domenica 10 dicembre 2006

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Storia di una escort (5) - Luca


Il treno corre veloce.
Tra poco arrivero’ a Genova.
Luca ha prenotato per me una camera all’Hotel Bristol, a due passi dal Centro storico, ma nel colloquio telefonico che abbiamo avuto ha chiesto specificamente che l’incontro col ragazzo avvenga in un appartamento nei pressi dello Stadio.
In Corso De Stefanis, se non ricordo male.
Comunque ho l’indirizzo scritto nell’agendina ed anche il numero di telefono di Luca.
Questo strano servizio mi incuriosisce.
Sedurre un ragazzo che, a sentire Luca, e' all’oscuro della macchinazione ordita ai suoi danni!
Danni poi? Fossero tutti così i danni!
Comunque il danaro e’ arrivato tutto in anticipo, la camera e’ stata confermata. Me ne sono sincerata prima di partire, e’ tutto nella norma.
Veramente non gradisco molto recarmi nelle case private, almeno la prima volta, ma Luca mi ha fatto una buona impressione…
L’incontro sara’ per il primo pomeriggio, fosse stato di sera non l’avrei accettato.
Avro’ tutto il tempo di fermarmi in Albergo, farmi una doccia e recarmi a Marassi.
Ho già il biglietto per Montecarlo per domani; dovro’ solo ricordarmi di prenotare il posto.
Ecco Genova.
Bella la città, ha una luce particolare.
Non mi stupisco del fatto che moltissimi dirigenti d'azienda, pur lavorando a Milano, risiedano qui.
D’altronde in treno ci si mette quasi lo stesso tempo che in auto da Melegnano.
L’Intercity e’ in perfetto orario.
Prendo la sacca ed esco alla ricerca di un taxi.
Ho ben poco bagaglio.
A Montecarlo, gia' lo so, Anwar mi riempira’ d'acquisti; meglio non caricarmi eccessivamente.
Dal taxi, nel tragitto verso l’Hotel, telefono a Luca.
“Buongiorno Luca… sono appena arrivata. A che ora esattamente dovremmo vederci?”
La voce di Luca e’ gradevole, quasi premurosa.
S’informa del viaggio, poi mi ripete l’indirizzo, e mi dice di andare nel primo pomeriggio quando mi sentiro' comoda.
“Ma tu ci sei? Se non ci sei, mi dici chi dovrei sedurre… o devo farmi tutto l’appartamento?”
“C’e' una signora che ti aspetta e che ti accompagnera'. Se hai qualsiasi richiesta rivolgiti a lei, sa tutto ed è mia amica in questo scherzo. Io ti aspettero' fuori dell’appartamento, fammi uno squillo prima di uscire, ti riconoscero' sicuramente”
La situazione e’ indubbiamente un po’ strana ma, nonostante tutto, il mio sesto senso mi dice che posso fidarmi, la voce di Luca e’ veramente rassicurante.

