giovedì 22 febbraio 2007

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Milano calibro 9



Prefazione e trama tratte da internet.

Prefazione:

Interessante poliziesco a tinte noir diretto magistralmente da un ispirato Fernando Di Leo.
Girato nel '72, fa parte di una trilogia entusiasmante che comprende oltre a "Milano calibro 9" anche "La mala ordina" e "Il boss".
Il film propone una galleria di personaggi caratteristici della società degli anni della contestazione, come Ugo Piazza (Gastone Moschin) dagli occhi di ghiaccio e dalla mente lucida, l'imponente e grintoso Mario Adorf ossia Rocco Musco, uomo d'onore e fedelissimo dell'Americano, la bellissima e traditrice Nelly Bordon interpretata da una sensuale Barbara Bouchet, e Chino (Philippe Leroy) killer di professione solitario e misterioso.
Tutta la trama ruota attorno alla scomparsa di 300.000 dollari, provenienti da traffici loschi gestiti dalla mala, forse rubati da Ugo Piazza o da Rocco Musco o da qualcun altro, che porteranno solo morte, la morte di tutti tranne quella di Rocco.
Di forte impatto è lo scontro ideologico-metodologico tra i due commissari che si occupano del caso "Americano" a Milano, uno di destra che crede in una violenza deterrente alla violenza, e l'altro di sinistra per il quale la criminalità è solo l'effetto più devastante di una causa immensamente più complessa, radicata nelle maglie del tessuto sociale dei paesi occidentali.


Trama:

A Milano, davanti al Duomo, un uomo controlla dei soldi in una valigia: si tratta di Pasquale, fido collaboratore di Rocco, il quale a sua volta è il braccio destro del boss detto l'Americano.
I soldi passano attraverso le mani di diversi corrieri, il denaro riciclato in una metropolitana torna a Pasquale e Rocco.
Sembrerebbe essere andato tutto bene, ma nel pacco c'è solamente della carta.
Rocco e Pasquale se la prendono con i corrieri e, dopo averli picchiati, li fanno fuori.
Nel frattempo, Ugo Piazza esce da San Vittore: con sé ha una valigia blu, che contiene appena il necessario per vivere.
Ha passato tre anni in galera, è finito dentro per rapina, al tempo lavorava anche lui per l'Americano, con Rocco e Pasquale.
Proprio loro lo avvicinano in macchina subito fuori dal carcere, lo accusano d'aver rubato soldi al boss e lo pestano.
Il boss lo vuole vedere, ma egli nega d'aver rubato e si rifiuta.
Subito dopo, è costretto ad andare al commissariato per chiedere un altro foglio di rilascio, rubatogli da Rocco: qui trova il commissario capo ed il nuovo vice, Mercuri.
Anche alla polizia è maltrattato dal commissario capo, poi viene rimesso in libertà.
Pasquale e Rocco non lo lasciano in pace, lo raggiungono in albergo con nuove minacce.
Piazza non reagisce, anche quando i due sfregiano la tappezzeria non fa niente ed è costretto ad andare dal caro amico Chino, a chiedere soldi per i danni.
Lo accoglie Don Vito, boss mafioso in declino, ormai cieco e mal ridotto, in piedi solo grazie a Chino.
Piazza ribadisce la sua estraneità al furto, ma Chino non vuole sapere niente, è fuori dal giro, anche se gli dà i soldi.
All'improvviso irrompono Pasquale e Rocco, gettano all'aria i soldi, ma Chino reagisce e li mette in fuga.
Piazza si decide ad andare dall'Americano per chiarire, ma l'incontro è una trappola.
Alla fine egli è costretto a tornare a lavorare per il boss; intanto, riallaccia con Nelly Bordon, giovane e bella spogliarellista che tre anni prima era la sua donna.
Il primo incarico di Piazza consiste nel vigilare su uno scambio di denaro sporco, ma la cosa non va bene ed i corrieri dell'Americano vengono uccisi dalla polizia.
Il boss, inoltre, pretende le scuse di Chino per aver pestato Pasquale e Rocco, ma l'uomo non ci pensa nemmeno.
Nelly, preoccupata per la sorte di Piazza, gli propone la fuga, ma egli la rassicura: ora sta lavorando per il boss e scoprirà chi ha commesso il furto.
Un altro corriere viene ucciso ed i soldi rubati.
Rocco è convinto si tratti di Don Vincenzo e Chino e gli prepara un agguato mortale.
Sta a Piazza e Pasquale uccidere, ma il primo si rifiuta di fare fuoco sull'amico; comunque, Don Vincenzo muore.
A causa del fallimento della missione, Piazza viene picchiato dagli uomini dell'Americano, ma egli continua a giurare di non aver rubato i soldi.
La sera, nella villa del boss, è in corso una festa: Chino sopraggiunge, ha giurato vendetta e colpisce a morte il boss.
Inizia una sparatoria, Piazza si schiera con Chino, eliminano tutti gli scagnozzi dell'Americano ma anche Chino rimane a terra.
Piazza è rimasto solo e si lancia in macchina verso un casolare dove, tre anni prima, aveva nascosto la refurtiva effettivamente rubata al boss.
Sulla strada per raggiungere Nelly e fuggire per sempre, il commissario lo ferma, ma Piazza nega ogni coinvolgimento nella sparatoria: tra le mani ha la borsa con i soldi.
Condotto al commissariato, Piazza viene presto rilasciato e corre da Nelly.
A casa della ragazza i due fanno festa, ma all'improvviso sbuca fuori Luca, un giovane che da tempo pedinava Piazza, assoldato da Nelly per prendersi i soldi.
Prima di rimanere ucciso, Piazza sferra un tremendo pugno alla ragazza.
Subentra anche Rocco che elimina Luca, per aver ucciso un uomo del calibro di Piazza, ma la polizia chiude la vicenda arrestandolo.


