«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

domenica 25 marzo 2007

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La cantastorie


Credo di avere molto in comune con lei. Di sicuro gli stessi capelli e gli stessi occhi e, spero, anche un po' della sua fantasia.

Sicuramente lei sarebbe stata perfetta nella parte di una Sheherazade solcata dai segni del tempo. Aveva una capacita' unica di far sognare i bambini che, le sere d’estate sotto le stelle, si riunivano nello spazio antistante la casa, illuminato solo dal fuoco che vi veniva acceso.

Un’immagine e' impressa nel mio ricordo come una fotografia: sedevamo su un muretto che ci pareva altissimo, perche’ non toccavamo terra con i piedi, piccoli e avidi di storie magiche, quando ancora la realta’ della vita era lontana dal nostro quotidiano. Dietro la sua silhouette, come il fondale di un palcoscenico, c’era il pozzo e sullo sfondo, lontano in mezzo alle colline, il fiume Tisza che nelle notti serene luccicava riflettendo la luce della Luna. I fari di scena erano le stelle ed il fuoco che ardeva.

Lei raccontava...

Partecipava alla storia mimando, sia con le mani che con le espressioni del volto, le emozioni di quelli che erano i protagonisti. A volte si alzava e gesticolando s'infervorava a tal punto che pareva un'attrice che recitava davanti ad una platea attenta.

Molte le fiabe dei Fratelli Grimm, che lei abilmente modificava in modo da renderle sempre nuove. Le atmosfere a volte si tingevano di gotico ed i protagonisti diventavano lupi mannari e vampiri.

Biancaneve era una delle favole piu' belle.

Era particolarmente brava a raccontarla, specialmente quando interpretava la parte della Regina che parla allo specchio oppure quando (travestita da vecchia) offre la mela avvelenata. Ricordo che i suoi occhi balenavano fiamme in quell’istante e tutti i bambini avevano paura… io per prima.

Anticipando il momento cruciale, mi coprivo gli occhi con le mani, ma lasciavo aperte le dita perche’, curiosa, volevo assistere alla scena. La bocca aperta in una smorfia di stupore…

Ricordo di aver ascoltato quella fiaba decine di volte, ma ogni volta lei la raccontava in modo diverso. Riusciva a modificare le situazioni in modo tale che i personaggi si scambiavano i ruoli e non sempre la Regina era cattiva. A volte la cattiva era Biancaneve oppure il Principe Azzurro.

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Adesso mi siedo sul muretto appoggiando bene i piedi sul terreno. Esiste sempre il pozzo ed in lontananza, in mezzo alle colline, scorre sempre il Tisza, ma non c’e’ piu’ il fuoco, non ci sono piu’ i bambini che si coprono gli occhi per la paura… e non c’e’ piu’ lei.

Anche se, nelle notti stellate, sento sempre il suono della sua voce che mi racconta fiabe che nessuno ha mai sentito.

1 commento:

davide ha detto...

Cara Chiara

Leggendo questo bel racconto della cantastorie mi è venuto un senso di nostalgia, perché ho ricordato tanti bei momenti dell’infanzia.

Poiché io sono cresciuto in un piccolo paese di montagna, da bimbo ho conosciuto delle vecchiette e dei vecchietti (erano tutti molto simpatici) che raccontavano, a noi bambini, tante belle storie.
Le vecchiette ci raccontavano, per lo più, delle fiabe, mentre i vecchietti delle storie vissute, anche molto tragiche (la maggior parte di loro aveva fatto la prima guerra mondiale e alcuni – tra cui il mio nonno – erano stati prigionieri in Russia).

Oggi questi personaggi non esistono più e i bimbi trascorrono la maggior parte del tempo guardando la televisione.

Mi chiedo se questi bimbi, quando saranno adulti, pensando alla loro infanzia, proveranno quella piacevole sensazione di nostalgia che proviamo noi?


Tanti saluti dal tuo Davide

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Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
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Ci basta avere per tetto il cielo,
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(Spatzo)

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