Sono le quattro; elegante e riposata sono sotto quest’immobile di Corso de Stefanis.
E’ un palazzone, probabilmente d'epoca fascista, abbastanza anonimo come tutti gli altri qui intorno d’altronde.
Suono il campanello al nome che mi e’ stato indicato ed una voce di donna mi risponde.
“Buon giorno signora… mi manda Luca!”
”Ah si' la ragazza… salga salga pure, e' all’ultimo piano"
La donna che mi apre la porta ha circa una cinquantina d’anni.
Ne' alta ne' bassa, né bella né brutta, quel classico tipo di donna che s’incontra mille volte per strada, negli autobus, nei negozi, ma alla quale non si dedica più di uno sguardo distratto.
“Prego si accomodi” mi dice aprendo completamente la porta.
L’appartamento e’ semplice, forse modesto, ma arredato con ordine e pulito.
La donna mi conduce in una stanza e mi prega di attendere qualche minuto.
Mi guardo intorno.
E’ evidentemente la stanza di un giovane.
Un computer su una scrivania e, accanto su uno scaffale, una quantita' di riviste e libri d'informatica.
Alle pareti poster di tutti i tipi: Che Guevara, la Marylin di Warhol, ma soprattutto foto di ragazze, tante ragazze.
Mi soffermo a guardarle meglio, ne sono leggermente sorpresa.
Si somigliano un po’ tutte e tutte somigliano a me.
Lo stesso tipo di pettinatura, la stessa struttura fisica.
Una, di cui si vede bene il volto, sembra addirittura avere il mio stesso modo di sorridere.
Sono gia' passati alcuni minuti e nessuno si fa vivo.
Inizio ad essere leggermente inquieta... e poi questa donna presente…
Luca ha detto che ci sarebbe stata una donna, ma pensavo che m’avrebbe solamente accompagnata, invece da’ l’impressione di vivere proprio in questo appartamento.
Comunque gli accordi sono chiari: non ho stabilito di far sesso con il ragazzo, e non lo faro’.
Devo soltanto riuscire a coinvolgerlo, magari posso invitarlo fuori per una passeggiata.
Ecco si', faro’ proprio cosi'; tutto sommato non essere sola m’infastidisce.
Sono ancora assorta nei miei pensieri quando l’aprirsi della porta mi fa voltare e…
Una carrozzella!
Su di essa un giovane focomelico.
Le gambe non sono più lunghe di cinquanta centimetri ed anche il corpo e’ piccolo e sformato.
Solo il volto e’ assolutamente normale, ed in esso brillano due occhi vivissimi.
“Ciao, benvenuta!”
Questa voce, la conosco!
“Ma tu…”
“Si, Luca sono io. Perdonami questa piccola bugia. E la donna che ti ha aperto e' mia madre, ma non temere… non ci disturbera'!”
“Non ci disturbera'? Ma che cazzo ti sei messo in testa? Io me ne vado subito… certo che non ci disturbera'!”
“Ti prego, ascoltami un minuto… solo un minuto!”
L’irritazione e’ incredibile.
Tutto questo viaggio, tutti questi misteri per incontrare questo mostriciattolo… ma la voce del ragazzo e’ quasi implorante…
Esito...
La rabbia che avverto dentro mi spinge verso la porta.
Sbattergliela in faccia sarebbe il minimo che vorrei fare, a lui e a mammina… cosi' premurosa!
Ma la sua voce ed i suoi occhi lucidi e vivi mi trattengono.
“Ascoltami, per favore! Solo un momento guardami e ascoltami…”
Mi trattengo… a stento ma mi trattengo.
“Vedi come sono, o meglio cosa sono? Non sembro un uomo, non sembro nulla, probabilmente ti faccio impressione, ma pensi che io non abbia specchi in questa casa? Pensi che non sappia che il mio essere infastidisca gli altri? Pensi davvero che a me piaccia essere quello che sono?”
La voce di Luca e’ ferma e i suoi occhi brillano quasi lucidi.
“Io non posso avere una vita normale, forse non posso neanche avere una vita, perche' me lo vuoi ricordare anche tu? Pensi non lo sappia gia' da me! Ascoltarmi cosa ti costa in fondo?”
Sento la rabbia attenuarsi; con tono duro gli dico:
“Cosa dovrei ascoltare?”
“Io sono nato così. Non ho conosciuto altra vita che questa. Chiuso in questa casa quasi sempre, mai un contatto esterno, mai un’amicizia... guardo il mondo attraverso quello- e indica il suo computer - anche se non posso parteciparvi, il mio fisico non me lo permette, ma la mia testa lo capisce sai? Io ragiono come te, penso come te, sento come te, non ci credi?”
“Si' che ci credo, ma che c’entra...”
“C’entra… c’entra! Non pensi che anche una persona come me possa per un momento sognare di essere normale? Di poter camminare, correre, parlare con gli altri… come fate tutti. Io lo so che non sara' mai possibile, ma gia' il sognarlo me lo fa sentire vero. Perche' non vuoi aiutarmi?”
Avverto un senso di disagio crescente.
La voglia di uscire al piu' presto da questa casa mi da’, ora, quasi un senso di colpa.
Mi avvicino alla carrozzella di Luca e gli dico sommessamente.
“Cosa dovrei fare per aiutarti?”
“Sta con me un poco, parla con me.”
Iniziamo a parlare, o meglio Luca parla ed io lo ascolto annuendo di tanto in tanto.
Luca mi parla del suo mondo senza dimensioni, del suo occhio esterno che e’ il computer attraverso il quale guarda il mondo, e mi confessa i suoi desideri, le sue emozioni.
Chiaramente non ha mai avuto donne in vita sua, ne' puo’ desiderare di averne una.
E’ fisicamente impossibile per lui avere qualsiasi tipo di rapporto, ma cio' non gli impedisce di fantasticarlo.
Mi dice che spesso guarda foto di ragazze su Internet; gli piacciono magre chiare di occhi e di capelli scuri, come me, e da quando ha visto le foto sul mio sito, non ha avuto altro desiderio che di potermi incontrare.
Per questo ha risparmiato fino all’ultimo centesimo, per questo si e’ inventato la storia del ragazzo da sedurre, per questo mi ha mandato quella mail di invito.
Avverto un senso di peso, come una leggera pressione che dallo stomaco mi sale verso la gola e poi agli occhi.
Desiderio di piangere… da quanto tempo non mi capita!
“Io sono felice che tu sia qui…”
“Ed io, ora, sono felice di essere venuta Luca!”

