domenica 29 ottobre 2006

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Storia di Olga


PROLOGO

L’uomo e’ un animale poligamo, su questo non v’e’ alcun dubbio, ma soprattutto e’ un animale che, unico, ha saputo trasformare i vizi in virtu’.
E i vizi, Misha li aveva coltivati tutti: dalla polvere bianca al gioco d’azzardo, dalla vodka alla sigaretta, che amava tenere, stranamente, fra il dito medio e l’anulare su cui spiccava un anello di sublime fattura ottocentesca, cesellato e smaltato, con lo stemma dei Romanov: l'aquila bicipite che reca in petto uno scudo con l'effigie di San Giorgio mentre uccide il drago.

Era bizzarro che un anello del genere, scampato alla rivoluzione avvenuta settantacinque anni prima, non fosse conservato un una teca di Oruzheinaia Palata al Cremino, ma forse era un’imitazione ben riprodotta oppure, Michajl (Misha) Zobarowsky era uomo dalle mille risorse ed essere figlio di un potente esponente politico gli dava privilegi che altri della sua eta’ non avevano.

Essendo nato sotto il segno del Leone, Misha spiccava per un ego molto pronunciato, amava sentirsi un personaggio e difficilmente si faceva mancare qualcosa. Era orgoglioso ed aveva un'elevata opinione di se’, volendo eccellere in ogni circostanza, ma come tutti coloro che adorano essere apprezzati, era altamente suscettibile all'adulazione. Tuttavia non adorava vincere con troppa facilita’ in quanto preferiva la conquista al raggiungimento di un obiettivo attraverso i soldi.

A 28 anni trascorreva quindi la giornata fra un tiro di cocaina ed una puntata sulle corse degli scarafaggi, attendendo la sera, momento in cui, come sempre, si recava a bere nel bar di quell’hotel di lusso che amava frequentare e che da mesi era diventato suo territorio di “caccia”. Si', perche’ il suo piu’ grande vizio erano le donne… Le belle donne.

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Quando Vlada la vide entrare per la prima volta con il suo elegante accompagnatore si chiese cosa cavolo avessero combinato i ragazzi della sicurezza. Ogni ragazza pagava 100 dollari al mese a quei due della Lubjanka proprio perche’ evitassero “incursioni” esterne e lei, che teneva i contatti con la direzione dell’ hotel, era responsabile di fronte alle ragazze di quanto stava accadendo. Tutti sapevano che in quel posto nessuna all’infuori di lei e delle sue ragazze poteva “lavorarci”.

Certo che quella li’ non passava inosservata. Quando l’intrusa si tolse il soprabito Vlada rimase sorpresa da tanta perfezione fisica che nessuna delle sue aveva: altissima, bionda con capelli raccolti a coda di cavallo lunghissimi, occhi di un azzurro intenso che rilucevano come gioielli; non doveva avere piu' di vent'anni ed il tubino di maglia nera corto le metteva in risalto le lunghe gambe perfette e le fasciava gli stretti fianchi. aveva seni rotondi, compatti, tanto da destare l’attenzione di tutti i “clienti” che a quell’ora affollavano il bar in cerca di ”distrazione”.

Vlada passo’ tutta la sera a guardarla da lontano, osservando come muoveva le mani, come parlava, come atteggiava il sorriso e si rese conto che non era “una del mestiere”. Quando ebbe l’opportunita’ le si avvicino’ e le chiese d’appartarsi. Vlada aveva un tale modo di dire le cose che era praticamente impossibile rifiutare di seguire i suoi “ordini. Non che fosse perentoria, anzi era sempre molto dolce, ma di una dolcezza che disarmava. Per tale motivo tutte le ragazze l’avevano scelta come loro leader. Vlada aveva carisma.

Vlada fece accomodare la ragazza nell’ufficio retrostante al bar dove normalmente incontrava le persone ed inizio' il suo interrogatorio.

“Come sei entrata? Non sei del giro… Forse non sai come funzionano le cose qui… Per lavorare qui devi essere amica mia"

Si chiamava Olga. Disse di essere stata “rimorchiata” fuori dall’hotel dal suo accompagnatore che l’aveva invitata a seguirlo in hotel. Per farla entrare lui aveva regalato cento dollari ai due all’entrata. Vlada non fece trasparire il suo disappunto: ci avrebbe pensato piu’ tardi a chiedere “spiegazioni” a quelli della sorveglianza. In quel momento doveva risolvere la situazione in modo da non perdere la faccia di fronte alle altre ragazze.

