Quando sei veramente innamorato vorresti che il cuore dell'altro/a fosse solo per te. Resta il fatto che, per quanto innamorato tu sia dell'altra persona, devi rispettare nel modo più assoluto tutte le decisione del patner.

Quindi devi volergli bene, ma anche accettare e rispettare tutte le sue scelte, anche se dovessero ferirti nell'animo.

Saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Sicuro?

Molti uomini (ma anche donne) hanno detto queste cose prima di essere coinvolti, salvo contraddirsi dopo trovando mille giustificazioni.

E quando le giustificazioni non arrivavano a convincere, allora divenivano insistenti... anche morbosi... a volte violenti.

davide ha detto...

Cara Chiara

Purtroppo questo è un rischio che esiste. In genere a subirne le conseguenze sono quasi sempre le donne.

Credo che in questi casi sia importante l'educazione e la cultura di una persona.

In certe culture le donne sono considerate inferiori. Io non sono razzista, ma ho constatato che quasi tutte le donne italiane che hanno avuto relazioni con uomini mussulmani, quando hanno deciso di rompere il rapporto hanno avuto grossi problemi.

Torno ha ripetere che io intendevo il "sua/a" solo nel senso di amore.

Tutti quando siamo stati innamorati desideravamo il patner amasse solo noi. Non credo che in questo ci sia niente di morboso.

Certi uomini sono insistenti, violenti e morbosi con le donne anche se non ne sono innamorati, perchè sono dei falliti e non vogliono ammettere che una donna possa lasciarli.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

@ Davide: Non ho avuto molti rapporti "privati" con musulmani (solo di lavoro ma li' sono sempre stati correttissimi)quindi non posso esprimermi.

Ti assicuro pero' che le persone che conosco io hanno avuto molti problemi con gli stessi italiani.

Ritieni forse che gli italici siano meno gelosi e possessivi?

Come certe persone, musulmane, buddiste o cristiane, si comportano non dipende dalla religione.

Se sono violente lo sarebbero comunque anche se fossero atee.

Fa parte della loro natura.

davide ha detto...

Cara Chiara

Sono assolutamente d'accordo con quanto hai scritto.

Noi italiani non siamo certo migliori degli altri.

Il discorso che ho fatto per i mussulmani (anche se è molto difficile poter generalizzare)riguardava solo alcuni aspetti della loro cultura e religione.

Certamente sai che il Corano afferma che la donna sta un gradino sotto l'uomo. Inoltre, la maggior parte degli stati mussulmani sono retti da regimi dittatoriali che non favoriscono certo l'emancipazione della società. Nel mio scritto non volevo in nessun modo offendere i mussulmami, ma rilevare alcuni aspetti religiosi e culturali delle loro società, che danno della donna una certa visione.

Ribadisco che nel mio intervento precedente mi riferivo all'esclusività dell'amore di una persona per un'altra: la gelosia e la possessione sono cose diverse.

Quando siamo innamorati di una persona vorremmo che il suo cuore sia solo per noi; però questo non giustifica l'essere possessimi e ancor meno violenti.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Non mi ritengo edotta sulla religione musulmana per cui, ripeto, non posso esprimermi su cose che non conosco.

Pero' posso esprimermi su cio' che conosco.

Tu dici che "il Corano afferma che la donna sta un gradino sotto l'uomo". Ebbene cio' lo dicono anche molti personaggi che scrivono sui giornali o che si incontrano normalmente per la strada o sui forum che, sono certa, non sono dediti a Maometto.

Questo voler giustificare come un fatto religioso cio' che invece fa parte dell'intima natura umana (lotta, predominio, competizione, branco, possesso, bramosia, gelosia, violenza e numerose altre caratteristiche che esprimono il peggio) serve solo a giustificare le famose "GEURRE GIUSTE" o (come dicevano mille anni fa) le CROCIATE, oltre a tutto cio' che concerne l'imposizione, da parte del piu' forte, di una DETERMINATA REALTA'.

E guarda caso il piu' forte e' sempre l'uomo maschio.

Personalmente non sono a conoscenza di fatti in cui branchi di donne esaltate ed ubriache abbiano trucidato, seviziato, violentato, mentre sono a conoscenza di numerosi episodi in cui la violenza maschile si e' espressa nelle piu' bieche forme.