Un’ora dopo esco dalla stanza.
Luca mi ha chiesto solo di potermi vedere come appaio nelle foto, ed io gliel’ho concesso… tutto qui!
La donna, la mamma di Luca mi fa strada verso la porta.
Cammino lentamente, assorta in mille pensieri.
“Arrivederla signorina” dice la donna.
“Arrivederci signora” rispondo.
Sono gia' fuori, la porta e’ chiusa, davanti a me l’ascensore.
Esito un momento… poi apro la borsetta ed estraggo tutti i soldi che ho.
E’ quasi la somma che ho ricevuto da Luca.
Incarto le banconote in un kleenex…non ho altro con me.
Suono di nuovo il campanello…
“Ho dimenticato di dare questo pacchetto a Luca signora…potrebbe essere cosi' gentile... grazie!”
Senza attendere risposta entro nell’ascensore.


Una settimana da sogno!
Montecarlo e' una città per certi aspetti unica.
Trasmette davvero l’immagine di un isola felice, ove la gente che vi si muove sembra vivere una favola senza fine.
Le stesse architetture di fin du siecle evocano immagini di leggiadria ed incanto.
I problemi sono lasciati lontano, la gioia di vivere e' massima.
Con Anwar poi non c’e’ pericolo di farsi mancare nulla, nessun desiderio puo’ non essere realizzato, nessun sogno sembra impossibile.
Una sera al Casinò, Anwar e’ un patito del gioco, mi ha dato dato 15.000 euro per girovagare tra i tavoli, mentre lui, accanito di Roulette, si giocava una fortuna sul 33!
Ed ha vinto anche!
Io invece ho perso tutto...
Poi sono tornata accanto a lui, con un’espressione contrita, come una bimba che l’aveva fatta grossa ma sapeva comunque di poter contare sulla comprensione di papa'.
E’ stato divertente notare l’espressione del Croupier al tavolo…
Era un gran bel ragazzo ed io mi sono accorta che lui m’aveva notata mentre giravo per la sala.
Indubbiamente non era nuovo a situazioni del genere; non ero certo la prima ragazza che vedeva nel Casino'.
Ma i croupiers hanno fascino e, forse, qualche piccola speranza l’aveva coltivata…
Quando poi mi ha vista rannicchiarmi accanto ad Anwar, e’ stata solo la sua grande professionalita' che gli ha fatto nascondere un lampo di disappunto negli occhi.
Fossi stata accompagnata dal Principe in persona avrebbe avuto maggiori chances!
Sadicamente gli ho regalato un’occhiata ed un sorriso.
Ma i sogni sono belli proprio perche' poi, al mattino, ci si sveglia.
Sento nostalgia della mia Milano.
Il dinamismo caotico ed allo stesso tempo efficiente della mia citta' mi manca.
Sono felice quando Anwar mi comunica che posso ripartire in giornata.
Comunque la mia camera e’ pagata e posso lasciare Montecarlo quando voglio.
Lo faro’ domani.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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