martedì 16 gennaio 2007

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Venezia


Ci sono luoghi magici i quali, a differenza di altri che cambiano a seconda del trascorrere del tempo, mantengono quell’atmosfera particolare tutta propria che ogni volta in cui si ha modo di visitarli, le sensazioni sono le stesse… immutabili di sempre.

Uno di questi e’ Venezia.

Ricordo ancora, nelle fredde giornate invernali, l’atmosfera di gelido mistero che incontravo al mattino incamminandomi nelle calli nebbiose e nei campielli semideserti… e quell’umidita’ che mi entrava nelle ossa attraverso il respiro…
E dopo ogni alta marea, quell’odore particolare di acqua stagnante mista a quella della vita dei veneziani.

Venezia e’ un luogo in cui potrei tornare in ogni momento della mia vita e sempre vi proverei le stesse identiche sensazioni, sentirei gli stessi identici odori e, sono certa, mi verrebbero in mente gli stessi identici pensieri.

1 commento :

Willyco ha detto...

Sono andato più volte a Venezia, più che altro per vedere qualche mostra. Non mi piaceva, la trovavo falsa. Poi ho incominciato ad andarci per lavoro. Ogni appuntamento, ogni spostamento era una sfida, un'avventura. Ed ho cominciato ad odiarla. Rivalutavo altre città che si sposano con l'acqua in modo più naturale: Comacchio, Chioggia. Città vere dove si vive, si lavora e si muore come nel resto del mondo.
Poi sono stato invitato da un amico veneziano. Era il periodo del carnevale. Il piccolo borghese veneto oscilla tra l'esaltazione del modesto status symbol raggiunto (la pelliccetta, il BMW...) e la frustrazione dell'impotenza per non contare nulla nel mondo, in Italia, nella sua regione, ma nemmeno nella sua città. In questo periodo il piccolo borghese si traveste in un facoltoso e nobile cicisbeo, che conquista donne (poco importa se si tratta della moglie travestita) ed è cittadino notabile in una repubblica che governa l'intero adriatico, e conta non poco nel mediterraneo culla d'affari e vecchia, nobile cultura. Non c'è gioia in lui: nel migliore dei casi si tratta di una discreta terapia.
A Venezia; pochi minuti in preda alla marea di turisti, e poi la fuga verso le calli dei veneziani, quelle che vedono solo qualche rara maschera passare, ma i cui selciati sono continuamente accarezzati da piedi amici. Abbiamo camminato, sorriso, ci siamo fermati, seduti e poi di nuovo incamminati. Ho scoperto che non ero in un Luna Park; l'acqua ha ripreso le sue luci e le sue valenze rassicuranti vagamente amniotiche; i colori smorzati dal velo di nebbia si sposavano con i rumori sommessi, con i pensieri pacati, con i ricordi di una giovinezza tranquilla e giocosa.
Ho imparato ad amare Venezia, così come si ama la psiche intrigante di una bella donna che si disvela a noi per quello che è, una bella donna a cui tutti gli altri guardano le gambe e nulla più.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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