sabato 3 febbraio 2007

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I soldi non danno la felicita'

Lo ascoltavo, annuendo come al solito, fingendo di prestare attenzione a cio' che diceva mentre gli camminavo al fianco. Ci dirigevamo verso il ristorante dove avevo prenotato il tavolo per la cena.

Una cosa che mi sono sempre chiesta: la cena era il pretesto per il dopocena? Che domanda sciocca! Certo che lo era. E tutta quella serie di bei discorsi sul rapportarsi “umanamente”? Sul conoscersi per scoprire le nostre personalita’? Blablablabla… BALLE! Ogni cliente quando m’incontrava guardava subito la taglia del mio seno, e se portavo la gonna buttava inevitabilmente un occhio alle mie gambe. Mi faceva una radiografia accurata: scrutava il viso, osservava i capelli, la bocca gli occhi; controllava che non avessi difetti tipo naso grosso o denti storti, oppure una brutta pelle. Insomma, simpatica, umana, tutto quel che volete, ma se non gli piacevo “fisicamente” col cavolo che tirava fuori la busta; che era poi la cosa che piu' interessava a me.

Lo sovrastavo in altezza di una ventina di centimetri; lui, piccolo, grassoccio, assomigliava vagamente a Chiambretti. Uno di quei rampolli della Milano-bene che avevano avuto la fortuna di poter utilizzare i quattrini dei genitori per farsi una posizione. I suoi discorsi erano scontati, e dimostravano una cultura intrisa di luoghi comuni e banalita’. Da quando ci eravamo incontrati, non aveva fatto altro che riempirmi la testa delle sue stronzate, le vacanze in Polinesia e altre amenita', mostrandomi anche la sua abilita’ alla guida della nuova Porsche e per poco non metteva sotto una vecchietta ad un semaforo.

Coi tacchi dodici avevo una leggera difficolta’ a muovermi sui sampietrini, ma cercavo di ascoltarlo ugualmente, benche' distratta, mentre lui filosofeggiava sull’argomento tipico che tutti i clienti le prime volte usano per far colpo sulle prostitute che incontrano, cioe' quanto siano “asceticamente” distaccati dai valori materiali della vita. Roba del genere: il denaro non da’ la felicita’… le cose belle risiedono altrove… la vita e’ una sola e si dovrebbero prendere le occasioni al volo… e blablabla! E io ripetevo come un mantra “uhm… uhm…”, annuendo, ben sapendo dove presto sarebbe andato andare a parare.

“Buona sera signora Schiller il suo tavolo e’ pronto” - mi saluto' il Maitre che mi conosceva benissimo, assumendo quell’aria complice simile a quella del direttore dell’albergo nel film “Pretty Woman”.

In quel ristorante ci portavo quasi tutti i clienti che incontravo la prima volta. Non che avessi un accordo commerciale, ma si mangiava bene ed il Maitre sapeva essere riservato e stare al suo posto: atteggiamento che una escort che ha clienti di un certo livello apprezza moltissimo.

Ovviamente Schiller non e’ mai stato il mio cognome, ma funzionava alla perfezione poiche' legava sia col mio aspetto sia con il mio accento straniero.

Le candele accese illuminavano il fresco bouquet di fiori posto con cura sul tavolo. Mentre lo ascoltavo, osservavo il Vacheron Constantin che riluceva al suo polso, e la manicure fatta di fresco. Non che l’aspetto dei clienti fosse importante: non ero li’ per far da compagna ad un fotomodello e non avevo scelto di fare cio' che facevo per avere la possibilita’ di scopare con Brad Pitt, ma ero pagata per far sentire gli uomini degli strafighi. Cosa non facile, a volte, considerata la qualita' estetica della fauna che mi capitava, quantunque fossero tutti benestanti ed educati.