Credo che l'uomo (inteso come maschio della specie) si senta in diritto di usare tale violenza per il raggiungimento dei propri scopi anche allorquando i suoi scopi sono solo quelli di "possedere" l'inquilina del piano di sopra che lo intriga e che sia solo il "limite" imposto dalle leggi (ottenute dopo secoli di barbarie) che impedisca un clima di caos totale. (non per nulla nei luoghi in cui si creano situazioni di caos i primi a rimetterci sono sempre i piu' deboli, fra cui le donne.

Intimamente ogni uomo (anche il piu' evoluto dal punto di vista intellettivo, culturale e morale) in fondo alla propria natura lascia spazio a quelli che sono i suoi comportamenti ancestrali.

La diversita' fra le persone sta nel "limite" stabilito dalle leggi legali e morali: c'e' chi questo limite lo rispetta e chi invece lo viola ad ogni occasione.

La violenza sulla donna (fisica e/o psicologica) non e' un fatto ne' di oggi ne' di ieri, ne' cinese, ne' finlandese... ESISTE ed e' sempre esistita in qualsiasi epoca e cultura.

Vorrei poter credere che NON ESISTERA' per sempre.

Per il momento ogni donna assennata "si attrezza" con i propri mezzi a non subirla.

PS: scusatemi per questa riflessione che puo' sembrare faziosa ma vi assicuro che non lo e'. Fa parte della mia natura che si esprime nel virtuale e cioe' quella di voler salvare il mondo... lo so che e' impossibile ma almeno qui lasciatemi sognare.

davide ha detto...

Cara Chiara

La tua riflessione non è assolutamente faziosa.

Tempo fa ho frequentato un corso di psicologia sociale che trattava il problema dell'agressività e della violenza. Posso assicurarti che tanti studiosi di queste discipline hanno opinioni simili alle tue.

Ricordo che riportavano degli esempi di uomini uomini apparentemente normali che, in situazioni di "caos/guerra" ,facevano cose terribili, in primo luogo contro le donne: per esempio nella guerra civile in Ruanda e in Burundi (svoltasi circa nella metà degli anni novanta), degli insegnanti hanno violentato e ucciso delle loro alunne solo perchè appartenevano all'etnia nemica.
Esempi del genere è possibile trovarli anche in altre guerre.
Le teorie sul perchè degli uomini che sembrano normali possano trasformarsi in bestie sono molto diverse fra loro.

Probabilmente il modo migliore per combattere certi fenomeni si ottiene puntando sull'istruzione e sull'educazione.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Mia nonna diceva che "una padella risolve molti litigi"...

In attesa che l'istruzione e l'educazione facciano il loro corso SECOLARE, io in casa tengo la mia padella...

davide ha detto...

Cara Chiara

Se l'istruzione e l'educazione non possono far cambiare i maschi rispetto a quanto detto sopra, bisogna concludere che queste pulsioni degli uomini sono forse genetiche.

Questo vuol dire che in realtà noi maschi siamo delle "bestie" e l'istruzione e l'educazione nascondono la nostra vera natura che si manifesta nelle sitazioni di "caos".

Se così fosse, paradossalmente, non si potrebbero condannare gli uomini per il loro comportamento: sarebbe come condannare il leone perchè sbrana la gazzella.

Mi auguro comunque, se l'istruzione e l'educazione non bastano, che si trovi qualcosa meglio della padella per risolvere certi problemi.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Leone che sbrana gazzella... mmmhhh ... e' un mio concetto ma ha a che vedere con la "sopravvivenza" e cioe' il leone (nella mia teoria la Escort) sbrana la gazzella (il cliente), non per "sadismo" ma per procurarsi il cibo. Esattamente come fa una chiromante con gli allocchi che credono alle sue fandonie.

Se fosse cosi' vorrebbe dire che i maschi si nutrono delle femmine?

Ok che sono onnivori ma di tali predatori io conosco solo "i mercanti di donne" (in tutte le loro forme legali ed illegali)... per il resto non vedo azione finalizzata alla sopravvivenza nello sterminarle(seviziandole) cosi' come e' stato visto fare nelle varie guerre che hai citato.

No, credo che la violenza fine a se stessa, e rivolta verso la donna, sia piu' legata ad altre pulsioni.

Secondo me sono "aberrazioni" della mente di chi da millenni ha trovato un ambiente in cui la sua violenza potesse proliferare indisturbata.

Approfittando di situazioni oggettive di caos ove perpetrare certe violenze ed utlizzando la giustificazione dell'appartenenza etnica o ideologica (e quindi anche del branco, gli uomini hanno per secoli agito indisturbati nei confronti delle donne sfogando su esse i piu' brutali istinti animaleschi.

