giovedì 7 dicembre 2006

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Storia di una escort (4) - L'Avvocato ed il Cliente


Molti anni sono passati.
Allora ero una giovane studentessa universitaria.
Non portavo il nome che porto adesso. Il nome era un altro, ma che importanza ha?
Un nome non è nulla più che un suono. Uno vale l’altro.“Molto carina davvero! Complimenti!”
Ero seduta al bar accanto alla facoltà, sola, ed aspettavo un'amica.
Mi voltai istintivamente per replicare con malgarbo ad un complimento in quel momento poco gradito ma riuscii appena a farfugliare un “Grazie…” imbarazzato.
“Mi scusi! Non è nelle mie abitudini importunare le ragazze sole, ma il mio amico tarda, il Corriere l’ho letto sino ai necrologi… e… l’ho vista così carina, così fresca… e non ho saputo resistere!”
Era un uomo non più giovanissimo, sopra i quaranta, ma aveva un sorriso aperto e simpatico.
Vestiva con un’ eleganza raffinata e sembrava che nessun accessorio fosse fuori posto.
Né l’orologio, né la cravatta, né, addirittura, le calze che ne riprendevano i toni.
Non avvertii disagio e risposi con un sorriso:
“I complimenti se educati, non possono che far piacere!”
Con naturalezza iniziammo a parlare.
Gli dissi che stavo attendendo una mia collega dell’Universita’, lui mi disse che attendeva un suo praticante di studio.
Era un avvocato.
Si presento’ e mi disse il suo nome… sorrise della mia espressione che sembrava voler dire “Si ma chi sei?”
D’altra parte una ragazza di 20 anni poteva anche non aver mai udito quel nome.
Era un nome grosso a Milano.
Suo padre era stato ed era uno dei più famosi Professori di Diritto Penale dell’Università di Milano, gli studenti di giurisprudenza si preparavano sui suoi testi.
Il suo Studio era uno fra i più importanti della città e non vi era stato, praticamente, processo di grido al quale non avesse preso parte.
Ma lui, educatamente, tutto questo non me lo disse.
Per educazione… o forse per pudore... o anche per rabbia!
Ho scoperto poi, dopo, che aveva sempre avvertito il peso del nome di suo padre.
Ovunque andasse lui non era l’avvocato F.G. ma il figlio dell’Avvocato G.!
Non gli era mai mancato nulla, ne' i soldi, né gli appoggi, ne' la clientela… forse solo la sua identità.
Si', certamente quella gli mancava, e ne era alla disperata ricerca.
Quella volta menti’.
Era abituato eccome a far complimenti alle ragazze sole ed era abituato a frequentare i caffè intorno all’Universita' alla ricerca di qualcuna da ammaliare con la sua tecnica ormai sperimentata.
Era l’unico modo che aveva per sentirsi qualcuno.
Ma in quel momento tutto questo non potevo saperlo; restai affascinata dai suoi modi eleganti e quando si offrì di accompagnarmi ove avessi voluto, dimenticai la mia amica ed accettai con entusiasmo.
Erano passate settimane da quel primo incontro.
Ci vedevamo ormai con regolarità.
Non mi sembrava vero farmi notare a bordo della sua Jaguar blu metallizzata, passeggiare con lui per le vie più eleganti del centro, provare e ricevere in regalo abbigliamento firmato ad ogni momento.
Era sposato, anche se di sua moglie non parlava.
Per questo motivo i nostri incontri avvenivano in un suo piccolo, ma graziosissimo appartamento nei pressi di S.Babila, e non si protraevano mai oltre le 11 di sera.
Ma non m’importava.
Lui rappresentava il mio ideale di uomo: ricco, elegante, inserito in società.
L’incontro con lui era per me il momento più importante della giornata.
I preparativi di fronte allo specchio, la scelta dell’abito e del trucco, la paura di non piacere, di non essere all’altezza… tutto ruotava intorno a lui.
Non sapevo se mi stavo innamorando o meno, ma ero certa che il desiderio di vederlo era così pungente da essere, a volte, doloroso.
Lui, invece, si controllava molto di più.
Sorridente e gentile, ma, quando alla fine dei nostri incontri decideva che dovevo tornare a casa, a volte era anche brusco.
Nell’ambito strettamente sessuale, alternava momenti di estrema dolcezza a richieste quanto meno bizzarre.
Spesso mi chiedeva di essere masturbato in auto, in mezzo al traffico dell’ora di punta, quando addirittura non pretendeva dei rapporti orali mentre, in auto, vagavamo per i viali pieni di viados e prostitute.
Mi ero prestata a queste sue richieste, giustificandole dentro di me come innocenti trasgressioni erotiche, ma erano cose che m’infastidivano.
Un giorno, preso il coraggio a due mani, gli parlai chiaramente.
“Sto bene con te, forse ti voglio anche bene, ma, sinceramente… stiamo bene insieme quando siamo da soli. Piantala di chiedermi certe cose in macchina… mi da’ fastidio lo sai!”
Lui mi sorrise e disse:
“Va bene… non lo faccio più!” quasi canticchiando.
Passarono due soli giorni.
Si presentò all’appuntamento con un pacchetto in mano.
“E’ un regalo per te… andiamo, te lo darò dopo cena.”
Il locale era splendido, come tutti quelli che frequentavamo insieme, e il cibo eccellente.
Io non ardivo chiederlo ma morivo dalla curiosità di sapere cosa mai lui tenesse in quel pacchetto per me.
Non era la prima volta che ricevevo suoi regali, ma mai c’era stata prima tutta questa preparazione.
La norma era: entrare in un negozio..” Ti piace? Bene compriamolo!” senza neanche chiedere quanto costasse.
Ma quella sera il pacchetto era chiuso e tutta l’atmosfera era carica di attese.
Neanche alla fine della cena me lo volle consegnare.
“Dai, torniamo a casa" - mi disse…
In auto aprì il pacchetto.
C’era una scatolina e dentro un anello che non pensavo di aver mai visto così bello.
Gli buttai le braccia al collo e lo riempii di baci, sulle guance, sulla bocca, su tutto il viso.
“Ah ah ah ah… no no no” mi disse ritirandosi e ritraendo la mano con la scatolina. “Questo è un pensierino per la mia gattina… ma la mia gattina deve cambiare idea. Deve fare quello che vuole il suo padroncino!”
Non capii subito e lui, sorridendo malignamente, m’indicò con gli occhi i propri pantaloni.
Mi sentii offesa.
“Più di una volta ho fatto quello che mi hai chiesto, senza chiederti né anelli né nulla. Solo per farti piacere. Ti ho detto che non mi piace essere trattata da puttana!”
Mi sorrise cattivo.
“Non ti sto trattando da puttana, vuoi vedere?"
Diresse l’auto verso i viali.
File di prostitute erano accovacciate accanto a fuochi di fortuna.
“Ehi tu senti - disse alla prima che gli capitò - 100.000 lire se mi fai un bocchino in macchina!”
Poi mi disse:
“Visto che non ti tratto da puttana? Quell’anello costa 5.000.000!”
Iniziò a girarmi la testa.
Trovai la forza di aprire la portiera, scesi e cominciai a correre… a correre ed a piangere tra decine di ragazze che mi guardavano curiose e stupite.