Rifiutavo pero’ le persone sudaticce ed untuose. Quelle mi infastidivano piu' di quanto potessero infastidirmi uomini oggettivamente brutti ma ben curati, e se il dopocena, come sempre accadeva, si concludeva poi fra le lenzuola, preferivo un “Chiambretti” con mani ben curate che un Brad Pitt con le unghie mangiucchiate. Era per questo che certi dettagli sui clienti li notavo subito: le mani, la bocca, la pelle, i capelli, per limitarmi a quelli fisici. E poi c'erano quelli che qualificavano la loro possibilita' di spesa: l’orologio, le scarpe, la cintura, la cravatta. Difficilmente uno che ha al polso un orologio da diverse migliaia di euro si mette a contrattare sul prezzo.

Comunque, ero li' che mi gustavo una dozzina di "Belon zero-zero”, guardandolo in modo candido e dolce, cercando di recitare la solita parte della “bambolina sissignore”, e lui continuava a menarla sui soldi. Pareva che volesse convincermi di qualcosa; quasi a volermi lanciare un messaggio. Cosi', ad un certo punto, dopo aver staccato l’ennesima ostrica con la forchettina ed averla avidamente deglutita, all’ennesimo “i soldi non danno la felicita’” non riuscii a trattenermi.

Quando non ce la faccio piu’ a resistere, tutti lo capiscono. Mi hanno detto che non ho fasi intermedie, che possono avvisare del mio cambio d'umore, ma d’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, i miei occhi mutano d'espressione e lo sguardo diventa freddo e affilato come una lama.

“Che c’e’? Non ti vado bene?”

Il piccoletto sgrano’ i sui occhietti color acquamarina sbiadita, alzando le minuscole sopracciglia in un’espressione che, se non fossi stata realmente seccata, gli avrei riso in faccia.

“Perche’ dici questo? Perche’ pensi di non andarmi bene?”

"Perche' e’ che da quando ci siamo incontrati non fai altro che ripetere che i soldi non danno la felicita’, e che nella vita ci sono altre cose piu' importanti, e che io dovrei valutare bene. Insomma, e’ la prima volta che ci vediamo e pare che tu voglia farmi la predica. Oppure stai cercando di dirmi che e' sbagliato cio’ che sto facendo perche' lo faccio per i soldi? Spegami, dunque: cosa da’ la felicita’? TU lo sai cosa puo’ dare a ME la felicita’? Mi conosci cosi’ bene da CAPIRE quali possano essere gli obiettivi nella mia vita? O forse stai tentando di “tirare” sul prezzo?"

Cerco' di farfugliare qualcosa, ma io lo incalzai sadicamente.

“No, perche’ nel caso in cui non ti andassi bene, faresti bene a dirlo subito e non ti chiedero’ un soldo per il tempo che ho trascorso finora con te. Terminiamo la cena, TU PAGHI IL CONTO, e poi amici come prima!”

Sapevo di piacergli. Una escort esperta lo nota subito da come il cliente la guarda nel momento esatto in cui la incontra. Il primo impatto e’ quindi importantissimo perche' e' da li' che si riesce a capire se la serata avra' una conclusione piuttosto che un'altra. Tuttavia quella mia reazione esagerata era il risultato, oltre che di un mio sottile, premeditato, sadismo, anche di tutta la “rottura di palle” per i discorsi "filosofici" che avevo dovuto sorbirmi. Per di piu' il botolo mi aveva beccata in una di quelle giornate in cui non ero molto disposta a recitare la parte della “bambolina sissignore”.

Tento’ allora d’inserirsi nel discorso, cercando di smorzare la mia ira. I suoi occhietti sbiaditi sporgevano in modo quasi innaturale, ma io non gli lasciai il tempo di farlo e continuai crudele.

