mercoledì 21 febbraio 2007

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L’arrogante


"Раз, два, три, четыре, пять,
Вышел зайчик погулять,
Вдруг охотник выбегает,
Прямо в зайчика стреляет

Пиф - паф ой-ой-ой
Умирает зайчик мой.

Привезли его в больницу,
Отказался он лечиться,
Привезли его домой,
Оказался он живой" [1]

La scelta cadde su Irina, ma non fu il caso. Vlada sapeva come adattare la filastrocca per “far la conta” e, indipendentemente da quante fossero, riusciva sempre a fare in modo che venisse "pescata" quella piu' adatta. Tutte lo sapevano, ma si divertivano a quel rito che le riportava indietro, al tempo in cui erano bambine.

I due italiani si trovavano nel salottino privato. Attendevano una sola ragazza e Irina era una delle poche che parlasse italiano. Nel salottino era vietato spogliarsi ed era vietata ogni effusione di tipo sessuale, pero’ le ragazze, se volevano, potevano farsi palpeggiare.

Uno era bruno, alto, con la tipica aria da intellettuale che hanno tutte le persone che portano gli occhiali. Era silenzioso e pareva timido. L’altro, invece, era arrogante. Aveva i capelli rossi, basso di statura e decisamente sovrappeso. Irina capi’ immediatamente che, fra i due, sarebbe stato lui quello con cui avrebbe trascorso la notte.

Il "rosso", dopo averla squadrata accuratamente, se la fece sedere sulle ginocchia, poi, rivolgendosi all'amico, disse:

“Dai… prendine una anche tu… ci beviamo qualcosa e poi le portiamo in camera”.

Il "timido", con un cenno della mano, declino’, mostrando di non essere interessato, anche se ogni tanto i suoi occhi erano attratti da quelli di Irina che lo osservava con curiosita’. Si vedeva chiaramente che si sentiva a disagio ed era facile capire che per lui quella non fosse una situazione alla quale era abituato.

Fu quando stapparono la seconda bottiglia che il "rosso" inizio’ ad avere un atteggiamento piu’ audace, allungando le mani su Irina e rivolgendosi al "timido":

“Vedi? Queste son ragazze fantastiche! Tutt’altra cosa rispetto alle nostre… guarda che corpo! E che viso! Dove la trovi da noi una cosi’ che te la da' per due soldi? Ho girato mezzo mondo e posso dire di aver scopato quasi tutte le zoccole dei casini dell’est, ma come qui a Mosca non le trovi da nessun'altra parte. Pero’, anche se belle, sono delle stupide oche! Non ci credi? Sono delle stupide, ti dico. Vuoi vedere che anche questa succhiacazzi e’ una stupida? Su dai, dillo che sei una testa di cazzo! - continuo' rivolgendosi a Irina - E’ vero che sei una stupida? Su dillo..."

Irina lo guardo’ con la sua aria ingenua e, sorridendo, rispose: “Se mi fai un regalino ti dico tutto cio’ che vuoi.”

“Ecco – incalzo' il "rosso" – vedi come funzionano le cose da queste parti? Basta che cacci i quattrini e queste zoccole son pronte a tutto. E non solo a dire… anche a fare. Immagina cosa puoi avere se le paghi bene; queste ti danno tutto, TUTTO! Non so se mi spiego. Anche "senza" lo puoi fare, non c’e’ problema.”

“Senti - rispose il "timido" sapendo di avere a che fare con un esagitato – mi sa che hai bevuto un po' troppo, ed e’ meglio che ce ne andiamo a dormire. A me non va di star qui e, soprattutto, non mi piace come tratti la ragazza".

“Ma sei scemo? Ma se siamo appena arrivati! Dai… ma lo sai dove siamo? Siamo nel paradiso della fica e tu vuoi andartene a dormire? Non sarai mica diventato frocio, vero? Aspetta… restiamo ancora un po’… ti faccio vedere come si devono trattare queste zoccole. Hanno una fame! Vero che hai fame, stupida? Dillo che hai fame e che sei una stupida!”

