martedì 25 novembre 2014

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Perche' abbandonero' Facebook

In queste ore ho avuto modo di pensare che, forse, e' il caso che io chiuda con Facebook. E' un ambiente (scusate) di merda. E mi riferisco soprattutto all'area frequentata da italiani, dove i saccenti abitanti del Bel Paese usano un’arena virtuale per sfogare frustrazioni, rabbie, gelosie, invidie, perfidia e tutto cio’ che di pessimo puo’ essere contenuto nel loro (ben misero) cuore.

Lo posso dire perche’, frequentando anche altri luoghi virtuali, piu’ internazionali, seppur anche altrove si discuta e si litighi, anche animatamente, la conflittualita' cattiva, livorosa, vendicativa, che ho notato fra (scusate ancora) gli italiani e’ qualcosa a cui non ero piu' abituata da molto tempo. A cio' si va ad aggiungere il sistema imperfetto di Facebook, che non garantisce alcuna regola certa e favorisce solo i piu’ fetenti dei suoi frequentatori.

A molti piace fare i filosofi. Cercano di sembrare disinteressati, “superiori” a certe cose, non intaccabili da cio' che puo' avvenire nei social network; ritengono che non sia importante e suggeriscono di non prendersela troppo. Per la verita’ anch’io, assai spesso, mi sono trovata d’accordo con loro, ma, a pensarci bene, e osservando bene i comportamenti dei piu’, mi sono accorta che questa sdrammatizzazione e' solo un alibi che tutti ci diamo, e che ci serve per non sentirci stupidi.

Quindi, non e’ tanto il blocco dell'account in se' a bruciarmi, che' quello (come si e’ visto) si puo’ creare e ricreare senza problemi, ma e’ la consapevolezza improvvisa di aver anch'io, con la mia attiva presenza, contribuito ad alimentare la materia fecale in cui tutti abbiamo sguazzato, contenti, facendo finta che ci venisse regalato qualcosa, perche’ era gratis, quando in realta' cio' che avevamo era solo frustrazione, angoscia, incazzatura, irritazione, amarezza.

E’ giunto il momento dunque di riappropriarmi di un’identita' virtuale svincolata dalle regole di chi e’ in grado di mettermi la museruola come se fossi un animale. Non sono una masochista e l'immagine che ho avuto di me, mentre cercavo di accedere all'account, cliccando compulsivamente per vedere se, casualmente, era sopravvenuto lo sblocco, con quel modo tipico di chi e’ dipendente da una droga, mi ha schifata. Mi sono fatta pena! E cio’ e’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Cosi’, come accadde con l'epoca dei forum, alcuni anni fa, quando a causa delle conflittualita' (sempre italiche) decisi di migrare sul blog, ho la forte sensazione che la mia esperienza nei social stia per concludersi. Anche se mi dovessero riattivare l'account, domani, dopodomani o fra un mese, non credo che il mio spirito sara' com'era prima. In queste poche ore ho avuto modo di riflettere mentre guardavo dall’esterno “l’acquario”, dove anch’io sguazzavo dentro. Ed ho visto cio' che siamo, come ci comportiamo; ho visto cio' che accade; ho visto come supinamente ci pieghiamo a quelle che sono delle vere e proprie angherie, solo per avere un briciolo di considerazione da chi neppure conosciamo, e ho capito che non era da me vivere chiusa in una boccia come un pesce rosso. Assolutamente no!

Magari ad altri sta bene cosi’. Magari altri sono piu’ masochisti, e si comportano, nei confronti di questo “mostro cerebrale” creato da Zuckerberg, come si comportano (probabilmente) con le loro mogli, i loro mariti: litigano, fanno scenate, tragedie greche, soffrono in modo bestiale, ma poi, alla fine li perdonano e decidono di restarci insieme. Dopo gli schiaffi e’ sufficiente un bacetto e un abbraccio per avere sollievo, fino alla prossima guerra. Tipico italico, mi verrebbe da dire! Ma io sono diversa. Io, quando capisco che non mi vogliono e un ambiente mi respinge, fuggo via, senza pensarci a troppo, per ricominciare altrove.

Come ultima azione in Facebook ho creato un gruppo (a cui si accede solo per invito), dove ho radunato un centinaio di persone selezionate nel tempo. Persone che ho avuto modo di valutare e sulle quali sarei pronta a mettere la mano sul fuoco riguardo alla loro onesta' intellettuale e correttezza, nonostante tutti abbiano le idee piu’ diverse e controverse. La considero la “crema” di Facebook; una piccola vittoria. Unico motivo di soddisfazione che oggi riesco ad avere.

martedì 18 novembre 2014

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Come leccare la patata senza rischiar di fare una pessima figura

Quante volte me l’hanno leccata? Sinceramente non ho tenuto il conto, anche perche’ sarebbe stato impossibile tenerlo. Tuttavia non sempre e’ stato piacevole. Anzi, la maggior parte delle volte, e’ stato tremendamente noioso. Ma quasi sempre, in quei casi, ero pagata per farmela leccare, e l’orgasmo gia’ lo raggiungevo quando ricevevo i soldi. Percio’, anche se spesso, per concludere velocemente, me ne inventavo uno finto, di certo non me ne tornavo a casa insoddisfatta.

Dal preambolo avrete capito che il tema di oggi e’ il cunnilingus, o piu’ comunemente conosciuto come “leccata di fica”. Ovviamente, nel trattare l’argomento, non manchero’ di parlare anche di me: di cio’ che mi piace, di cio’ che non mi piace, di cio’ che mi fa impazzire, oppure di cio’ che proprio non sopporto. So che siete dei curiosoni, e io voglio accontentarvi.

Del sesso orale, sia attivo che passivo, sia con maschi che con femmine, ne ho fatto quasi una specialita’ della casa, se non addirittura una passione, un hobby, e posso dire con estrema sicurezza che sono le donne, omosessuali o bisessuali, quelle che la sanno leccare meglio; per ovvie ragioni. Le migliori le ho trovate fra le non piu’ giovanissime, che’ la gioventu’, si sa, e’ anche sinonimo d’inesperienza, oltre che di scarsa capacita’ di apprezzare pienamente il sesso. Ciononostante devo confessare che anche fra gli uomini non sono mancati dei veri e propri fuoriclasse.

La prima cosa che si deve fare quando si lecca la fica e’ non imitare mai gli attori dei film porno, poiche’ il rischio e’ quello di far figure veramente ridicole. Nei film porno la sessualita’ viene interpretata principalmente dal punto di vista di chi guarda. E’ lo spettatore che si deve eccitare, e a nessuno importa se agli attori piaccia veramente cio’ che stanno facendo, nel modo in cui lo stanno facendo. Cio’ che conta, sul set, e’ che siano sempre ben esposti gli organi sessuali, che l’azione sia visibile, e questo costringe gli attori a concentrarsi piu’ sulle posizioni (talvolta innaturali) che sull’atto in se’. Quando leccate, invece, non potete (ne’ dovete) distrarvi. Non dovete mettervi in posa, non avete spettatori da accontentare, ma tutta l’attenzione deve essere rivolta solo al piacere della vostra partner. In quel momento lei sta abbandonandosi completamente a voi. Non deludetela, e non pensate ad altro che a farla godere.

