Video from the East

domenica 5 luglio 2009

Problemi con Explorer 8.0


Avverto che questo blog, che attualmente non crea problemi ne' con Mozilla Firefox, ne' con Chrome, ne' con tutte le versioni di Internet Explorer fino alla 7.0, potrebbe essere non visibile se si usa la versione 8.0 di Internet Explorer.

Non conosco il motivo di tale problema e lo segnalero' al piu' presto alla sezione tecnica di Blogger. Nel frattempo, se si vuol essere sicuri di accedere qui usando Explorer, consiglio di non eseguire l'upgrade alla versione 8.0 che, fra l'altro, non gode di un giudizio tanto rassicurante (LEGGI QUI).
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giovedì 2 luglio 2009

Il compito


Era stata addestrata bene ad eseguire il compito. Chi l’aveva scelta aveva subito capito le sue potenzialita’; il suo corpo adolescenziale, il colore dei capelli illuminati da quello dei suoi occhi e quell'aria di sincera ingenuita’ che le si respirava intorno erano il capitale che non s’era mai resa conto di possedere, ma che in seguito avrebbe saputo investire in modo oculato permettendole di vivere agiatamente.

A farla diventare brava ci aveva pensato Stepan. Era evidentemente predisposta, ma senza i suoi preziosi consigli, fuori e dentro il letto, sarebbe rimasta per sempre una semplice ragazza di campagna destinata ad una vita da contadina oppure sottopagata in una fabbrica di scarpe o, al massimo, a muovere il corpo flessuoso dentro una gabbia di uno Zoo metropolitano per divertire un branco di uomini arrapati.

All’inizio era stato imbarazzante. Convinta che non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo con degli sconosciuti era ritrosa, ma poi, un po’ alla volta, aveva capito che la cosa non le era cosi’ di gran peso, anzi ne era attratta, intrigata da quel sentirsi al centro dell’attenzione, desiderata ed agognata ogni momento.

Mai, pero’, aveva abbandonato quella sua innata aria di pudore col quale sempre riusciva ad attrarre e ad eccitare gli uomini che incontrava. Una riluttanza iniziale il cui fine era rassicurare la loro vanagloria perche’ si sentissero esperti e
capaci d’istruirla in qualcosa che pensavano lei non conoscesse. Un pudore che poi lentamente, con sapienza, lei scioglieva trasformandolo in una disinibita sfrontatezza, quasi indecente, che culminava in una manifestazione di sublime godimento. Cosi’ loro credevano d’essere abili amanti, pensavano di sapere esattamente quello che lei voleva e quello che a lei occorreva per godere. Cio’ li convinceva che erano loro i padroni del gioco, d’essere loro a dominarla, mentre invece sarebbe stata lei ad averli completamente in suo potere.

- Irina, l’auto sta aspettando. L’appuntamento e’ per le 19.30 al ristorante. Cerchiamo di essere puntuali.
- Si’, arrivo subito… questione di un attimo che’ m’infilo gli orecchini.


Distolse i tanti pensieri dalla mente. C’era l’incontro con quel banchiere; era assolutamente necessario che accettasse l’accordo e che non ponesse troppe condizioni. Forse non sarebbe stata una notte piacevole, ma era sicura che non avrebbe deluso le attese di chi contava su di lei.

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martedì 30 giugno 2009

Estasi di una notte


Avevi mani bellissime. Non potevo non notarle. Hai capito subito, dalle fugaci occhiate che ti porgevo, dell’interesse che provavo per te. Hai approfittato della breccia in quelle mura delle quali di solito mi circondo e non ho dovuto attendere molto prima che trovassi il coraggio di parlarmi.

Mi hai offerto da bere ed hai iniziato raccontandomi di te, spontaneo e sincero. Neanche per un istante ho immaginato che stessi usando con me tattiche collaudate con altre… oppure era cio’ che in quel momento volevo credere.

In modo discreto hai poi girato il discorso su di me. Mi hai ascoltata con interesse mentre dipingevo i dettagli della mia vita, dei miei progetti, del mio modo di essere e davvero sembrava che mi comprendessi come nessuno mai aveva fatto prima … o almeno era cio’ che in quel momento desideravo di piu’.

Mi hai fatta ridere, con semplicita’, evitando le banalita’ ed i luoghi comuni. Mi hai fatto capire che ti piacevo. Niente di eclatante ne’ di esagerato. Per farlo hai usato piccoli gesti e parole gentili, ed hai atteso pazientemente di conquistare un po’ di confidenza prima di prendermi dolcemente in giro.

Mai mi ha aggredita col sarcasmo o con l’insistenza. Elegante, educato e galante, hai saputo dosare l’audacia con il rispetto, e per tutto il tempo non hai guardato un’altra donna se non me. Poi mi hai chiesto perche’ ero li’ da sola. Ti ho inventato qualcosa, non ricordo cosa, ma mi divertiva giocare con te e tu mi sembravi il perfetto compagno per i miei giochi… oppure in quel momento volevo che lo fossi.

Quando mi hai invitata a cena ho accettato con un timido sorriso. Gli esotici sapori, la luce soffusa delle candele, il buonumore che solo il vino sa donare e poi il calore delle tue mani quando dopo ti ho permesso di sollevarmi la maglietta per accarezzarmi il seno e con le dita tormentarmi deliziosamente i capezzoli assetati di desiderio, mentre assaporavo con la lingua le tue labbra.

A letto, fra i baci e le carezze esigevo che mi sussurrassi parole indecenti perche’ erano quelle che avrei voluto ascoltare, e t’imploravo di chiedermi tutto quello che desideravi perche’ era cio’ che avrei voluto donarti. E mentre mi scioglievo nell’estasi di una notte ti supplicavo di non dirmi “ti amo” perche’ a quelle parole non avrei mai voluto credere… anche se per un attimo ho sognato di sentirmele dire. Sincere.

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Gialli divani a cerchio


Tornata dalla breve vacanza ho trovato, nella casella dei messaggi in moderazione, questo racconto che vorrei condividere con voi.
Ovviamente era firmato, ma preferirei non rivelare il nome di chi l'ha scritto in quanto credo che tale dettaglio non sia importante. Qualora desideraste commentare, vi pregherei quindi di evitare di attribuirlo a qualcuno in particolare poiche' qualsiasi nome verra' fatto non sara' ne' confermato ne' smentito.


«Una sera di maggio, non calda, non fredda; una tiepida sera di maggio fluttuo’ sulle ali del Sogno.

La notte, mollemente adagiata ai bordi del buio, osservava curiosa.

Su uno scoglio alto sul mare, spolverato dalla luce dorata di un veloce tramonto, gialli divani a cerchio. In basso sabbia di spiagge su cui era giunto a nuoto, senza bagnarsi; senza lasciare scie sull’acqua ne’ impronte sulla sabbia.

Lassu’ stava Zingara-di-Mare dai lunghi capelli neri come ala di corvo in volo sui boschi.

Il tramonto tramonto’ accendendo le stelle; i neri capelli di lei, guidati da brezza ai profumi d’oriente, si avvolsero come uno scialle attorno alle sue spalle attirandolo a se’.
Volava, nuotava, correva, trasportato dal Sogno con ali leggere, attraverso un tempo disperso fra notti d’amore, albe sfinite, giorni d’attesa e sere ritrovate.

Si fermo’ infine a riposare all’ombra del proprio sogno.

“Hai avuto un incubo.”
“Non era un incubo, era un sogno ed ero felice.”
“Felice? In sogno? Ma vale la felicita’ in sogno?”

Gia’: vale? Quanto vale? Per quanto tempo vale?
Seconda Dimensione, Sogno e Nonsogno, Notte e Giorno (e un Attimo al tramonto per la Fusione che sfugge dalla griglia dei denti nel mentre stai per gustarla).

Una notte ci fu burrasca; perfide onde come iene affamate lo ributtavano in mare; e di qua e di la’, da ogni tentativo di raggiungere lo scoglio; e i gialli divani colpiti da una lama traslucida nel cielo che aveva cagliato in dense matasse di nuvole grigie, assistevano inerti.

Zingara-di-Mare allungo’ i lunghi capelli neri come ala di corvo e lo sospinse altrove; cadde come stella spenta dal cielo che lui stesso aveva dipinto. Il silenzio stava sospeso nell’aria immobile ed incombeva con attonita incredulita’. Spettri di cose perdute si affollavano ovunque ed impertinenti fiammelle danzavano sul lucido marmo cantando un inno alla Perdita.

Non riusciva a capire; da un punto alto sul mare scorgeva lo scoglio e i gialli divani, silenti e vuoti. Si industriava ad indirizzare il pensiero verso altri noti divani, verso Odalische danzanti e compiacenti, ma il pensiero tornava sempre rimbalzato da un muro invisibile; tornava ad accucciarsi ai suoi piedi portando in dono un soffio dal mare: occhi, pelle, corpo, profumo di bambola.
Non pronuncio’ mai il Suo nome sperando di stringere un patto tra Sogno e Nonsogno, tra Dimensionedue e Dimensioneuno.

Occorreva una Levatrice per il Perdono; che lo estraesse dalle budella e lo riconsegnasse ai gialli divani ed a Zingara-di-Mare dai lunghi capelli neri come ala di corvo in volo sui boschi.

Ma quella dormiva ancora, lontana, e lui penso’ che il Sogno stesse per avvizzirsi come una Vita alla fine della vita. Che pioggia e sereno, caldo e freddo, gatti e serpenti, luce e buio, tutto si trasformasse lentamente in sabbia e che la sabbia l’avrebbe inghiottito.

Alle undici di sera di una calda serata di maggio inoltrato una nuvola bianca evaporo’ con passo solenne e sguardo severo: Zingara-di-Terra dagli occhi chiari come perle dell’Est.

“Sai volare?”
“Si’.”
“Vola con me, vieni.”

(gialli divani)

“Mi desideri?”
“Si’.”
“Siedi con me.””

(gialli divani)

“Vuoi godere?”
“Si’.”
“Monta sopra di me.”

(gialli divani)

Il tempo dei pensieri si allontano’ discreto.

Lui si avvicino’ e si adatto’ al corpo di lei; la desiderava con violenza e lei lo sentiva; restarono uniti pelle contro pelle. Lei lo assaggio’ con la lingua e lui ricambio’. La legge dei sensi scandiva il ritmo col quale i movimenti esaltavano i corpi.

E la notte stava a guardare.

Lui scivolo’ lentamente a far conoscenza del corpo di lei: il collo, i capezzoli induriti come nocciole che tiravano la morbida pelle del seno, il buco dell’ombelico da cui succhio’ tracce di sudore, il ventre piatto, le cosce tornite. Assaggio’ il suo sapore dolce ed agro e, infine, bevve avidamente dalla sua fonte. E le fu dentro, ampia e profonda come un fiume in piena. Navigarono le proprie acque finche’ con un ultimo frenetico sussulto, annegarono assieme.

E’ l’ora delle dolci attese: apparirai improvvisa Nuvola ondeggiante di bianca bambagia che si scioglie al calore di gialli divani.
Gialli divani usciti dal Sogno.»


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giovedì 25 giugno 2009

Un breve saluto


Si', lo so, avevo quasi promesso che avrei tentato di non connettermi ad internet in questi giorni di vacanza, ma la tecnologia wireless ed il lap top mi permettono di farlo anche stando in spiaggia e non ho saputo resistere. Cosi' posso inviarvi questo breve saluto.

Non mi mettero' certamente qui a scrivere qualcosa di succoso. Non ne ho alcuna voglia. Innanzitutto perche' sono pigra e mi sto totalmente rilassando. Disinteressandomi di cio' che sta accadendo nel mondo, ho deciso infatti di liberare la mente da ogni problema e dedicarmi soltanto a me stessa. Poi perche' non ho ancora preso la mano a digitare su questa tastiera nuova e scrivere anche una semplice frase senza fare errori mi risulta difficilissimo.

Credo percio' che rimandero' successivamente al mio ritorno a casa la stesura di post piu' elaborati e per il momento, pur sapendo che non interessa a nessuno, mi limitero' a farvi partecipi di cio' che vedo dalla terrazza della mia camera.
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giovedì 18 giugno 2009

Preparativi


Questo post e' inutile. Potrei benissimo fare a meno di scriverlo. Non tratta ne' di politica, ne' d’economia, ne' di un qualsiasi argomento d'attualita'. Tanto meno racconta delle improbabili avventure delle mie disinibite eroine, dei loro appuntamenti al buio e degli intrecci dei loro corpi nell'estasi dei sensi. Per cui, fidatevi, fareste meglio ad occupare il vostro tempo in altre cose evitando di leggere, perche' questo e' un post che non riguarda alcunche' d'importante. Riguarda solo me.

Sono giorni in cui, non sara' passato inosservato, sono un po' latitante. Anche se ho raccolto appunti sufficienti per scrivere decine di articoli, le idee mi mancano, non riesco a trovare stimoli. Niente che m'interessi talmente da aver voglia di sviluppare un argomento.

Anche se mi guardo intorno e girovago nella blogsfera, cio' che leggo ha sempre piu’ il sapore della solita minestra, cucinata con soliti ingredienti e spesso riscaldata: il papi, le sue puttane, la crisi economica, i soliti complotti e un Paese che ormai appare sempre piu' sconfitto e rassegnato.

Ve lo dico con sincerita': col caldo che fa non ho alcuna voglia di unirmi al coro di chi si lamenta. Tanto sapete come la penso: qualsiasi cosa scrivessi, per quanta indignazione ci mettessi, non cambierebbe di una virgola la situazione. Sarebbe fatica inutile. Mi spremerei le meningi per ripetere, ne' piu' ne' meno', quello che altre persone gia' esprimono in modo assai piu' efficace di quanto potrei fare io.

Una piccola pausa dunque. Mi e' preso il desiderio di parlare di me, di cio' che faro', dei miei programmi per i prossimi giorni perche' sento che ho tanto bisogno di staccare la spina, di riposarmi, di coccolarmi un po'. Ho deciso infatti di regalarmi una breve vacanza. Da sola.

Non chiedetemi ne' quale sara' la meta, ne' il giorno esatto della partenza. Preferisco per il momento non rivelarlo, ma non e' detto che non lo faccia una volta giunta a destinazione. Vi dico solo che ho scelto una localita' di mare e in questi giorni molto del mio tempo e’ occupato dai preparativi. Voi lo sapete, ci sono sempre moltissime cose a cui pensare prima di affrontare un viaggio.

Non preoccupatevi percio’ se per alcuni giorni non avrete mie notizie. Anche se portero' con me il lap top, immancabile compagno di ogni vacanza, non e' detto che sentiro’ la voglia di collegarmi al Web. Anche perche' se mi collegassi significherebbe che non avrei altro da fare ed invece spero di avere moltissimo da fare. Anzi vi prometto che faro' di tutto per non avere neppure un attimo libero per internet.

L'unica cosa che faro' sara' quella di buttare ogni tanto un occhio al blog per moderare gli eventuali commenti che arriveranno. Pero', chissa'... qualora mi prendesse davvero la voglia potrei anche scrivere un post e mostrarvi le foto di cio' che vedro' fuori della mia finestra e, magari, in quelle foto si potrebbe anche intravedere, in uno scorcio, una piccola parte del mio corpo che, lo so, tanto interessa alcuni di voi che mi leggono.

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lunedì 15 giugno 2009

Stuprare conviene


Ddl intercettazioni (articolo 1, comma 26) - Da 6 mesi fino a 3 anni di reclusione per chi pubblica intercettazioni vietate dalla legge. Rischia la galera anche chi, mediante modalita' o attivita' illecita, prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto e, pure, se rivela indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali e' venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza.

Solo 2 anni e 8 mesi di reclusione, invece, sono stati comminati, per lesioni gravissime e violenza sessuale, a Davide Franceschini, colui che la sera di Capodanno violento' una ragazza incontrata al veglione che si svolgeva nella Nuova Fiera di Roma. Una pena irrisoria sia per quanto previsto dal codice penale, sia per il danno subito dalla vittima; un danno che non sara' mai riparato.

Sicuramente, tenuto conto delle pene, piuttosto che mettersi a fare reale informazione, piuttosto che raccontare la verita', piuttosto che palesare il malaffare e gli intrecci che esistono fra imprenditoria e politica, oggi in Italia conviene di piu' stuprare.

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domenica 14 giugno 2009

Meglio papi che gay


“Mi hanno detto di tutto, ci manca solo che mi dicano che sono gay…” Cosi' ha dichiarato il papi, ridendo e scherzando, al termine di una sontuosa cena insieme a Tronchetti Provera, colui che pare sia riuscito ad alleggerire, in modo quasi legale, di un bel po' di soldi gli azionisti Telecom.

Il tutto nella sontuosa cornice del piu' costoso ristorante di Portofino, attoniato da habitue', leccaculi e stornellatori vari; si capisce dallo stile di vita che conduce che e' un uomo del popolo che ama stare in mezzo al popolo, come ha anche detto la sua karaokista preferita.

Papi e' quindi fiero di essere tutto ma di non essere gay. Fiero di sposarsi, di divorziare, di ri-sposarsi, di ri-divorziare ma, contemporaneamente, di difendere i valori cristiani della famiglia. Mentre chi e' omosessuale deve accontentarsi delle briciole; di quel poco, quasi niente, che viene concesso da qualche ministra delle pari opportunita'.

Con tale affermazione papi lascia dunque intendere che essere gay sia qualcosa di brutto, di veramente brutto; che essere omosessuali sia davvero la peggior cosa che possa accadere, addirittura peggiore che essere ladri, bancarottieri, corruttori, incoraggiando e giustificando in tal modo, neanche tanto indirettamente, chi picchia ed ostracizza coloro che hanno una diversa sessualita'. Come in Iran, come in Cina, come in Russia.

In un Paese dove l'ipocrisia e l'immoralita' abitano di casa, dove il malaffare e l'evasione fiscale sono il vero business degli imprenditori, dove la mafia e la massoneria gestiscono la politica, dove le violenze sulle donne sono consumate nel silenzio delle mura domestiche, dove ragazzine diversamente maggiorenni vengono cedute dai genitori per allietare i momenti dell'imperatore, pare che il vero motivo di orgoglio sia non essere omosessuali.

E pare essere lontana la Spagna, ancor piu' l'Islanda, quasi irraggiungibile la Svezia. Mentre l'America sembra far parte ormai di un altro pianeta.

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venerdì 12 giugno 2009

Commenti consentiti solo ai registrati

A causa di un povero demente, che continua a spammare con commenti inutili approfittando del fatto di poter scrivere "anonimo", ho deciso di dare la possibilita' di commentare solo a chi possiede un account registrato. Mi spiace per l'inconveniente, spero di riportare presto il tutto a come era prima, ma contro gli atteggiamenti infantili di certi bimbiminkia non esiste altro mezzo se non quello di agire in modo drastico.
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giovedì 11 giugno 2009

La musica deve cambiare


I post ed i commenti contro il nano non servono a niente se non a sfogare la frustrazione e la crescente delusione nel vedere un Paese andare in rovina.

Per quanto possano essere pungenti e cattivi, al nano tutto cio' rimbalza addosso, ed anche se adesso tenta di mettere il bavaglio alla Rete non lo fa certo per i tanti piccoli blogger che s'indignano e che strepitano. Di loro costui se ne frega.

Le troppe voci, infatti, quando si mescolano e saturano l'ambiente, si trasformano in rumore che nessuno ascolta piu'. Tutti s'indignano, tutti protestano, tutti sbraitano ma, intanto, se ne stanno tranquillamente seduti sulla loro poltroncina davanti ad uno schermo a digitare... e quando arriva l'ora della partita di calcio, se gioca l'Italia o la loro squadra del cuore, dimenticano tutto ed esultano nel momento in cui un cerebroleso superstipendiato, dotato di una cultura pari a quella di un gorilla, infila una palla in una rete e si batte i pugni sul petto.

Poche parole ma efficaci invece, dette dalle persone giuste, sortiscono maggiore effetto che non i tanti gridolini di sofferenza, ed e' per questo infatti che nel decreto sicurezza, votato ed approvato ponendo la mozione di fiducia, e' stata inserita la subdola norma anti blog.

Il popolo italico pero', come e' gia' stato detto, e' sempre piu' un popolo d'idioti. E' bene che chi sente di farne parte se ne renda conto, segni il passo, abbassi la testa e si metta a ramazzare, perche' il padrone desidera una casa pulita ed ordinata.

La gente, se volesse davvero cambiare le cose, dovrebbe decidersi a suonare una musica diversa, muovere il grasso culo, smettere di ruttare davanti alle partite di calcio ed a tutte le sciocchezze propinate in televisione, riappropriarsi del ruolo che le spetta di diritto ed agire materialmente. Ma questo significherebbe rischiare di beccarsi, come minimo, qualche legnata oppure, se in piazza e' troppo freddo, un brutto raffreddore. Ed allora e' molto meglio cosi'... al calduccio, navigando in internet, lamentandosi per la democrazia che se ne va a puttana e per tutti i problemi che "gli altri", quelli disposti a rischiare un raffreddore e qualche legnata, dovrebbero risolvere.

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mercoledì 10 giugno 2009

Il nano ci riprova e la Cina e' sempre piu' vicina


Come era stato previsto il nano, insieme alla sua cricca di ladroni, con la scusa d'impedire le intercettazioni per pararsi il culo immerso da decenni nella melma del malaffare, con un'apposita norma inserita nello stesso decreto ci riprova a imporre una censura ai blog, unici strumenti ormai in grado di sputtanarlo.

Leggete QUI sul sito di Google Italia e fate girare il piu' possibile la notizia.


Cosa c'entrano i blog con le intercettazioni?

10 giugno 2009 - ore 16.07


Siamo nuovamente di fronte ad un provvedimento legislativo che va ad impattare sul mezzo di comunicazione Internet, senza tenere conto della sua specificità.
Stiamo parlando del comma 28 dell’articolo 1 del disegno di legge a proposito delle "Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali", su cui il Governo ha posto ieri la questione di fiducia.

Questa norma mira ad estendere anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, finora applicate ai mezzi di informazione tradizionali". In pratica un blogger amatoriale viene equiparato come responsabilità al direttore responsabile di un qualsiasi quotidiano nazionale...
L’utilizzo dell’espressione generica “siti informatici” è molto preoccupante, in quanto sembra comprendere sia tutti coloro che producono contenuti, siano essi operatori professionali (ad esempio, la testate giornalistiche online) o semplici utenti (ad esempio, i blogger amatoriali), sia le piattaforme che ospitano questi contenuti, come ad esempio i motori di ricerca, le piattaforme di contenuti creati dagli utenti come YouTube ed i social network come Facebook.

Ai gestori di siti, pagine web e blog amatoriali non dovrebbero essere richiesti adempimenti propri dei mezzi di informazione professionali e quindi sproporzionati rispetto ad attività di tipo amatoriale o comunque non lucrative.
Tra l'altro qualche settimana fa la Commissione Trasporti e Comunicazioni della Camera aveva approvato un ordine del giorno sul disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche e telematiche in cui si sottolineavano chiaramente le criticità legate al riferimento generico ai “siti informatici” e si suggeriva che l’obbligo di rettifica riguardasse solamente i giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione, escludendone quindi i gestori di siti amatoriali (lo stesso Sottosegretario Romani ha data il proprio consenso a questo approccio). Purtroppo nel testo presentato ieri alla Camera e su cui è stata posta la fiducia non stati integrati questi suggerimenti.

È sullo stesso concetto che si fonda il progetto di legge degli Onorevoli Roberto Cassinelli e Antonio Palmieri, recante “Modifiche all'articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, in materia di definizione e disciplina del prodotto editoriale”, volto a far sì che “coloro i quali sfruttano la rete Internet per esprimere le proprie idee, attraverso, per esempio, i blog, possano utilizzare liberamente le moderne tecnologie, sempre nel rispetto delle leggi, senza però essere soffocati da inutili, e talvolta inopportuni, vincoli burocratici.”

La strada che porta all'affermazione della specificità della Rete e dei diritti dei navigatori è ancora molto lunga.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel

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martedì 9 giugno 2009

Io sto con i Pirati


Considero la Svezia il Paese piu' civile e piu' avanzato del mondo. Insieme all'altro mio mito, l'Islanda, esso rappresenta il luogo ideale dove mi piacerebbe vivere e, vi giuro, non m'importerebbe del suo clima gelido.

Piu' del freddo altre sono le cose che mi mettono a disagio in Paesi che sono certamente piu' "caldi" nal punto di vista climatico ma dove e' il clima politico, che da' vita ad un sistema corrotto che si basa ormai sullo strapotere di un'oligarchica casta, che rende la situazione realmente insostenibile.

In queste giornate post elettorali in cui ciascun partito, un po' ovunque, parla della sua "sconfittoria" (a sentirli tutti hanno vinto quando in realta' ognuno a suo modo ha perso), il vero vincitore in Europa, l'unica autentica novita', e' stato il Pirate Party in Svezia che, con un incredibile 7% di consensi, conquista un seggio a Strasburgo. Il primo, spero, di una lunga serie.

Dove ho votato io tale movimento non era presente, come non lo era in ogni altra parte d'Europa in cui, in queste elezioni, l'astensionismo ha raggiunto livelli davvero record. Anche in Italia, infatti, ha votato solo un elettore su due.

A questo punto mi chiedo: se un movimento come quello dei Pirates prendesse forza e si presentasse alle prossime elezioni in Italia, quanto di quel 50% che si e' astenuto troverebbe finalmente un simbolo in cui riconoscersi?

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sabato 6 giugno 2009

La casa delle bambole dormienti - Parte 3


Leggi la Prima parte

Leggi la Seconda parte


Ripensò a quanto aveva atteso il momento, a quanto s’era trattenuto per non morire sprofondato nella vergogna. L'età, anche se Madame l’aveva tranquillizzato, contava poco e lui lo sapeva: non era l’età che faceva di quella ragazza un'adulta.

Ma non aveva resistito, le era salito sopra, le era entrato fra le labbra ed aveva goduto di quella bocca color sangue. Gli occhi di Delgadina si erano riempiti di lacrime e le sue piccole mani avevano afferrato il lenzuolo mentre lui la soffocava col suo peso, ma tanto era intenso il piacere che provava che non era riuscito a fermarsi. Alla fine era venuto, in silenzio, ed in quel momento aveva pensato: “Eccomi, sto venendo. Sto venendoti dentro, bambina”. Poi, uscito da quella bocca, aveva sparso il suo seme su quel volto di bambola e su quei capelli neri come la notte.

Stremato si era quindi rovesciato sul letto. Aveva mandato Delgadina in bagno a lavarsi ed era rimasto lì disteso a pensare. Sopra di lui il soffitto dipinto con piccole nuvole così come lo erano le lenzuola che ricoprivano il letto. Tutto pareva il cielo di un paradiso in miniatura, ma era fasullo come ogni cosa in quella casa. Finto come quella bambola malinconica.

Gli venne in mente sua moglie. Pensò alle sue cosce flaccide ed a quelle perfette di Delgadina, al suo seno cadente ed a quello turgido di Delgadina. Ripensò anche all’odore acre del suo sesso che non gli era mai piaciuto e si annusò le dita: odoravano di verginità. Se le mise in bocca. Le assaggiò: sapevano di vaniglia.

Quando la vide nuovamente coricata al suo fianco le chiese: “C'è qualcosa che vorresti fare?” Lei lo guardò curiosa, forse stupita, come se nessuno mai le avesse rivolto quella domanda poi, con voce simile al suono di un flauto, rispose: “Ho voglia di fare l'amore...

Madame l’aveva davvero istruita bene. Qualsiasi donna avrebbe percepito che non c’era sincerità in quelle parole, ma l'orgoglio maschile troppe volte offusca i sensi e tappa gli occhi impedendo all’uomo di accorgersi delle menzogne. Davanti a sé il Professore vedeva solo una bambina smaniosa di far sesso con lui e non seppe riconoscere anni ed anni d’addestramento, di prove, di frasi come quella ripetute all’infinito. Di carezze come ricompense e schiaffi come punizioni. E ci cascò, perché le donne, anche quelle che restano per sempre delle bambine, quando imparano a fingere da piccole riescono a farlo molto bene e scordano presto quale sia il sapore della verità.

Così, compiacendosi per la propria bravura, il Professore sorrise dentro di sé e le si mise di nuovo sopra. Si arrestò solo per un istante prima di penetrarla. Il tempo di pensare a sua figlia che proprio quell’anno sarebbe andata in terza media. Poi le fu dentro.

Sentiva la mente che urlava: “Me la sto scopando e me lo ha chiesto lei, Delgadina…” Questo nome iniziò a fluirgli come nettare fresco lungo le labbra. Lo ripeté dapprima sussurrandolo poi, con voce sempre più alta, gridandolo mentre entrava ed usciva da quell’esile corpo. Lo ripeté cento volte e la ragazza gemeva e sospirava piacere sussultando sotto i suoi colpi.

Madame aveva davvero fatto un bel lavoro. Delgadina era davvero un gioiello prezioso. Non una puttana qualsiasi. Era un fiore da recidere, una distesa di neve immacolata da calpestare. Ed era sua. Completamente sua…

O forse no…

Sentì un brivido scorrergli dentro e provò angoscia. Capì che avrebbe potuto anche innamorarsi di quella bambola. Gli uomini, anche se perdono presto interesse per quello che riescono a raggiungere facilmente, bramano in modo ossessivo le cose impossibili, quelle che non possono avere. Ma tutto ciò era un’illusione. Solo un’illusione. Non esisteva. Si sarebbe disciolto una volta che lui fosse uscito da quella stanza.

Sapeva che Delgadina era un sogno. Non sarebbe mai stata completamente sua. Sapeva che era così, non avrebbe potuto averla per sempre ed allora la odiò, divenne pazzo, furioso, e la sbatté così forte da farle male, tanto che i gemiti ed i sospiri di piacere si trasformarono in lamenti di dolore.

Gli ultimi colpi furono violentissimi e dati con rabbia. Venne gridando quel nome, conficcando le sue dita in quei piccoli seni, strizzandoli con avidità e colmandosi l'anima di quegli occhi in cui vide spegnersi la Luna e nei quali, da quel momento, avrebbe potuto scorgervi ormai solo il buio della notte. Poi si accasciò su quelle lenzuola dipinte di nuvole, mentre l’aria intorno si fece intrisa da quell’inconfondibile odore di sesso violato, di fiore reciso, di neve calpestata.

Si alzò dal letto mosso da un senso di disagio. Delgadina singhiozzava ma, stranamente, gli sorrideva. Teneva le gambe semichiuse e le mutandine appese, leggere, ad una caviglia. Restò in piedi ad osservarla, immobile, come aveva fatto quando era entrato in quella stanza poi, senza dire una parola, si rivestì in fretta, appoggiò i soldi sul letto ed uscì.

Il gatto, appollaiato sopra la credenza, osservò il Professore che si allontanava, veloce, senza voltarsi indietro. Ne aveva visti tanti come lui e tanti ne avrebbe visti ancora. Uomini che salivano le scale, entravano in quella stanza, si spogliavano, toccavano, baciavano, leccavano, aprivano, infilavano, sudavano, godevano… alcuni, qualche volta, anche piangevano e poi se ne andavano.

Come catturato da un richiamo che nessuno poteva percepire, l’animale sollevò le orecchie e, scendendo dal mobile, si diresse con passi felpati su per le scale, entrò nella stanza con il soffitto dipinto di cielo e, balzando sul letto, si adagiò miagolando fra le braccia della ragazza.

- Ciao… - disse lei con voce melodiosa, accarezzandolo – Sono stata brava, sai? Madame sarà contenta…

Il gatto assaporò le carezze facendo le fusa poi le scese lentamente lungo il corpo, sfiorandole la pelle nuda con il pelo. Con la coda le accarezzò il piccolo seno facendole inturgidire i capezzoli. Scese ancora e raggiunse le sue cosce appena dischiuse. C’infilò il muso. Trovò il suo sesso ancora umido e sporco del piacere dell’uomo. Lo annusò. Conosceva bene quell’odore. Era inconfondibile ed iniziò a leccarlo.

La ragazza ridacchiò facendosi ripulire e quando la lingua del gatto raggiunse la clitoride, lasciò che andasse avanti. Il suo piccolo bottone, sotto quella lingua ruvida, divenne turgido e lei gemette di piacere. Si fece leccare, così, abbandonandosi e contorcendosi fino a quando arrivò l’orgasmo. Fu un orgasmo vero, intenso, che le scosse il corpo di brividi dalla testa ai piedi. Fu come una nevicata fresca che cancellò ogni impronta. E la Luna si accese di nuovo nei suoi occhi.

Dal piano di sotto Madame la sentì gemere sempre più forte ed arrivare all’apice del piacere poi, quando tutto fu finito, mise su la musica di Tchaikovsky e sulle note di “La bella addormentata” accennò un pas de Bourrèe. La sua bambola era tornata ad essere un fiore mai reciso, un frutto fragrante mai assaggiato, una distesa di neve candida, intatta, dove nessuno aveva mai camminato.

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Il sondaggio e' chiuso

Oggi si conclude questo esperimento che ha visto, innanzitutto, voi partecipi non solo in veste di lettori ma anche di scrittori. Undici finali scritti da voi che hanno cercato, ognuno a suo modo, di dare una conclusione alla storia "La casa delle bambole dormienti".

In questo ultimo sondaggio stati ricevuti in totale 22 voti ripartiti nel seguente modo:

- 8 voti per il pezzo numero tre
- 4 voti per il numero cinque
- 10 voti per il numero dieci

Il numero 10 viene quindi scelto come Terza parte della storia e verra' pubblicato in un post separato.

A questo punto non mi resta che ringraziate tutte le persone che si sono gentilmente offerte per questo bizzarro gioco e, in caso riteniate di volerlo fare, dare il via ai commenti nel tentativo di attribuire un nome a ciascuno dei pezzi pubblicati che possono essere visionati QUI, QUI e QUI
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venerdì 5 giugno 2009

Il baule delle cose perdute


A volte capita… capita che perda qualcosa. Un oggetto che mi cade dalla borsa o dallo zainetto mentre sto tirando fuori tuttaltro e non mi accorgo. Non sempre si tratta di cose importanti. A volte lo sono ma non sempre. Spesso si tratta di cose di poco conto: un rossetto, un fazzoletto, un fermaglio per capelli. Altre volte, invece, e’ qualcosa a cui tengo, legata al mio passato: una fotografia, un oggetto che mi ha regalato qualcuno al quale ho voluto bene… e che mi ha voluto bene.

Cosi’, quando mi accorgo della perdita, resto avvilita. Agitatamente guardo in giro, scruto il pavimento, arruffo sempre di piu’ la borsa cercando di ritrovare quello che avevo conservato gelosamente per tanto tempo e che, col mio attimo di distrazione, ho gettato via...

E se e' un oggetto che mi e’ particolarmente caro, la sua perdita assume un significato totale, e fa affiorare quel senso di colpa e di sgomento che sempre conduce alle lacrime.

Mi viene in mente quando persi un bracciale antico donatomi da Nagyanya. Non ricordo l’istante in cui cadde, non ne sentii il rumore attutito dall’erba del prato, ma ricordo l’angoscia di quando mi resi conto di non averlo piu’ al polso. E ricordo le lacrime di disperazione.

Cosi’, ogni volta che accade, ripenso a tutti gli oggetti cari che ho perduto, ma ho sempre voluto credere che quelle cose non fossero davvero smarrite per sempre. Ho voluto immaginare che andassero a finire accumulate in un luogo fantastico, in un limbo irreale pieno di tutto cio’ che nel mondo viene perduto. Una specie di deposito bagagli dove ogni oggetto e’ accuratamente catalogato e messo via…

Chissa’ se in un giorno, ipotetico e lontano, qualcuno suonera’ alla mia porta e mi recapitera’ un baule contenente tutto cio’ che non avrei mai piu’ sperato di ritrovare. Un baule pieno zeppo d’oggetti dei quali ricorderei ogni dettaglio e che farebbero riaffiorare sensazioni ormai dimenticate.

Ci troverei dentro tutto: fotografie sbiadite, fazzoletti sgualciti, orecchini spaiati, spiccioli d’altri luoghi e d’altri tempi, chiavi di case lontane in cui non abiterei piu’... un antico bracciale.

Ed allora, piangerei ancora.

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mercoledì 3 giugno 2009

Corpo di donna


Ti ho vista entrare. In silenzio hai chiuso la porta alle tue spalle. Con calma hai messo della musica suadente e, a piedi nudi, con una giravolta ti sei lasciata cadere sul letto. Ti sei adagiata sulla schiena, hai preso un cuscino e lo hai sistemato con cura sotto alla testa, poi, sollevando il bacino, con le mani aperte hai alzato la gonna.

Ti piaceva sentir strusciare il tessuto sulla pelle, l’ho capito da come lo facevi, da come sfregavi la gonna sulle cosce nude, facendola scivolare in alto, lentamente, fino a farla salire aderente oltre i glutei. Le mutandine pero’ non le hai tolte. Le hai tenute come se, coprendo il solco del sesso, volessi proteggere un tuo segreto.

Hai tolto la maglietta. L’hai sfilata piano e l’hai riposta sul bordo del letto. Poi hai tirato giu’ le spalline del reggiseno quasi fino al gomito ed il tuo seno, uscito delicatamente da sopra, pareva ancor piu’ esuberante e sodo a vederlo cosi’, lievemente compresso, mentre nel palmo di una mano ne stringevi uno lasciando intravedere distintamente l’areola dorata ed il capezzolo, dritto ed appuntito non appena lo hai sfiorato con le dita.

Con l’altra mano hai iniziato ad accarezzarti il ventre, poi sei scesa a giocare con l’elastico delle mutandine. Lo sollevavi, lo tiravi e lo facevi tornare al suo posto con uno scatto. Poi ti sei infilata una mano negli slip e ti sei toccata. Delicatamente, con movimenti circolari delle dita come un vortice che parte piano e poi si fa via via sempre piu’ convulso trascinando con se’ tutto quello che incontra, ti sei regalata un brivido di piacere.

Quando ti ho vista inarcare la schiena e morderti le labbra, ho pensato che stessi per venire. Invece no... tu con il piacere ci giochi... tu con il piacere ci danzi. Tu il piacere lo insegui e quando infine riesci a raggiungerlo lo lasci fuggire. Ti ho vista rilassarti, chiudere gli occhi, ansimare finche’ il respiro non si e’ fatto lento, e poi riprendere a toccarti subito dopo... ancora.

Ero bollente mentre osservavo quel tuo sensuale tira e molla. So che sarebbe bastata una tua carezza, soltanto il palmo della tua mano appoggiato al mio sesso, premuto un po’, appena un po’ ed io mi sarei sciolta in mille rivoli di piacere.

Per molte volte sei arrivata all’apice con impeto e sei riuscita a fermarti solo un istante prima di esplodere. Le ginocchia piegate e divaricate mentre la tua mano tra le cosce, nascosta dalla sottile striscia di tessuto degli slip, si muoveva sempre piu’ veloce. Poi, quando non ce l'hai fatta piu', quando il tuo corpo di donna non ha piu' potuto resistere, hai disteso il collo all’indietro, premendo il cuscino fino a sprofondarci dentro con la testa.

Ti ho vista pizzicarti quel capezzolo dorato ormai dolorante e farlo crescere inturgidito mentre lo tenevi tra il pollice e l’indice. Ti ho sentita gemere, respirare sempre piu’ con affanno e quando finalmente e’ sopraggiunto l’orgasmo, mentre godevi mi hai guardata con gli occhi socchiusi che scintillavano per l’arrivo di quel piacere che, sapientemente, avevi a lungo ritardato.

Alla fine, con le mani bagnate di miele, hai allargato le dita a formare sottilissimi fili di ragnatela, ne hai infilate due in bocca e le hai succhiate. Poi, respirando a pieni polmoni, ci hai passato in mezzo la lingua, ti sei leccata le labbra come una gatta e ti sei abbandonata stanca e felice.


So che non leggerai mai cio’ che ho scritto. Non conosci questa lingua ed e’ solo cosi' che posso parlare di te, immaginandoti, ricordandoti senza che tu ne sia cosciente, senza che tu provi imbarazzo. E’ cosi’ che, in una girandola di dolci sensazioni, ti trasformi a volte nella protagonista inconsapevole delle mie piccole storie. I nostri momenti, quei brevi ma intensi momenti vissuti insieme nella tua bianca citta’ in oriente non devono smarrirsi per sempre nei meandri dell’oblio e queste parole che ho rubato e plasmato, desidero dedicarle a te.

Corpo di donna, bianche colline e cosce bianche il tuo,
rassomigli al mondo nel tuo abbandono.
Per sopravvivere ti sei forgiata come un'arma,
come una freccia tesa al tuo arco, come una pietra nella tua fionda.
Corpo di pelle, d’ambra, di latte avido e fermo.
Corpo di contadina selvaggia il mio.
Le coppe del petto! Gli occhi dell'assenza!
La rosa del pube! La voce triste e lenta!
Corpi di donna che persistono nella grazia.
La sete, l’ansia senza limite, la nostra strada indecisa!
Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
e la fatica continua, e il dolore e’ infinito.
Solo per il naufragio dei tuoi occhi di donna
nell'acqua infinita dei miei occhi di donna!

(Libero adattamento di una poesia di Pablo Neruda)


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domenica 31 maggio 2009

L'odore di uno sconosciuto


C'e' chi cammina in mezzo al grigiore della gente, incede con sicurezza ma si muove piano, con delicatezza. Non ha fretta. Quando ci passa vicino attira il nostro sguardo e la nostra attenzione perche' non vive in mezzo alla gente, e' la gente che gli vive attorno e pare che il mondo sfiori appena la sua esistenza. E' chi emana un profumo particolare, diverso, al quale non si puo' resistere...

L'ho visto arrivare dove Gorokhovaya incrocia Sadovaya. Me ne sono accorta che era ancora lontano, sul marciapiede dall'altra parte della strada, dove ogni giorno migliaia d’anime si sfiorano senza guardarsi, ognuna concentrata su se stessa e sui propri pensieri. Avanzava con il passo sicuro di chi profuma di muschio, agrumi amari e spezie.

Quando il semaforo si e' acceso di verde ho capito che mi sarebbe venuto incontro, che mi sarebbe passato accanto e la realta' intorno a me ha iniziato a rallentare fino ad arrestarsi del tutto, come se una mano invisibile avesse bloccato le lancette dell'orologio del Tempo.

Poi l'ho avuto di fronte. Esattamente di fronte. I miei piedi davanti alle sue scarpe, i miei fianchi davanti ai suoi pantaloni, i miei seni davanti alla sua giacca. Era di fronte a me. Come in uno specchio mi sono specchiata nei suoi occhi ed e’ stato come un alito di vento caldo sul mio volto, un getto d’acqua fresca sul mio seno.

Ci sono occhi che guardano ma sono assenti, distaccati, lontani. I suoi, invece, mi hanno guardata e tenuta stretta. Sapevo che non l'avrei mai piu’ rivisto, che dopo quello sguardo l'avrei perduto per sempre ma in quel breve istante mi ha resa sua. Mi ha legata con un filo invisibile ai suoi pensieri. L'ho guardato e l'ho desiderato, con disperazione, come si desidera cio’ che non si riuscira’ ad avere mai.

Mi ha sorriso e mi hai chiesto scusa. Anch’io, in modo impercettibile, abbassando lo sguardo ho ricambiato il sorriso. Poi mi ha evitata, con calma. Mi e' passato accanto e l'ho annusato: profumava di camicia appena lavata, di fascino, di seduzione, di passione, di carezze, di lacrime, di virile fragilita'... e di sesso. Aromi che si mischiavano e che inebriavano i miei sensi.

Ad occhi chiusi ho immaginato il suo addome piatto con i muscoli appena accennati. Ho immaginato le sue spalle larghe con un tatuaggio a forma di stella che narrava la sua storia. Ho immaginato le mie mani e la mia bocca su di lui, e mi sono vista scendere lungo le pieghe morbide del suo corpo.

Ho fantasticato di rovesciarlo con irruenza per terra, di legarlo a me, di sciogliermi alle sue carezze, di cullarmi al suono della sua voce, di farmi prosciugare dai suoi baci, di perdermi fra le sue braccia e di farlo vibrare di piacere fino a sentirlo urlare. Per un attimo, quel breve attimo sospeso nel limbo della fantasia, ho sognato il suo corpo profumato prima che la mano invisibile liberasse le lancette e desse di nuovo il via allo scorrere del Tempo.

Poi il mondo ha ripreso a funzionare e di lui mi e' rimasto solo il ricordo, l'odore di uno sconosciuto ed un brivido disciolto nella grigia folla, alle mie spalle, al di la’ della strada.

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sabato 30 maggio 2009

I tre finali


Il pezzo che questa settimana ha ottenuto piu voti degli altri (otto su quattordici) e' il numero 10. Arriviamo cosi' alle ultime battute di questo curioso esperimento del quale siete stati attivi protagonisti.

L'ultimo sondaggio, che troverete sulla barra laterale e nel quale potrete votare fino a sabato 6 giugno, stabilira' quindi quale tra i finali che potrete leggere seguendo QUESTO LINK sara' quello piu' indicato per concludere il racconto "La casa delle bambole dormienti", pubblicato in due parti QUI e QUI.

A questo punto sarebbero interessanti i vostri commenti in relazione ai concetti espressi, sia nel racconto in generale sia nei tre diversi pezzi conclusivi, magari azzardando un'ipotesi riguardo a chi potrebbe averli scritti ed il perche' dell'attribuzione.
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domenica 24 maggio 2009

In viaggio

Non non so se nei prossimi giorni potro' aggiornare il blog e moderare i commenti. Purtroppo, quando sono in viaggio, e' sempre complicato per me accedere con una certa regolarita' a Internet. Ovviamente, ogni volta che mi sara' possibile, lo faro' ma una vera certezza adesso non posso averla. Si trattera' comunque di un viaggio breve e spero, al mio ritorno, di trovarvi nuovamente qui.
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sabato 23 maggio 2009

La casa delle bambole dormienti - Ultimi quattro finali


Il pezzo che questa settimana, assieme al numero 3 della scorsa, si aggiudica un posto nella finale dove saranno sottoposti al voto i tre considerati piu' interessanti, e' il numero 5 che riceve 7 voti su 12. Eccoci quindi giunti agli ultimi quattro che sottopongo alla vostra attenzione.

Li potrete leggere andando su questo link (ricordatevi che se non siete iscritti ad Issuu.com dovrete farlo). Chi non avesse chiaro cio' di cui sto parlando, se e' interessato puo' andare a leggere gli altri miei post sull'argomento "La casa delle bambole dormienti".

Il sondaggio, che troverete a partire da oggi sulla barra laterale del blog, avra' termine il giorno 30 maggio quando sara' scelto il terzo pezzo che andra' in finale. Da questo momento, ovviamente, non potro' piu accettare ulteriori vostre proposte, comunque questo bizzarro esperimento sta riuscendo molto bene e vi ringrazio ancora una volta per la cortese partecipazione.
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venerdì 22 maggio 2009

Limite dei caratteri nei commenti

Vi segnalo un problema di Blogger che e' sorto solo da pochi giorni: non si possono piu' postare commenti che abbiano un numero di caratteri superiore a 4.096. Non ho ancora capito bene se e' un limite imposto recentemente oppure se si tratta di un bug, in ogni caso l'ho segnalato a Google ed attendo una risposta (se mai la invieranno).

Vi ricordo che il buon esito del commento vi viene evidenziato nell'apposita finestra con il messaggio che il commento e' passato ed e' in attesa di moderazione. Se questo messaggio non appare e' perche' avete superato il numero di 4.096 caratteri (che restano comunque molti) oppure avete scritto male la parola di controllo oppure avete inserito nel un tag invalido.
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mercoledì 20 maggio 2009

Un popolo d'idioti


Da alcuni giorni non scrivo. Il motivo principale e’ che degli impegni inderogabili m’impediscono di dedicare tempo alla stesura di articoletti non raffazzonati e voi sapete quanto detesti far le cose in fretta e male. Ma c’e’ anche qualcos'altro che non mi ha dato lo spirito giusto per scrivere, ed e' lo schifo.

Sinceramente sono arrivata ormai al punto che non mi sorprendo piu’ di nulla. Negli anni mi sono spesso irritata perche’ non capivo i motivi per cui gli italici affidassero la gestione della loro vita ad un delinquente, perche’ tale e’ chi non ha alcun senso etico, colluso con la mafia, con i settori deviati della massoneria, corrotto, corruttore e persino accusato dalla moglie di essere un depravato, ma oggi tutto cio’ e’ diventato un “fatto normale” ed io sono arrivata finalmente a capire la ragione di quest’anomalia inconcepibile per chi, come me, e’ cresciuta con valori etici forti tutti orientati a considerare il benessere dei molti piu’ di quello del singolo individuo.

Cio' che ho capito e' che voi italici siete un popolo d’idioti.

Nella Storia di popoli cosi’ ce ne sono stati altri. Basterebbe che la conosceste (la Storia) per rispecchiarvi oggi nella piu’ bieca gentaglia decerebrata e senza palle che sia mai esistita.

Se vi offendete me ne frego. La porta del mio blog come e’ aperta per entrare e’ altrettanto aperta per uscire ed al limite, se proprio non vi sta bene quel che scrivo e non riuscite a superare l’onta, interpellate l’avvocato Ghedini e querelatemi.

Fatto e’, cari italici, che siete cosi' obnubilati dalla vostra strafottenza che neanche vi accorgete di aver ormai venduto il vostro culo per una birretta ed un sacchetto di patatine per ingozzarvi di fronte alla TV. Vi assicuro che persino le piu’ disperate puttane dei bordelli di Calcutta avrebbero preteso di piu’.

In altri posti, piu’ decenti, distanti anni luce dal vostro diversamente Bel Paese, come cultura, intelligenza, correttezza, senso etico civile e morale e soprattutto “Palle”, certa gente che ben sapete sarebbe gia’ stata presa, incatramata, impiumata e buttata nel letame.

Si, definitivamente e’ cosi’. Non puo' esserci altra spiegazione. Mi dispiace dirvelo in modo cosi crudo ma siete proprio un popolo d’idioti.

In tutto il mondo vi prendono per i fondelli, quando non vi detestano. E se caso mai veniste fuori con il consueto discorso su tutto il mondo che e’ paese allora vi chiedo: quale mondo conoscete? Il Congo? Il Viet Nam? Lo Yemen?

Dite che “tutto il mondo e’ paese” solo quando vi sentite coinvolti in negativo, in tal caso vi piace generalizzare. Pero’, quando sono io a prendermela con qualcuno in generale, come con un popolo d’idioti, venite fuori con il classico: “Non si puo’ far di tutta l’erba un fascio”.

Enno’, cari signori, questi due luoghi comuni sono incompatibili fra loro, non li potete usare entrambi e con me il giochetto non funziona.

Credete che tutto il mondo sia paese? Allora andate a leggervi un po’ di notiziole qua e la', se ancora vi resta un neurone in grado di azionare il cervello, e ditemi se anche voi avete ad esempio leggi come questa oppure servizi sociali come questo oppure politici che, se beccati sul fatto, chiedono scusa senza gridare al complotto oppure donne come questa.

Volete vedere quello che invece siete voi? Paragonatevileggeteleggeteleggete

Siete talmente rimbecilliti che vi rifiutate di accettare la realta’. Vivete in questa Second Life che il circo dei nani di Arcore ha creato per voi e non vi rendete conto in che stato siete ridotti: straccioni ai quali hanno infilato un tubo catodico nel culo.

Siete ai primi posti in Europa per quanto di piu' negativo ci sia e poco conta se qualcuno vi raccontera’ che anche in Spagna le cose non vanno cosi’ bene perche' il PIL e’ precipitato del 3%...

Essi’, in Spagna del 3% dopo dieci anni di grande crescita economica mentre da voi, cari citrulli, e’ precipitato quasi del doppio dopo dieci anni pero' di schifo economico.

Tutto il mondo non e’ paese. Fatevene una ragione. Il mondo e’ una cosa voi siete un’altra. La distanza fra voi e il mondo e' incolmabile. Mentre il mondo pensa a come superare la crisi economica, voi siete tutti impegnati a salvare il vostro nano dalla galera che gli spetterebbe.

Oltretutto siete persino a rischio fallimento e non lo sapete perche’ non ve lo dicono e su questo, all’estero, i bookmakers ci organizzano pure le scommesse con tanto di quote e totalizzatore.

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venerdì 15 maggio 2009

La casa delle bambole dormienti - Altri tre finali


Oggi ha termine il primo sondaggio riguardante i primi quattro finali al racconto scritti da voi. Ecco i risultati:

- il numero 3 ha ricevuto 12 voti
- il numero 4 ha ricevuto 9 voti
- il numero 1 ha rivevuto 3 voti
- il numero 2 ha ricevuto 2 voti

Si aggiudica quindi la prima tornata dei sondaggi il finale numero 3. Altri tre sono gia' pronti per essere votati. Per leggerli, come al solito, dovrete seguire questo LINK e, qualora non lo aveste fatto, registrarvi sul sito Issuu.com

Da oggi il sondaggio riparte da capo. Avrete tempo fino al 23 maggio per votare e sceglierne uno che, insieme a quello gia' scelto (il numero 3), competera' con quello che uscira' dal terzo dei tre sondaggi, l'ultimo, che verra' proposto fra sette giorni. Alla fine avremo tre finali dai quali uscira' quello che in assoluto avra' ricevuto il maggiore gradimento nell'ultima votazione.

Ricordo che, qualora voleste cimentarvi, avrete tempo fino al 22 maggio per farmi pervenire i vostri pezzi. Per ulteriori delucidazioni leggete QUI.

Ringrazio coloro che partecipano e collaborano a questa simpatica iniziativa che ha, come unico scopo, quello di divertirci ad immaginare situazioni diverse partendo dai medesimi presupposti.
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martedì 12 maggio 2009

Homunculus italicus


E' vero che alcune umane pulsioni come l'egoismo, l'ipocrisia e soprattutto la furbizia esistono un po' ovunque, ma se altrove se ne possono trovare tracce, anche consistenti, in Italia queste diventano il modus vivendi di quell’essere, sfortunatamente non in via d’estinzione, che viene oggi definito col nome di homunculus italicus.

L’homunculus italicus e' nemico naturale del fesso. Fesso, sciocco, stupido, tonto, coglione… l’homunculus italicus, che si sente geneticamente superiore, lo disprezza.

Nel gergo degli zingari, il fesso e' il gaggio, colui che e’ li’ apposta per farsi derubare. Nel linguaggio della malavita, il fesso e' "il Vincenzino", cioe’ chi continuamente nasce da una mamma perennemente incinta per consentire la bella vita al truffatore.

Per L’homunculus italicus chi e’ onesto e' un fesso. E’ un fesso chi dichiara i suoi veri guadagni fisco, chi paga il biglietto salendo sull’autobus, chi attende il suo turno in fila, chi non chiede raccomandazioni, chi mantiene la parola data anche a costo di perderci… chi non e' massone.

L’homunculus italicus e’ un furbo matricolato, di tre, quattro, cinque, dieci cotte. Quando e’ di prima categoria e’ un furbissimo, un furbacchione, un furbone. Se invece e' di seconda categoria e’ solo un furbetto, un furbino, un furbastro.

Un proverbio dice che "la prima furbizia e' il non apparire furbi". L’homunculus italicus, invece, ostentando la furbizia trova facilmente ammiratori e imitatori. Preferisce dunque il proverbio "piu' furbi, piu' sorte", cioe’ piu’ furbizia piu’ fortuna.

L’homunculus italicus confonde spesso la furbizia con l'intelligenza perche’ crede che sia necessaria l'intelligenza per essere furbi. I suoi miti sono i ciarlatani, i politicanti, i commessi viaggiatori, i venditori di enciclopedie e di pentole... e i prestidigiatori che hanno quella dote che li rende profeti, miracolati, unti di essenza divina perche’ possiedono quel "senso misterioso" che diventa "carisma" per l’homunculus italicus da sempre adulatore dei furbi di successo e dei potenti in generale.

L'adulazione e' l'abbecedario nella scuola dell’homunculus italicus. In una stampa italica del XVII secolo si legge: "Dire bene di chi e' grande, temere chi e' forte, stimare chi e' ricco, lodare chi vince". Semplice ed esaustivo.

L’homunculus italicus pero’, nonostante non conosca un'accastracca di Storia perche' non e’ cosa che serva alla sua sopravvivenza, sa che la fiaccola della vittoria passa da una mano all'altra alla velocita' di un battito di ciglia. Percio': "Francia o Spagna, purche' se magna". L'esercizio acrobatico di cambiar velocemente gabbana e' dunque una specialita' in cui l’homunculus italicus eccelle.

A proposito dell’habitat naturale dove l’homunculus italicus vive, Giacomo Casanova scriveva: "L'uomo che vuole farvi fortuna deve essere un camaleonte, un Proteo capace di assumere tutte le forme... Se e' un uomo onesto, ha la mortificazione di doversi riconoscere per un ipocrita. E se detesta comportarsi disonestamente, e' meglio che lasci quel luogo e vada a cercare fortuna altrove".

Se le cose vanno male, l’homunculus italicus cerca sempre un capro espiatorio. Avendo sempre ragione, non ha mai colpe. Quindi, la storia dell’homunculus italicus e' costellata di panegirici, ed anche i tradimenti, le fughe, le vigliaccate, diventano materia di lodi e di trionfo.

Forse accade ovunque, nel mondo, che chi vince abbia sempre ragione, ma per l’homunculus italicus ha piu' ragione chi vince truffando, slealmente, senza fair play, senza onesta'. Pero’ le scorrettezze non devono mai essere palesi perche’ i veri campioni, quelli piu’ ammirati e degni di essere eletti alle piu’ alte cariche dello Stato, sono i disonesti che si dichiarano onesti.

E adesso i consigli dei nostri sponsor!



Il prossimo 6 e 7 giugno, quando sarai chiamato a scegliere chi ti rappresentera' in Europa, non affidarti a quelle facce da beccamorti della Sinistra. Dai il tuo voto a chi meglio potra' portare in giro per il mondo l'allegria e l'ottimismo di un Paese che vuol vincere.

Staccati dalla sfiga di chi tristemente ha sempre perso. Attacca sul tuo volto il sorriso del buonumore e dai il tuo voto a chi nella vita ha sempre vinto.




E ricorda... con VINALCOLVIT cio' che attacchi non lo stacchi piu'!

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lunedì 11 maggio 2009

Predicare bene e razzolare bene


La curiosa foto, ritagliata da un giornale russo, ritrae un islandese che orina sulle facce dei personaggi ritenuti responsabili del disastro finanziario che ha colpito il suo Paese.

Pare infatti che oltraggiare l'immagine di qualcuno che si detesta sia, dal punto di vista psicologico, assai efficace per incanalare l’aggressivita’ cosi’ che essa non raggiunga un livello troppo alto. Ed e' in questo modo che il nuovo governo islandese ha voluto creare tale valvola di sfogo.

Gli islandesi, dietro al miraggio del benessere ottenuto facile e senza fatica, cedendo alla demagogia populista di chi predicava bene ma razzolava male, non avevano capito che tutto cio’ che, ottimisticamente, veniva loro assicurato, roseo ed edulcorato, non era poi cosi’ vero. E tutto cio' e' potuto andare avanti solo fino al momento in cui e’ stato richiesto il pagamento del conto.

Predicare bene e razzolare bene e’ la caratteristica principale che dovrebbe avere qualsiasi persona per bene. Si chiama Correttezza. Una persona corretta si riconosce quando le sue azioni corrispondono alle parole che dice, alle promesse che fa ed ai principi che esprime. Non sono ammesse eccezioni a questa regola, ne’ nella vita pubblica ne’ in quella privata.

