venerdì 16 febbraio 2007

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Ungheresi

 
Premessa: le seguenti parole non sono state scritte da me... io le ho solo tradotte e trasfigurate lievissimamente in modo che si adattassero a me. Spero vi donino un'emozione.
"Per mille anni mi sono seduta sulla riva del Danubio ed ho pianto. Poi un blocco di fango si e’ mosso sotto i miei piedi, strisciando, una rana di fango, si e’ appoggiata a me e tranquillamente mi ha domandato:

- Puoi riconoscerti? Guardami!

L’argine era pieno di rovi, con il suo implacabile raccolto di sole acuminato e brividi di nebbia e di luce; giaceva ai miei piedi sussurrando, un peso morto di spuma e schiuma, un sacco spinto via che neanche avevo notato;

al mio fianco, mia madre aveva appena montato una tenda sopra noi, in modo che nessuno ci potesse vedere e coceva le ciambelle su un cumulo di sabbia, mentre il mio collie, nella sua mantellina a strisce gialle e nere, gridava come un dio immortale alle fasi della luna, sopra me,

il seno di pietra di Esztergom e di Visegrád che ruggiva, la chiassosa folla, Szentendre che piangeva, e Celti che offrivano sacrifici a Naphegy, invasori da Roma, ferri di cavallo che fracassavano i ciottoli, Vu-Vang, Frauendienst, il Rinascimento, la lapide del Padre delle Rose, Budapest intrecciata di ponti d'acciaio, tutto era passato nel mio sogno, da allora dovevo credere ai miei occhi desti -

ma cio’ che era mi era mancato per mille anni ora giaceva davanti a me, la sua faccia sostituita da una nube, dal martello e dalla falce di spuma e di schiuma, e da niente altro,

ed ho pianto ancor piu’, perche’ ero sicura di avere sangue vivo nelle vene, come gli animali.

Ha tenuto la mia mano, conducendoci fuori: il nostro piccolo gruppo era ammantato nelle rosse ombre delle fumose lampade marroni del porto che facevano da trina mentre ondeggiavano lungo la riva.

Abbiamo raggiunto il traghetto all'estremità del ponte rotto nell'oscurita'."

3 commenti :

Willyco ha detto...

Ho appena finito di leggere "Danubio" di Claudio Magris. Libro bello, ma non del tutto avvincente: non riesce a creare la magia dei popoli che hanno vissuto sulle sue sponde. La storia che ha forgiato un popolo è ben lontana da quella che può essere descritta citando fatti ed aneddoti. Ho letto con piacere queste righe, e vi ho trovato un po' di quello che ho cercato, forse invano, nelle 500 pagine del pur bel libro di Magris: l'emozione di riconoscere nel mio spirito l'emozione di una cultura diversa, ma pervasa dalle grandi costanti affabulatorie ed oniriche che vivono nella psiche di ogni uomo.
Grazie.

Vecchiebaldracche ha detto...

Quindi ?

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Quindi cosa?

Finita la carta igienica oppure sei andato a scuola di minimalismo da Zwallyz?

Che ti succede ughetto? Non crederai che io possa farmi coinvolgere in sterili polemiche proprio qui in casa mia, vero?
Non ce la puoi fare con me, renditene conto.
Fai miglior figura a non insistere.

Quindi ti rispondo in maniera educata: continua tu se sei capace di parlare anche di argomenti che esulano da quelli trattati nella stanza da bagno di casa tua.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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