La seconda cosa che dovete sapere e’ che ci sono fondamentalmente due tipi di donne: quelle che sanno come godere anche senza di voi, e quelle che non godono fintanto che non le fate godere voi. Se vi capitano le prime avete avuto fortuna; saranno loro che vi indicheranno, coi loro movimenti o addirittura dicendovelo esplicitamente, cosa fare, e non dovrete neppure faticare tanto per sentire il loro succo scivolarvi abbondante in bocca. Nel caso invece vi capitino le seconde, dovrete impegnarvi di piu’, ma non scoraggiatevi: se seguirete i miei consigli, sicuramente, riuscirete a vincere la gara.

Come partire? Ovviamente con baci leggeri. Usate le labbra inumidite prima della lingua. Sfiorate appena le grandi labbra, poi passate alle piccole. E’ essenziale che tutto si svolga in modo dolce, progressivo, senza accelerazioni brusche. Ed anche la leccata, dopo, occorre che sia liscia, costante, lenta, e che segua un ritmo preciso, in crescendo via via che il piacere della vostra partner aumenta. Preparatevi dunque a dover muovere la lingua per un bel po’, ed aspettatevi anche di sentirla dolorante molto prima che lei sia venuta. Tenete presente che, se di gara si tratta, non e’ certamente una gara di velocita’, ma piuttosto di fondo.

Uno dei metodi che molti usano (perche’ l’hanno letto in qualche articolo che riguardava quest’argomento) e’ quello di fare movimenti con la lingua in modo da mimare la scrittura di lettere dell’alfabeto. Cio’ puo’ essere finanche divertente e puo’ creare delle situazioni davvero interessanti, tipo: “Indovina che cosa sto scrivendo?” Ma alla fine il giochetto stanca, e dopo il cinquantesimo partner che glielo propone, una donna potrebbe anche trovarlo banale. Percio’, se colei con la quale avete a che fare non e’ una giovane ragazza con poca esperienza, desiderosa di farvi da allieva, evitate di riproporle il gioco delle letterine. Al limite, se proprio volete stupirla, cambiate un attimo e buttatela sul matematico, scrivendo delle equazioni di terzo grado, e lasciando che sia lei a dare la soluzione.

Non c'e’ niente di peggio di quelli che, una volta individuata la tecnica giusta per leccare, la cambiano di continuo, oppure modificano la velocita’, o la posizione della lingua perche’ temono che lei si annoi. E’ davvero una cosa irritante. Osservate lei, invece! Se vedete che le piace quello che le state facendo, continuate a farlo!!! Non modificate, non vi fermate, non inventatevi niente di nuovo. Le cose vanno bene in quel modo! Non date retta agli amici che vi dicono che e’ meglio provare i trucchi tutti nella stessa sessione.

Un giochetto interessante, meno colto ma assai meno banale, e’ quello di usare il caldo e il freddo. Una come me, che ama le sensazioni forti ed estreme, impazzisce. Attrezzatevi quindi con piccoli cubetti di ghiaccio da far scivolare intorno alla clitoride e nell'apertura vaginale. Oppure, se vi sentite esperti e temerari, potete usare la cera calda di una candela per farla gocciolare sul pube e nell’interno cosce, creando la sensazione opposta. Ma in questo secondo caso ponete molta attenzione a non far gocciolare la cera calda direttamente sulla sua fica o sulla clitoride, o rischiate di passare il resto della giornata al pronto soccorso: lei per piccole ustioni e voi per un occhio nero.

Ricordo un tipo che con me amava usare i cubetti di ghiaccio in un modo piuttosto raffinato. Ne preparava una tazza piena e me li infilava dentro uno per volta, come fossero palline Ben Wa. Dopo avermene infilati due o tre, iniziava a leccarmi e baciarmi la clitoride. Poi, una volta che il ghiaccio si era un po’ sciolto, succhiava fuori i cubetti, uno per uno, svuotandomi. E ricominciava. Si prova una straordinaria combinazione di freddo e caldo alla quale e’ difficile che non segua un orgasmo molto intenso.

Per quanto riguarda il sesso orale, comunque, e’ necessario che conosciate il livello di sensibilita’ della vostra partner. Noi donne abbiamo, nell’organo sessuale, qualcosa come cinque volte le terminazioni nervose che hanno gli uomini. Quindi, un’accentuata pressione, un movimento brusco, qualsiasi stimolo, tutto, e’ amplificato per cinque, e talvolta puo’ essere piu’ doloroso che piacevole. Io, ad esempio, sono iper-sensibile. Se qualcuno si tuffa con la faccia in mezzo alle mie gambe, attaccando la mia clitoride usando i denti, probabilmente riusciro’ ad avere ugualmente l'orgasmo (piu’ per il piacere dovuto al dolore, che’ sono un po’ masochista). Pero’, dopo, avro’ tutta la parte indolenzita per ore, o addirittura per giorni. E questo, per chi ama far sesso spesso e volentieri, e’ estremamente irritante!

Uno dei segreti e’ tenere la lingua morbida intorno alla zona clitoridea. Non induritela. Molte donne sono molto (troppo) sensibili e basta un nonnulla per far provar loro fastidio invece di piacere. Una volta che sono eccitate, un colpetto occasionale con la lingua ci puo’ stare, ma solo occasionalmente. Per il resto, niente lingua a punta rigida, bensi’ una lingua dolce e piatta che e’ sempre incredibilmente piacevole.

Per intensificare il piacere potete, con le dita, stimolare il punto G, che si trova dietro alla clitoride, all'interno della vagina. Arrivate a toccarlo arcuando le dita. Meglio se ne usate due, da introdurre non insieme ma prima una e poi l’altra, dopo averle adeguatamente lubrificate con la saliva. La stimolazione del punto G, se ben eseguita, con lenti movimenti circolari coi polpastrelli, e’ importante in quanto crea un orgasmo molto piu’ profondo e intenso. Considerate, pero’, che non tutte amano la penetrazione con le dita mentre succhiate loro la clitoride. Per alcune le due cose simultanee creano distrazione. Quando lo fanno a me, invece, si capisce subito che non vengo distratta: inizio a muovermi verso la lingua, e col sesso vado ad assecondare il movimento dei polpastrelli, e cio’ significa che entrambi, chi me la sta leccando ed io, abbiamo trovato il “punto esatto”!

Niente e’ piu’ erotico dell’essere tenuta aperta da mani di chi sai che in quel momento ti sta desiderando. Quindi apritele le piccole labbra. Cio’ vi da’ l’accesso diretto alla clitoride e vi da’ modo di poterlo “lavorare” nel modo giusto. Ma anche in questo caso, siate delicati. Si tratta di pur sempre di aprire delle piccole labbra vaginali, non di allargare le sbarre di una cella. Lo potete fare semplicemente usando due dita. Quando lo fanno a me, mi sciolgo ogni volta. Mi piace il momento in cui mi allargano le gambe, prendendole con entrambe le mani, per tenere le mie labbra aperte mentre me la leccano, iniziando dalle grandi e poi le piccole, quindi la clitoride, e la massaggiano con la lingua, all’inizio delicatamente, poi sempre piu’ velocemente fino a quando vengo.

Non partite subito affondando la faccia direttamente nel suo sesso. All’inizio usate solo la punta della lingua (tenuta morbida), e guardatela negli occhi. Gli uomini amano che li si guardi negli occhi mentre glielo succhiamo, e per noi e’ esattamente la stessa cosa. A me fa andare letteralmente via di testa!

Cominciate con i baci, e leggeri colpi intenzionali della lingua, facendola poi ruotare intorno alla clitoride, ma senza mai andarci direttamente sopra, all’inizio, poiche’ e’ un punto assai sensibile e bisogna che sia prima “preparato” adeguatamente. Questi preliminari servono a creare le condizioni affinche’ grandi labbra, piccole labbra, clitoride e vagina, siano in grado di assorbire solo piacere e niente altro, e cio’ puo’ avvenire solo se l’approccio e’ morbido e progressivo. A volte puo’ volerci molto tempo, ma piu’ tempo ci vuole, piu’ e’ lungo il godimento, e piu’ e’ intenso l’orgasmo quando arriva. Una cosa che mi fa perdere la testa e’ l’inserimento della sola punta di un dito nell’orifizio mentre mi stanno leccando. Solo la punta, solo una falange, muovendola appena, come se facesse il solletico. Tutto all’inizio deve essere delicato, percio’ non spingete il dito troppo energicamente. Deve essere solo un titillamento leggero, niente altro!

Qualunque posizione va bene. C’e’ chi preferisce essere leccata da dietro, o da sotto, stando in piedi oppure cavalcando la faccia del partner. Chiedete a lei come preferisce farlo e non sbaglierete mai. La posizione che preferisco io e’ quella classica, supina, sulla schiena, mentre chi mi e’ partner appoggia la testa sulla mia gamba e inizia a baciare, leccare, succhiare. A volte mi piace essere penetrata subito dalle dita, ed arrivare veloce all’orgasmo. Altre volte, invece, mi piace portare avanti il gioco per un tempo lunghissimo. Tutto dipende da chi e’ il mio compagno o la mia compagna, e qual e’ l’alchimia che c’e’ fra noi.

Una cosa importantissima: terminate sempre cio’ che avete iniziato, e una volta che avete trovato il punto caldo, state li’, dedicatevi a quello, non abbandonatelo, coccolatelo e titillatelo il piu’ a lungo possibile. Anche per un’ora intera se necessario! Piu’ sara’ lunga l’attesa, piu’ sara’ ripagata. Mantenere, dunque, un ritmo costante, in leggero crescendo via via che sentite aumentare il piacere della vostra partner. Da cosa lo capite? Dalla quantita’ di liquido lubrificante che secerne la sua vagina. Ricordarsi anche di mantenere la lingua rilassata; la lingua a punta e troppo dura sulla clitoride, l’ho gia' detto, invece di eccitare, in realta’ desensibilizza.

Tenete a mente che, se lei sta gemendo piu’ forte, non significa che vuole che improvvisamente aumentiate il ritmo, andando piu’ veloci, o che iniziate a succhiarle forte la clitoride. Cio’ che vuol dire e’ che le piace esattamente quello che le state facendo. Quando qualcuno mi sta facendo qualcosa che mi piace, di solito dico: "Non fermarti!" Che significa: "Non smettere di fare esattamente quello che stai facendo in questo momento!"

E’ estremamente eccitante farsi descrivere dal partner di che cosa sappiamo. Sentir che gradisce il nostro sapore, e che e’ qualcosa che non smetterebbe mai di assaggiare. Ananas, albicocca, anguria, ma anche sedano, prezzemolo, per non parlar di tutti i sapori abbinati al pesce; le donne hanno i gusti piu’ diversi. Se capita quello che ti piace, puoi starlo a mangiare tutto il giorno. Non per niente il termine inglese per il cunnilingus e’ “pussy eating”. Letteralmente: “mangiare la fica”. Quando la leccate dovete credere che sia la cosa piu’ buona che abbiate mai assaggiato. Pensate al vostro cibo preferito e fingete di mangiare proprio quello.

Dopo essere stata succhiata, mangiata, e gustata da centinaia di uomini e donne, posso dirvi che il modo migliore per scoprire cosa piace veramente alla vostra partner e’ quello di farla giocare con se stessa. Seguire dove lei vi porta, perche’ non si e’ mai uguali, e non sempre vogliamo le stesse cose. Ogni volta cambiamo A volte lo si vuol fare in modo rude, rasentando il sadomasochismo, mentre altre volte desideriamo essere semplicemente sfiorate dal tocco di una piuma, prima di esplodere nell’orgasmo. Cio’ che e’ noioso e’ la ripetitivita’; il ricalcare ogni volta lo stesso schema, fisso, immutabile. Cercate percio’ di sembrare ogni volta diversi e, se possibile, non ripetete mai con la stessa cio’ che avete fatto la volta precedente. Questo impegna le coppie non occasionali ad un maggiore sforzo, in quanto non e’ facile non ripetersi quando si fa sesso con la stessa persona innumerevoli volte. Parlarsi e confessarsi, senza pudore, le fantasie che si hanno aiuta a trovare la soluzione ad un’inevitabile “noia” dovuta alla ripetitivita’ delle situazioni coniugali.

Parlate con lei. Fatele i complimenti per come e’ fatta. Ditele che vi piace la sua fica; cio’ le rafforza la fiducia in se stessa, crea afflato sensuale nei vostri confronti, ed influira’ enormemente nella qualita’ del suo orgasmo. Anch’io preferisco i partner che indagano, e che oltre a esprimermi rassicuranti complimenti, mi chiedono se mi piace come me la leccano, cosicche’ possa aiutarli a trovare la combinazione giusta che mi fa schizzare di piacere, senza che mi debba preoccupare di ferire i loro sentimenti. Perche’ non tutti sono adatti a farsi guidare; molti non lo sopportano proprio. Sono quelli che cercano di avere sempre l’iniziativa per dimostrare alla femmina di “saperci fare”. Ma non sanno quanto sbagliano. Non siamo tutte uguali e non tutte reagiamo allo stesso modo se sottoposte agli stessi stimoli. A chi ha quest’attitudine al machismo, consiglio quindi di provare ad invertire qualche volta i ruoli. Capire cosa prova l’altro (uomo o donna che sia) e’ utile se non si vuol essere derubricati al ruolo di amanti banali ed insignificanti.