“Non vorrai dirmi che eri qui fuori per caso. Sei vestita da “lavoro” ed io non la bevo proprio questa storia del “rimorchio” occasionale… Quant’ e’ che fai questo? Tu non sei di Mosca, vero?"

Olga le parlo’ del suo paese a ottanta chilometri a nord della capitale, di come lei non avesse potuto studiare e di come avesse passato una vita sognando e desiderando cio’ che a lei era stato precluso. Le parlo’ anche di suo padre… e di come lui picchiava sua madre quando tornava a casa ubriaco. Le parlo’ anche della sera in cui sua madre, stanca di tanta violenza, gli aveva piantato un coltello nella gola uccidendolo e di come per quel gesto l’avessero condannata a dieci anni di prigione. Era andata a vivere con i nonni, in una stanza di una komunalka in periferia, ma i soldi non bastavano e lei non aveva risorse se non il suo corpo.

Vlada sapeva cogliere nello sguardo delle persone quella scintilla d’insincerita’ che persino per il piu’ abile bugiardo era difficile da celare, eppure negli intensi occhi di Olga non v’era niente di tutto cio’.

“Olga, vorrei proporti di lavorare qui… Insieme a tutte noi. Credo che potresti migliorare la tua condizione... stare fuori dalle porte degli hotel adesso che e’ inverno non e’ una delle cose piu’ salubri. Se vuoi da domani puoi venire senza impegno… Quando vuoi... Quando ti senti. Qui non abbiamo orari, l’importante e’ che ti impegni a rispettare un minimo compenso che vuoi ricevere per il tuo servizio ed a versare ogni mese cento dollari alla sorveglianza e dieci alla donna delle pulizie al piano ogni volta che vai in camera con un cliente; ma il denaro lo recuperi facilmente data la qualita’ della clientela che frequenta questo posto... Con quel corpo e con quel viso non credo che avrai problemi. Se ti va lo dico alle altre ragazze cosi' non ti creeranno problemi”

Olga accetto’ ed inizio' a lavorare la sera seguente non senza destare la gelosia di qualcuna… E la bramosia di qualcuno.

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INTERLUDIO

Misha, come ogni sera, se ne stava appoggiato al bancone sorseggiando la sua vodka e assaporando la sua sigaretta tenuta tra il dito medio e l’anulare. Conosceva tutte le ragazze di Vlada e con molte di loro aveva avuto delle storie. Ovviamente non le aveva mai pagate ed era questo il gioco che preferiva: conquistarle.

Sfortunatamente non con tutte aveva avuto successo; con Irina per esempio. Quella per lui rappresentava una spina nel fianco, quasi un punto d’orgoglio. Con quell’aria “fintamente” remissiva che nascondeva un carattere da rettile.

Oh certo! Se avesse tirato fuori i “babki” Irina si sarebbe donata come la piu’ calda delle amanti ma non si sarebbe divertito in quel modo. A lui piacevano le prove difficili ed era sicuro che un giorno l’avrebbe posseduta come lui desiderava… Sottomessa, succube… E senza tirare fuori un soldo!

Anche con Vlada non aveva raggiunto l’obiettivo… Troppo “sgamata” e razionale. Troppo esperta. Da lei era stato soprannominato “Giuda”, perche mai? Non era ebreo!
Anche se aveva un cognome che avrebbe potuto farlo pensare... Zobarowsky... Lui era certo di essere puro sangue russo come suo padre. Beh, forse c'era un po’ di sangue polacco nella sua ascendenza, ma dato che era biondo cenere con occhi azzurri chiarissimi ebreo proprio no! Neanche si fosse chiamato Abramovich!

Forse il soprannome “Giuda” era la conseguenza di alcuni piccoli imbrogli che lui aveva fatto a qualche stupidella che lavorava li’. Sapeva che qualcuna si era arrabbiata per quei due spiccioli che lui le “aveva preso in prestito” e si era lamentata con Vlada.

Ma che cavolo volevano quelle li? Erano solo puttanelle e lui era il figlio di uno degli amici piu' intimi di Eltsin! E poi i soldi li avrebbe restituiti… Adesso era un po’ a corto di liquidita’, ma quando avesse vinto alle corse degli scarafaggi avrebbe “onorato” i suoi debiti.

Un momento… Ma chi era quell’angelo biondo che stava entrando? Non l’aveva mai vista prima… Forse una nuova? Doveva informarsi.

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Come faceva con ogni nuova ragazza, Vlada, dopo averla presentata alle altre, inizio’ ad impartire a Olga le prime direttive.

