«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

venerdì 23 febbraio 2007

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The Others


"Cara Chiara di notte,
è la prima volta che intervengo in un tuo post, perché non prima?
Ti spiego, il tempo a mia disposizione (non sto facendo l’uomo prezioso) è poco…, non ho la possibilità, e ad essere sincero neanche la voglia di leggere post lunghissimi. Attenzione, non sto dicendo che siano frivoli.
Oggi è venerdì, sono al lavoro, ma in questo preciso istante posso godere di una pausa; il caffè l’ho appena preso, mi sono acceso una sigaretta ed ho deciso di entrare nel blog.
Salto qua e là, dipende da ciò che mi attira o stimola la mia curiosità, ho letto un po’, spero di aver colto il senso, e mi accingo a dare la mia opinione.
Il mistero suscita in me, come a tanti, un senso di curiosità; molte volte questa semplice curiosità si trasforma… diventa qualcosa di addirittura morboso. E’ quella sensazione di proibito, di trasgressivo, che ti fa scatenare la fantasia, il cervello… è una cosa unica…, è il motore della vita.
Queste sensazioni, per quanto mi riguarda, non avvengono solo in un forum o in un blog, ma spesso questi pensieri mi aggrediscono anche quando sono semplicemente al telefono con una donna che non conosco, che non ho visto…
Non sono un malato, almeno mi sembra, ma sono quelle reazioni che scattano in maniera completamente irrazionale, indipendenti dalla mia volontà.
Fin qui niente di male, siamo nella norma, è quando ti prende quella smania di approfondire che affiorano le domande.
Quesiti che nel mio caso, riesco ad intrappolare e distruggere prima che dilaghino; nessuna pratica Zen, solo che riesco ad isolare l’episodio, almeno fino ad oggi…
Mi solletica, mi piace questo stare “nascosti”, non che mi spaventi il fatto di conoscere qualcuno (preferirei qualcuna), ma il virtuale per me è un po’ come una valvola di “sfogo”. Nella vita di tutti i giorni è difficile essere sé stessi, spesso bisogna mascherarsi, qui invece posso essere me stesso, che senso avrebbe fingere? Cosa ne guadagnerei?
Non so se sono riuscito a dare un senso alle mie parole, me lo auguro, come spero inoltre di non essere caduto nella banalità."



Grazie, sono felice che tu abbia scelto di leggermi.
Provo qui a riassumere la tua analisi:

Il virtuale e' la sola forma di "vero" che ci sia .
Nel virtuale riusciamo ad essere noi stessi ed a liberarci totalmente.
Non e' tanto la fisicità del corpo che conta, quanto le vere emozioni, i sentimenti, i pensieri.
"Gli altri”, quelli che vivono nel reale (mi viene in mente il film “The Others”) sono condizionati e spersonalizzati, in quanto devono confrontarsi con i ricatti che la vita ogni giorno mette loro di fronte.
Ci costruiamo con fatica un "equilibrio nel nostro personaggio" (lo metto fra virgolette perche' non si sa quanto questo equilibrio sia in realta' un disequilibrio) non senza averlo seguito, nel corso del tempo, in tutte quelle trasformazioni necessarie in ogni crescita intellettiva, culturale, morale.
Adesso, devirtualizzandoci, rischieremmo di ripiombare nuovamente nel reale falso, ipocrita ed infarcito di convenzioni.

Bello il tuo concetto, fa pensare e lo condivido.

5 commenti:

gullich ha detto...

si bel concetto... che condivido però solo in parte.

a volte nel virtuale, sgombrato il campo da tutte le barriere fisiche, mentali e sociali e sensoriali, si può tirare fuori il profondo di se stessi in maniera più netta, chiara e meno mediata che nel reale....

ma le stesse ragioni che inducono chi é sano a questa maggior trasparenza, sono le medesime che portano alla deriva coloro che del virtuale fanno una maschera alla fregoli.

alla fine le persone sono luce, ombre, colori, pensieri e sensazioniin un mix unico. sono a tre e forse anche a quattro dimensioni.

in questo senso non credo che sia una forma di "vero".

duval ha detto...

