domenica 5 novembre 2006

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V for Vendetta


"V potrebbe essere mio padre, vostro fratello, un rivoluzionario, una persona qualunque. V potrebbe anche essere un giorno magari il V Novembre. Ma V può essere anche un’idea e le idee resistono ai proiettili, alle classificazioni, agli abusi, superano le paure ed entrano nel tappeto rosso della leggenda."

Qualora dovesse mancare nella vostra cineteca...

6 commenti :

Willyco ha detto...

Un regime dispotico che governa con gli strumenti della paura e del sospetto. Emigrati, emarginati e dissidenti inviati nei campi di concentramento. La televisione che copre le menzogne di governo, parlando d'altro. E come se non bastasse, un vendicatore pronto a farsi saltare in aria con tutto il Parlamento, per restituire la libertà al popolo. Durante il festival di Berlino Variety ha bollato V per Vendetta come facile strumentalizzazione della controcultura di oggi. Ci sono tanta politica e attualità, è vero. Ma V per Vendetta è molto di più, dal punto di vista sia formale che contenutistico. Anche se soltanto ombre dell'originale, scenari e fotografia evocano comunque l'affascinante fumetto ideato, non a caso all'epoca del thatcherismo di ferro, dalla coppia Alan Moore e David Lloyd. Delle cupe ambientazioni della striscia rimangono oggi chiari rimandi all'opprimente immaginario orwelliano, così come estetica e atmosfere, che a tratti ricordano il celebre The Wall di Alan Parker, figlio degli stessi anni. Repressione, omologazione, censura sociale e politica: non è un caso che i Wachowski abbiano trovato pane per i loro denti. In forma e contesti diversi, ma paure e denuncia sono le stesse del primo Matrix, come l'ex cattivo Hugo Weaving e l'allora assistente McTeigue, questa volta promosso in regia. In più, dalla loro hanno questa volta anche una potente trama romantica e una (studiata?) coincidenza politica. Si partecipa molto al film, ma non solo per gli inevitabili accostamenti agli attuali scenari internazionali. Gran parte del merito va all'affascinante Mr V. Molto più di un semplice vendicatore, e del kamikaze a cui le semplificazioni l'hanno costretto, incarna infatti appieno l'eroe romantico del nuovo millennio. Vittima prima ancora che vendicatore, esalta poi con la maschera l'universalità del suo messaggio. Non è solo uno, ma anche nessuno e centomila come nelle suggestive scene che concludono il film. Perché, come ripete con un po' di enfasi retorica, gli uomini muoiono, ma le idee no.


Diego Giuliani
da cinematografo.it

Chiara di Notte ha detto...

Ho come l'impressione che sia stato "boicottato"...

non per niente lo hanno fatto uscire durante l'estate.

Willyco ha detto...

La Vendetta va consumata fredda. Box-office italiano e inglese hanno preso in parola questo adagio: V per Vendetta, sceneggiato dai fratelli Wachowski dal fumetto omonimo di Alan Moore e David Lloyd, ha incassato meno di quanto ci si aspettava. Al primo weekend di programmazione nel nostro Paese si è piazzato al terzo posto con 875.311 euro, pagando a Il mio miglior nemico di Carlo Verdone un passivo di oltre tre milioni. In Gran Bretagna l'adattamento con Natalie Portman e Hugo Weaving nel primo weekend in sala ha incassato un milione e 200mila sterline, fermandosi al secondo posto dietro il remake La Pantera Rosa di Shawn Levy. V per Vendetta ha scontato un'accoglienza critica tiepida (Italia) se non raggelata (Gran Bretagna). E il pubblico? Quello italiano si è riversato intorno al ring di Verdone vs. Muccino e ha dimostrato che (Notte prima de) gli esami non finiscono mai: concorrenza, cause contingenti. In Gran Bretagna, invece, la situazione pare più complessa. E per accostarla conviene fare un passo indietro. 5 novembre 1605: Guy Fawkes cerca di far saltare in aria il Parlamento inglese. 5 novembre 1997: nel comics V for Vendetta un novello Guy Fawkes riesce nell'intento. 5 novembre 2005: è la data prevista per l’uscita nelle sale di V for Vendetta di James McTeigue, poi differita al 17 marzo 2006, ufficialmente per ritardi nella post-produzione, in realtà per la spiacevole congruenza tra la finzione e gli attentati a Londra. Il nodo del problema, crediamo, stia proprio qui: gli attacchi terroristici del 7 luglio 2005 nella capitale del Regno Unito sono una ferita che brucia ancora. E ritrovarsi sullo schermo un'escalation dinamitarda che fa esplodere il Parlamento, l'Old Bailey & compagnia bella non deve essere molto appetibile per gli spettatori british. Da questo punto di vista risulta però difficilmente comprensibile l'accoglienza di un altro Paese colpito - ancor più pesantemente - dal terrorismo, ovvero gli USA del post 11 settembre. Il film diretto da James McTiegue ha debuttato al primo posto del botteghino statunitense con oltre 26 milioni di dollari totalizzati in soli tre giorni. Quindi? O la "lontananza" geografica degli attentati compiuti da V ha reso più facile l'accesso in sala o - più semplicemente - il film è stato approcciato e fruito quale cine-fumetto e stop. Oppure l'attuale panorama dell'America neo-con di George W. Bush non è troppo dissimile da quello fanta-politico contro cui si scagliano V ed Evey e la visione del film costituisce di per sè un atto di reazione e liberazione. Ma anche così i conti non tornano: perchè noi italiani non siamo andati a vedere il film?


Federico Pontiggia
da Cinematografo.it

D come Download ha detto...

Non so gli altri ma io me lo sono scaricato in lingua originale da internet! Alla faccia loro... E francamente preferisco Ice Age a queste fesserie intellettualoidi no-global. Ma ci sono ancora imbecilli che vanno al cinema e affittano DVD?

Chiara di Notte ha detto...

D come Download ha detto...

Non so gli altri ma io me lo sono scaricato in lingua originale da internet! Alla faccia loro... E francamente preferisco Ice Age a queste fesserie intellettualoidi no-global. Ma ci sono ancora imbecilli che vanno al cinema e affittano DVD?


No global?
Ma che film hai visto?
Non e' che hai scaricato un tarocco? :-)

D come Download ha detto...

Si perchè?

http://tinyurl.com/y95ur8

Cosa è per te la globalizzazione?

E tu che film hai visto? :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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