Se si ammette anche una sola eccezione allora e’ molto probabile che, prima o poi, la buggeratura arrivera’ ed allora l’unica soddisfazione che restera’ a chi dovra’ pagare il conto sara’ quella di scegliere il modo con cui sfogare la propria rabbia.

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venerdì 8 maggio 2009

Lettera aperta all'avvocato Ghedini


Egregio avvocato Ghedini, lei che ha quello sguardo fisso, spento e privo d’espressione tanto che, quando la guardo, mi viene da pensare ad uno zombie oppure al pupazzo di un ventriloquo, ed ha quella bocca che, glielo confesso sinceramente, dovrebbe tanto farsela risistemare da un carrozziere, ho ammirato la sua arringa difensiva ad Anno Zero e, come giustamente dice, le accuse a carico del suo cliente "sono cose che non hanno alcuna importanza e non significano niente".

Ed infatti, e’ davvero cosa di poca importanza che una diciassettenne, forse anche sedicenne ma volendo abbandonarsi alla malignita' finanche quindicenne giacche' il book fotografico con le foto ammiccanti mandato in giro da mammina e’ stato realizzato tre anni fa, abbia dichiarato che da tempo era solita raggiungere il tal signore quando lui la chiamava a Roma e a Milano dove lo stava ad ascoltare in estasi mentre lui, sapiente, le raccontava di Romolo e Remolo e poi, dopo, insieme, facevano karaoke.

Se m’immagino la simpatica scena, da vero film di Verdone, resto basita: lui, un ultrasettantenne noto per avere una delle cariche istituzionali coperte dal Lodo Alfano, talmente impegnato in politica e negli affari da non aver neppure il tempo di recarsi ai compleanni dei suoi figli e lei, una minorenne che fino a pochi giorni fa nessuno aveva mai visto e conosciuto se non in un book fotografico spedito qua e la', che fanno karaoke cantando a squarciagola.

L'anziano signore non ha ancora motivato in modo convincente quali siano i suoi reali rapporti con la ragazzina e dato che, pare, neppure i genitori della stessa abbiano saputo rispondere a tale domanda, la moglie Veronica, come la scema del villaggio si e' fatta manipolare dall'opposizione e, rispondendo a chi aveva ipotizzato che la ninfetta potesse essere in realta’ una figlia magari tenuta nascosta di suo marito, ha risposto: "Magari fosse sua figlia!".

Poveretta, e’ caduta nella trappola della Sinistra perche’ di suo marito sono tutti un po' invidiosi. Invidiosi per la sua ricchezza, per la sua popolarita’ (che e’ quasi al 150%), per la sua scultura e per il suo fascino.

Fascino che gli e' stato riconosciuto addirittura dalla "nasona" direttrice di quel giornale, serissimo, che e' Novella2000, la quale lo definisce un "bell'uomo galante e d’altri tempi”. Talmente galante che se ne va in giro normalmente equipaggiato con collanine di diamanti per omaggiare le signorine che, di volta in volta, sanno meritarsele.

No, caro avvocato Ghedini, tutto cio’ non significa niente. Non significa niente che il suo cliente faccia cucu’ da dietro le colonne ricevendo premier donna d’altri Paesi, oppure chieda di palpare le belle signore presenti, oppure si rivolga alle donne non piu’ giovani chiamandole “quelle in menopausa”, oppure, parlando di Margareth Tatcher, come commento dica che a vent’anni anche lei era una gran gnocca.

E lei ha ragione, avvocato, quando dice che chi lo contesta solo su tali argomenti di scarsa importanza compie un errore strategico fondamentale e sara’ destinato a perdere per sempre. Pero’ cio’ che le chiedo, gentile avvocato, e’ il motivo per il quale si sta dando tanta preoccupazione per avvertire gli avversari politici mettendoli in guardia dei loro errori strategici e non approfitta invece di questa loro stupidita’ e del fatto che sara’ proprio grazie a cio’ che il suo cliente non dovra’ temere piu’ alcuna sconfitta e potra’ tranquillamente dedicarsi a fare il karaoke con le minorenni per il resto della sua vita.

Ed ora un piccolo stacco pubblicitario!



Non fare come Veronica.

Non farti fregare dalla Sinistra.

Alle prossime elezioni del 6 e 7 giugno scegli il partito giusto!



La campagna e’ sponsorizzata da VINALCOLVIT la colla vinilica che non si stacca.

VINALCOLVIT e quello che attacchi non si stacca piu’!


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giovedì 7 maggio 2009

La casa delle bambole dormienti - I primi quattro finali


Ecco qua i primi quattro finali del racconto del professore e la sua bambola. Per leggerli seguite questo LINK. Ovviamente, per visualizzare il contenuto, qualora gia' non lo foste, dovrete registrarvi su Issuu.com dichiarando la vostra maggiore eta'.

Troverete il sondaggio per votarli sulla barra laterale del blog. Solo uno di questi, quello che ricevera' piu' voti, competera' poi con quello che uscira' dal sondaggio che verra' pubblicato prossimamente e che riguardera' un'ulteriore trance di altri quattro finali .

Ricordo che qualora voleste cimentarvi, avrete tempo fino al 16 maggio per farmi pervenire i vostri pezzi. Per ulteriori delucidazioni leggete QUI.
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martedì 5 maggio 2009

Pubblicita' Progresso


Cara amica che il prossimo 6 e 7 giugno voterai per il Partito della Liberta’, tu che sei cosi’ attenta ai valori della famiglia, cosi’ sobria e misurata in ogni gesto, che ti pettini come Mara Carfagna e, sicuramente, non sei ne’ malvestita ne’ maleodorante, sono certa che se tuo marito ogni tanto, solo ogni tanto, durante le sue trasferte di lavoro si trattenesse a casa di amici, si fermasse da loro a cena e magari anche a dormire non ci troveresti niente di male.

Non ci sarebbe niente di male anche se la figlia di questi suoi amici, una ninfetta briosa ed esuberante non ancora diciottenne, si rivolgesse a lui chiamandolo “Papi” e per te sarebbe del tutto normale che tutti vostri conoscenti sapessero di questo strano gioco birichino fra ”Papi”, cioe’ tuo marito, e la ninfetta... persino Giuliano, il parrucchiere dove ogni settimana ti rechi e che, come ben sai, su queste cose resterebbe davvero muto come una tomba e non andrebbe mai a spiattellarlo in giro con nessuna delle altre sue clienti.

Sono sicura che a te, cara amica, tutto cio’ non darebbe alcun fastidio e quando tuo marito, stanco, tornasse a casa dalla sua trasferta lo lasceresti in pace perche’ sapresti come comportarti in situazioni del genere. Lo comprenderesti, lo ameresti e, certamente, non ti metteresti li’ a rompergli i coglioni chiedendogli: “Se non e’ tua figlia, mi spieghi perche’ quella ti chiama Papi?”

Che’ poi lo sai come andrebbe a finire: nascerebbe una piccola discussione che da piccola diverrebbe sempre piu’ accesa. Lui s’intorcolerebbe in spiegazioni poco convincenti e tu ti sentiresti presa per il culo. E tutto cio’ rovinerebbe l’atmosfera familiare… cosi’ tranquilla… cosi’ rilassata, e andrebbe a finire che per discutere ti perderesti pure la puntata di “Amici”. Perche’ rovinare tutto?

Ricordati che anche tua madre, parlandoti di tuo padre che spesso non tornava a casa, te lo diceva: “Gli uomini sono come dei bambini… ogni tanto compiono qualche marachella ma vanno perdonati perche’ noi siamo donne ed il nostro compito e’ star loro accanto e renderli felici”.

Ed ora: consigli per gli acquisti!


Siete stufi di sentirvi delle nullita', circondati da amici che si spacciano per figli di vescovi e cardinali?

Non e' detto che tutti debbano sapere che per i vostri diciott’anni i vostri genitori hanno organizzato in casa una festa che aveva per protagonisti un mago e un pagliaccio con l’accento bergamasco.

Debuttate in societa'! Da oggi, con un paio di forbici e VINALCOLVIT, la colla vinilica che non si stacca, potrete anche voi iniziare a vantarvi di essere figli di Papi!


VINALCOLVIT e cio’ che attacchi non si stacca piu’!


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domenica 3 maggio 2009

Non sempre e' possibile farla franca...

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Brava Veronica


«Ora sono piu' tranquilla. Sono convinta che a questo punto non sia dignitoso che io mi fermi. La strada del mio matrimonio e' segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni»

Questa frase esprime molto riguardo all'ipocrisia e al decadimento morale di un Paese che, proprio oggi, secondo un sondaggio da' al partito del premier il 40% dei consensi.

Si vede che agli italici sta bene cosi'. Diversamente dalla signora Veronica Lario, possono tranquillamente stare con un uomo che frequenta le minorenni.

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