Scaccio i brutti ricordi in un angolo della mente…
Passo a vedere l’effetto che hanno avuto i miei racconti sul forum.
Ne sono piacevolmente sorpresa.
Eccetto tre o quattro irriducibili, mi rendo conto di aver fatto breccia nel cervello e nel cuore di molti.
Moltissimi si chiedono se io non sia nel giusto e le posizioni si stanno rivedendo…
Vuoi vedere che non se lo sono giocato del tutto il cervello?
I primi messaggi che leggo sono tutti riferiti al mio ultimo racconto.
“La Doccia” ha avuto un successo ancora superiore ai primi due.
Ci sono moltissimi commenti.
Ma ho anche creato un nuovo interrogativo.
Chi e’ Fabio?
Per due volte l’ho voluto protagonista delle mie storie.
Nell’ultima poi l’ho indicato come mio marito… avvocato!
Indubbiamente tra i mille e più uomini iscritti al Gruppo, più d’uno si chiamera’ Fabio veramente, al di là del nick usato.
E ci saranno anche dei Fabio avvocati!
Supposizioni, illazioni, commenti… gia’ m’immagino.
Per molti dei piu’ ossessionati scoprire chi e’ Fabio significherebbe forse, scoprire chi sono io!
Mi viene da ridere... Fabio e’ il primo nome che mi e’ venuto in mente: con esso voglio semplicemente indicare “il cliente”.
“Il cliente”… ! Fabio è il cliente… sarà sempre e solo il cliente, non è più neanche un ricordo…
Sono ancora al computer quando squilla il telefono.
“Ciao Tesoro… come stai?” E’ Alice.
Che cara Alice.
Ci conosciamo da molti anni... da quando abbiamo sfilato insieme.
Poi la vita ci ha unite anche nell’altro cammino.
“Bene carina, e tu?”
“Meravigliosamente! Me-ra-vi-glio-sa-men-te! Ho una grande notizia… Grande Grande!”
La voce di Alice e’ troppo eccitata e felice per pensare ad alcunché di male.
“Dimmi, ti ascolto!”
“Eh no! Di persona. Ci vediamo a cena… al solito posto alle 8 e non prendere impegni eh!”
“D’accordo tesoro…a fra poco!”
Mi alzo dalla scrivania e comincio a prepararmi: devo incontrare Alice, in Galleria.
Ho ancora tempo, ma voglio approfittarne anche per fare un po’ di shopping.
A Roma, non ho acquistato nulla e tra pochi giorni dovro’ incontrare Anwar.
Ci tengo ad essere carina.