Commento (non tratto da internet):

Questo Ugo Piazza pare essere un vero infame (infatti i soldi li ha rubati proprio lui al suo capo) e Nelly Bordon lo segue a ruota nella classifica dei fetidi che popolano la scena.
Certo che chi si ispira a tali personaggi, per la scelta della propria personalita' virtuale, deve sentire di avere qualcosa in comune con questa feccia umana.

5 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara

Devo dire che Milano calibro 9 è, fra i film italiani dei primi anni settanta, uno dei pochi che ricordo con piacere. Mi sembra ieri quando andai a vederlo, con i miei amici, alla sua uscita.

l'ambientazione in una Milano mai così livida, il clima di sospetto che attraversa tutta la trama del film, l'amarezza di fondo della storia e il disegno dei personaggi (ottimamente interpretati da bravissimi attori), rendono, a mio avviso, questo film davvero interessante.

Personalmente l'unica cosa che non mi ha convinto è stato il tentativo di dare uno spessore politico alla vicenda.

Anche il personaggio di Ugo Piazza, facendo un'analisi approfondita, non è solo un infame come può apparire superficialmente.

E' vero lui ruba i soldi al suo capo e tradisce gli altri membri della sua banda; però bisogna considerare che si tratta a sua volta di soldi rubati, mentre gli altri suoi compagni appaino peggiori dello stesso Piazza.

Resta il fatto che lo spettatore tende ad identificarsi, per quasi tutta la durata del film, con il Piazza; solo quando tradisce il suo vecchio amico Chino (l'unico personaggio che mostra di possedere il valore della lealtà) lo spettatore prova disgusto verso il Piazza.

Fracamente non sapevo che il nostro amichetto Ughetto si fosse ispirato al personaggio di questo film per i suoi personaggi virtuali.

Comunque non credo che l'Ughettino abbia la malizia e l'astuzia dell'Ugo di Milano Calibro 9; al massimo può ispirasi al personaggio di Pierino (spero di non offendere Alvaro Vitali).

Tanti saluti

Davide

Baudelaire999 ha detto...

quella serie di b-movies su milano ma non solo è per certi aspetti straordinaria.. se vista ora ovviamente..nel suo contesto temporale erano dei film spazzatura..ma rivisti ora sono come un libro aperto su una certa italia.. e ci spiegano in parte perchè oggi abbiamo un parlamento pieno di cazzoni!

gullich ha detto...

azz davide, la tua ammirazione (rectius, devzione) nei confronti di chiara ti ha portanto in pochissimi giorni da una prosa adorante ad una scrittura netta, precisa, con notevole proprietà di lunguaggio e capacità di analisi e uno stile da perfetto critico cinematografico.

però.... :-) potenzadei blog, meglio della scuola radio elettra.

forse hai un pò da implemetare la capacità di associazione dei dati, un così fine conoscitore del film... dovrebbe sobbalzare sulla seggiola alla vista di alcuni nick.

meno male che c'è chiara a render tutto chiaro :-)

davide ha detto...

Carissimo Gullich

Grazie per il complimento che mi hai fatto riguardo a quello che ho scritto relativamente al film; comunque non era farina del mio sacco; ho copiato la recensione pubblicata a pagina 1165 del "Dizionario dei film 1998" a cura di Paolo Mereghetti, edizione Tascabili Baldini&Castoldi.

Comunque, scherzi a parte, da quando seguo la meravigliosa Chiara ho migliorato il mio modo di scrivere, anche se è vero che devo implementare la capacità di associazione dei dati.

A questo proposito voglio dirti che ho fatto leggere il tuo commento - riguardo al mio sondaggio sesso e amore - alle mie colleghe d'ufficio.

Con mio stupore mi hanno detto che non hai tutti i torti quando dici che la mamma non mi ha detto proprio tutto riguardo al sesso e alle donne.

Tanti saluti e buon lavoro

Davide

io_me ha detto...

Embè? Che vuol dire?

Anche il nostro davide ha in se diverse personalità: è bambino, giovane, vecchio, uomo, donna, impiegato, proprietario di un albergo, ignorante, critico cinematografico. Senza contare che è un fast learner. E vuole avere la possibilità di manifestare questi lati della sua personalità nei commenti che scrive in questo blog.

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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