venerdì 12 gennaio 2007

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Parliamo del Cyberstalking


Mi ricordo un vecchio 3d in cui introducevo un tema di cui in Italia non si discute poiche’ non conosciuto o non tenuto in debita considerazione: lo stalking.
Stalking (che e' il gerundio di to stalk, cioe' braccare) e’ il termine legale con il quale si indica quella forma di ripetuta molestia o d’invasione della privacy altrui portata avanti in modo ossessivo tale da provocare sgomento e paura nella vittima.

Si esprime attraverso una ripetuta e compulsiva azione di “inseguimento”, telefonate e lettere di ogni tipo, pedinamenti, appostamenti, contatti con i familiari, amici, o comunque persone che sono associate con la vittima.
E’ quindi un atteggiamento criminoso ad opera di individui psicologicamente malati che individuano nella vittima l’obiettivo della loro ossessione.
Nei paesi anglosassoni (in primis gli Stati Uniti ed il Regno Unito) tale fenomeno e’ seguito ed analizzato e contro gli stalkers esistono leggi che tutelano le vittime.
In Italia (ahime’) tale fenomeno viene invece ancora ascritto alla semplice “molestia” e dato che quasi sempre la vittima e’ una donna che subisce queste particolari attenzioni da un uomo, cio’ viene liquidato nel modo classico che sempre viene usato in ogni paese che abbia ancora radicata una forte componente culturale maschilista, nel quale e’ sufficiente che una donna abbia indossato un’audace minigonna per essersi “meritata” uno stupro.
Nia of London affronta il tema del Cyberstalking e cioe’ di come gli stalkers si avvalgono delle moderne tecnologie per perseguitare le loro vittime.
Nia scrive:

“Sfortunatamente questo tipo di minaccia non e’ rilevabile immediatamente alla prima email, telefonata o al primo incontro. Una mia amica escort e’ stata molestata ossessivamente da un cliente che ha incontrato diverse volte. Quando le ho domandato qualcosa su come appariva questo cliente al primo incontro, lei mi ha detto che il tipo sembrava a posto. Adesso, ogni giorno, lui si piazza fuori della casa monitorando tutte le persone che lei incontra”

Inoltre Nia racconta anche di aver letto su una messageboard addirittura di una escort alla quale era accaduto che una persona le aveva fatto irruzione in casa ed aveva cambiato la disposizione di tutto il suo mobilio…
Le donne sono le vittime preferite degli stalkers perche', forse a causa di reminescenze ancestrali da cavernicoli, vengono ritenute deboli ed indifese... le prede maschili ottimali.
Le escort in particolare, a causa della loro “presunta” disponibilita’ sessuale (che poi in Italia si traduce con il concetto: sono solo delle troie e quindi sono loro che se la vanno a cercare) rappresentano il bersaglio principale di queste persone malate che, nel web (forum, comunita’ virtuali in genere), possono sbizzarrirsi a sfogare la loro patologia protette dall’anonimato che internet (almeno in apparenza) fornisce. I rischi di essere vittime di tali personaggi sono quindi altissimi per le ragazze che lavorano in appartamento e che devono comunicare ai loro clienti dove abitano.
Nia nel suo commento racconta episodi che alla sottoscritta non sono sconosciuti.
Anche una mia amica (escort part time) e’ stata oggetto d’ attenzione di uno stalker . Egli era riuscito a rintracciare l’indirizzo del posto dove lei aveva il suo lavoro regolare, l’ha molestata, ha contattato i suoi colleghi ed ha raccontato loro della sua seconda vita. Per questo motivo lei ha dovuto abbandonare il lavoro ed ha persino cambiato citta’,
Non sempre sono le donne ad essere vittime degli stalkers. Dato che gli stalkers molestano ossessivamente chiunque sia associabile alla loro vittima puo’ capitare che anche un uomo (amico della vittima) possa essere perseguitato.
E’ il caso di un amico che mi ha raccontato di essere stato molestato pesantemente solo perche’ era intervenuto in difesa di una donna che era in quel momento sottoposta a stalking da parte di un individuo particolarmente psicotico.
Cio’ che e’ capitato e’ che lo psicotico ha addirittura invaso la vita familiare del mio amico contattando sua moglie e addirittura (gravissimo) pedinando il figlio di lui quando usciva da scuola (facendogli poi sapere tramite telefonata che controllava la sua famiglia).
Continua Nia nel suo commento e racconta:

“Alcune volte ho avuto difficolta’ con clienti che avevo scelto di non incontrare piu’. Confidavo sul fatto che fossero persone adulte, coniugate, responsabili ma ho dovuto ricredermi. Altre volte e’ stato un boyfriend che avevo lasciato, il quale pensava di riprendermi con le minacce e con il continuo importunarmi. Ho visto che a discutere con i lunatici non si arriva da nessuna parte. La cosa migliore da fare e’ quella di rivolgersi immediatamente alle autorita’”