MA NESSUN VERO ANIMALE SI SAREBBE COMPORTATO COSI'.

In situazioni cosiddette "civili" e di convivenza "normale", certe pulsioni non scompaiono del tutto.

Lo stesso "giustificarsi" per il fatto di aver la licenza di "tradire" sentendosi dei "ganzi" mentre se lo fa la loro corrispondente femminile diventa automaticamente una "troia" non lo vedi come una prevaricazione?

Qualcuno dira' che, per ragioni genetiche, tali pulsioni sono tipicamente maschili e giustificate dal fatto che' il maschio deve "inseminare" il maggior numero di donne possibile

Questo lo posso anche accettare.

Ma se lo accetto allora allo stesso modo la stessa pulsione della femmina a scegliersi il CAMPIONE (che al giorno d'oggi e' rappresentato dall'uomo di successo e pieno di soldi) non deve far inorridire quei sostenitori della genetica che si vedono messi sullo stesso piano dei loro conti in banca e che vengono rifiutati se non ritenuti ADEGUATI alle aspettative di colei che essi bramano.

Non si puo' avere "uovo, gallina e culo caldo".

davide ha detto...

Cara Chiara

Hai ragione, il paragone con il leone e la gazzella è sbagliato.

Io volevo solo dire che se certi comportamenti fossero davvero dovuti a fattori genetici, non ci sarebbe una vera colpa in chi li compie. Naturalmente stavo esagerando, ma volevo solo evidenziare il problema.

Personalmente non credo che certi fenomeni siano dovuti ai suddetti fattori, se non in piccolissima parte.

E' un fatto abbastanza ricorrente che nelle guerre i soldati liberi da ogni controllo violentano le donne.
Però una buona parte dei soldati lo fa e questo dimostra che questo tipo di violenza non è dovuta a motivi genetici.

Quanto alle donne che scelgono il "campione" sono abbastanza d'accordo su quello che sostieni.

Però noto che tante donne non si fermano solo a considerare i soldi.
Certo il denaro non dà fastidio a nessuno, donne e uomini.

Però io ho conosciuto donne molto belle, che avrebbero potuto avere uomini molto ricchi, che hanno preferito sposare uomini meno ricchi, ma che avevano altre qualità: intelligenza, lealtà, fascino, ironia ecc.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

ricchezza di fascino, d'ironia, d'intelligenza eccetera sono comunque RICCHEZZE e le si CONQUISTANO con l'impegno.

Difficilmente un uomo che ha passato una vita sul divano a guardare partite di calcio senza aver mai studiato o letto nulla di diverso dalla gazzetta dello sport potra' possedere "fascino", che' e' anche eloquenza e capacita' di creare il sogno.

L'uomo che sapra' far proprie queste qualita'(perche' tali qualita' non si comprano con i soldi) avra' ampie possibilita' di essere scelto da un alto numero di femmine.

Sono d'accordo che I SOLI SOLDI NON BASTANO per fare di un uomo un campione. Al massimo ne faranno un "partecipante" alla gara :)))

Certo che se oltre alle suddette qualita' ha anche una RICCHEZZA di mezzi economici difficilmente una donna gli si neghera' e potra' avere tutte quelle che desidera...

davide ha detto...

Cara Chiara

Sono assolutamente d'accordo con tutto quello che hai detto.

Comunque quanto sostieni dimostra che le donne sono più intelligenti degli uomini, perchè valutano un uomo per più aspetti.

Gli uomini, in genere, purtroppo, tendono a soffermarsi solo sulla bellezza di una donna. So bene che ci sono tante eccezioni, però ho conosciuto tanti uomini che hanno sposato delle "oche" solo perchè erano belle.

Le donne, purchè non siano povere, raramente sposano un uomo solo perchè è ricco.

Però devo constatare che ho anche conosciuto delle donne (a volte pure belle), chè hanno sposato degli idioti.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Però devo constatare che ho anche conosciuto delle donne (a volte pure belle), chè hanno sposato degli idioti.

Io rovescerei il discorso e direi che: ci sono molti idioti che sono riusciti a sposare delle donne belle... ma bisogna vedere se poi sono riusciti a starci insieme piu' del tempo necessario ad essere "spolpati".

Comunque laa bellezza femminile, anche se rappresenta moltissimo in campo professionale escortistico (e' una delle caratteristiche per le quali i clienti PAGANO), nella vita reale diminuisce di molto la sua importanza e non e' certo sinonimo d'intelligenza, che e' poi quella che serve nel reale.

Certo che TWO is BETTER than ONE!

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics