«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

martedì 21 ottobre 2014

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Censura contro la stupidita'

Non esiste alcuna censura contro la stupidita'?
E' un mondo malato quello in cui viviamo, e non sara’ proteggendo i nostri figli dalle cosiddette "immagini esplicite" che li aiuteremo a crescere equilibrati. L'unica cosa che dovremmo fare, invece, e' tenere lontana da loro l'unica cosa veramente dannosa: la VIOLENZA.

Quella si’; la violenza che molte volte fa parte dei loro giochi quando recitano a fare la guerra, quando usano giocattoli che riproducono di armi, oppure quando smanettano in videogiochi dove si vince “uccidendo tutti”. O anche quella violenza che solitamente vedono esibita da gente arrabbiata nei programmi televisivi, dove si dicono di tutto e di piu'.

Ecco qual e' l'unica cosa che crea, nei bambini, un cortocircuito: la violenza. Non certo qualcosa di cosi' naturale, innocuo, come la sessualita'; non certo le persone che fanno sesso; non certo una pornostar che si fa fottere o il culo di chi non ha problemi a mostrarsi nuda.

Non so dove abbiano studiato pedagogia questi preti spretati, le beghine, i perbenisti e gli ipocriti di questo mondo, ma la loro "laurea in insegnamento di vita" non vale una mazza, credetemi! Sono loro, infatti, i maggiori responsabili dello schifo quotidiano che ci circonda; mettono al mondo figli e li educano a diventare dei mostri, violenti, cinici, egoisti, assassini, frustrati e incapaci di far sesso. Futuri violentatori, omofobi, sessisti, razzisti. A loro immagine e somiglianza.

domenica 19 ottobre 2014

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Avvertenza sul contenuto

Considerato il clima di intolleranza e censura che aleggia anche in Google, spontaneamente ho deciso di settare il blog come "per adulti". Purtroppo e' una decisione che ho dovuto prendere, ben sapendo che ne avro' un riscontro negativo per quanto riguarda l'indicizzazione nei motori di ricerca.

Dopo aver visto alcuni blog, su questa piattaforma, bloccati in quanto ritenuti "pornografici", solo perche' contenevano post intitolati "Le piu' belle attrici di Hollywood" oppure a causa di qualche foto raffigurante piante grasse dove i cactus avevano una vaga forma fallica, ho deciso di attribuire a questo diario il suo reale significato; cioe' che non e' roba per bambini. Ne' per quelli piccoli, ne' per quelli diventati adulti, ma che (ahime’) sono rimasti bambini di cervello.

Sinceramente non so dove si stia andando e quale sia la direzione presa, in termini di liberta' d'espressione, da questa societa' orientata esclusivamente verso l'ostentazione del politicamente corretto, del buonismo ipocrita, e del moralismo piu' peloso. Pero', per non rischiare segnalazioni arbitrarie da parte di integralisti, intolleranti, sessisti, razzisti, e beghine dell'Esercito della Salvezza, ho provveduto a "mettermi in regola" da sola. Cosi' nessuno (spero) avra' piu' niente da ridire.

Sara' la schermata iniziale, dove si da' avvertenza sul contenuto, a tenere lontani i lettori? Non credo. Soprattutto se sono lettori di lunga data e affezionati. E magari, quell'avviso creera' un po' di "torbida curiosita' pruriginosa" nei nuovi. Vedremo come andra' a finire. Nel frattempo fatemi sapere (qui o in Facebook) se riscontrate problemi, se preferivate com'era prima o se, invece, a parte un click in piu' per approvare l'accesso, non vi crea ulteriore disturbo. Grazie.

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La censura e i nuovi schiavi

Anche in Google, dunque, stanno diventando bigotti, e lo stanno diventando come e piu' di quanto gia’ lo siano in Facebook. Non sono soltanto Zuckerberg e il suo staff, quindi, ad alterare arbitrariamente i canoni con i quali certi temi (immagini, argomenti, pensieri) vengono ammessi o censurati, ma sta diventando ormai un discorso generalizzato che coinvolge ogni multinazionale che abbia interessi nel Web.

Ci aspettano tempi tenebrosi, perche' quando c'e' un restringimento delle possibilita' di esprimersi, e tutto diventa censurabile a insindacabile giudizio dei censori, senza che esistano regole chiare su cosa e' ammesso e cosa no, cio' equivale anche a una regressione dal punto di vista sociale e culturale, e quindi ad un imbarbarimento generale.

Senza liberta' d'espressione, con la censura sempre piu’ incombente mascherata da "tutela dei minori", non esiste evoluzione del pensiero; non esiste cambiamento; non esiste affrancamento dai vecchi tabu' e dai pregiudizi. Senza la liberta' d'espressione l'essere umano resta bloccato, immobile, in uno status quo perenne, imprigionato in un loop mentale che non lo fa procedere oltre il punto in cui si e’ fermato.

C'e' da sorprendersi che alla testa di questo nuovo Medioevo ci siano proprio gli USA che, fino a non molti anni fa venivano portati ad esempio di liberta'? Gli stessi USA che con le guerre hanno esportato la democrazia cercando d’imporre uno stile di vita occidentale a certi popoli proprio rivendicando il fatto che quella gente non era libera? No, non c’e’ da sorprendersi, ma c’e’ da restarne profondamente amareggiati. Come sono mutati i tempi da quando Steve Jobs creo’ lo slogan “Think different”…

Ma anche noi abbiamo le nostre colpe. Siamo proprio noi, infatti, che lo abbiamo permesso e continuiamo a permetterlo: stando qui a utilizzare questi mezzi non facciamo altro che foraggiare quelli che, ormai, son diventati i nostri carcerieri. Ogni volta che ci scappa un click o digitiamo qualcosa, come anch'io sto facendo in questo istante, forniamo loro il nutrimento col quale diventano sempre piu’ forti.

Possiamo sperare di fuggire da questa prigione? Possiamo cambiare le nostre abitudini al punto di uscire da un sistema in cui veniamo costantemente controllati, censurati, instradati, condizionati a pensare (e a fare) quello che vogliono loro senza che ci sia lasciata la facolta’ di decidere? Fino a dove arriveremo prima di capire che siamo come topi in trappola?

Nel frattempo, pero’, mentre ci arrabbiamo, scriviamo post incazzati e li condividiamo sperando di essere ascoltati, recitando la parte di chi si ribella ma che sa di lottare contro i mulini a vento, i privilegiati se la godono, dato che a loro e' concessa ogni trasgressione; persino quella di ignorare le regole alle quali gli altri, i servi, si devono attenere.

Perche’ sono loro i carcerieri, sono loro che detengono le chiavi dei lucchetti coi quali, ogni giorno di piu’, incatenano l'umanita' entro i confini di quell’esistenza che essi stessi hanno progettato, perfetta e micidiale, affinche’ ai "nuovi schiavi" non sia piu’ lasciata alcuna possibilita’ di tornare liberi.

sabato 11 ottobre 2014

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Coming out

Vivere una condizione come la mia insegna molto; soprattutto a resistere alle discriminazioni. Come ogni cosa che non ci uccide, ci rende piu’ forti. Per questo motivo, sapere di rappresentare tutto quello per cui ci considerano indegni, oggetti di critica, se non addirittura disgustosi, al che al solo guardarci tutti si sentono ripuliti, almeno un po’, sia fuori che dentro, e' cio' che ogni persona dovrebbe provare sulla propria pelle. Perche' e’ solo cosi' che si capisce cosa sia la vera liberta'.

Una volta che tutti sanno chi sei, e quindi non senti piu’ di dover mentire, non hai piu’ neanche il dovere di mantenere coi tuoi comportamenti, spesso ipocriti, alcuna rendita di posizione acquisita.

Non devi piu' adeguarti agli altri per poterti sentir parte del loro clan. Non devi piu' fingere. Non devi piu' obbedire. Non devi piu’ temere ricatti o sputtanamenti.

Cosa c'e' di piu' ignobile, dunque, di una femminista dai gusti sessuali ambigui, atea, zingara, e che ha esercitato il mestiere da molti considerato il piu' ignobile del mondo? Non esiste niente che sia piu’ deplorevole. Tuttavia, maschilisti, perbenisti, bigotti, razzisti, sessuofobi, omofobi, integralisti di ogni genere, non possono niente contro di lei, perche' dentro di se' quella donna ha saputo costruirsi tutte le difese per respingere ogni attacco.

Solo una donna cosi' puo' guardare in faccia gli altri senza abbassare mai lo sguardo e senza il timore di essere ferita. Una donna cosi' e', come chi ha perso tutto, libera perche’ non ha piu’ nulla da perdere.

Scrivo questo perche’ oggi, undici ottobre, e’ la Giornata Internazionale del coming out (che non va confuso con l’outing), e che e’ quel processo che porta una persona a dire, piu’ o meno serenamente e dopo qualche travaglio interiore: “Si’, sono bisessuale, sono zingara, sono (o sono stata) prostituta. E non un problema”.

In un contesto culturale che descrive chi e’ “diverso” di volta in volta come rigetto divino, errore della natura, immorale, disgustoso, riusciamo ad usare finalmente le parole, le nostre parole, per creare uno spazio di Verita’ in grado di abbattere i recinti, le diffidenze, le discriminazioni e l’odio sociale, affinche’ l’ammissione di cio’ che si e’ contribuisca a creare quegli anticorpi necessari a non averne mai vergogna.

mercoledì 17 settembre 2014

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La vita

La vita non e' qualcosa che abbiamo "meritato". E' un caso. Una lotteria genetica che abbiamo vinto. Percio' se si ha la fortuna di essere nati, perche' uno specifico spermatozoo e' arrivato per primo a fecondare un determinato ovulo, una volta divenuti adulti dovremmo far qualcosa per meritare di essere al mondo. Non importa cosa, ma qualsiasi azione che non riguardi solo il proprio tornaconto e’ sicuramente una cosa giusta.

Forse non esiste uno scopo nel disegno dell'esistenza, ma non riesco ad accettare che tutto possa limitarsi soltanto alla possibilita' (per taluni il sogno) di far shopping nella via piu' modaiola del centro, o passare le vacanze nei posti piu’ esclusivi, o crescere i propri rampolli come principi ereditari, facendoli diventare tali e quali a noi.

La vita non e' l'azienda di famiglia tramandata per via dinastica, non e' uno scranno in parlamento utile solo per ricevere uno stipendio, non e' l'accumulare capitali nei paradisi fiscali godendo nel diventare sempre piu’ ricchi. Non e’ dunque il risultato delle furberie, piccole o grandi, di cui si puo’ essere capaci per salvare il nostro culo infischiandosene di tutto il resto.

Non e' vita quella di chi la spreca in facezie o di chi preferisce restare cieco per non essere disturbato dai tanti problemi che non lo coinvolgono. Quanta gente finge di non vedere per avere l'alibi di non poter agire, ma poi diventa iperattiva allorquando ci sono i soldi di mezzo? Quando puo' accaparrarne sempre di piu', arrivando finanche a fregare i piu' disperati, per non farsi mancare il superfluo.

Puo’ essere considerato "essere umano" chi non lascia dietro di se' altra traccia se non la propria meschinita', dimostrando di non essere degno di quella vita che ha ricevuto per puro caso? Per esserne davvero degni, del regalo che ci e’ stato fatto, occorre che resti almeno una testimonianza, anche piccola, del nostro passaggio. Qualcuno a questo punto obiettera’: “Restano i figli!”. Ma puo’ bastare?

Come puo’ bastare se a degli stronzi se ne sostituiscono altri piu’ giovani? Com’e’ che si evita di sprecare l’unica possibilita’ che ci e’ stata data se ci si limita soltanto a passare “il testimone”, senza aver fatto qualcosa di concreto che sia servita a migliorare le condizioni di chi, magari, ci e' completamente estraneo? Qualcuno col quale non abbiamo alcun legame, ma che ci renda consapevoli che non ci limitiamo solo a guardare, insensibili, le sue sofferenze, ma che siamo anche in grado di andare oltre il nostro egoismo.

mercoledì 27 agosto 2014

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Un vero maschio

Una particolarità di molti uomini, soprattutto latini, è quella di voler sapere se sono bravi a far sesso. Lo fanno usualmente, ma non basta: se per caso ci inizi una relazione, allora ti tartassano chiedendoti se, nel tuo passato, gli altri che hai avuto sono stati più bravi di loro...

Tutto si fa ancor più complicato se non sei una che ha vissuto l’intera vita in un paesetto di qualche migliaio di anime, ma hai girato il mondo e sei stata insieme a maschi (e femmine) di ogni nazionalità, prestanza fisica, livello culturale e sociale. E allora non sai mai cosa rispondere; se sei sincera rischi di ferirli perché per loro è importantissimo stare sul podio e occupare il primo posto - oltretutto, gli italiani sono anche molto "patriottici" da questo punto di vista -; se invece non dici la verità ti senti un po’ meschina, ma almeno eviti le discussioni infinite e i malumori che, nel rapporto, a causa di ciò, potrebbero persino portare a una rottura.

Quindi menti, spudoratamente. Lo fai perché sei pragmatica e sai che in fondo è a fin di bene: rafforzi la loro autostima e assumi quel ruolo, per loro indispensabile, che hanno sempre riservato alle mamme, le uniche che, fin da piccoli, li hanno abituati a stare su quel podio. Ma quando non hai più alcuna relazione e puoi finalmente dire la verità, allora te ne freghi se qualcuno si offenderà e ti accuserà di generalizzare.

Ebbene, lasciatemelo dire fuori dai denti: gli uomini in grado di soddisfare davvero una donna sono rari, quindi non sperate di rientrare tutti in quella categoria. E se, poi, da italiani, credete che basti il luogo comune del latin lover a far di voi degli splendidi esemplari da letto, le probabilità che vi rientriate sono addirittura minori, perché l'ottusità non gioca certo a vostro favore. Gli italiani, lo si sappia, fra tutti, nel sesso non sono certamente i migliori.