In realta’ Irina non aveva fame. Al contrario, quella sera, si era sfamata a blini e caviale, ma se quel tizio era disposto a pagarla per sentirsi rispondere che aveva fame, perche’ non accontentarlo? Dopotutto quella non era la sua lingua, e per lei le cose dette in una lingua straniera non avevano lo stesso significato di quando le diceva nella sua. Percio' poteva dire qualsiasi parola in italiano, dalla piu’ umiliante alla piu’ scandalosa.

Il "rosso" le mise in mano un foglio verde da cinquanta e lei, con un sorriso, disse: “Grazie tesoro… ho tanta fame e sono una stupida!”

Il tipo sorrise soddisfatto.

“Hai visto che avevo ragione? Queste per i soldi si vendono anche la dignita’”.

Irina sapeva che certi uomini godevano nel dimostrarsi forti e prepotenti. Soprattutto di fronte a  testimoni. Umiliavano affidandosi al potere dei loro soldi, ma non si rendevano conto che sottomettere qualcuno in quel modo, in realta’, non faceva altro che dimostrare la loro grande debolezza. Sorrise e sistemo' la banconota nella sua pochette. Di parole al vento in cambio di dollari ne avrebbe potute dire a centinaia. Era certa che sarebbero terminati prima i soldi del cliente che le parole nel suo vocabolario.


[1] Uno, due, tre, quattro, cinque,
il coniglietto e’ andato a fare una passeggiata,
Improvvisamente salta fuori un cacciatore,
E spara subito al coniglietto

Bang Bang, ahi-ahi-ahi
Il mio coniglietto sta per morire.

Lo hanno portato in ospedale,
Ma ha rifiutato di essere medicato,
Lo hanno portato a casa,
E si e’ scoperto che e’ vivo.

(Filastrocca per bambini recitata per fare la conta, cioe' per scegliere uno/a fra tanti/e).

5 commenti :

duval ha detto...

Ma tu l'hai mai conosciuto realmente uno come il "rosso arrogante"?
Mi pare uno stereotipo caricaturale.
TUO :) duval.

duvalfree@hotmail.com (si sa mai ...)

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Ogni uomo a suo modo e' uno stereotipo e quelli piu' particolari a volte possono sembrare finti.

Ovvio che io (essendo ragioniere per di piu'di Bergamo) non posso aver conosciuto un tipo simile...

Pero Irina si' :))))

blackpaper ha detto...

parole al vento in cambio di dollari.

tantissimi lavori sono cosi'.

ma la cosa piu' interessante e' l'affermazione che dire qualcosa in una lingua straniera la si sente meno.

Irina non e' un bel nome.

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

@ blackpaper: Irina e' un nome comunissimo in Russia.

E' la variante russa del nome greco "Irene" e significa "pace".

gullich ha detto...

irina è uno splendido nome... my dear cartanera :-) non è tanto il nome che noi diamo alle cose che è impotrtante, ma sono le cose stesse.

a me irina piace.potrebbe chiamarsi anche giosuè, e mi piacerebbe lo stesso.

mi mette a disagio,come uomo e come essere umano, anche se non mi riconosco certo nel rosso...so che esistono miei omologhi per genere che mi fanno vergognare di essere tale (ma alla fine il discorso trascende il genus, ed io non ho una gran stima dell'essere umano in genere, uomo o donna che sia...pochi esemplari si salvano).

io faccio una professione dove mi pagano le idee, la competenza tecnica, ma sopratutto le parole per mettere in atto le prime due componenti, parole che perlatro non sono mai al vento.

neanche quelle di irina a me sembrano al vento.mi sembrano piuttosto incise nella pietra, a sottolineare lapochezza di qualcuno.

ed acostruire una armatura che qualche altrairina porta in giro.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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