Evitare assolutamente di fare qualcosa che ci disgusta. Se non vi piace la fica che state leccando, se non vi piace il sapore che ha, se non vi piace com’e’ fatta e se, anzi, addirittura, vi fa proprio schifo, smettete subito. Al limite, se vedete che lei ha voglia di concludere, utilizzate le dita, un dildo, un ortaggio o qualsiasi altra cosa, ma non la leccate se proprio sentite che non vi piace. Se pero’ tutto si limita a una questione di sapore, avere a disposizione un ghiacciolo alla frutta puo’ essere una buona soluzione. Tenuto in bocca rende tutto piu’ gradevole e, inoltre, rende la lingua fredda che dona a lei una sensazione incredibile.

Altra cosa da non fare e’ usare i denti sulla clitoride (l’ho gia’ detto, ma conviene ripeterlo), a meno che non siate certi di avere a che fare con una masochista che gode del dolore. Alla maggior parte degli uomini non piace che gli si morda il cazzo, e lo stesso vale per noi e il nostro bottoncino.

Utilizzate tutta la faccia. Non c’e’ niente di piu’ squallido di una lingua esitante. Il mento che si sfrega sull'apertura della vagina, aggiunge piacere al piacere. Non fatelo pero’ troppo energicamente, o con la barba ispida, che’ rischiate di vederla schizzare, si’, ma non per lo squirting, bensi’ fuori dal letto per rivestirsi e tornarsene a casa sua! Non dimenticate di usare anche il naso (sara’ per questo che non mi sono mai piaciuti nasini troppo piccoli?). Per me e’ sempre una sensazione piacevolissima quando sento il naso che strofina la mia clitoride, e il respiro, con l’aria che esce sottoforma di gemiti, oppure che entra inalando il mio odore. E il rumore che fa, cremoso e morbido, sguazzando nel “bagnato”, riesce ad accendermi tutta.

Non esagerate pero’ con la saliva. Per lubrificare bastano le ghiandole di Bartolini e ci si sente meglio quando non abbiamo dentro un lago. Quindi non sbavate! E non leccate emettendo suoni come gorgoglii e roba del genere. E’ disgustoso!

Non dimenticatevi di baciare la clitoride ogni tanto. Fatelo con passione, dopo aver baciato a lungo le labbra della vagina, e succhiatela, ma non troppo forte. La maggior parte degli uomini, appena iniziano a succhiare, lo fanno come se dovessero tirarci fuori la vita, perche’ pensano che per noi sia meraviglioso, probabilmente credendo che la clitoride funzioni come il loro pene. Ma dalla clitoride non esce niente, e non c’e’ niente da aspirare. Sentirsela succhiare troppo forte, invece di farci godere, infastidisce e basta. Leccare, invece, e’ quello che dovete fare. La cosa piu’ importante e’ osservare la reazione che abbiamo. Se gemiamo e ci comportiamo in modo tale che e’ evidente che godiamo, continuate a fare quello che state facendo. Se ce ne stiamo distese e tranquille, senza mostrare alcun gradimento, significa invece che e’ subentrata la noia, e che dovete passare a qualcos’altro.

Anche giocare con la clitoride, dopo un po’, puo’ diventare noioso. Inoltre, dato che molte donne sono particolarmente sensibili in quel punto, il rischio e’ che il piacere si tramuti in fastidio. Percio’, quando vi accorgete che la vostra partner e’ bella calda, e pronta, trasformate la vostra lingua in un piccolo pene. Allungatela, rendetela dura, e usatela per scopare, entrando e uscendo. E’ questo il momento topico di tutta la leccata. E’ qui che si misura la vera abilita’ “leccatoria”. Piu’ riuscite a trasformare la lingua in un piccolo fallo, piu’ riuscirete ad allungarla e ad indurirla, piu’ la vostra partner si ricordera’ di voi. Se pero’ non riuscite a farlo, se avete una lingua che non si allunga e indurisce abbastanza, lasciate perdere. Ritornate a dedicatevi alla clitoride, al titillamento, al massaggio, e ad altri tipi di giochi.

Uno dei giochi che preferisco e’ quando sanno lavorarmi la clitoride secondo la tecnica orientale chiamata del “lucidare la perla”. Consiste nel prendere completamente in bocca la clitoride, come fosse appunto una piccola perla, senza pero’ succhiarla, e passarci sopra la lingua come un panno morbido, in un movimento circolare e molto leggero.

Ad alcune piace anche farsi stimolare l’ano durante la leccata. Ma la zona e’ alquanto rischiosa poiche’, spesso, tale gesto non e’ gradito oppure distrae. Il consiglio e’ quello di saggiare il terreno chiedendo a lei, e non andare avanti dando per scontato che le piaccia cio’ che le state facendo. Non ci vuole molto a domandare: “Ti piace se gioco col tuo culetto?” Sara’ lei a farvi capire se e’ il caso oppure no. Non vergognatevi. Non abbiate timore di dire qualcosa di sciocco. Lei apprezzera’. Fidatevi.

Cio' che piace moltissimo a me e’ quando la lingua scherza un po’ con le mie piccole labbra, e poi si sposta fino alla clitoride, concentrandosi li’. Il labbro inferiore del mio partner s’inumidisce dei miei umori, che colano intorno al perineo, e questo aiuta a lubrificare l’ano in cui, puo’ essere introdotto un dito.

Un altro modo di dar piacere e’ “ronzare”, emettendo una specie di vibrazione sulla clitoride mentre la si lecca, come farebbe appunto un vibratore. Per quanto mi riguarda, non c’e’ nulla che ami di piu’ di una lingua che mi lecca e due dita dentro di me. Non ha molta importanza se la lingua si muove avanti e indietro, da un lato all'altro, o in cerchio. Tutto cio’ che conta pero’ e’ che una volta scelto un metodo, questo non sia modificato. Dopodiche’ non ci sara’ neppure bisogno che le dita mi vengano spinte dentro perche’ sara’ il mio stesso sesso a risucchiarle. E se in quel momento la bocca viene usata abilmente, arrivo cosi’ rapidamente, e intensamente, all’orgasmo da lasciar sbalorditi tutti i miei partner.

Altra cosa che mi piace e’ parlare sporco e chiedere a chi mi lecca se gli piace la mia fica, e dire altre cose sconcissime che so che fanno esplodere la sua mente, facendolo eccitare ancor di piu’. E’ bellissimo, infatti, quando chi mi e’ partner geme di piacere mentre me la lecca. E piu’ geme, piu’ mi piace.

Non abbiate fretta. Ricordate che piu’ durera’ la leccata, piu’ esplosivo sara’ l’orgasmo. E voi volete quello, vero? Percio’ non dimenticate di essere pazienti. La realta’ non e’ come nei film porno - la maggior parte delle donne non hanno un orgasmo in un minuto o due - e come ogni cosa agognata nella vita, ci vuole tempo, e deve valer la pena di aspettare.

Pero’, se volete farla venire velocemente, focalizzate il vostro lavoro sulla clitoride. Gli uomini, di solito, vogliono leccare tutto e nel minor tempo possibile; sembrano dei cani affamati che si abbuffano sulla ciotola del cibo, ma questo non porta a raggiungere l'orgasmo velocemente. Fate invece come vi consiglio: concentratevi sulla clitoride con un movimento costante, circolare, e allo stesso tempo, infilatele uno o due dita nella vagina. Se farete entrambe le cose allo stesso tempo, lei raggiungera’ l'orgasmo quasi subito. Pero’ lasciate che a fare il lavoro finale sia la bocca e non le vostre mani. Un modo per farmi godere velocemente consiste nell’eseguire un movimento veloce della lingua, come quello che si fa dicendo "LA LA LA LA!", alternato da lunghe e profonde leccate con la lingua piatta. E’ una di quelle tecniche con le quali posso addirittura avere orgasmi multipli!

Chiedetele pure di dirvi quando sta arrivando all’apice, e una volta che vi dice "Si’, adesso!" non fermatevi; non modificate la tecnica o la posizione. Troppe volte, sul punto di venire, ho trovato chi, pensando di strafare, ha cambiato posizione oppure ha iniziato a muovere la lingua in modo diseguale, cosi’ la mia clitoride ha avuto gli spasmi, ma non sono arrivata a godere fino in fondo. E quando accade, mi arrabbio sul serio!

Quando lei e’ venuta, non significa che abbiate finito. Completate l’orgasmo dando alla clitoride un ultimo, leggero, massaggio usando solo le labbra, fino a sentire il piacere dentro di lei che defluisce e si placa. La donna ha una fase di risoluzione molto piu’ lunga di quella maschile che, invece, crolla rapidamente. Il piacere si protrae quindi anche dopo il raggiungimento dell’orgasmo, purche’ il suo organo sessuale venga trattato con delicatezza.

E con quest’ultima nota ho concluso. Sono certa che, qualora aveste avuto la convinzione che leccare la fica fosse cosa semplice e alla portata di tutti, dopo aver letto il mio lungo articolo, vi sarete ricreduti. Perche’ la verita’ e’ che siamo tutte diverse e a non tutte piacciono le stesse cose. Quello che magari ha funzionato con la vostra ultima conquista, potrebbe non andar bene alla prossima; ogni leccata e’ un’opera d’arte, unica e irripetibile. E adesso, dopo la teoria, avanti con la pratica!

martedì 21 ottobre 2014

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Censura contro la stupidita'

Non esiste alcuna censura contro la stupidita'?
E' un mondo malato quello in cui viviamo, e non sara’ proteggendo i nostri figli dalle cosiddette "immagini esplicite" che li aiuteremo a crescere equilibrati. L'unica cosa che dovremmo fare, invece, e' tenere lontana da loro l'unica cosa veramente dannosa: la VIOLENZA.

Quella si’; la violenza che molte volte fa parte dei loro giochi quando recitano a fare la guerra, quando usano giocattoli che riproducono di armi, oppure quando smanettano in videogiochi dove si vince “uccidendo tutti”. O anche quella violenza che solitamente vedono esibita da gente arrabbiata nei programmi televisivi, dove si dicono di tutto e di piu'.

Ecco qual e' l'unica cosa che crea, nei bambini, un cortocircuito: la violenza. Non certo qualcosa di cosi' naturale, innocuo, come la sessualita'; non certo le persone che fanno sesso; non certo una pornostar che si fa fottere o il culo di chi non ha problemi a mostrarsi nuda.

Non so dove abbiano studiato pedagogia questi preti spretati, le beghine, i perbenisti e gli ipocriti di questo mondo, ma la loro "laurea in insegnamento di vita" non vale una mazza, credetemi! Sono loro, infatti, i maggiori responsabili dello schifo quotidiano che ci circonda; mettono al mondo figli e li educano a diventare dei mostri, violenti, cinici, egoisti, assassini, frustrati e incapaci di far sesso. Futuri violentatori, omofobi, sessisti, razzisti. A loro immagine e somiglianza.

domenica 19 ottobre 2014

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Avvertenza sul contenuto

Considerato il clima di intolleranza e censura che aleggia anche in Google, spontaneamente ho deciso di settare il blog come "per adulti". Purtroppo e' una decisione che ho dovuto prendere, ben sapendo che ne avro' un riscontro negativo per quanto riguarda l'indicizzazione nei motori di ricerca.

Dopo aver visto alcuni blog, su questa piattaforma, bloccati in quanto ritenuti "pornografici", solo perche' contenevano post intitolati "Le piu' belle attrici di Hollywood" oppure a causa di qualche foto raffigurante piante grasse dove i cactus avevano una vaga forma fallica, ho deciso di attribuire a questo diario il suo reale significato; cioe' che non e' roba per bambini. Ne' per quelli piccoli, ne' per quelli diventati adulti, ma che (ahime’) sono rimasti bambini di cervello.

Sinceramente non so dove si stia andando e quale sia la direzione presa, in termini di liberta' d'espressione, da questa societa' orientata esclusivamente verso l'ostentazione del politicamente corretto, del buonismo ipocrita, e del moralismo piu' peloso. Pero', per non rischiare segnalazioni arbitrarie da parte di integralisti, intolleranti, sessisti, razzisti, e beghine dell'Esercito della Salvezza, ho provveduto a "mettermi in regola" da sola. Cosi' nessuno (spero) avra' piu' niente da ridire.

Sara' la schermata iniziale, dove si da' avvertenza sul contenuto, a tenere lontani i lettori? Non credo. Soprattutto se sono lettori di lunga data e affezionati. E magari, quell'avviso creera' un po' di "torbida curiosita' pruriginosa" nei nuovi. Vedremo come andra' a finire. Nel frattempo fatemi sapere (qui o in Facebook) se riscontrate problemi, se preferivate com'era prima o se, invece, a parte un click in piu' per approvare l'accesso, non vi crea ulteriore disturbo. Grazie.

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La censura e i nuovi schiavi

Anche in Google, dunque, stanno diventando bigotti, e lo stanno diventando come e piu' di quanto gia’ lo siano in Facebook. Non sono soltanto Zuckerberg e il suo staff, quindi, ad alterare arbitrariamente i canoni con i quali certi temi (immagini, argomenti, pensieri) vengono ammessi o censurati, ma sta diventando ormai un discorso generalizzato che coinvolge ogni multinazionale che abbia interessi nel Web.

Ci aspettano tempi tenebrosi, perche' quando c'e' un restringimento delle possibilita' di esprimersi, e tutto diventa censurabile a insindacabile giudizio dei censori, senza che esistano regole chiare su cosa e' ammesso e cosa no, cio' equivale anche a una regressione dal punto di vista sociale e culturale, e quindi ad un imbarbarimento generale.

Senza liberta' d'espressione, con la censura sempre piu’ incombente mascherata da "tutela dei minori", non esiste evoluzione del pensiero; non esiste cambiamento; non esiste affrancamento dai vecchi tabu' e dai pregiudizi. Senza la liberta' d'espressione l'essere umano resta bloccato, immobile, in uno status quo perenne, imprigionato in un loop mentale che non lo fa procedere oltre il punto in cui si e’ fermato.

C'e' da sorprendersi che alla testa di questo nuovo Medioevo ci siano proprio gli USA che, fino a non molti anni fa venivano portati ad esempio di liberta'? Gli stessi USA che con le guerre hanno esportato la democrazia cercando d’imporre uno stile di vita occidentale a certi popoli proprio rivendicando il fatto che quella gente non era libera? No, non c’e’ da sorprendersi, ma c’e’ da restarne profondamente amareggiati. Come sono mutati i tempi da quando Steve Jobs creo’ lo slogan “Think different”…

Ma anche noi abbiamo le nostre colpe. Siamo proprio noi, infatti, che lo abbiamo permesso e continuiamo a permetterlo: stando qui a utilizzare questi mezzi non facciamo altro che foraggiare quelli che, ormai, son diventati i nostri carcerieri. Ogni volta che ci scappa un click o digitiamo qualcosa, come anch'io sto facendo in questo istante, forniamo loro il nutrimento col quale diventano sempre piu’ forti.

Possiamo sperare di fuggire da questa prigione? Possiamo cambiare le nostre abitudini al punto di uscire da un sistema in cui veniamo costantemente controllati, censurati, instradati, condizionati a pensare (e a fare) quello che vogliono loro senza che ci sia lasciata la facolta’ di decidere? Fino a dove arriveremo prima di capire che siamo come topi in trappola?

Nel frattempo, pero’, mentre ci arrabbiamo, scriviamo post incazzati e li condividiamo sperando di essere ascoltati, recitando la parte di chi si ribella ma che sa di lottare contro i mulini a vento, i privilegiati se la godono, dato che a loro e' concessa ogni trasgressione; persino quella di ignorare le regole alle quali gli altri, i servi, si devono attenere.

Perche’ sono loro i carcerieri, sono loro che detengono le chiavi dei lucchetti coi quali, ogni giorno di piu’, incatenano l'umanita' entro i confini di quell’esistenza che essi stessi hanno progettato, perfetta e micidiale, affinche’ ai "nuovi schiavi" non sia piu’ lasciata alcuna possibilita’ di tornare liberi.

sabato 11 ottobre 2014

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Coming out

Vivere una condizione come la mia insegna molto; soprattutto a resistere alle discriminazioni. Come ogni cosa che non ci uccide, ci rende piu’ forti. Per questo motivo, sapere di rappresentare tutto quello per cui ci considerano indegni, oggetti di critica, se non addirittura disgustosi, al che al solo guardarci tutti si sentono ripuliti, almeno un po’, sia fuori che dentro, e' cio' che ogni persona dovrebbe provare sulla propria pelle. Perche' e’ solo cosi' che si capisce cosa sia la vera liberta'.

Una volta che tutti sanno chi sei, e quindi non senti piu’ di dover mentire, non hai piu’ neanche il dovere di mantenere coi tuoi comportamenti, spesso ipocriti, alcuna rendita di posizione acquisita.

Non devi piu' adeguarti agli altri per poterti sentir parte del loro clan. Non devi piu' fingere. Non devi piu' obbedire. Non devi piu’ temere ricatti o sputtanamenti.

Cosa c'e' di piu' ignobile, dunque, di una femminista dai gusti sessuali ambigui, atea, zingara, e che ha esercitato il mestiere da molti considerato il piu' ignobile del mondo? Non esiste niente che sia piu’ deplorevole. Tuttavia, maschilisti, perbenisti, bigotti, razzisti, sessuofobi, omofobi, integralisti di ogni genere, non possono niente contro di lei, perche' dentro di se' quella donna ha saputo costruirsi tutte le difese per respingere ogni attacco.

Solo una donna cosi' puo' guardare in faccia gli altri senza abbassare mai lo sguardo e senza il timore di essere ferita. Una donna cosi' e', come chi ha perso tutto, libera perche’ non ha piu’ nulla da perdere.

Scrivo questo perche’ oggi, undici ottobre, e’ la Giornata Internazionale del coming out (che non va confuso con l’outing), e che e’ quel processo che porta una persona a dire, piu’ o meno serenamente e dopo qualche travaglio interiore: “Si’, sono bisessuale, sono zingara, sono (o sono stata) prostituta. E non un problema”.

In un contesto culturale che descrive chi e’ “diverso” di volta in volta come rigetto divino, errore della natura, immorale, disgustoso, riusciamo ad usare finalmente le parole, le nostre parole, per creare uno spazio di Verita’ in grado di abbattere i recinti, le diffidenze, le discriminazioni e l’odio sociale, affinche’ l’ammissione di cio’ che si e’ contribuisca a creare quegli anticorpi necessari a non averne mai vergogna.

mercoledì 17 settembre 2014

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La vita

La vita non e' qualcosa che abbiamo "meritato". E' un caso. Una lotteria genetica che abbiamo vinto. Percio' se si ha la fortuna di essere nati, perche' uno specifico spermatozoo e' arrivato per primo a fecondare un determinato ovulo, una volta divenuti adulti dovremmo far qualcosa per meritare di essere al mondo. Non importa cosa, ma qualsiasi azione che non riguardi solo il proprio tornaconto e’ sicuramente una cosa giusta.

Forse non esiste uno scopo nel disegno dell'esistenza, ma non riesco ad accettare che tutto possa limitarsi soltanto alla possibilita' (per taluni il sogno) di far shopping nella via piu' modaiola del centro, o passare le vacanze nei posti piu’ esclusivi, o crescere i propri rampolli come principi ereditari, facendoli diventare tali e quali a noi.

La vita non e' l'azienda di famiglia tramandata per via dinastica, non e' uno scranno in parlamento utile solo per ricevere uno stipendio, non e' l'accumulare capitali nei paradisi fiscali godendo nel diventare sempre piu’ ricchi. Non e’ dunque il risultato delle furberie, piccole o grandi, di cui si puo’ essere capaci per salvare il nostro culo infischiandosene di tutto il resto.

Non e' vita quella di chi la spreca in facezie o di chi preferisce restare cieco per non essere disturbato dai tanti problemi che non lo coinvolgono. Quanta gente finge di non vedere per avere l'alibi di non poter agire, ma poi diventa iperattiva allorquando ci sono i soldi di mezzo? Quando puo' accaparrarne sempre di piu', arrivando finanche a fregare i piu' disperati, per non farsi mancare il superfluo.

Puo’ essere considerato "essere umano" chi non lascia dietro di se' altra traccia se non la propria meschinita', dimostrando di non essere degno di quella vita che ha ricevuto per puro caso? Per esserne davvero degni, del regalo che ci e’ stato fatto, occorre che resti almeno una testimonianza, anche piccola, del nostro passaggio. Qualcuno a questo punto obiettera’: “Restano i figli!”. Ma puo’ bastare?

Come puo’ bastare se a degli stronzi se ne sostituiscono altri piu’ giovani? Com’e’ che si evita di sprecare l’unica possibilita’ che ci e’ stata data se ci si limita soltanto a passare “il testimone”, senza aver fatto qualcosa di concreto che sia servita a migliorare le condizioni di chi, magari, ci e' completamente estraneo? Qualcuno col quale non abbiamo alcun legame, ma che ci renda consapevoli che non ci limitiamo solo a guardare, insensibili, le sue sofferenze, ma che siamo anche in grado di andare oltre il nostro egoismo.

mercoledì 27 agosto 2014

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Un vero maschio

Una particolarità di molti uomini, soprattutto latini, è quella di voler sapere se sono bravi a far sesso. Lo fanno usualmente, ma non basta: se per caso ci inizi una relazione, allora ti tartassano chiedendoti se, nel tuo passato, gli altri che hai avuto sono stati più bravi di loro...

Tutto si fa ancor più complicato se non sei una che ha vissuto l’intera vita in un paesetto di qualche migliaio di anime, ma hai girato il mondo e sei stata insieme a maschi (e femmine) di ogni nazionalità, prestanza fisica, livello culturale e sociale. E allora non sai mai cosa rispondere; se sei sincera rischi di ferirli perché per loro è importantissimo stare sul podio e occupare il primo posto - oltretutto, gli italiani sono anche molto "patriottici" da questo punto di vista -; se invece non dici la verità ti senti un po’ meschina, ma almeno eviti le discussioni infinite e i malumori che, nel rapporto, a causa di ciò, potrebbero persino portare a una rottura.

Quindi menti, spudoratamente. Lo fai perché sei pragmatica e sai che in fondo è a fin di bene: rafforzi la loro autostima e assumi quel ruolo, per loro indispensabile, che hanno sempre riservato alle mamme, le uniche che, fin da piccoli, li hanno abituati a stare su quel podio. Ma quando non hai più alcuna relazione e puoi finalmente dire la verità, allora te ne freghi se qualcuno si offenderà e ti accuserà di generalizzare.

Ebbene, lasciatemelo dire fuori dai denti: gli uomini in grado di soddisfare davvero una donna sono rari, quindi non sperate di rientrare tutti in quella categoria. E se, poi, da italiani, credete che basti il luogo comune del latin lover a far di voi degli splendidi esemplari da letto, le probabilità che vi rientriate sono addirittura minori, perché l'ottusità non gioca certo a vostro favore. Gli italiani, lo si sappia, fra tutti, nel sesso non sono certamente i migliori.

Magari vi è stato detto che siete bravi, bravissimi, insuperabili, e magari pensate anche che chi ve l’ha detto abbia rassicurato solo voi. Scordatevelo! Noi donne, per i motivi che ho appena esposto, mentiamo. Per molte di noi, infatti, è mille volte più importante avere una vita di coppia solida e tranquilla, senza troppe discussioni, piuttosto che uno splendido orgasmo. Il nostro genere è caratterizzato, molto più del vostro, dal pragmatismo.

E poi, se proprio non vogliamo rinunciarci, sappiamo che l’orgasmo ce lo può anche donare qualcun altro; non è difficile per una donna trovare l'occasione. Magari con un uomo verso il quale non proviamo alcun sentimento di tenerezza, né spirito materno, né senso di colpa qualora, parlandogli brutalmente in modo del tutto spudorato dei nostri desideri e di come lui potrebbe soddisfarli, dovessimo ferirlo. Qualcuno al quale non interessi salire sul podio, ma che sia già contento, semplicemente, per averci fatto godere. Un vero maschio.

lunedì 4 agosto 2014

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Le passioni della nuova Eva

Ho sempre avuto due passioni: il denaro e il sesso. Talvolta in quest’ordine, talvolta in ordine inverso, oppure senza un vero e proprio ordine. Continuamente, entrambi hanno condizionato la mia vita, concedendomi poche possibilità di cambiare e ancor oggi, lo devo ammettere, non ho mai smesso di amare il denaro, e il sesso che me lo faceva guadagnare.

Mi capita spesso di avere questi pensieri; mi vengono, di solito mentre mi guardo allo specchio, prima di uscire da casa, e ogni volta penso alle stesse cose. Tanto che la mia immagine riflessa credo si sia ormai annoiata di me, e di quest’aria da stronza che ho sempre avuto.

Comunque, sebbene non sia più giovanissima, sono ancora bella o quantomeno, obiettivamente molto carina e un tempo facevo la puttana. Sì, proprio la puttana, quella che la dava per soldi; quella che rendeva felici gli uomini che, se non avessero pagato, donne come me avrebbero potuto solo sognarle. Le escort. Oggi le definiscono così per distinguerle dalle prostitute di strada. Un bel termine anglosassone che sostituisce il genuino e più volgare “zoccole”. Anche se quando mi chiamavano zoccola non mi dispiaceva per niente. Anzi, era addirittura eccitante. Le escort: quelle che per un’ora in loro compagnia pretendono di essere pagate talmente tanto da non essere considerate nemmeno più delle puttane, ma professioniste esclusive e richieste.

Anch’io ero costosa. A volte ci penso e so che dovrei vergognarmi, ma non riesco a sentirmi in colpa per i soldi che ho spillato a quei poveretti che avevano il vizio della figa facile. Ce n’erano alcuni talmente assidui che, per loro, avrei potuto inventarmi persino una tessera a punti. Alla fine di ogni anno avrebbero potuto almeno ritirare un premio fedeltà; che so, un televisore, una batteria di pentole per la moglie tradita, o un set di valige per andare in vacanza con tutta la famigliola. Sì, avrei dovuto davvero pensare a qualcosa del genere, così da tranquillizzare un po’ la mia coscienza.

Come sono arrivata a fare quel passo me lo ricordo bene come se fosse ieri, e devo confessare che non è stato per niente difficile. Certe cose vengono naturali per chi è predisposta. E’ vero che ci sono quelle che il mestiere lo affrontano male: credono che darla via per soldi sia immorale, sporco, si sentono donnacce, ma nel mio caso non ci sono mai stati problemi: mi è sempre piaciuto darla sol’anche per godere, e quando oltre all’orgasmo mi sono ritrovata in mano un bel po’ di soldi, ho capito immediatamente quale sarebbe stata la mia strada.

Non fingete di non capire: non sono stata la prima né sarò l’ultima ad averlo fatto, e sappiate che sono molte le ragazze che la pensano come me. Lo so perché me lo confessano nelle mail che m’inviano ogni giorno. Mi dicono che non avrebbero alcuna difficoltà a prostituirsi perché i soldi e il sesso sono anche per loro un mix irresistibile. Magari si tratta addirittura delle vostre figlie, o sorelle, che forse già lo fanno anche se, per tanti, è meglio fingere di non saperlo. Inizia tutto da lì, sapete? Darla via senza sentirne il peso morale, senza temere il pregiudizio, fregandosene bellamente di ciò che dice la gente, e con la coscienza tranquilla di non far del male a nessuno. Inoltre, “una volta lavata e asciugata, la pare neanche usata”.

Studentesse, casalinghe, coniugate, single; persino chi non ha oggettivi problemi economici non disdegna di arruolarsi a questo esercito nascosto di mercenarie del sesso. Ciascuna ha i propri motivi, le proprie ambizioni, i propri desideri da realizzare, le proprie paure da superare. E per tutte arriva quella prima volta che resterà per sempre impressa nel ricordo. Per me è stato con uno splendido uomo con la faccia da bastardo sulla quale erano incastonati due meravigliosi occhi verdi. Aveva un profumo che non dimenticherò mai. Molto più grande di me, era ricco, importante, potente, affascinante, intelligente, colto, simpatico, elegante, generoso. Mi ha conquistata in un istante, ed io l’ho voluto subito. Gliel’avrei data anche senza soldi, ma pagare - mi disse - era il suo modo per essere corretto, per non avere legami, per sentirsi sempre libero. Da lui ho imparato l’onestà del disimpegno e la leggerezza che si prova quando non si hanno né debiti né crediti di alcun genere, con nessuno. Il denaro ha, infatti, questo potere straordinario: pareggia i conti, annulla le pretese, e ristabilisce un equilibrio.

Quando mi sono svegliata, la mattina dopo, sul comodino c’era una busta piena zeppa di banconote e un biglietto di ringraziamento. Col mio corpo avevo ottenuto in una notte quello che non avrei ottenuto in anno di duro lavoro. Mi ero divertita, avevo goduto e, oltretutto, venivo anche ringraziata! E’ da allora che ho deciso che gli uomini mi avrebbero pagata, tutti, in un modo o nell’altro. Tanto avrebbero provato sempre a scoparmi e, se gliela avessi data subito, comunque avrebbero pensato che ero una troia. Allora tanto valeva farmi pagare, e molto. Mi avrebbero apprezzata di più, e quella scopata se la sarebbero ricordata per tutta la vita.

E’ in questo modo che scopri di essere diversa dalle altre, di non essere come quelle che s’illudono che per essere giuste si debba aver seguito alla perfezione le istruzioni indicate sulla scatola di montaggio “La donna perfetta”. Fedeli, monogame, che quando la danno è solo per amore; femmine degne di un sonetto dantesco. “Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare”.

Quelle che scrivono di ciccini e micini, che disegnano fiorellini e farfalline, che declamano poesie dal gusto stucchevole che copiano da libri e da autori che non hanno mai letto. Quelle che se ti capita di osservarle dopo che la vita le ha bastonate un po’, dopo che qualcuno le ha usate e le ha lasciate lì con la bocca o le cosce imbrattate di sperma, senza soldi e senza orgasmo, ti accorgi quanto la loro dolcezza ostentata abbia in realtà un retrogusto amaro, e le scopri represse, astiose, annoiate, ipocrite, invidiose. “Invidiose di che, di una che fa la puttana?” ti dicono inalberandosi indispettite se glielo fai notare, ma poi corrono davanti alla tv a guardare l’ultima puntata di "Sex and the City" - ché non se ne perdono una -, sognando situazioni troppo oltre le loro possibilità, ed eccitandosi con fantasie che mai riusciranno a realizzare.

lunedì 28 luglio 2014

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Certi uomini… certe donne

Avevo un cliente. Abitava a Monza e lo incontravo ogni settimana. Nonostante non fossi proprio a buon mercato, veniva con me perché sapeva che non prendevo appuntamenti tutti i giorni e forse, per questo, sbagliando, mi considerava un po' meno puttana delle altre.

Ogni volta, alla fine dell'incontro, cadeva in depressione. Si vergognava di sentirsi schiavo di quel "vizio". Diceva che non poteva farne a meno, che ci provava a resistere, ma immancabilmente alla fine cedeva. Anche se credo che, una volta soddisfatto il desiderio, si pentisse soprattutto per i soldi che aveva speso. In realtà, come la stragrande maggioranza dei clienti, voleva apparire generoso, ma dentro era tirchio.

E così, tutte le volte, mi dovevo sorbire i suoi sermoni su come avrebbe potuto spendere meglio quel denaro, su come avrebbe potuto aiutare i poveri, su come considerasse quei soldi "gettati via" perché avrebbe potuto destinarli a finalità migliori, più edificanti. Ma la cosa più fastidiosa era che, immancabilmente, cercava di convincermi a cambiar vita, quasi fossi io il motivo per cui lui cadeva in tentazione. Io dovevo cambiar vita. Lui no.

Inutile dire che tutto questo avveniva solo dopo aver trombato. Mai prima. Oltretutto sapevo che il suo "vizio" non era limitato solo a me; negli altri giorni della settimana "si faceva" anche qualche altra mia collega, alcune ragazze d'appartamento, e un numero imprecisato di prostitute per strada. Lo avevo soprannominato "il monaco di Monza".

Ce n’era poi un altro che, quando doveva pagarmi, cercava sempre d’impietosirmi: mi raccontava storie penosissime, di guadagnare poco, di avere i bimbi piccoli, di non poter offrire loro le vacanze al mare. Poveretto! Però, nonostante tutto, non avrebbe mai rinunciato a consumarsi mensilmente metà dello stipendio con le prostitute.

Un altro ancora, invece, tutte le volte che era con me, rassicurava la moglie con le menzogne; le comunicava per telefono i suoi falsi spostamenti, le finte cene con i colleghi, i viaggi d'affari inesistenti, accompagnando il tutto con ipocriti complimenti: “Amore, tesoro, dolcezza mia”. Finché un giorno, tornando a casa prima del previsto, l’ha trovata a scopare con l’istruttore di palestra: un marcantonio di un metro e novanta, con abbondanti centimetri in meno di pancia, e qualche centimetro in più dislocato laddove i centimetri, per certe cose, servono davvero.

Sono tanti quelli che ho incontrato. Tutti diversi, ma a pensarci bene anche molto simili. Certi uomini; irreprensibili, ma solo di facciata, che sono certa ancor oggi mai confesserebbero di aver pagato per il sesso o tradito la compagna. Uomini che, però, fuori da quel letto dove tante come me li hanno incontrati, sarebbero pronti a trasformarsi in giudici spietati, per appiccicare a quelle donne, certe donne, etichette crudeli per farle vergognare di ciò che hanno fatto, e si convincano di essere sporche. Indegne.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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