Quando giungo in Galleria, Alice non e’ ancora arrivata.
Ordino una spremuta di pompelmo e mi siedo.
Il cameriere mi serve immediatamente.
Deve essere nuovo, scuro di capelli e di occhi, mi guarda con un’espressione a metà tra l’estasi e il cannibalismo.
Ecco Alice!
La vedo avvicinarsi spedita verso il mio tavolo, con uno splendido sorriso che le illumina il volto.
Come cammina bene!
Ha quel modo di portare il bacino in avanti tipico di chi ha passato anni a sfilare su una passerella.
Solo che a lei viene naturale, non ha quel che di legnoso che, a volte, rende “sopra le righe” le ragazze del mondo della moda.
Mi chiedo che impressione faccia la mia camminata vista da lontano.
La scuola e’ stata la stessa, ma riconosco ad Alice una maggiore naturalezza.
“Ciao, come ti trovo bene tesoro!”
“Anche tu sei splendida Alice! Dai dimmi, cos’ è questa grande novità?”
Alice si siede accanto a me, provocando un ulteriore elevazione del tasso adrenalinico del giovane cameriere, e ordina una spremuta anche per se’.
“La novità è… che forse mi sposo!”
“Azzzz… raccontami tutto!”
“Beh non lo so ancora se mi sposo o non mi sposo, ma intanto è sicuro che smetto, anzi ho già smesso, esco dal giro!”
Tutta eccitata Alice comincia a raccontarmi di come abbia conosciuto un uomo, ricchissimo, innamorato perso di lei e dei loro progetti di un futuro insieme.
“Ma sa tutto di te?”
“E come no! Pensa che lo ho conosciuto come cliente!… Anzi sai che ti dico? Ho il dubbio che mi desideri così tanto proprio per quello!”
Non mi stupisco più di tanto.
Più che sorprendermi questo aspetto della psicologia maschile m’incuriosisce.
I maschi subiscono il fascino perverso delle prostitute.
Non e’ la prima volta che sento cose del genere.
Chissà perché poi…
Spiegazioni ce ne possono essere tante.
Forse perché gli uomini, supponendo che un certo tipo di donna abbia avuto un numero di esperienze altissimo, trovano nel fatto di essere stati scelti una gratificazione maggiore.
O forse perché in loro e’ presente l’istinto da buon Samaritano che deve recuperare la pecorella sperduta o forse pensare che una donna sia stata praticamente di chiunque l’abbia desiderata, stimola la loro fantasia perversa.
Chissà perché, ma e’ un dato di fatto!
Alice continua a parlare … annuisco ed ascolto.
Anche l’uomo di Alice e’ un avvocato…
Mi ritrovo a pensare di nuovo a lui.
E’ la seconda volta nello stesso giorno.
Avvocato e cliente.