Magari vi è stato detto che siete bravi, bravissimi, insuperabili, e magari pensate anche che chi ve l’ha detto abbia rassicurato solo voi. Scordatevelo! Noi donne, per i motivi che ho appena esposto, mentiamo. Per molte di noi, infatti, è mille volte più importante avere una vita di coppia solida e tranquilla, senza troppe discussioni, piuttosto che uno splendido orgasmo. Il nostro genere è caratterizzato, molto più del vostro, dal pragmatismo.

E poi, se proprio non vogliamo rinunciarci, sappiamo che l’orgasmo ce lo può anche donare qualcun altro; non è difficile per una donna trovare l'occasione. Magari con un uomo verso il quale non proviamo alcun sentimento di tenerezza, né spirito materno, né senso di colpa qualora, parlandogli brutalmente in modo del tutto spudorato dei nostri desideri e di come lui potrebbe soddisfarli, dovessimo ferirlo. Qualcuno al quale non interessi salire sul podio, ma che sia già contento, semplicemente, per averci fatto godere. Un vero maschio.

lunedì 4 agosto 2014

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Le passioni della nuova Eva

Ho sempre avuto due passioni: il denaro e il sesso. Talvolta in quest’ordine, talvolta in ordine inverso, oppure senza un vero e proprio ordine. Continuamente, entrambi hanno condizionato la mia vita, concedendomi poche possibilità di cambiare e ancor oggi, lo devo ammettere, non ho mai smesso di amare il denaro, e il sesso che me lo faceva guadagnare.

Mi capita spesso di avere questi pensieri; mi vengono, di solito mentre mi guardo allo specchio, prima di uscire da casa, e ogni volta penso alle stesse cose. Tanto che la mia immagine riflessa credo si sia ormai annoiata di me, e di quest’aria da stronza che ho sempre avuto.

Comunque, sebbene non sia più giovanissima, sono ancora bella o quantomeno, obiettivamente molto carina e un tempo facevo la puttana. Sì, proprio la puttana, quella che la dava per soldi; quella che rendeva felici gli uomini che, se non avessero pagato, donne come me avrebbero potuto solo sognarle. Le escort. Oggi le definiscono così per distinguerle dalle prostitute di strada. Un bel termine anglosassone che sostituisce il genuino e più volgare “zoccole”. Anche se quando mi chiamavano zoccola non mi dispiaceva per niente. Anzi, era addirittura eccitante. Le escort: quelle che per un’ora in loro compagnia pretendono di essere pagate talmente tanto da non essere considerate nemmeno più delle puttane, ma professioniste esclusive e richieste.

Anch’io ero costosa. A volte ci penso e so che dovrei vergognarmi, ma non riesco a sentirmi in colpa per i soldi che ho spillato a quei poveretti che avevano il vizio della figa facile. Ce n’erano alcuni talmente assidui che, per loro, avrei potuto inventarmi persino una tessera a punti. Alla fine di ogni anno avrebbero potuto almeno ritirare un premio fedeltà; che so, un televisore, una batteria di pentole per la moglie tradita, o un set di valige per andare in vacanza con tutta la famigliola. Sì, avrei dovuto davvero pensare a qualcosa del genere, così da tranquillizzare un po’ la mia coscienza.

Come sono arrivata a fare quel passo me lo ricordo bene come se fosse ieri, e devo confessare che non è stato per niente difficile. Certe cose vengono naturali per chi è predisposta. E’ vero che ci sono quelle che il mestiere lo affrontano male: credono che darla via per soldi sia immorale, sporco, si sentono donnacce, ma nel mio caso non ci sono mai stati problemi: mi è sempre piaciuto darla sol’anche per godere, e quando oltre all’orgasmo mi sono ritrovata in mano un bel po’ di soldi, ho capito immediatamente quale sarebbe stata la mia strada.

Non fingete di non capire: non sono stata la prima né sarò l’ultima ad averlo fatto, e sappiate che sono molte le ragazze che la pensano come me. Lo so perché me lo confessano nelle mail che m’inviano ogni giorno. Mi dicono che non avrebbero alcuna difficoltà a prostituirsi perché i soldi e il sesso sono anche per loro un mix irresistibile. Magari si tratta addirittura delle vostre figlie, o sorelle, che forse già lo fanno anche se, per tanti, è meglio fingere di non saperlo. Inizia tutto da lì, sapete? Darla via senza sentirne il peso morale, senza temere il pregiudizio, fregandosene bellamente di ciò che dice la gente, e con la coscienza tranquilla di non far del male a nessuno. Inoltre, “una volta lavata e asciugata, la pare neanche usata”.

Studentesse, casalinghe, coniugate, single; persino chi non ha oggettivi problemi economici non disdegna di arruolarsi a questo esercito nascosto di mercenarie del sesso. Ciascuna ha i propri motivi, le proprie ambizioni, i propri desideri da realizzare, le proprie paure da superare. E per tutte arriva quella prima volta che resterà per sempre impressa nel ricordo. Per me è stato con uno splendido uomo con la faccia da bastardo sulla quale erano incastonati due meravigliosi occhi verdi. Aveva un profumo che non dimenticherò mai. Molto più grande di me, era ricco, importante, potente, affascinante, intelligente, colto, simpatico, elegante, generoso. Mi ha conquistata in un istante, ed io l’ho voluto subito. Gliel’avrei data anche senza soldi, ma pagare - mi disse - era il suo modo per essere corretto, per non avere legami, per sentirsi sempre libero. Da lui ho imparato l’onestà del disimpegno e la leggerezza che si prova quando non si hanno né debiti né crediti di alcun genere, con nessuno. Il denaro ha, infatti, questo potere straordinario: pareggia i conti, annulla le pretese, e ristabilisce un equilibrio.

Quando mi sono svegliata, la mattina dopo, sul comodino c’era una busta piena zeppa di banconote e un biglietto di ringraziamento. Col mio corpo avevo ottenuto in una notte quello che non avrei ottenuto in anno di duro lavoro. Mi ero divertita, avevo goduto e, oltretutto, venivo anche ringraziata! E’ da allora che ho deciso che gli uomini mi avrebbero pagata, tutti, in un modo o nell’altro. Tanto avrebbero provato sempre a scoparmi e, se gliela avessi data subito, comunque avrebbero pensato che ero una troia. Allora tanto valeva farmi pagare, e molto. Mi avrebbero apprezzata di più, e quella scopata se la sarebbero ricordata per tutta la vita.

E’ in questo modo che scopri di essere diversa dalle altre, di non essere come quelle che s’illudono che per essere giuste si debba aver seguito alla perfezione le istruzioni indicate sulla scatola di montaggio “La donna perfetta”. Fedeli, monogame, che quando la danno è solo per amore; femmine degne di un sonetto dantesco. “Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare”.

Quelle che scrivono di ciccini e micini, che disegnano fiorellini e farfalline, che declamano poesie dal gusto stucchevole che copiano da libri e da autori che non hanno mai letto. Quelle che se ti capita di osservarle dopo che la vita le ha bastonate un po’, dopo che qualcuno le ha usate e le ha lasciate lì con la bocca o le cosce imbrattate di sperma, senza soldi e senza orgasmo, ti accorgi quanto la loro dolcezza ostentata abbia in realtà un retrogusto amaro, e le scopri represse, astiose, annoiate, ipocrite, invidiose. “Invidiose di che, di una che fa la puttana?” ti dicono inalberandosi indispettite se glielo fai notare, ma poi corrono davanti alla tv a guardare l’ultima puntata di "Sex and the City" - ché non se ne perdono una -, sognando situazioni troppo oltre le loro possibilità, ed eccitandosi con fantasie che mai riusciranno a realizzare.

lunedì 28 luglio 2014

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Certi uomini… certe donne

Avevo un cliente. Abitava a Monza e lo incontravo ogni settimana. Nonostante non fossi proprio a buon mercato, veniva con me perché sapeva che non prendevo appuntamenti tutti i giorni e forse, per questo, sbagliando, mi considerava un po' meno puttana delle altre.

Ogni volta, alla fine dell'incontro, cadeva in depressione. Si vergognava di sentirsi schiavo di quel "vizio". Diceva che non poteva farne a meno, che ci provava a resistere, ma immancabilmente alla fine cedeva. Anche se credo che, una volta soddisfatto il desiderio, si pentisse soprattutto per i soldi che aveva speso. In realtà, come la stragrande maggioranza dei clienti, voleva apparire generoso, ma dentro era tirchio.

E così, tutte le volte, mi dovevo sorbire i suoi sermoni su come avrebbe potuto spendere meglio quel denaro, su come avrebbe potuto aiutare i poveri, su come considerasse quei soldi "gettati via" perché avrebbe potuto destinarli a finalità migliori, più edificanti. Ma la cosa più fastidiosa era che, immancabilmente, cercava di convincermi a cambiar vita, quasi fossi io il motivo per cui lui cadeva in tentazione. Io dovevo cambiar vita. Lui no.

Inutile dire che tutto questo avveniva solo dopo aver trombato. Mai prima. Oltretutto sapevo che il suo "vizio" non era limitato solo a me; negli altri giorni della settimana "si faceva" anche qualche altra mia collega, alcune ragazze d'appartamento, e un numero imprecisato di prostitute per strada. Lo avevo soprannominato "il monaco di Monza".

Ce n’era poi un altro che, quando doveva pagarmi, cercava sempre d’impietosirmi: mi raccontava storie penosissime, di guadagnare poco, di avere i bimbi piccoli, di non poter offrire loro le vacanze al mare. Poveretto! Però, nonostante tutto, non avrebbe mai rinunciato a consumarsi mensilmente metà dello stipendio con le prostitute.

Un altro ancora, invece, tutte le volte che era con me, rassicurava la moglie con le menzogne; le comunicava per telefono i suoi falsi spostamenti, le finte cene con i colleghi, i viaggi d'affari inesistenti, accompagnando il tutto con ipocriti complimenti: “Amore, tesoro, dolcezza mia”. Finché un giorno, tornando a casa prima del previsto, l’ha trovata a scopare con l’istruttore di palestra: un marcantonio di un metro e novanta, con abbondanti centimetri in meno di pancia, e qualche centimetro in più dislocato laddove i centimetri, per certe cose, servono davvero.

Sono tanti quelli che ho incontrato. Tutti diversi, ma a pensarci bene anche molto simili. Certi uomini; irreprensibili, ma solo di facciata, che sono certa ancor oggi mai confesserebbero di aver pagato per il sesso o tradito la compagna. Uomini che, però, fuori da quel letto dove tante come me li hanno incontrati, sarebbero pronti a trasformarsi in giudici spietati, per appiccicare a quelle donne, certe donne, etichette crudeli per farle vergognare di ciò che hanno fatto, e si convincano di essere sporche. Indegne.

mercoledì 23 luglio 2014

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L'amore

E' strano, ma è soprattutto quando sono lontana da casa, da sola, in una situazione che invoglierebbe alla trasgressione, alla libertà, e alla ricerca dell'avventura pura e semplice che, invece, penso all’amore. Penso a quell’alchimia che ci lega un'altra persona, fino a farla diventare la più importante nella nostra vita, e se esista un segreto per arrivare a incontrare l'anima gemella; qualcuno che si accorga di noi non per ciò che mostriamo esteriormente (perché quello, si sa, è il modo più semplice per farsi una bella scopata e nient'altro), ma che riesca a guardarci dentro in quel certo modo. Sì, proprio in quel modo lì… quello che ogni mattina, per il resto della vita, ci porterà a dire: “Sei tu”.

Sono stata amata, tanto, è vero e non posso negarlo, ma era amore o semplice desiderio? Amore o volontà di possesso? Amore o ossessione? Anche se le ho cercate a lungo, di sguardo in sguardo, di letto in letto, non ho mai trovato risposte a queste domande, però c’è una cosa che posso affermare con certezza: le modalità non sono mai state quelle che la mia anima richiedeva. Non era in quel modo che volevo essere amata, e così, negli anni, l'amore l’ho idealizzato, sognato, cercato, voluto più volte... ma alla fine l’ho solo rovinato.

Ché, poi, parlare d’amore con me non è mica facile. So di essere viziata, esigente, pertanto non riuscirei ad accontentarmi di qualcosa che non fosse almeno superlativo, ma più di tutto non sopporto le banalità, i luoghi comuni, le cose che tutti dicono e che infinite volte ho ascoltato. Perciò sono molti quelli che si sono dovuti arrendere per non aver fatto breccia nel mio cuore, tanto che per lunghi periodi ho preferito la solitudine al pensiero di legarmi a qualcuno che avrei guardato come un estraneo.

Che cosa significa questo? Significa che dentro di me c’è qualcosa che ha sempre saputo cosa voleva, che ha sempre intuito cosa fosse giusto chiedere e per cosa fosse giusto vivere. E poi, non lo nego, ci sono state tutte le soluzioni intermedie; quelle di cui a volte mi sono accontentata, quelle che a un certo punto hanno illuso il mio cuore di aver trovato ciò che cercavo. Qualcosa in grado di non farmi sentire sbagliata, feroce, insensibile e incapace di portare avanti una vita di coppia normale. Tutti scendono a compromessi, e l’ho fatto anch’io.

Tuttavia, innamorarsi, è come buttarsi da uno strapiombo con un elastico attaccato ai piedi: il cuore in gola, paura, brividi dappertutto, sensazioni... l’unica differenza la si vede alla fine della corsa. Dopo il tuffo violento nelle emozioni deve arrivare una mano che ti prende, e uno sguardo che solo tu riesci a decifrare, perché qualsiasi cosa dica sai che ha la risposta giusta. Altrimenti accade che quella mano che ti prende ti stringa, ti stringa, ti stringa... e ti soffochi, fin quando smetti di respirare.

Oggi mi chiedo se lo abbia davvero desiderato, l’amore, se ne abbia mai sentito il vero bisogno, se quel cercarlo non fosse invece un voler colmare un mio vuoto, placare una mia voglia, alleviare una mia paura, o soddisfare la mia autostima. Ma, poi, rispondo: "No, in realtà a me basta solo crogiolarmi nel pensiero".

domenica 13 luglio 2014

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La festa

Non mi sono mai piaciute le feste tra ex compagni di scuola. Non ho mai sopportato quelle che riguardavano me, figuriamoci quelle degli altri. Pero’, non so per quale motivo, Klaudia riesce sempre a coinvolgermi nelle sue cose, costringendomi talvolta a fare anche cio’ che realmente detesto.

Sara’ perche’ fin da bambina mi e’ sempre stata molto legata, ed io l’ho sempre considerata come la mia sorellina minore, e per questo, forse, non riesco a dirle di no. Tuttavia si puo’ immaginare con quale entusiasmo abbia accettato di accompagnarla ad una festa a casa di un suo ex compagno universitario; qualcosa per lei d’irrinunciabile, dato che si tratta del ragazzo sul quale, da tempo, ha messo gli occhi.

Naturalmente, quando non trova qualcun’altra che e’ disposta ad esaudire i suoi “capricci da adolescente troppo cresciuta”, nonostante abbia ormai trent’anni, resto solo io: unica candidata, che viene reclutata suo malgrado per l’evento.

Il motivo per cui non mi piace seguirla nelle sue uscite in compagnia, e’ che i suoi amici sono troppo giovani per me. Li vedo come dei bambini, non provo alcun interesse per i discorsi che fanno, e le poche volte che mi sono trovata ad uscire con loro e’ sempre stata una noia mortale. Ma c’e’ qualcosa di piu’: nel rapportarmi con questi ragazzi capisco di far parte di una generazione che con quella di Klaudia ha ben poco in comune; io sono cresciuta quando c’era ancora il comunismo, mentre lei, invece, neppure se lo ricorda quel periodo perche’ era troppo piccola. Certo non sono cosi’ vecchia da essere scambiata per sua zia, ma nemmeno cosi’ giovane da essere equiparata ad una coetanea. E la differenza non e’ tanto nell’aspetto fisico, quanto nel modo di pensare. I valori, gli interessi, gli argomenti, i desideri, tutto e’ diverso, e fra noi restano ben pochi punti di contatto.

Mi siedo sul letto e contemplo l’armadio. Sono indecisa su cosa indossare. Le mie scarpe, le mie borse, i miei vestiti; tutto quello che sono riuscita ad infilarci dentro nel tempo e’ li’, in bella mostra. Mi domando cosa cavolo mettermi per una festa del genere, piena di “ragazzi”, almeno dal mio punto di vista, e mi stramaledico per non essermi piu’ interessata di moda. Una bella contraddizione se penso a quello che era il mio lavoro di una volta.

Escludo il tubino nero che indosso per rimorchiare nei pub; troppo corto e mi lascia le gambe troppo scoperte. Escludo anche l’abito rosso con la gonna ampia; fa troppo gitana. Sai che cosa? Mi infilo un paio di jeans, un top semplice semplice, e cerco di mimetizzarmi il piu’ possibile. Evito quindi le scarpe col tacco e scelgo un paio di ballerine che’, altrimenti, potrei sentirmi come Gulliver dopo il naufragio sulla spiaggia dei lillipuziani. Si’, ma poi… chissenefrega! Non vado mica a cercare il principe azzurro!

L’amico di mia cugina, anzi la sua famiglia, abita sulle colline non distanti da dove vivo. E’ gente che se la passa bene e lo capisco subito dalla casa: una villa con la piscina e con un giardino immenso. Klaudia e’ gia’ li’ che mi aspetta e sventola la sua manina per farsi vedere. Sfodero un sorriso di circostanza mentre lei mi presenta il suo bamb… ehm, ragazzo. Per essere carino e’ carino, niente da dire: occhi verdi, capelli lunghi… pero’ vorro’ vederlo tra dieci anni. Ne ho conosciuti altri come lui; e’ il classico tipo che tende a mettere su pancia, e anche a perdere i capelli.

Fatte le dovute presentazioni, mi avvicino con l’aria di quella che non sa proprio cosa fare al tavolo del buffet. Un bel po’ di leccornie anti dieta, tutte deliziose, tutte ingrassanti, e il vino per fortuna non manca. Affanculo la linea!

Intorno c’e’ un sacco di gente: ragazze truccate come penso di non essermi mai truccata in vita mia, vestite, anzi svestite, in abiti succinti, tanto che penso di aver proprio sbagliato abbigliamento. Sigarette, qualche canna, e musica a volume altissimo. Ma e’ in questo modo che si divertono oggi? Penso: “Che palle!”. Poi, pero’, mi torna in mente quando a certe feste ci andavo anch’io, per lavoro o per sollazzo, ed erano piu’ o meno simili; anche allora c’erano alcol, sigarette, canne, e musica assordante.

