lunedì 8 gennaio 2007

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Il desiderio delle donne


A volte gli uomini mancano proprio di tatto.
Non e’ la prima volta che assisto a delle gaffes paurose e spesso mi chiedo se queste siano causate da una mancanza di “sensibilità”, da distrazione tipicamente maschile oppure da un diverso approccio che i maschi e le femmine hanno nei confronti di alcune problematiche.
Mi riferisco al modo in cui un uomo “crede” di dimostrare affetto alla propria compagna.
Certo che a volte le donne sono perfide. Soprattutto se non sono piu' ne' tanto giovani ne' tanto carine cercano ogni occasione per mettere gli uomini in “difficolta’”.

Puo’ sembrare un luogo comune parlare di “eterne rompipalle” ma forse sarebbero da esaminare i motivi per i quali quasi tutte le donne si comportano in modo tale da essere appellate con tale termine.

Non so se avete mai assistito alla tipica scenetta in cui lei (non tanto carina, magari grassetta, con un po’ di cellulite, la pancetta, le gambotte tozze), che prima di uscire a cena con il marito, avendo indossato un vestito “mozzafiato” fasciatissimo, scollatissimo e con spacco inguinale che starebbe bene solo sul corpo di Jessica Alba, domanda:
“… come sto? Mi sta bene?”
Il marito prima di rispondere tituba un po' e gia' questo a lei non passa inosservato.
“… si si… ti sta bene”
E lei incalza:
“… mi sta bene quanto? Dimmelo se sono ridicola… secondo te sono ridicola?”
E lui:
“...no, va bene… solo lo vedrei piu’ adatto ad una ragazza piu’ giovane”
NON LO AVESSE MAI DETTO!
“come sarebbe a dire piu’ giovane? Intendi dire che non ho l'eta' per portare quest'abito? Che c’e’ non ti piaccio piu? Sono diventata vecchia?"
“no no cara, calmati, non volevo dire che sei vecchia e’ solo che…”
“e’ solo che cosa? COSA???... E dillo su, dillo! Dillo che non ti piaccio piu’…”
E lui, non sapendo ancora in che trappola si sta cacciando tenta di recuperare:
“ma tesoro… ma perche’ fai cosi’? Sei bellissima ti assicuro… E poi lo sai che mi piaci sempre… Certo non avrai piu’ vent’anni ma fai sempre la tua figura… Ed io ti voglio bene lo stesso…”
E qui la frittata e’ fatta. Quel “ti voglio bene lo stesso” resta sospeso... bloccato nel tempo e nello spazio, come un fotogramma di un film messo in pausa.
“lo stesso? LO STESSO??? TU MI VUOI BENE LO STESSO? E che significa MI VUOI BENE LO STESSO? E che schifezza sarei io perche' tu mi voglia BENE LO STESSO? GRAZIE DELL’ELEMOSINA!”

Ecco, il dialogo di cui sopra (anche se condensato in modo esagerato) puo’ far capire certe differenze d'approccio nei confronti della stessa problematica: mentre lei cerca una risposta decisa fin da subito (“SEI UNA STRAFIGA!!!”), lui cerca di farle capire che nonostante l’aspetto fisico la ama lo stesso.
Lui crede che a lei interessino i sentimenti mentre lei vorrebbe sentirsi solo una femmina desiderabile e basta e vorrebbe che lui MENTISSE... e mentisse bene, senza farsi accorgere che sta mentendo.
Beh, se lui trovasse davvero Jessica Alba, fasciata in quel vestito, tutto cio' non avverrebbe; resterebbe li’ a guardarla con la lingua di fuori immaginando di poterle strappare l'abito a morsi e lei non gli chiederebbe niente di piu', perche’ gia’ dallo sguardo capirebbe i pensieri di lui.
Ogni donna desidera questo: sentirsi come Jessica Alba.
Perche’ in fondo, in certi momenti, alla donna dei sentimenti non frega nulla… frega solo essere strafiga.
Il suo piu’ grande desiderio, per il quale rinuncerebbe a tutto, e venderebbe l'anima, e’ quello di “far voltare” lo sguardo di ogni uomo … ed anche quello di ogni donna.
E se Mefistofele apparisse e le proponesse di rinascere con il corpo di Charlize Theron ma con il cervello di Flavia Vento, non rinuncerebbe ad apporre, con il sangue, la propria firma.
E’ questo che spesso gli uomini non capiscono.

1 commento :

Beyazid II Ottomano - Sultano di Costantinopoli ha detto...

Questo conferma quello la cui evidenza mi stava innanzi da tempo come un cielo sgombro di nubi: per le donne è naturale voler essere, nel corpo, divinamente belle e sommamente disiate da tutti al primo sguardo, immediatamente e per istinto, non già mediatamente per sentimento e con riflessione, almeno quanto per gli uomini è naturale disiare, con rapidità di fulmine e intensità di tuono, quella bellezza.