Dunque se al ristorante guardo una bella gnocca e "faccio un 69" senza poterlo dire ai commensali sono "vero" nel pensiero, qundi "virtuale" mentre sono condizionato, quindi "falso", nel "reale", lì a tavola?
O sono solo Io, unico ed inscindibile, con il mio corpo, i miei pensieri e le mie emozioni che, assieme, formano una entità solo ed esclusivamente reale fino alla morte?

Altro è l'immagine che di te formano "gli altri", qui ribaltati dalla tua visione; non credo proprio che si possano fidare del "virtuale come sola forma di vero che ci sia" (parole tue).
Se c'è qualche possibilità di conoscenza sta nel "contatto" fisico: non saprò mai quello che pensi ma la voce, lo sguardo, gli atteggiamenti, i tics, il rossore ... possono aiutare, uno scritto sullo schermo di un computer serve solo ad "immaginare".

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

@ duval: "virtuale come sola forma di vero che ci sia" (parole tue) Precisazione: non sono parole mie, era solo la mia interpretazione dello scritto del lettore. Il fatto che io condivida non significa che accetti al 100%

sono d'accordo anche su quanto affermi tu e cioe' che il "contatto" rende piu' vera la "fisicita" anche se non e' la stessa cosa per l'interiorita' che io ho trovato piu' autentica nel virtuale proprio perche' scollegata da vincoli "fisici".

A parte questa "divagazione" direi che la nostra piccola discordanza risiede piu' nella diversa natura (uomo-donna) e come l'uno (spermatozoo) agisca in modo dinamico e tenda ad un obiettivo che deve essere "individuabile", quindi fisico e tangibile, mentre l'altra (ovulo) resta statica in attesa di un qualcosa d'ignoto.

per quanto riguarda la tua concezione di "contatto" fisico (sguardi, tic, rossori ed affini) posso dirti che mi sono trovata spesso davanti a uomini e quasi sempre "leggevo" nei loro comportamenti i desideri ed i pensieri (dei quali poi avevo prova tangibile).

Mentre non credo sia mai avvenuto il contrario... a parte rarissimi casi.

blackpaper ha detto...

Nel virtuale si esperimenta.

Il virtuale e' sempre esistito. Internet l'ha reso universale.

Teatro, letteratura, corrispondenza. Tutte virtualita'. Guardate i poeti.

Una vita sana e bella e' quella dove l'esperimento porta ad un miglioramento nella vita reale.

Se invece l'esperimento rimane tale, allora si e' un po' buttato via tutto. Certo nel frattempo possiamo aver scritto la divina commedia e rimanere famosi per sempre lo stesso.
Ma non contiamoci!

Chiara, intendi che gli uomini non leggevano i tuoi pensieri? Forse non li avevi e vivevi di luce riflessa.

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Chiara, intendi che gli uomini non leggevano i tuoi pensieri? Forse non li avevi e vivevi di luce riflessa

perche' una professionista che sta fornendo un certo tipo di servizio e' (o dovrebbe essere) insondabile.

deve solo recitare una parte stabilita, e mentre la recita (se e' brava) i suoi pensieri possono andare da tutt'altra parte... ovviamente senza che il cliente se ne accorga.

Se se ne accorge vuol dire che non e' brava.

Invece il cliente, di solito, "VUOLE" mettersi in gioco... paga per quello, cercando (con il denaro) di barare sulla natura delle cose.

il denaro (secondo lui) dovrebbe essere una "tangente" pagata per affrettare i tempi ma spesso (anche se molti non lo confessano) gli obiettivi sono esattamente gli stessi di quelli di coloro che vanno allo sbaraglio senza pagare: conquistare l'anima della donna che hanno di fronte.

se solo sapessero che, mentre sono li' ed agiscono in modo del tutto prevedibile e scontato, la loro interlocutrice spesso pensa ai compiti che dovra' portare a termine il giorno seguente, credo che avrebbero una specie di sussulto emotivo. :)))))

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