“Se e' un tentativo per abbassare il prezzo, con me sei fuori strada. Da quell'orecchio non ci sento. Ma forse vuoi mostrarmi quanto sei filosofo... stai tentando di affascinarmi? Guarda, tesoro, che io so benissimo cos'e' che puo’ dare felicita’ a ME, esattamente come credo tu sappia cosa puo’ darla a TE. Presumo che a te la felicita’ la dia la Porsche, la vacanza in Polinesia, il Vacheron che porti al polso, ed anche cenare in questo ristorante con una donna che poi ti porterai a letto; tutte cose, queste, che richiedono SOLDI! Percio' che significa “i soldi non danno la felicita’”? E' la mancanza di denaro, il dover rinunciare alle cose che desideri perche’ tutto ha un prezzo e niente e’ gratis, l’invidia per quello che gli altri possono godere mentre tu stai ad osservarli con il naso schiacciato contro la “vetrina della vita”... e' tutto questo che, di sicuro, NON DA’ LA FELICITA’! Sai, caro, e’ facile declamare con frasi fatte, luoghi comuni e ipocriti. I soldi non danno la felicita’... ma che cazzata! Chi l'ha inventata? Sicuramente qualcuno che in tempi antichi avra' trovato comoda questa filosofia. Forse i poveri, invidiosi dei ricchi, hanno cercato di trovare una giustificazione alla loro condizione, per rivalersi in qualche modo: “Ehi, voi siete ricchi! Avete tutto, mangiate bene, vi divertite, vivete nel lusso, ma io, anche se non ho soldi, sono FELICE!”. Oppure, chissa', son stati gli stessi ricchi a mettere in giro questa voce cosi’ da tener calmi i pezzenti che avrebbero potuto incazzarsi, esigere di piu', diventare pericolosi. Quindi, perdonami, ma i soldi danno la felicita’. La danno nella misura in cui sono l’unico mezzo, soprattutto per te, per avere cio' che desideri: la Porsche, il Vacheron e una modella al tuo tavolo”.

Arrivai alla fine senza quasi tirare il fiato, e una volta terminata quell'incredibile arringa, tornai a dedicarmi alla cena, succhiando dal guscio l’ultima ostrica rimasta, sorridendogli beffardamente e guardandolo fisso nei suoi occhietti cerulei.

“Ma… ma… ma io parlavo delle cose importanti... Dell’amore” - blatero’.

“Sciocchezze! Se tu desiderassi l’amore non saresti con me. Le ragazze come me non danno amore e non lo pretendono. In questo incontro, cio' che entrambi vogliamo e' chiaro, scontato, non contempla l'amore ed ha un prezzo”.

Terminammo e dopo, come stabilito, finimmo a letto. Lo rividi ancora per altre sei, sette, volte. Poi, come tutti quanti i clienti abituati a comprarsi qualsiasi cosa, passo’ ad altre ragazze. Le donne, come le auto e gli orologi, periodicamente vanno cambiate.

3 commenti :

duval ha detto...

Posso correggere due errori?

Bouchet è bouquet

Fin'ora è finora oppure fin ora (l'avevi già fatto da un'altra parte).

Hai scritto " ... e poi l’orologio, le scarpe, la cintura, la cravatta che davano la misura di quale fosse la “capacita” di spesa della persona."
Hai mai conosciuto uno che se ne sbatte del Patek Philippe e delle Luca Roda pur avendo le tasche piene di contanti? E che trova felicità tanto nell'incontro con una escort quanto nel dare cento euro al lavavetri sperando che se li beva, se così è felice?

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

grazie per le correzioni.

bouchet-bouquet: non parlo francese e l'ho scritto alla maniera dell'est, mi perdonerai mai?

fin'ora-finora: preferisco la prima forma, la considero quasi un marchio di fabbrica della mia "produzione"...

licenza poetica, sono promossa lo stesso? :)))

nei miei incontri ho trovato di tutto.

cio' che ho raccontato era un episodio con QUEL cliente in particolare.

se avrai pazienza e tempo ne leggerai altri con differenti clienti fra i quali anche quello con le tasche piene di contanti.

una volta mi arrivo' uno con una valigetta piena di banconote da mille pretendendo che io (nuda) le contassi sul letto... pensa tu!

poi c'era quello che voleva essere portato in giro come un cane, con il collarino ed il guinzaglio... anche se in qualche momento fu un po' imbarazzante mi fece divertire tantissimo.

e quello che voleva recitare la parte dell'educatore? quello me lo ricordo perche' fu uno dei pochi che mandai a cagare.

insomma, di gente sana ne ho incontrata sai?

Anonimo ha detto...

Ottimo pezzo... brava!

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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