Ciò, come ho sempre provato di spiegare a stuoli di femministe stile-manuela75 o di uomini politicamente corretti (quelli che stanno andando ad indignarsi altrove), non dipende dalla società (la quale al massimo, agendo sull'immaginario, e sull'inconscio, potrà variare i modelli di beltà, renderli più o meno stringenti o più o meno vaghi, volgerli alle forme mediterranee della Venere di Milo piuttosto che a quelle nordiche e slanciate delle modelle odierne, alle rotondità della Primavera del Botticelli piuttosto che alla magrezza delle figure da passerella) né tanto meno dall'individuo, dalla sua sensibilità, dal suo sentimento, dalle sue scelte, dal suo livello culturale, dalla sua educazione o dalle sue conoscenze, essendo invece natura, sic et simpliciter.

Questo dimostra ancora una volta come uomini e donne nella sessualità non siano guidati dal libero arbitrio, ma dal genio della specie.
Ciò non significa che essi non abbiano sentimenti, ma semplicemente che non possano sentirsi appagati nel profondo del loro istinto se non soddisfano tali pulsioni naturali (le quali, non a caso sono complementari e non simmetriche: rimirare/essere rimirate, bramare/essere desiderate, bellezza sensitiva/bellezza intellettiva ecc.) e se non possono godere di ciò che la natura stessa fa apparire loro disiabile.

Citare i sentimenti e la morale per chiedere ad un uomo o ad una donna di rinunciare quanto desiderano per natura significa non aver capito nulla (non solo essere distratti).
Non può essere criticata in sé, a priori, l'espressione dei propri desideri di natura, ma nemmeno si può biasimare chi li ricerca in maniera apparentemente “artefatta” o “sognatrice”.
Ognuno infatti ha il suo modo di porvisi, per godere delle gioie schiette della natura senza averne il tormento, per sognare, o semplicemente per non sentirsi ferito.
Non può essere obbligato a viverli nel modo “naturale”.

Quando le disparità di natura (in numeri e desideri), la timidezza, la difficoltà a mettere a frutto le proprie eventuali di cultura e di eloquenza, o il proprio cor gentil, per conquistare un animo femminile, l'assenza di doti da seduttore, o la scarsità di occasioni per mostrarle, oppure il mancato raggiungimento di una posizione di preminenza o di prestigio economico-sociale necessaria ad essere affascinanti, rendono praticamente impossibile agli uomini potersi congiungere carnalmente con un modello di donna in grado di interpretare il loro sogno estetico, essi scelgono di pagare una escort, affinché, nella recita scenica, possano godere delle belle forme, dell'alta figura, dell'angelico viso, delle lunghe chiome e delle fattezze tutte d'un corpo di dea, appagando la propria naturale brama di bellezza e di piacere.

Mi sono sempre chiesto perché le donne, quando una mancanza di doti naturali d'avvenenza o il semplice inesorabile trascorrere del tempo rendono loro impossibile sentirsi rimirate e disiate in modo “naturale” dai maschi, non scelgano anch'esse, piuttosto che inacidirsi e vivere nella frustrazione del loro desiderio di natura, di pagare qualche fascinoso giovane galante in grado non solo e non tanto di farle godere carnalmente, ma soprattutto di farle sentire sommamente mirate e bramate come solo le angeliche interpreti dell'ideale estetico comporaneo possono essere.

Certo sarebbe solo un'illusione, ma della medesima fattura e del medesimo “diritto ad esistere” (il diritto dei sogni) dell'escorting tradizionale.

Per Roberta Tatafiore (femminista libertare studiosa e sostenitrice del fenomeno) il numero di donne che compiono tale scelta, seppur non certo paragonabile a quello degli uomini, è in costante crescita (ed il motivo è proprio quello da me prospettato in quanto, stando alle parole della giornalista-scrittrice, anche quando pagano, sono le donne a volersi sentire “puttane”, nel senso puramente sessuale di chi è massimo oggetto di desiderio)
Pretendere di appagarsi naturalmente quando ciò non è realisticamente possibile (come la donna dell'esempio) è davvero sciocco e perfido, al pari del comportamento di coloro che pretenderebbero le donne si concedessero senza corrispettivo (in attrazione o interesse).

A proposito di sensibilità, infine, è d'uopo notare come, allo stesso modo in cui una femmina può sentirsi ferita, o comunque non apprezzata o intimamente offesa, all'udire un uomo disdegnare la sua bellezza, disinteressarsi a lei o parlare come chi ama non per desiderio ma per “elemosina” (mai termine fu più appropriato), un maschio può provare ferita emotiva, disagio psicologico e frustrazione profonda nel dover sostenere l'atteggiamento di chi essendo appagata del semplice sentirsi ammirata da schiere di corteggiatori, senza che questo necessariamente si traduca in un vero rapporto umano, sincero e appagante, poiché la vanità, naturale nelle femmine, si mostra manifestamente soddisfatta dal ricevere quelle cure, quelle riverenze, quelle attenzioni che i plurimillenari privilegi della Galanteria impongono di tributarle, sfruttano la situazione per attirare ad arte ammiratori e poi respingerli, con l'unico scopo della propria vanagloria, oppure del proprio diletto e addirittura in certi casi del rendere loro ridicoli agli occhi degli amici e dei presenti, dell'offendere il loro desiderio di natura, del farsi gioco del loro purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza.