Ho il mal testa; forse sono i troppi feromoni che aleggiano nell’aria. Preferisco uscire all’aperto. Il giardino non e’ male e ai lati della piscina ho intravisto giusto giusto un gazebo con un bel dondolo. Afferro un bicchiere di vino rosso e mi dirigo senza farmi notare in quell’angolino tranquillo, lontano dal frastuono. Il dondolo e’ davvero enorme e mi ci accomodo cercando di occuparlo tutto. E’ che la serata e’ davvero splendida; da qui sembra che in cielo ci siano piu’ stelle di quante se ne possano notare se si abita in citta’, dove la troppa luce le offusca. Oh si’! E’ questo che mi piace ed e’ anche il motivo per cui sono fuggita via dalla grande citta’. Bevo e guardo il cielo, mentre lui guarda me… fino a quando sento una presenza alle mie spalle.

“Sai che hai proprio dei bei denti?”

Non mi volto subito, ma capisco di trovarmi ancora una volta a fronteggiare l’ennesimo tentativo di approccio della mia vita.

“Bei denti? Che genere di complimento sarebbe questo? Sei per caso un dentista?” rispondo con aria svogliata.

Lui si mette a ridere, ma io non mi scompongo neanche un po’; sono senza scarpe, sbracata su un dondolo, con un bicchiere di vino in mano e forse, in effetti, potrei anche essere scambiata per una donna sola in attesa di qualcuno che la rimorchi.

E’ alto, ha gli occhi da bimbo, ancora innocenti, e il sorriso tipico di quello che le donne le fa soffrire. Mi si siede accanto. La scusa ufficiale e’ che alla festa si annoia; quella ufficiosa, invece - e me lo confida sussurrandomelo in un orecchio -, e’ che mi ha visto sorridere e si e’ innamorato dei miei denti.

Ci mettiamo a parlare. Anche lui, come quasi tutti gli invitati, e’ di famiglia benestante, figlio di un personaggio piuttosto conosciuto in citta’, totalmente disinteressato alla carriera pianificata dal padre ma, come tutti quelli che nella vita sono nati fortunati, arrivato in ogni caso al traguardo. Ha qualche problema di affettivita’, lo percepisco, ma non riesco ad inquadrarne il motivo. Mi ci vorrebbe piu’ tempo per capirlo, e la nostra conoscenza e’ troppo breve. In fondo, per quanto sia abile a scavare dentro le persone, non sono una psicanalista in grado di fare una diagnosi in pochi minuti.

E’ carino. Verrebbe la voglia di mettergli le mani tra i capelli, ma non posso farlo; non e’ per me. Ad un certo punto, senza preamboli, tenta di baciarmi, ma io mi sottraggo. Lui ci resta male. Prova a giustificarsi dicendo che in realta’ non voleva baciare me, ma i miei denti. Sorrido. Certo non ci sarebbe niente di male se mi arrendessi a questo bel ragazzo; l’ho fatto tante volte anche con chi neppure avevo scambiato una sola parola, pero’ questa volta non mi va. Percio’ gli sbatto subito in faccia la realta’.

“Non puo’ funzionare, neppure per gioco. Sei troppo giovane per me, ed io ho altro a cui pensare. Per cui, mio caro, io e i miei denti ti salutiamo”.

Lui resta li’, tra l’allibito e il deluso. Forse non gli capita tanto spesso di ricevere il due di picche. Io invece scappo via con un po’ di rimpianto per non essere riuscita a cogliere quel momento di tenerezza. Ho avuto paura. Paura di quello sguardo innocente contrapposto a quell’espressione da vero bastardo. Paura di cio’ che sarebbe potuto accadere. Non mi faccio prendere in giro da uno che ha almeno dieci anni meno di me; non rischio cosi’ tanto per cosi’ poco. E soprattutto non voglio passare per una donna che va alla ricerca del toy boy. Me ne vado dalla festa in un lampo, e senza neanche avvertire mia cugina.

A casa trovo Szanika. E’ ancora sveglia, e le racconto quel che e’ accaduto.

“Te l’avevo detto di non andare a quella festa di figli di papa’”, dice cercando di consolarmi. “Dai, vengo in camera tua, dormiamo insieme, cosi’ non ci pensi piu’”.

Szanika sa sempre cosa fare, sa sempre cosa voglio senza che neppure debba chiederglielo, sa sempre abbracciarmi come solo le vere sorelle sanno fare.

E’ mattina, ormai. Poco fa mi ha telefonato Klaudia dicendomi di aver lasciato il mio numero a un ragazzo tanto carino che ha insistito per averlo. Io quella li’ la strozzo. Giuro che un giorno lo faccio!

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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