Ovvio che Nia, vivendo in Inghilterra, puo’ contare su un supporto legale che aiuta le vittime dello stalking; e’ sufficiente che una persona “si senta” vittima (anche se e’ una sensazione che solo lei prova) per innescare il meccanismo di tutela della sua vita privata.
Tale meccanismo prevede che vengano stabilite delle limitazioni alle persone che la vittima individua come molestatori. Non ha importanza che lo siano effettivamente poiche’ nel caso in cui non lo fossero (e quindi fosse la vittima ad avere l’erronea impressione di essere perseguitata) tali limitazioni non procurerebbero alcun danno all'ipotetico molestatore ma avrebbero’ altresi’ l’effetto di tranquillizzare la vittima.
Tornando al tema del Cyberstalking (cioe’ lo stalking portato avanti usando mezzi tecnologici come internet o i telefoni cellulari) c’e’ un articolo sul Guardian dal quale estrapolo il seguente passaggio:

“Nella recente relazione piu’ recente del British Crime Survey, pubblicata la scorsa estate, l’8% delle donne ed il 6% degli uomini ha dichiarato di essere stato vittima di stalking nell’anno precedente. Ed il 20% delle donne sono vittime di questo fenomeno ad un certo stadio della loro vita. Nel caso di uomini che molestano in modo ossessivo donne, cio’ inizia normalmente quando la donna termina unilateralmente la relazione oppure rifiuta le “avances” sessuali di un uomo che e’ soggetto ad essere geloso e violento… Ogni anno piu’ di 200 donne lasciano il Regno Unito perche’ gli stalkers hanno reso impossibile la loro vita”

In Italia non si sa quali siano i numeri perche’ di questo fenomeno non se ne parla. Gli individui malati che diventano autori di tale azione criminosa vengono trattati come semplici “corteggiatori” oppure come “innamorati respinti” e non si tiene in dovuta considerazione il dramma che le loro vittime devono vivere.

“Il Cyber-stalking – l’uso di tecnologie come internet e telefoni cellulari – e’ incrementato notevolmente negli anni scorsi… Invece di controllare la vittima fisicamente pedinandola o tramite appostamenti fuori dalla casa, molti degli stalkers usano questi mezzi per diffondere sui siti web i dettagli della vittima (foto, informazioni sulla loro vita privata, materiale esplicito sulla loro vita sessuale) oppure fanno pervenire tale materiale a parenti, amici, colleghi di lavoro”

Nell’articolo sul Guardian si legge inoltre la testimonianza di una vittima:

“Simon knew I had been raped when I was 13, although he insisted on calling it 'surprise sex'. He discovered my email address and password and then would subscribe me to really violent rape sites."

E poi ancora:

“Thompson's ex had used a method common to cyber-stalkers - tracing their victim's email address and sending messages from that address containing offensive, pornographic and even libellous material”

Il metodo ricorrente usato dai Cyberstalkers e’ spesso quello di “sostituirsi” alle loro vittime spacciandosi per loro, iscrivendosi con nickname e con indirizzi email similari a comunita’ virtuali, creandovi i presupposti affinché questi nickname (e quindi le loro vittime) divengano oggetto d’odio da parte di un vasto pubblico.
Non so se a tal proposito vi vengano in mente alcuni episodi avvenuti di recente, e dei quali ancor oggi si puo’ avere conferma leggendo nell’immondezzaio, ma mai come in questo momento cio' che ho esposto in questo post assume forza e fa riflettere sull’attualita’ di tale fenomeno.

Qualche notizia in piu' sullo stalking

2 commenti :

Marco Bastianello ha detto...

Arrivo qui dall'articolo nuovo, tramite link. Ecco, per specificare quali sono le perplessità di cui parlo, prendo un pezzo dell'argomentazione che mi ha lasciato piuttosto confuso:

"Non ha importanza che [i presunti stalker sottoposti a misure restrittive]lo siano effettivamente poiche’ nel caso in cui non lo fossero (e quindi fosse la vittima ad avere l’erronea impressione di essere perseguitata) tali limitazioni non procurerebbero alcun danno all'ipotetico molestatore ma avrebbero’ altresi’ l’effetto di tranquillizzare la vittima."

Delle due l'una: o valuti male cosa possa implicare una misura restrittiva o la legge inglese è congegnata in modo estremamente attento e ben calibrato.
Temendo, forse in malafede, che la nuova legge sullo stalking in Italia possa non avere tutto questo equilibrio, mi chiedo quali possano essere queste misure che riescano a proteggere la presunta vittima e, ciononostante, a non nuocere al sospettato finchè è ancora, appunto, un semplice sospettato. Se si ricorresse, ad esempio, ad un divieto categorico di ogni contatto fra la denunciante e il sospettato, quest'ultimo, nel caso desiderasse tale contatto, ne avrebbe un danno. Se ci si spingesse oltre e si imponesse al sospettato l'obbligo di dimora altrove è ancora più chiaro che la sua vita si modificherebbe non di poco, ecc.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

mi chiedo quali possano essere queste misure che riescano a proteggere la presunta vittima e, ciononostante, a non nuocere al sospettato finchè è ancora, appunto, un semplice sospettato. Se si ricorresse, ad esempio, ad un divieto categorico di ogni contatto fra la denunciante e il sospettato, quest'ultimo, nel caso desiderasse tale contatto, ne avrebbe un danno.

Tu ritieni che "desiderare un contatto" con chi non lo desidera sia un danno per il primo?
Nessuno e' tenuto a "sopportare" una presenza non gradita.
Se A non desidera B, ed il giudice impone a B di stare lontano da A, non vedo "danni".
Ne vedrei altrimenti per A, qualora B imponesse in tutti i modi la sua presenza non desiderata.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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