sabato 28 ottobre 2006

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Storia di Irina


- Hi, I’m looking at you since I did enter in this place… How much do ya want?
- Five hundred for the whole night… In your room.


Giovane studentessa di 19 anni. Alta, magra, slanciata, capelli neri lunghi fino alla vita, che lei portava sciolti proprio per “colpire”… E poi due occhi verdi, chiari e luminosi come quelli di una gatta nell’oscurita’.

Per tutta la vita Irina aveva sognato l’Occidente; aveva desiderato di poter un giorno andarsene da quel “buco di paese” in cui era nata… Paese senza futuro. Paese ancora schiavo del passato, ed in cui il presente era arrivato senza regole, ma lei aveva in parte risolto il suo problema “temporaneo”, ed era stata un’amica che l’aveva presentata a Vlada che gestiva il "giro" in quell’hotel di lusso in centro citta’.

Vlada non pretendeva soldi come intermediazione dalle ragazze ma le sceglieva con cura, in quanto l’hotel, sotto banco, le passava una percentuale sulle consumazioni, e si sa, piu’ le ragazze erano carine, piu’ i clienti erano disposti ad essere generosi anche in fatto di “bevute”.

Alle ragazze veniva lasciato tutto cio’ che riuscivano ad ottenere dai clienti sottoforma di “regalino extra”, fatta eccezione per una quota di cento dollari che ogni mese pagavano ai due della “sorveglianza”, piu’ altri dieci destinati alla governante al piano ogni volta che entravano in camera con un cliente. Ma questi soldi erano ben poca cosa considerati gli incassi che facevano frequentando quel posto.

I clienti erano sempre di alto livello. Di solito erano uomini d’affari che si trattenevano spesso in citta’, inventando alle loro compagne improbabili meeting di lavoro, ma che in realta’ cercavano solo qualche svago per evadere dalla loro routine. Se poi lo svago aveva gli occhi ed i capelli di Irina, tanto meglio.

Il “lavoro” non prevedeva un orario: Irina sceglieva quando recarvisi. Di solito ci andava solo qualche giorno alla settimana, riservando il resto del tempo allo studio, ma in quelle poche volte che “lavorava” incassava abbastanza soldi da potersi permettere un tenore di vita che le sue compagne d’universita’ neanche avrebbero potuto immaginarsi… Senza considerare i “regalini extra” che le venivano fatti dai vari clienti che, periodicamente, si innamoravano di lei.

Spesso gli uomini che incontrava le facevano domande sul perche’ lei avesse scelto quel tipo di vita, ma Vlada l’aveva istruita bene: “Ricordati, non dire mai che la tua posizione e’ di privilegio. Di’ sempre che lo fai per bisogno… Loro si inteneriranno e per poterti “salvare” saranno disposti ad aiutarti anche economicamente…”

La sapeva lunga Vlada. Era stata anche lei una ragazza in quell’hotel ed ora, essendo la piu’ anziana nonostante avesse solo 25 anni, poteva permettersi di insegnare i trucchi alle “sue ragazze”, ed ogni tanto, con comodo, poteva farsi anche qualche sana, vigorosa e spartana marchetta. Magari con quei clienti che riteneva piu’ facoltosi e pronti a “sganciare" piu’ denghi. Era logico che a Vlada fosse sempre riservata l’esclusiva.

Ed Irina era stata, in un certo senso, da lei “adottata”. Questo perche’ rispetto alle altre dimostrava certamente di essere piu’ attenta e, soprattutto, pronta a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi. Cosicche' fra le due ragazze si era creato un rapporto particolare e di intensa amicizia.

- Wanna start with a shower? I always start with a shower, don’t you?
- Yes, why not? Let me see your body first... Come here… closer… Gimme your lips…


Era sempre la stessa identica parte quella che recitava. Con lei i clienti credevano di essere con una reale conquista, e non con una ragazza a pagamento rimorchiata al bar. Spesso, dopo il sesso, parlavano di se stessi, del loro lavoro, della loro famiglia. A volte si aprivano raccontando cose che non avrebbero confidato neanche al loro miglior amico… E Irina ascoltava. Tutto.

Era in quel momento che si creava quel particolare feeling che spesso sfociava in qualcosa che andava oltre il semplice “rapporto sessuale di una notte”. Con il suo atteggiamento estremamente dolce, Irina riusciva ad essere talmente seduttiva che alcuni clienti le proponevano di “fidanzarsi”. Erano quelli che in gergo venivano e vengono chiamati “sponsor”.

Non v’era inganno: loro volevano una ragazza fissa alla quale poter “dare” dimostrando a se stessi di essere dei “salvatori” (oltre che dei seduttori), e lei in cambio otteneva denaro, regali e bella vita.

Per ottenere il massimo Irina, seguendo le indicazioni di Vlada, raccontava di essere una povera studentessa con famiglia a carico: papa’, mamma ed anche nonna. Anzi, era proprio la nonna che necessitava di cure costose e particolari, che l'avevano “obbligata” ad intraprendere (ovviamente controvoglia) quella vita fatta di incontri con uomini sgradevoli (eccetto ovviamente lo sponsor del momento) che esigevano da lei pratiche sessuali ignobili e schifose, e che la facevano, spesso, vergognare di se stessa.

Poveri “lupacchiotti”, se avessero saputo i veri pensieri del loro “Cappuccetto Rosso”, e le sue vere motivazioni, si sarebbero forse preoccupati tanto per la povera “nonnina” malata in attesa della focaccia? Era chiaro che non conoscevano le favole :D

Periodicamente Irina spariva dall’hotel rifugiandosi nelle braccia di qualche sponsor, ed i clienti che la cercavano al bar incontravano l’immancabile Vlada che diceva loro: “No… non c’e’ piu’… Ha smesso… Sai questo lavoro non le andava… Come non va a ciascuna di noi… Se vuoi ci sono io stasera...”

- Yeah baby!... Don’t stop now!... Please don’t stop… Oh yeah… Oh yeah… I’m cumming... Don’t stop.
- No… Not yet... I don’t want you cum so easy… Relax… We have time… Taste me now… I want to feel your tongue inside of me…


Quando poi la storia con uno sponsor finiva, Irina tornava in quel bar, ed ai clienti che l’avevano cercata raccontava di essere stata ingannata da un “amore” che le aveva portato via tutti i soldi messi da parte, cosi’ da costringerla ancora una volta a ricominciare con quello schifo di vita.

Ed i suoi occhi erano cosi ingenuamente sinceri… E dove non arrivano ad essere convincenti gli occhi Irina possedeva altri argomenti ai quali era difficile resistere. Soprattutto se questi argomenti erano due siski della terza misura.

Credo che Vlada la ricordi ancora cosi’, con quell’espressione sospesa a meta’ fra il serio ed il faceto, con quei suoi capelli di seta neri lunghi fino alla vita, ed occhi verdi luminosi come quelli di una gatta nell’oscurita’.

Ed in cuor suo spera che possa essere felice vivendo la vita che ha sempre desiderato.

- Wow!... You’re fantastic baby… I wanna meet you again and again… Do you have a boyfriend?
- No… I don’t, I’ve not met my real love yet… Do ya wanna be?

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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