Era ricomparso nella mia vita dopo cinque anni dalla prima volta.
Che sorpresa avevo avuto quando mi ero presentata nell’ albergo dove lui alloggiava!
M’aveva chiamata lui… o meglio lui aveva chiesto una ragazza con certe caratteristiche all’agenzia… ed avevano mandato me!
Che incontro!
La prima a riprendersi dall’emozione fui proprio io.
Passammo tutto il tempo a parlare e lui non faceva che domande… io rispondevo tenendomi sulle mie.
Ma la piu’ grande soddisfazione la provai quando, dopo circa due ore, gli dissi:
“Scusami, il tempo è passato e io devo prepararmi per un altro impegno. Chiamami se vuoi…”
“Vediamoci dopo - propose lui - Potremmo tornare in uno dei nostri ristoranti di una volta.”
“Le cose cambiano - gli dissi - La mia vita anche è cambiata. Ma io potrò incontrarti ogni volta che tu lo desidererai, … è il mio lavoro!”

Alice parla ancora…
“Capisci? Io gli credo… certo ci saranno problemi all’inizio... dovrà anche definire le cose con sua moglie ma è sincero, ne sono sicura; si è esposto troppo ormai…”
E’ così raggiante Alice.
Anche lui sembrava sincero.

Da quando l’avevo incontrato di nuovo, in due settimane, mi aveva telefonato almeno ottanta volte.
Spesso gli dicevo “Scusami, sono occupata, puoi chiamare più tardi?”
Non era vero, ma volevo che lui lo pensasse.
Imperterrito richiamava.
Mi diceva che non aveva mai cessato di pensare a me, che probabilmente non ci eravamo capiti, che non mi giudicava male per il lavoro che avevo scelto.
… ma chi glielo aveva chiesto il suo giudizio?
Era comunque diventato il mio miglior cliente… e non gli facevo nessuno sconto… anzi!
Né lui lo chiedeva bisogna dire.
Non aveva certo problemi di soldi e quel “pagarmi comunque” era per lui quasi una rivalsa, come lo era per me farmi pagare…

Alice continua a parlare.
“Capisci… davvero un signore, una persona che non si incontra che una volta nella vita…”
Sembra una bambina felice…
Allontano dalla mente i brutti ricordi. Temo che anche una piccola ombra nei miei occhi, possa offuscare la sua gioia.
Ad Alice voglio bene, le auguro veramente di aver trovato l’uomo giusto.
Non uno come lui: un cliente e basta!
“Certo Alice, ti capisco e sono tanto, tanto felice per te… andrà tutto benissimo vedrai tesoro!”

2 commenti :

Beyazid II Ottomano - Sultano di Costantinopoli ha detto...

Questo manoscritto era già noto a Costantinopoli, dai tempi del Malocchio.
E' sempre un piacere rileggere brani di una freschezza, di una bellezza, di un acume e insieme di una leggiadria tali da essere secondi solo, in queste qualità, alla sua autrice.
OMAGGI DALLA SUBLIME PORTA

P_dinamite ha detto...

Si, effettivamente i tuoi racconti "toccano" il cuore...
A me personalmente mi colpisce il fatto che per te i clienti rimangono sempre "clienti" in una visione abbastanza pessimistica...
La mia esperienza empirica mi ha portato a ritenere che con alcuni "angeli" ciò non sia corretto... Specialmente con quelle che io definisco "alle prime Markette" ossia che lavorano da poco...
Poi sinceramente, io ho trovato più umanità e dolcezza in tante di loro, rispetto alle italiane "normali" stronzissime che popolano le nostre città...
Dove poi finisca la finzione e inizi la realtà... questo è difficile da definire... ma d'altronde cosa non lo è?
Buon Immacolata...
almeno tu te ne stai sotto la neve...

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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