“Ricordati di non accettare mai proposte al di sotto dei trecento dollari per notte. I soldi sempre prima o rischi di farlo gratis. Non azzuffarti mai per i clienti con le altre ragazze. Quando fai sesso pensa sempre che lo stai facendo con uno sconosciuto quindi tutela la tua salute. L’amore e’ un’invenzione dei comunisti per non pagare le donne, ma se ti va di caderci ricorda che giochi con la tua pelle e soprattutto, cosa importantissima… Non ti fidare mai di Giuda che e’ quello la’ appoggiato al bancone e che ti sta osservando!”

Queste parole Vlada le ripeteva a tutte le nuove ragazze, anche se sapeva che, per quelle non dotate di sufficiente “pelo” sul cuore, l’ultima frase era spesso inutile.
Vlada ne aveva viste piu’ di una cadere sotto i “colpi” della falsa cortesia di Giuda… Che era un gran bastardo, ma aveva una capacita’ di convincimento ed una tenacia che qualche volta aveva fatto vacillare anche lei. Ed Olga era la “farfalla” ideale per quel “ragno”.

Chi mi sta leggendo avra’ intuito com’e’ proseguita la storia: Misha conobbe Olga e Olga si fido’ di Misha. Certo, per un attimo, Olga provo’ un brivido quando lui le disse che le avrebbe custodito i soldi che lei non poteva proteggere vivendo nella komunalka con i nonni, ma poi penso’ che in fondo aveva solo lui e che se era stato bastardo con le altre cio’ non significava che lo sarebbe stato anche con lei. Per cui si fido'... Lei era certa che lui l’amasse.

Si fido' a tal punto che gli permise di amministrare i suoi introiti e quando la nonna si ammalo’ seriamente e lei chiese un po’ di fondi per farla curare in un buon ospedale, capi’ il motivo per il quale lo chiamavano Giuda.

Vlada la rimprovero’ e le disse che era stata una stupida perche' era stata avvertita fin da subito. Purtroppo Giuda era figlio di una persona molto importante e lei era solo una prostituta; sarebbe stata un’impresa impossibile convincere la polizia che lui le aveva rubato i soldi, Inoltre l’hotel non voleva scandali di quel genere ed il rischio per lei sarebbe stato anche la perdita del “lavoro”. Olga accetto’ la sconfitta di buon grado, si rimise a lavorare e cerco' di dimenticare la brutta esperienza di cui fece “tesoro”.

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Fu qualche mese piu’ tardi che Andrey Obolensky, entrando in quell’hotel alla ricerca di “svago” la noto’ e la volle. Andrey era un nuovo russo. Aveva combattuto come tenente dell’esercito in Cecenia e in quel momento si occupava del commercio di legname a livello governativo. Era somaticamente il contrario di Misha: scuro di capelli e di occhi ed aveva sempre un “filo” di barba anche se si era appena rasato.

Andrey non era dolce e convincente come Misha, anzi spesso assumeva espressioni burbere tipiche di chi era abituato a prendere veloci decisioni, sia in Cecenia sia negli affari. E velocemente Andrey prese la decisione che Olga doveva essere la sua donna. Le offri’ una bella casa, una rendita fissa mensile e la possibilita’ di proseguire gli studi senza dover piu’ lavorare.

E per il primo anniversario della loro convivenza organizzo’ una cena intima nella sala VIP del Godunov e mentre i gitani sviolinavano languide melodie, al lume di candela sorseggiando champagne francese, le porse un pacchetto piccolo ma prezioso.
Olga lo apri’ voracemente immaginandosi che dentro avrebbe trovato un gioiello ed i suoi occhi si fissarono estasiati su un anello di fine fattura ottocentesca con cesello e smalto raffigurante un'aquila bicipite con in petto lo scudo con l'effigie di San Giorgio mentre uccide il drago: lo stemma dei Romanov.

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EPILOGO

Era notte inoltrata quando Irina entro’ nel bar dell’hotel. Un inverno era trascorso dall’ultima volta che era entrata li’, prima che il suo ultimo “sponsor” l’avesse tolta dal “giro”. Di solito erano storie che duravano qualche mese, ma stavolta il tizio si era attaccato piu’ del previsto e lei non aveva piu’ dato notizia di se’, a parte qualche sporadica telefonata per rassicurare Vlada che stava bene.

Non trovo’ nessuna delle sue “compagne”. Le venne detto che quella sera erano tutte “occupate”. Pochi i clienti rimasti nel locale, ma Irina riconobbe la sagoma di Giuda appoggiato al bancone che stava sorseggiando la sua vodka ed assaporando la solita sigaretta. Questa volta tenuta tra il dito medio e... l’indice.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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