Entrambe le cose sono naturali. E' naturale che chi invecchia o non è dotata dalla natura di bellezza sia rifiutata dal maschio o “sopportata” dall'uomo per motivi puramente sentimentali (o di convenienza),
come è naturale che le donne siano mosse dalla brama di sentirsi rimirate e disiate da tutti al primo sguardo,
e cerchino di attirare quanti più uomini possibile respingendone poi la maggior parte (poiché questo significa la selezione), senza cura per quello che provocano nel profondo dell'animo dei tanti ammiratori senza nome.

Però anche ciò che è naturale può ferire la sensibilità di chi, fra tutti gli animali, ha raggiunto il massimo grado di coscienza. Infatti entrambe le situazioni feriscono, soprattutto i petti più delicati.

Per me, ad esempio, la semplice presenza delle fanciulle discinte della pubblicità o delle fiere o delle discoteche è occasione di distrazione, turbamento, disagio.

Tranne le sacerdotesse, le quali sì recitano e suscitano ad arte desideri, ma non ingannano, in quanto mettono liberamente a disposizione (ovviamente dietro compenso da loro stabilito) la loro abilità scenica e la loro corporale bellezza di chi decide altrettanto liberamente di vivere il proprio sogno estetico completo, le altre donne, che invece diffondono l'aurea della loro beltà non perché io che le miro sia felice (o abbia l'illusione di felicità) ma, anzi, per attirare quanti più maschi possibili e poi respingerli (perché questo è selezionare), o semplicemente, spesso, per pura vanità di femmina o, talvolta, per compiacersi di avere un corteo di cavalieri serventi attorno a sé o di giullari da irridere o addirittura di uomini ingenui ferire intimamente, da umiliare nel profondo del desiderio, o da rendere ridicoli davanti a loro stessi e agli altri, e quindi per ferirmi (consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente, con leggerezza naturale o con perfidia studiata non fa differenza dal lato del mio desiderio illuso e frustrato), impersonificano ciò che di più crudele e ingannatore vi sia nel mondo palpitante di vita (e di dolore) della Natura Onnipossente.
Sono spesso coloro le quali studiano ogni modo, dall'abbigliamento alle movenze, dalle parole agli sguardi, dai messaggi subliminali all'esposizione delle proprie grazie, per diffondere un'aurea di disio sensuale non già al fine di instaurare un principio di rapporto sentimentale, o sinceramente amichevole o schiettamente erotico, ma solo per il gusto di mettere alla prova la propria avvenenza e la sopportazione altrui, non per vivere il proprio normale e legittimo corteggiamento, ma solo e soltanto per deridere l’aspirante corteggiatore di fronte a sé o ad altri, per farsi gioco e beffe di lui per ribadire con pura vanagloria la propria posizione di preminenza su di lui, e mostrargli quanto lui è insignificante e banale e sostituibile mentre lei è invece unica e da tutti idolatrata
Sono spesso coloro le quali dimenticano come non tutti siano commedianti nati al pari di loro, che si sforzano con ogni mezzo di suscitare ad arte il desiderio negli uomini per poi compiacersi della sua negazione ed infoltire così le schiere di ammiratori, ed alla fine guardano tutti dall'alto al basso, arrivando addirittura a deridere gli approcci, o ad appellare molestatori quegli aspiranti corteggiatori che ingenuamente o maldestramente cercano di conquistarne i favori.
Sono spesso coloro le quali trattano con sufficienza, se non con aperto disprezzo, coloro i quali tentano un qualsiasi tipi di approccio con loro, atteggiarsi come chi ha tanti ammiratori e può fare a meno di tutti, e far così sentire colui, il quale dal trasporto verso la bellezza sarebbe portato ad affinare la propria anima e il proprio intelletto, uno dei tanti, un uomo senza qualità, un banale “scocciatore”. Anche se non sono nulla di tutto questo, anche se non sono stronze, ma comunque non sono escort, al mostrare le grazie che non sono destinate a me, ma comunque davanti ai miei occhi, dalla claritade angelica del viso, dalla figura alta, dalle chiome fluenti e lunghe, dalle linee scolpite delle membra, dalle forme dei seni rotonde, dallo slancio statuario della persona, dalla piattezza d'un ventre perfetto, dalla liscia pelle e levigata e dalle fattezze tutte d''un corpo quasi dea, esprimono di per se stesse "l'arcana promessa di felicità", mi fanno riecheggiare nel profondo la frase: "o natura o natura, perché non mantieni poi quel che prometti allor, perché di tanto inganni i figli tuoi?"

La mia sensibilità "leopardiana" è probabilmente esasperata, ma tale disagio esiste ed è stato da me rilevato anche in tanti altri giovani uomini, ed è in dubbio se davvero gran parte delle femmine sia naturalmente costituita da stronze o se semplicemente non sia da esse colta (a scorno della loro presunta maggior sensibilità) questa sfumatura non troppo rara dell'animo maschile.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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